Stomachion

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venerdì 20 giugno 2025

La spada di Damocle

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La leggenda della spada di Damocle non può essere considerata come facente parte della mitologia classica greca. D'altra parte la versione a noi nota è quella tramandataci da Cicerone, secondo cui Damocle faceva parte della corte di Dionigi I, trianno di Siracusa.
Damocle, un giorno, afferma che il tiranno è da ritenersi una persona fortunata, vivendo egli nel lusso e nella ricchezza, circondato da persone pronte a servirlo in ogni cosa. Al che Dionigi gli propone di scambiarsi i ruoli per un giorno, e ovviamente Damocle accetta.
Quella sera stessa viene organizzato un banchetto per festeggiare lo scambio nel corso del quale Damocle inizia a sperimentare le fortune del suo tiranno. Verso la fine della serata, però, si rende conto che sopra la sua testa si trova, sospesa, una spada affilata, trattenuta dal cadere da un sottilissimo crine di cavallo. Era stata posta lì su ordine di Dionigi con lo scopo di far comprendere a Damocle come il potere del tiranno lo esponesse a grandi rischi riguardo la sua incolumità.
Damocle, a quel puntoi, decise di rinunciare allo scambio col tiranno.

venerdì 28 giugno 2024

Perso nello spazio e nel tempo

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Erano qualcosa come una decina d'anni che non prendevo la penna in mano per scrivere in versi. E poi qualche giorno fa mi sono ritrovato a buttare giù una poesia, su un quadernetto, ma, forse per via degli esperimenti con Suno che sto facendo in questo periodo (essenzialmente con la traduzione di alcune delle mie vecchie poesie), ho scritto direttamente in inglese. E ne è uscito Lost in space and time, che ho poi trasformato in un pezzo metal e che potete ascoltare su Suno.
Il tema della canzone è la solitudine, come intuibile già dal titolo, ma per svilupparlo ho utilizzato immagini astronomiche e scientifiche. E quindi, come per qualunque altra canzone di qualunque altro artista, andiamo a esaminarne il testo (anche se in questo caso è più uno spiegarlo, avendolo scritto io stesso!). Tecnicamente abbiamo una intro e una chiusura, entrambe di due versi, e poi tre terzine, in cui il primo verso è identico, I'm lost in space and time, mentre gli altri due declinano la solitudine essenzialmente in due modi, uno classico, nel senso di essere soli senza nessuno intorno, e l'altro in qualche modo ancora più profondo, in cui ci si sente soli anche in compagnia.
I versi del primo genere sono abbastanza semplici e chiari. Si inizia con
I'm lost behind the stars

venerdì 10 maggio 2024

Aeterna, o della morte e della nascita

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Nonstante non sia tra i membri fondatori degli Epica, Simone Simons è nel gruppo sin dal loro album di debutto, The Phantom Agony, rilasciato nel 2003. Entrata nel gruppo alla fine del 2002 al posto di Helena Iren Michaelsen, che era stata la prima iniziale scelta, dopo più di 20 anni ha deciso di intraprendere un progetto discografico solista o, ascoltando il singolo di debutto, essere la voce unica del nuovo progetto discografico di Arjen Lucassen. D'altra parte Aeterna, il singolo cui faccio riferimento, rilasciato qualche giorno fa dalla Nuclear Blast, è stato scritto dalla stessa Simons insieme con Lori Linstruth, chitarrista e da anni storica collaboratrice di Lucassen sia nei Guilt Machine sia negli Ayreon, per i quali, sempre insieme con Lucassen, ha scritto praticamente tutti i testi.
Nel caso di questo primo singolo Lucassen si è dedicato solo alla composizione musicale, ma l'insieme del tutto suona decisamente molto Ayreon, che insieme con i Kamelot sono la band con cui la cantante ha collaborato di più nel corso di questi 20 anni e passa di symphonic death metal.
Una delle caratteristiche che balzano subito all'orecchio ascoltando Aeterna è, però, l'utilizzo del latino nei versi, lingua che viene spesso utilizzata dagli Epica, mentre il tema scientifico del pezzo risulta un punto in comune tra Ayreon ed Epica. E anche il video ufficiale, diretto da Patric Ullaeus, è come in pochi casi ricco di elementi scientifici, in concordanza con il testo.

venerdì 17 giugno 2022

Attraversare un ponte arcobaleno

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Avevamo lasciato, ormai un paio di mesi fa (e me ne scuso di questo ritardo) i viaggiatori di Into the electric castle, il terzo album in studio degli Ayreon, nell'attraversamento di un Tunnel of light, ovvero a un passo dal primo disco dell'album. Per chiudere la prima parte del romanzo in musica di Arjen Anthony Lucassen, e anche questa prima serie di post dedicati a Into the electric castle, manca solo Across the rainbow bridge.
Protagonisti sono il cavaliere, il romano e l'hippie, che come in altre occasioni vengono caratterizzati con temi musicali leggermente differenti. In effetti il cavaliere e il romano sono molto simili, musicalmente parlando, forse un po' più spigoloso il romano, mentre l'hippie suona più elettrico. La prima parte del viaggio si conclude, quindi, con l'attraversamento di un ponte costituito da un arcobaleno. La sua descrizione presenta una qual certa similitudine con l'arcobaleno che sperimentiamo ogni volta che piove. L'avventura dei tre, infatti, viene introdotta dal narratore in questo modo:
And now this Rainbow Bridge: an iridescent span of tears - so fragile and yet so strong.

venerdì 18 marzo 2022

Benvenuti in una nuova dimensione

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E così arriviamo al 31 ottobre del 1998, data di uscita del terzo album degli Ayreon, Into the electric Castle. Dopo Actual Fantasy Arjen Anthony Lucassen torna a scrivere un concept album come sottolineato anche dal sottotitolo dell'album, A space opera.
La storia, ambientata nell'universo narrativo creato in The final experiment, vede otto anime che vengono accolte da una voce distaccata, quasi metallica, in un luogo senza tempo e senza spazio.
Già qui si potrebbe discutere se la dicitura è un modo poetico di indicare il mondo dove sostano le anime prima di incarnarsi o, semplicemente, la situazione in cui si trovava l'universo prima dell'espansione causata dal Big Bang. In effetti, secondo la gravitazione a loop in quello stato non esiste alcuna distinzione, almeno glibalmente, tra le usuali dimensioni spaziali e quella temporale. Può succedere che localmente il tempo punti in una direzione, mentre giusto a poche lunghezze di Planck da lì ci sia una zona dove il tempo punti nella direzione che lì accanto coincide con la direzione \(x\). Il punto centrale è che, fino a che non inizia l'espansione, non ha alcun senso parlare di un tempo nell'universo. E', ovviamente, discutibile se abbia senso parlarne anche oggi, di un tempo globale nell'universo, ma al momento quel che sembra è che sia proprio così.
Torniamo, però, ai nostri otto protagonisti. Dopo una breve introduzione, la voce che si definisce the vocal manifestation of your eternal dreams affida loro un compito: raggiungere un castello elettrico:

venerdì 18 febbraio 2022

Ritorno alla Terra

Il secondo album degli Ayreon, uscito un anno dopo The final experiment, a parte per lo stile musicale e la presenza di numerose guest star, è un unicum nella produzione del gruppo di Arjen Anthony Lucassen, non raccontando alcuna storia con le canzoni scritte: in termini più diretti, è l'unico a non essere un concept album nella discografia degli Ayreon. Sono però presenti alcuni dei temi cari a Lucassen, come la costruzione di una realtà virtuale dentro cui perdersi in Computer Eyes, le commistioni con il fantasy come in Beyond the Last Horizon, o l'esplorazione spaziale, come in Back on Planet Earth.
Settima e penultima traccia della versione originale dell'album, Back on Planet Earth racconta del ritorno sulla Terra di una missione spaziale e si apre proprio con lo scambio di comunicazioni tra il centro di controllo di Houston e l'Eagle nel momento dell'allunaggio. Lo storico evento sarebbe stato ufficialmente omaggiato da Lucassen in One Small Step, una delle tracce di Universal Migrator, ma qui costituisce semplicemente un elemento di colore, un inizio che deve fornire all'ascoltatore il contesto in cui ci troviamo: una navicella che sta rientrando sulla Terra.
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venerdì 21 gennaio 2022

Il tempo del sogno

Tra le tracce di The final experiment c'è Dreamtime, seconda parte di The awareness
A cry in the silence
A shine in the dark
Like a rising star
The dream is coming
Il titolo è probabilmente un riferimento al tempo del sogno degli aborigeni australiani. Il concetto di dramtime o dreming venne introdotto dall'antropologo Francis Gillen e quindi adottato dal collega Baldwin Spencer. Identifica una serie di miti sulla formazione (e non sulla creazione) del mondo, popolati da figure archetipiche, totemiche si potrebbe dire, esseri giganteschi o dai poteri soprannaturali.
Il termine, però, secondo il linguista David Campbell Moore è una cattiva traduzione della parola aborigena, e sebbene dreaming è in qualche modo connesso con il termine originale, non riesce a catturarne la vera essenza.
L'ultima cosa che mi resta da aggiungere è che la prima occasione in cui sono incappato nel tempo del sogno è stato in occasione della $aga di Paperon de Paperoni di Don Rosa. In quel caso il fumettista statunitense usò una storia "mitologica" per fornire a Paperone una visione del suo futuro. E allo stesso modo il Dreamtime di The final experiment serve per fornire una visione del futuro al menestrello Ayreon:

venerdì 14 gennaio 2022

Gli occhi del tempo

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Il primo, o quanto meno uno dei primi concept album è Dust Bowl Ballads del 1940 del cantante folk Woody Guthrie. L'idea di realizzare un album che sviluppasse un concetto unico attraverso i vari pezzi venne sfruttata da artisti di vario genere fino a che non divenne una pratica piuttosto diffusa nel rock, in particolare il progressive. Dopo un declino iniziato negli anni Ottanta del XX secolo, i concept album ritornarono tra le proposte musicali con l'inizio del III millennio. A usarli furono in particolare i gruppi metal, in particolare progressive metal e symphonic metal.
A fare dei concept album un vero e proprio marchio di fabbrica, però, c'ha pensato Arjen Anthony Lucassen con gli Ayreon, e anche in tempi non sospetti: era, infatti, il 27 ottobre del 1995 quando venne rilasciata la prima versione di The final experiment, primo album della super band di Lucassen.
The final experiment, che possiamo indubbiamente classificare come progressive metal e power metal, presenta anche alcuni elementi symphonic, ma soprattutto da il via a una storia che da allora continua da quasi 30 anni. Con gli Ayreon Lucassen ha infatti portato nella musica lo stesso concetto dietro le serie di romanzi, in particolare fantasy e fantascienza: lo sviluppo di storie collegate all'interno di un universo condiviso. In definitiva con The final experiment e tutta la discografia successiva degli Ayreon i concept album sono arrivati a un livello superiore.

sabato 2 ottobre 2021

Batman Death Metal: Dream Theater

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E così siamo arrivati al penultimo albo di Death Metal, il numero 6. La band edition, la cui cover è stata affidata a Santi Casas (il risultato finale non mi piace molto, anche se stampato rende meglio) è dedicata ai Dream Theater, della serie di sette decisamente la mia band preferita. Già citati quando scrissi degli Opeth in occasione della quarta uscita, sono forse i meno death di tutte le band presentate nelle variant, ma hanno il merito di aver di fatto inventato un genere, il progressive metal.
In effetti la storia è un po' diversa, dipende da come la si vede: certo con loro il genere è da considerarsi più che maturo per conquistarsi un posto solido all'interno della scena musicale metal. Non mi metto a citare le altre band che condividono con i Dream Theater la paternità del genere, ma andiamo subito al brano selezionato per quest'articolo, che però c'entra poco con il tema della storia di Scott Snyder e Greg Capullo, come vedremo a breve.

venerdì 16 luglio 2021

A cavallo del razzo

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Ho conosciuto Tobias Sammet grazie agli Avantasia, di cui ho proposto alcuni video qui sul blog, senza mai approfondirne nessuno all'interno delle Particelle musicali. Gli Avantasia, in effetti, più che una band stabile è un supergruppo sullo stile degli Ayeron. A differenza del progetto musicale di Lucassen, gli Avantasia hanno un nucleo stabile, per cui lo status di band progressive metal è più che guadagnato. Non è, però (e finalmente) che mi occupo degli Avantasia, ma dell'altra band di Sammet, gli Edguy.
Fondata nel 1992 insieme con Jens Ludwig, Dominik Storch e Dirk Sauer, all'epoca tutti quattordicenni, hanno pubblicato il loro primo album ufficiale cinque anni più tardi, nel 1997: Kingdom of Madness. L'ultimo album in studio, invece, è del 2014, Space Police: Defenders of the Crown, mentre è del 2017 l'ultima raccolta, Monuments. Ho scoperto gli Edguy solo di recente, grazie a YouTube che mi ha suggerito The piper never dies tratto da Hellfire Club del 2004 e ho immediatamente riconosciuto non solo la voce ma anche lo stile di Sammet. Per iniziare a recuperare qualche album completo ho, però, optato per l'ascolto di Rocket ride del 2006, settimo album in studio della band.

sabato 10 luglio 2021

Batman Death Metal: Opeth

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Con il quarto numero di Death Metal siamo arrivati a metà del guado: 3 numeri alle spalle e altri 3 da affrontare per arrivare al settimo e conclusivo. E questo traguardo viene celebrato, nella band edition, dalla cover di Mathieu Lauffray dedicata agli Opeth, che peraltro avevano iniziato la loro carriera come band death metal, per poi virare nel corso della loro carriera verso il progressive, che peraltro era comunque già presente nei loro lavori iniziali. Inoltre la splendida copertina riesce anche a trasmettere un senso di inquietudine paragonabile a quello del Cavaliere più Oscuro, che nel finale della storia principale si mostra più onnipotente che mai.
Con il cuore in mano
L'ultima vignetta di Una scommessa al buio (il titolo originale lo esamineremo più avanti) mostra la mano del Cavaliere più Oscuro con alcune Terre in mano, gli ultimi 52. Sebbene non sia, tematicamente, la più indicata, indubbiamente Heart in hand potrebbe tranquillamente essere la canzone di quell'ultima vignetta, tratta peraltro da In cauda venenum, l'ultimo album degli Opeth uscito nel 2020. D'altra parte anche il titolo dell'album, che possiamo rendere come il veleno nella coda, è perfetto per questo Cavaliere più Oscuro, visto che è proprio nella coda della storia di quest'albo che mostra la portata apparentemente imbattibile del suo piano.

venerdì 19 febbraio 2021

La mia casa su Marte

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Dopo il successo di Into the Electric Castle, Arjen Lucassen per il suo progetto musicale Ayreon decide di ritornare nella storia fantascientifica impostata nell'album di debutto The Final Experiment. Per questo nuovo concept album, Universal Migrator, il quarto nella discografia della superband, il musicista olandese decide di proporre un lavoro più complesso dei precedenti, costituito in realtà da due album distinti, The Dream Sequencer e Flight of the Migrator. I due dischi si distinguono per due stili differenti: il primo è di genere progressive metal, mentre il secondo presenta sonorità tipiche dell'heavy metal. L'idea di Lucassen è quella di andare incontro ai gusti dei suoi fan, permettendo loro di scegliere quale dei due generi acquistare. Con sua grande sopresa, però, gli appassionati degli Ayreon acquistarono entrambi gli album.
La storia
Siamo nel 2084. L'ultima guerra mondiale ha eliminato qualunque forma di vita sulla Terra. Solo un gruppo di esseri umani è riuscito a fuggire proprio sul finire della guerra per stabilirsi su Marte. Per poter sopravvivere sul pianeta rosso, però, o si hanno a disposizione sistemi che permettono di produrre le risorse in loco, o si resta in qualche modo legati con la madre patria. Ed è in questa seconda situazione che ricade la colonia marziana di The Dream Sequencer, come racconta l'ultimo colono rimasto su Marte nella title track.
L'uomo, in realtà nato su Marte dai primi coloni, non ha mai vissuto sulla Terra, come ricorda all'inizio di My House on Mars, seconda canzone dell'album:
You promised you'd return and take me to Earth
Questa, in realtà, è una frase che l'uomo disse al padre nella sua infanzia: la caratteristica della prima parte di Universal Migrator è, infatti, un susseguirsi di ricordi della vita passata dell'ultimo colono marziano. Questi vengono riportati alla memoria utilizzando un particolare macchinario, il dream sequencer del titolo della prima parte. Il macchinario, però, va anche oltre le aspettative dell'utilizzatore: il sognatore, infatti, inizia a rivivere le sue vite passate, andando sempre più indietro fino a The First Man on Earth.
Di tutta questa sfilza di vite passate, però, noi ci occuperemo dell'ultima in ordine temporale, quella su Marte.

domenica 21 luglio 2019

L'aquila è atterrata


L'orma della scarpa lunare di Aldrin
Sono le 4:56. Dopo un'attesa di poco più di sei ore, il 21 luglio del 1969 Neil Armstrong posava, primo terrestre nella storia, piede sulla Luna.
La discesa del modulo lunare Eagle era stata di per se stessa un'avventura all'interno dell'avventura: mentre scendevano verso la superficie lunare, Armstrong e il suo compagno Edwin Aldrin si erano accorti che il sito scelto era particolarmente roccioso. Così il comandante passo alla guida semimanuale del modulo. I minuti scorrevano. Il carburante andava esaurendosi e Armstrong non riusciva a trovare un posto adatto per l'atterraggio fino a che non decise di scendere in uno spiazzo all'interno del Mare della Tranquillità utilizzando alcune rocce lunari come punto di riferimento per la discesa stessa. Alla fine dell'allunaggio il modulo aveva ancora nel serbatoio una quantità di carburante corrispondente a circa 25 secondi di volo: nessun'altra delle future missioni Apollo rimase con una quantità di carburante così bassa!
Dopo l'atterraggio sul suolo lunare il programma prevedeva alcune ore di riposo per i due astronauti prima dell'uscita dal modulo e dell'inizio delle attività extraveicolari. Armstrong e Aldrin, però, non erano in grado di riposare, evidentemente troppo eccitati da quanto li attendeva. Così a mezzanotte e 12 minuti il comandante comunicò la decisione dei due di iniziare con le procedure di preparazione all'EVA:

sabato 23 febbraio 2019

La fine dell'era dei dinosauri

Nella puntata precedente di questa serie dedicata a 01011001 degli Ayreon di Arjen Anthony Lucassen avevamo lasciato il popolo dei Forever con la necessità di trovare una nuova casa per il loro patrimonio genetico. Identificata nella Terra, hanno inviato una cometa con i semi della loro rinascita. Riprendiamo da The Fifth Etinction, il pezzo con cui si apre il secondo cd di 01011001 dall'eloquente titolo di Earth.
Estratti dal testo
Vediamo alcuni passi che ritengo in qualche modo significativi all'interno del testo della canzone.
Now the die is cast, the first step taken
A glimmer of hope lights up our lives
Questa coppia di versi mostra un elemento interessante: il termine die indica non solo morire come tempo verbale, ma anche dado come sostantivo. La scelta da parte di Lucassen di die e non, ad esempio, di dice verrà in qualche modo esplicata alcuni versi più tardi, anche se già
Remember all life has to give
è più che chiarificatrice degli effetti del viaggio della cometa da Y alla Terra. Il riferimento alla cometa e alla panspermia, ad ogni modo, è presente nel verso
Behold our target, a world to plant our seeds
Arriviamo ai versi, cantati dallo svizzero Steve Lee, che chiariscono molto bene la scelta di die:
There must be life
First remove any trace of doubt!
They may all die; don't you think we should check it out?
I Forever sono più che consapevoli di ciò che stanno facendo: generare una gigantesca estinzione di massa, che come vedremo più sotto non è nemmeno la più grossa avvenuta sul nostro pianeta. L'autogiustificazione per questa scelta viene affidata alla voce di Daniel Gildenlöw:
We have no choice, we waited far too long
This is our planet, this is where they belong

venerdì 8 febbraio 2019

A cavallo della cometa

@astrilari @Pillsofscience @stefacrono @cosmobrainonair @malamiao @mediainaf
Visto il tema dell'ultimo fumetto/infografica che ho realizzato per Edu INAF, inizio una nuova serie di (probabilmente tre) articoli settimanali di scienza e musica, dedicati a uno dei progetti di progressive metal che preferisco in assoluto.
Mi piace pensare al progetto musicale Ayreon di Arjen Anthony Lucassen come una sorta di superband del progressive metal mondiale. Lucassen, infatti, con il brand degli Ayreon propone una serie di concept album dal forte impatto musicale e testuale, fortemente influenzati dalla fantascienza (e con l'aggiunta di riferimenti interni, come nelle migliori serie di romanzi del genere), come il caso dello stupendo 01011001, settimo album in studio del progetto, che presenta anche una lunga serie di spunti scientifici decisamente molto interessanti.
La storia
Suddiviso in due cd, 01011001, che è la rappresentazione binariua del numero ASCII della lettera Y, narra la storia dei Forever, gli abitanti acquatici del pianeta Y, che hanno scoperto il segreto della longevità. Il problema è che, insieme con un grande progresso tecnologico, i Forever hanno anche sviluppato una forte dipendenza dalle macchine, perdendo la capacità di provare emozioni. Così, grazie al passaggio ravvicinato di una cometa con il pianeta Y, i Forever decidono di spedire il loro DNA sulla Terra, che si trova in rotta di collisione con la cometa. Questa, dopo aver causato l'estinzione dei dinosauri (la quinta estinzione), conduce alla nascita del genere umano. All'inizio le cose sembrano andare per il meglio, ma poi i difetti dei Forever emergono anche nell'umanità, spingendo gli abitanti del pianeta Y a chiedersi se invece la sesta estinzione non sia la cosa migliore per il pianeta e i loro "figli".

giovedì 6 agosto 2009

Black Clouds & Silver Linings

L'ultimo lavoro dei Dream Theater, Black Clouds & Silver Linings, è una sorta di ritorno alle origini già fin dalla copertina, rispetto a Systematic Chaos, che si potrebbe considerare una sorta di inevitabile tappa intermedia nel percorso del gruppo.
D'altra parte, però, ci sono anche molte più contaminazioni con altri sotto generi metallici, come il dark o il gothic, ma nel complesso il nuovo cd dei Dream è decisamente molto bello, al tempo stesso classico e nuovo per il mitico gruppo che ha inventato il progressive. Oserei quasi accostarli ai Pink Floyd per le sperimentazioni che utilizzano sia nel cd principale sia negli altri due: ebbene sì, lo confesso! Sono uno di quelli che ha preso l'edizione speciale in 3 cd!
Il secondo cd, Uncovered, presenta cover dei Rainbow, Queen (particolarmente riuscite), Dixie Dregs, Zebra, King Crimson, Iron Maiden, tutte splendidamente eseguite. Il terzo cd, invece, ripropone Black Clouds & Silver Linings, ma in versione strumentale.
In definitiva un bel cd almeno da ascoltare da cima a fondo!

giovedì 9 luglio 2009

I giorni delle parole: stanco ma tranquillo

Oggi, tornando a casa, sono arrivato decisamente stanco, vuoi per i colloqui odierni, vuoi perché sono passato dalla fumetteria. In ogni caso quella di oggi è stata una giornata bella come non mai, nonostante l'Uomo Nero si sia fatto male (una notizia che, in altri tempi, avrei preso per buona e giusta!).
Domani penso che ci sarà da combattere, anche se, questo lo si sa già, sarà comunque una giornata lunga. Speriamo solo che possa anche essere fruttuosa e tranquilla. Le premesse ci sono tutte, ma una grossa mano devono darcela, come sempre, gli studenti.
Per intanto, visto che mi sento in vena (e che ne sento un gran bisogno) eccovi un The Dreamer's Paradox dei JT Bruce, del buon progressive metal strumentale.
Buon ascolto!