Stomachion

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domenica 14 dicembre 2025

Topolino #3655: Avventura con Alberto Angela

topolino3655-estratto-cover
Come introdotto dalla copertina di Alessandro Perina e dal bollino posto ben in vista, all'interno del numero, in particolare come prima storia, troviamo una versione papera di Alberto Angela. Suo compagno di avventure disneyane è Topolino, insieme con Pippo e il professor Zapotec, in una storia di viaggio nel tempo realizzata da Sergio Badino per i disegni di Giampaolo Soldati.
Già il padre Alberto Angela era stato disneyzzato su Topolino #3289 in una storia speciale che oltre a celebrare i suoi 90 anni, ne raccontava anche l'impegno per una divulgazione scientifica corretta. Badino, evidentemente conscio di quella storia, disneyzza il figlio in Albert Quarky, anche se poi non inserisce nessun riferimento al Peter Quarky di Fausto Vitaliano e di Alessandro Perina, cosa che sarebbe stata anche apprezzata.

lunedì 5 maggio 2025

Napoleone e la scienza

In questi tempi piuttosto burrascosi, si potrebbe avere la tentazione di associare alcuni politici megalomani (due in particolare, direi) al buon Napoleone Bonaparte. Alcuni anni fa (devo dire che da un po' di tempo a questa parte ciò non succede), in molti prodotti di fiction (film, serie televisive, fumetti, ecc...) quando si voleva dare al lettore un'idea della follia e della megalomania di un pazzo o, in maniera più soft, di un dato personaggio, lo si accostava proprio a Bonaparte, a voler sottolineare proprio l'esaltazione del personaggio stesso. Eppure Bonaparte non era sicuramente un pazzo (forse un po' megalomane, lo concedo!), e, a differenza dei due di cui sopra, aveva anche una profonda e sincera passione per la scienza.

martedì 10 settembre 2019

Il tesoro dei crociati


Harald Hardrada sbarca a York - via commons
Harald Hardrada è considerato come l'ultimo, grande re e condottiero vichingo. La sua ultima grande impresa fu il tentativo di issarsi sul trono d'Inghilterra, ma il suo esercito venne sconfitto durante la battaglia di Stamford Bridge da Harold Godwinson, che venne successivamente sconfitto da Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings.
La storia di Harald dopo la morte si fa leggenda, come per tutti i re vichinghi che combattono fino alla morte meritandosi l'accesso verso il valhalla: le circostanze e in qualche modo anche il momento del decesso sono, in effetti, non molto chiare e questo potrebbe dare origine a un po' di leggende, come ad esempio quella del suo ritorno sulla Terra quando la situazione dovesse essere piuttosto complicata, qualcosa di non molto diverso dalla leggenda del ritorno di re Artù.
Esiste, però, almeno un altro re, nel mondo, che potrebbe ritornare a calcare nuovamente il suolo del nostro pianeta.

sabato 23 febbraio 2019

La fine dell'era dei dinosauri

Nella puntata precedente di questa serie dedicata a 01011001 degli Ayreon di Arjen Anthony Lucassen avevamo lasciato il popolo dei Forever con la necessità di trovare una nuova casa per il loro patrimonio genetico. Identificata nella Terra, hanno inviato una cometa con i semi della loro rinascita. Riprendiamo da The Fifth Etinction, il pezzo con cui si apre il secondo cd di 01011001 dall'eloquente titolo di Earth.
Estratti dal testo
Vediamo alcuni passi che ritengo in qualche modo significativi all'interno del testo della canzone.
Now the die is cast, the first step taken
A glimmer of hope lights up our lives
Questa coppia di versi mostra un elemento interessante: il termine die indica non solo morire come tempo verbale, ma anche dado come sostantivo. La scelta da parte di Lucassen di die e non, ad esempio, di dice verrà in qualche modo esplicata alcuni versi più tardi, anche se già
Remember all life has to give
è più che chiarificatrice degli effetti del viaggio della cometa da Y alla Terra. Il riferimento alla cometa e alla panspermia, ad ogni modo, è presente nel verso
Behold our target, a world to plant our seeds
Arriviamo ai versi, cantati dallo svizzero Steve Lee, che chiariscono molto bene la scelta di die:
There must be life
First remove any trace of doubt!
They may all die; don't you think we should check it out?
I Forever sono più che consapevoli di ciò che stanno facendo: generare una gigantesca estinzione di massa, che come vedremo più sotto non è nemmeno la più grossa avvenuta sul nostro pianeta. L'autogiustificazione per questa scelta viene affidata alla voce di Daniel Gildenlöw:
We have no choice, we waited far too long
This is our planet, this is where they belong

domenica 17 febbraio 2019

Topolino #3299: Il tempo del sogno e altre storie

Il numero di Topolino dedicato a San Valentino sin dalla sempre bella copertina di Giorgio Cavazzano si caratterizza nell'uso (o forse nell'abuso) del classico cliché di coppia che convolge sia Paperino e Paperina, protagonisti della storia d'apertura, sia Topolino e Minni, protagonisti di quella di chiusura. Questa settimana, però, inizierei dalla storia d'apertura, ricca di spunti mitologici e astronomici che vale la pena approfondire sin da subito. Prima, però, vi ricordo di andare a leggere la recensione di Paperoga mentore dadaista sul Caffé del Cappellaio Matto.
Viaggio in Australia
Nonostante l'Australia sia stata occidentalizzata dopo l'arrivo dell'esploratore britannico James Cook, è ancora in qualche modo una terra di misteri, al pari di molte delle zone meno esplorate di Africa e America latina. Il boomerang stellare, storia di chiusura del numero, scritta da Silvia Martinoli per i disegni di Valerio Held, porta Topolino e Minni proprio in questa terra misteriosa, essenzialmente per via della sua lontananza, sulle tracce del perduto Indiana Pipps.
Lo sviluppo della trama è quello tipico di una storia di genere: un diario misterioso, con il mistero di due scritture simili ma non esattamente identiche; la ricerca di un fantomatico luogo dalle proprietà magiche; un viaggio esotico. Il tutto condito con una serie di spunti interessanti che vale la pena approfondire, anche solo con poche righe, con l'unico difetto di una descrizione un po' stantia e ripetitiva del rapporto di coppia Topolino-Minni, troppo ripiegato sui classici cliché, senza contare l'assurdo abbigliamento cittadino con cui i due vanno alla ricerca di Indiana Pipps nei deserti australiani.
Tutto questo non inficia la godibilità della storia, e anzi il ruolo chiave giocato da Minni e gli spunti presenti nella trama controbilanciano i fattori negativi.
La storia è in particolare ambientata in due zone particolarmente interessanti dell'Australia: la piana di Wurdi Youang e il massiccio di Uluru, più noto come Ayers Rock. Partiamo da quest'ultimo, in pratica una vera e propria roccia incastonata in mezzo alla pianura.

sabato 30 marzo 2013

Il vangelo proibito

Paragonare uno scrittore a Dan Brown, visto il successo internazionale di quest'ultimo, vuole essere un gesto carino e un modo sintetico per raccontare come questo autore abbia uno stile fluido e scriva delle storie appassionanti. Eppure David Gibbins (www.davidgibbins.com) è sicuramente di un'altra categoria rispetto a Brown. Le trame di quest'ultimo sono tanto semplici e lineari, quanto complesse e ricche di sorprese lo sono quelle di Gibbins. Certo potreste obiettare che il mio giudizio, basato su un unico romanzo, Il vangelo proibito, non è proprio attendibile, ma difficilmente un autore torna a scrivere un terzo romanzo con uno stile completamente diverso rispetto a quelli precedenti, a maggior ragione se sta scrivendo una vera e propria serie con personaggi ricorrenti. I due protagonisti, una sorta di Holmes e Watson dell'archeologia, sono Jack Howard, probabilmente un alter ego dello stesso Gibbins, anch'egli archeologo subacqueo come ricorda lo stesso scrittore nell'appendice al romanzo, e Costas Kazantakis, ingegnere.
I due protagonisti sono impegnati al largo della Sicilia, dove stanno esaminando il relitto sommerso di una vecchia nave romana del periodo di Claudio. L'ispirazione per questa parte iniziale dell'avventura viene a Gibbins da una spedizione reale che egli stesso ha diretto a Plemmirio, al largo di Capo Murro di Porco. Altri dettagli dello stesso ritrovamento descritto nel romanzo, invece, sono pescati qua e là sempre da spedizioni condotte sul campo dallo stesso ricercatore.
Non solo: anche le immersioni nel vecchio sistema fognario romano, quello della Roma Antica, per intenderci, è ispirato alle indagini condotte da un gruppo di speleologi urbani, come li definisce Gibbins, che hanno tracciato la mappa della Cloaca Massima. Inoltre i templi e le camere sotterranee a Roma descritti nel romanzo esistono realmente, o quasi:

domenica 3 febbraio 2013

Chi ha ucciso l'uomo di ghiaccio?

Tempo addietro, cercando informazioni e immagini su Alex Maleev, ho scoperto che il bravissimo illustratore e cartoonist (memorabile il suo Devil insieme con Brian Michael Bendis) ha realizzato un piccolo fumetto di due pagine per il National Geographic dove viene descritta una possibile ipotesi sulla morte, certamente violenta, di Ötzi, il famoso Uomo Ghiaccio scoperto sulle Alpi al confine tra Italia e Austria.
Utilizzando il materiale messo a disposizione da Juan Velasco del National, ho provato a tradurre il fumetto (caricato su min.us utilizzando il font GnuTypewriter, se non erro), e visto che c'ero ho anche tradotto da en.wiki l'estratto riguardante le ipotesi sulla morte di Ötzi.

giovedì 3 settembre 2009

Le sette meraviglie

More about Le sette prove Passato praticamente sotto silenzio, forse a causa del successo del Codice da Vinci, citato esplicitamente all'interno del romanzo, Le sette prove di Matthew Reilly, scrittore d'avventura australiano, è un romanzo intelligente in cui l'autore, oltre ai ringraziamenti di rito, cita esplicitamente le fonti che lo hanno ispirato(1) e da cui ha tratto le leggende che costruiscono il suo romanzo.
Tre gruppi si danno battaglia per recuperare il vertice d'oro con cristalli all'interno posto anticamente sulla Grande Piramide e separato in sette pezzi distinti da Alessandro Magno e da questi e dai suoi successori nascosti in luoghi misteriosi connessi con le Sette Meraviglie del mondo antico. Tra il gruppo statunitense, guidato dal solito militare megalomane, Judah, dietro cui si nasconde il solito archeologo nazista, Konig, rifugiatosi negli Stati Uniti, e quello europeo guidato da un rappresentante del Vaticano, ecco che in mezzo c'è un gruppo di piccoli stati, guidati dall'Australia, rappresentata nella missione da Jack West. Guidati da West, i piccoli paesi cercheranno di impedire il compimento del rito del potere e di compiere il rito della pace: in ogni caso sulla cima della Grande Piramide un rito dovrà comunque essere celebrato, per evitare che il giorno del Tartarus porti inondazioni mortali sulla superficie della Terra. Nella sfida, però, entrerà anche un pericoloso terrorista, esperto esoterico, di cui si dovrà tenere conto.
Dove sta, comunque, la bellezza e l'intelligenza di un romanzo che, per costruzione, è sulla linea del Pendolo di Foucault piuttosto che del Codice? Ci sono comunque alcune osservazioni sul cattolicesimo, note ormai da anni e tutte basate sulla forma dei riti cattolici, molto simili a riti dell'antichità, a partire dall'antico culto del Sole, il culto di Amun-Ra. In effetti si osserva che da questo culto, alla fin fine, sono nate due organizzazioni, la Chiesa Cattolica e la Massoneria, da sempre in contrasto tra loro, ma che hanno in comune l'eredità di questo antico culto solare. A tutto questo Reilly aggiunge la leggenda sul Vertice Aureo, che sarebbe stato anticamente posto sulla Grande Piramide, oltre alle informazioni sulla Parola di Thoth e al solito pizzico di avventura che non guasta mai, con una serie di missioni, sette, tutte alla Indiana Jones, all'interno di costruzioni difese da tranelli apparentemente impossibili da superare, costruiti dagli Imhotep III e IV.
Un bel libro, interessante, rilassante, divertente, intelligente, ricco d'avventura, decisamente molto più di qualità del Codice: il modo in cui combina leggenda con fatti archeologici è assolutamente plausibile, ma visto che Reilly non ha attaccato la Chiesa né ha avuto la pretesa di vendere il romanzo come contenente brandelli di verità, hanno fatto di un gran bel romanzo un libro poco noto in Italia.
Speriamo che non lo resti a lungo.

(1) A tal proposito, spero di imbattermi prima o poi ne La camera segreta di Robert Bauval, di cui l'autore parla molto bene.