Lo scontro con Clayface, iniziato nel numero scorso, può certo essere considerato come una sorta di fill-in in due parti, il giusto modo per Scott Snyder di riposarsi dalle fatiche di Morte della famiglia (e in preparazione per Anno Zero), però anche su una storia di passaggio come questa dimostra di essere uno dei migliori sceneggiatori di fumetti statunitensi. Ad esempio, sempre in Morte della famiglia, inizia una delle storie di cui la saga è costituita con un primo piano dell'occhio del Joker e un mini-trattato sull'occhio, scritto stilisticamente proprio come un trattato scientifico divulgativo. Quando invece si arriva a Batman #20 (sul 22.mo numero dell'edizione italiana), Snyder riesce a condensare il suo Batman/Bruce Wayne nelle ultime quattro pagine de L'uomo che non c'è: certamente un abile stratega, in grado di prevedere quasi tutti gli imprevisti, ma decisamente molto più umano rispetto al Batman milleriano. Bruce, infatti, si dimostra allo stesso tempo fragile, facilmente attaccabile negli affetti affetti, ancora chiuso sul suo dolore. Toccanti, in questo senso, le ultime vignette di Greg Capullo, con Alfred, che tende una mano al figlioccio, e Bruce che piange, mentre condivide con Alfred le registrazioni di una delle ultime missioni di Damian. Lo stesso lettore, colto dalle emozioni, quasi dimentica che Damian è solo un personaggio dei fumetti.
May your love never end and if you need a friend,
there's a seat here along side me.
(da Roads untraveled dei Linkin Park)

