Stomachion

Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
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venerdì 6 settembre 2024

Sono tornati!

Quando le strade dei Nightwish e di Tarja Turunen si separarono, penso che pochi, anche tra i fan più sfegatati, pensavano che chi lavrebbe seguita alla voce della band sarebbe riuscita a farla dimenticare. E in effetti, nonostante la bravura e la simpatia, Anette Olzon nei cinque anni di permanenza non riuscì mai a fare veramente breccia nel cuore dei fan (ma anche della band mi verrebbe da dire). E poi ecco arrivare Floor Jansen, che paragonarla alla Turunen per molti sarebbe quasi un'eresia, ma personalmente in questi dieci anni si è rivelata decisamente all'altezza, non solo del passato della band, ma anche del suo fulgido presente. Su cui mi soffermerò, però, in un prossimo post. Questa introduzione, infatti, mi serve per fornire un esempio pratico su quanto sia difficile sostituire in maniera efficace la "voce" in una band. E questo è uno dei motivi per cui pensavo che i Linkin Park non avrebbero mai sostituito Chester Bennigton, restando così ancora nascosti tra le ristampe e i remix dei loro progetti. A complicare la situazione c'era il rapporto di amicizia tra i membri della band e quello che Chester in particolare aveva stretto con il pubblico. E invece giusto una ventina di ore fa, i Linkin Park hanno rilasciato un livestream per quella che è la loro prima uscita pubblica da sette anni a questa parte. E sul palco, oltre al nuovo batterista, Colin Brittain, è salita anche Emily Armstrong, ormai ex-membro dei Dead Sara e nuova voce dei Linkin Park.

venerdì 7 giugno 2024

Suno: musica intelligente

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Abbiamo già visto, in precedenti articoli, i primi utilizzi dei computer per generare musica, l'uso dei frattali nella generazione della musica e l'uso delle reti neurali per completare opere lasciate incomplete del passato. Gli articoli precedenti, sistemati non nell'ordine cronologico di uscita ma nell'ordine consigliato di lettura, vengono completati con quello in uscita oggi, che allo stesso tempo inizia anche una nuova serie dedicata agli esperimenti che ne sono generati, alcuni a tema scientifico, altri per puro divertimento.
Per riallacciarci alla questione sulla ricostruzione della decima sinfonia di Beethoven, avevo concluso che all'epoca non era ancora giunto il momento per le reti neurali di essere creative. E in effetti se mettiamo a confronto i risultati dei software di musica frattale e quelli di un compositore umano, esiste una certa differenza rilevabile a udito tra i due prodotti e per far sì che la musica frattale generata da un algoritmo bisogna comunque trafficare un po' con le impostazioni. Alla fine, però, è arrivato online un progetto interessante, Suno, una rete neurale in grado di generare musica.
Stando a quanto afferma il team, costituito da programmatori e artisti, l'obiettivo del progetto è quello di democratizzare la creazione della musica e renderla accessibile a chiunque. Avendo studiato musica (pianoforte, in particolare), ed essendomi cimentato, con qualche esperimento di composizione (di cui non vi ho ancora raccontato), l'idea dietro il progetto l'ho trovata molto interessante e così sono corso a provare il sistema. Prima di raccontarvi del secondo esperimento (al primo dedicherò un episodio a parte di particelle musicali), vorrei però approfondire velocemente le basi tecniche del progetto.

sabato 11 maggio 2024

Matematica, lezione 13: Musica

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A differenza di quello che potrebbe sembrare visto il tema trattato, Matematica e musica di Moreno Andreatta non è un libro per tutti. L'argomento, per quanto interessante e affrontato con un palpabile entusiasmo dall'autore, viene trattato con un approccio molto vicino a un libro introduttivo per giovani ricercatori di matematica che voglio approcciarsi al tema: lo studio delle strutture matematiche nella musica.
Il primo capitolo, l'unico veramente divulgativo, compie un excursus storico e introduce le prime definizioni che verranno poi utilizzate nei capitoli successivi. Insieme allo stile forse eccessivamente accademico in alcuni passaggi, ha un difetto che poteva essere un po' mitigato posponendo la sua uscita nella parte conclusiva della collana. Infatti, nonostante l'autore abbia ben chiaro lo scopo del libro, come ben evidenziato in un passaggio nelle pagine finali:
(...) introdurre il lettore curioso ma non necessariamente armato di bagagli teorici ad alcuni aspetti dei legami fra musica è matematica
mi sento di poter dire che tale obiettivo sia sostanzialmente fallito, rischiando come contraccolpo di incidere sui futuri volumi della collana e sulla definitiva scomparsa di quei pochi lettori non matematici che magari ancora seguivano i volumi di questa piccola enciclopedia matematica da edicola.

martedì 23 aprile 2024

Milano Design Week 2024: Opposites United

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E' un periodo in cui vi sto proponendo un po' più di contenuti del solito, ma dovendo gestire i soliti articoli con i video realizzati tra le vie di Milano in occasione della Design Week, l'opzione di proporvi doppi post per un breve periodo in modo da concludere il più velocemente possibile la loro pubblicazione è risultata l'opzione più semplice da adottare. Poi succede anche che il Torneo dei candidati 2024 non va agli spareggi e così il video che vi presento oggi, ideale completamento di quello sugli xilofoni, esce oggi invece di ieri proprio per spezzare con la serie (infatti avevo intenzione di abbinare anche un video all'articolo scacchistico, cosa cui ho rinunciato).
Due parole sul video, che è un montaggio di vari spezzoni relativi alla passeggiata attraverso Opposites United, l'installazione della Kia per la Design Week che spero sia sufficiente per farsi un'idea dell'esperienza vissuta:

giovedì 18 aprile 2024

Gli xilofoni della Scala alla Design Week 2024

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In questi giorni di Fuorisalone sto facendo un po' di giretti insieme con Laura e Gaia, il nuovo acquisto dell'Osservatorio. E oggi pomeriggio siamo andati all'installazione Opposites United: Intersections Beyond Boundaries, un tripudio di luci che creano forme geometriche e frattali, come per esempio quella che ho messo in apertura del post. In una delle sale messe in piedi, però, ecco la sorpresa di una specie di jam session portata avanti da alcuni musicisti della Scala a martellare allegramente alcuni xilofoni, mentre le luci della sala si accendevano di colori in accordo con le note prodotte dagli artisti. E qui sotto vedete una parte della session cui ho avuto il piacere di assistere:

mercoledì 24 maggio 2023

Occhi d'oro

Per me Tina Turner è stata in un certo senso l'equivalente umano di un carro armato, essenzialmente per l'estensione e la potenza della sua voce. E fa un po' "sensazione" i percorsi mentali degli ultimi giorni che dalla cover dei Ghost presente nel loro ultimo EP mi ha portato poi a riascoltare una bellissima canzone bondiana di Chris Cornell. E forse alla fine è questo il motivo per cui ho scelto GoldenEye, appartenente alla colonna sonora dell'omonimo film di 007 appartenente all'era-Brosnan, per omaggiare la grande cantante che giusto oggi ci ha lasciato:

venerdì 24 giugno 2022

Alan Turing e la musica del computer

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E' il 1951. La BBC ha inviato una sua troupe per effettuare una registrazione molto particolare presso il Computing Machine Laboratory di Alan Turing. La storia di questa registrazione, però, risale a qualche anno prima, all'autunno del 1948 per essere precisi. All'interno del suo laboratorio Turing aveva a disposizione una classica macchina computazionale gigantesca, il tipico armadio, in grado di esegure istruzioni e calcoli che gli venivano forniti dagli operatori. Turing, per seguire nel modo migliore possibile le operazioni eseguite dalla sua macchina, aveva deciso di implementare una specie di comunicazione sonora, associando a ognuna di esse un suono particolare che veniva prodotto dal computer stesso. Turing, sperimentando un po' con la cosa, si rese conto che variando opportunamente il periodo con cui venivano ripetuti i click prodotti dal computer, era possibile generare delle note differenti. Il nostro, però, non era molto interessato alla generazione di musica con il computer, e men che meno a usarlo per eseguire della musica già nota.
A un certo punto lo studente Christopher Strachey riuscì a consultare una copia del Programmers' Handbook for Manchester Electronic Computer Mark II di Turing (Mark I e Mark II erano i due computer del laboratorio di Turing) e da provetto pianista si interessò immediatamente alla parte del manuale relativa alla produzione di note musicali. Il risultato del suo studio del manuale fu la scrittura del programma per computer più lungo dell'epoca che il giovane e talentuoso Strachey sottopose allo stesso Turing. Il ragazzo era abbastanza noto nell'ambiente, così il matematico concesse al giovane l'uso del Mark II per una notte. Il giorno dopo il Mark II produsse le note dell'inno nazionale britannico!
Il commento di Turing fu uno dei suoi più loquaci, a quanto pare:

lunedì 28 giugno 2021

Stomachion #16: Music Edition

Nell'ultima Biography Edition, la 13.ma uscita di Stomachion, uno dei Ritratti che vi (ri)proponevo era quello di Brian May, una delle colonne portanti (chitarrista) dei Queen. E quindi mi sembrava il caso di proporvi un'edizione dedicata proprio alla storica rock band inglese.
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lunedì 31 maggio 2021

Stomachion #12: Music Edition

E scusate il ritardo per l'invio della 12.ma uscita di Stomachion, la newsletter settimanale con la quale recupero articoli presenti nell'archivio dei miei blog. Il ritardo è dovuto a un gioco divertente che mia ha preso un po' troppo la mano, ma prima o poi ve ne parlerò.
Torniamo, però, al tema della settimana: si torna a parlare di musica saccheggiando l'archivio delle particelle musicali. Dopo l'edizione precedente, la #7, dedicata agli Who, questa settimana vi propongo due articoli a tema ecologico. Nel primo ecco Seri Tankian e nel secondo i Black Sabath e i Within Temptation, il tutto con una spruzzata di manga:
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lunedì 26 aprile 2021

Stomachion #7: Music Edition

Ho sempre avuto una certa passione per la musica, cosa piuttosto strana se consideriamo i gusti musicali dei miei genitori. Forse ha inciso il fatto che sono cresciuto con Mozart, Vivaldi e Verdi (giusto per citare i primi che mi vengono in mente), che mi hanno preparato ad apprezzare la tecnica musicale di alcuni dei generi del rock moderno. Ad ogni modo ho spesso preso in considerazione l'idea di mettere in piedi per il mio blog (che ha passato almeno due diversi servizi di hosting prima di stabilizzarsi, momentaneamente, su Google) una serie di articoli che unissero musica e scienza. Poi successe l'incontro con 01011001 degli Ayreon di Arjen Anthony Lucassen, disco progressive metal ricchissimo di scienza. Uscito nel 2008 mise nella mia testa i semi per la serie: in pratica avevo già in mente come e per quanti post affrontare i temi contenuti nel cd (sì, ho acquistato la copia fisica!). Ci sarà tempo di riprendere quegli articoli: la serie, nella pratica, iniziò 9 anni più tardi, nel 2017, ma non con gli Ayreon, bensì con un altro gruppo, gli Who, protagonisti di questo primo numero della Music Edition.
Continua su Stomachion #7: Music Edition. L'invito è, come sempre, quello di iscrivervi per ricevere le prossime newsletter.

martedì 1 settembre 2020

Ripartire, ma con calma

Nelle ultime tre settimane, con mia sorella, siamo rimasti in Calabria. Viaggi d'andata e ritorno a Milano verso Cosenza con l'autobus. Di notte. Di queste tre settimane, però, le prime due sono state sostanzialmente di riposo quasi assoluto. Qualche sistemazione qua e là a casa o per mia madre o per la mia stanza. Leggere soprattutto fumetti e un libro che ancora non ho concluso, il che la dice lunga più sullo stato di spossatezza che non sul libro in sé (anche se qualcosa sul libro la dice pure). E poi scrittura, soprattutto in inglese, per preparare post e articoli che spero di mandare on-line nelle prossime settimane. E alla sera televisione in famiglia e poi in solitaria cartoni animati. Come ad esempio Capitan Tsubasa, la nuova serie ispirata all'omonimo manga che questa volta arriva con il titolo giusto, e non con l'ormai iconico Holly e Benji. E questa nmuova serie è sorretta da una trascinante canzone dell'inossidabile Cristina D'Avena, Tutta d'un fiato. Ecco: spero di ripartire proprio da qui, ritrovare gli stimoli e le sfide che la prima parte dell'anno, con il gran lavoro svolto, hanno un po' svuotato. E sì che di idee in testa continuo ad averne tante, bisogna solo riprendere ad "alaciarsi le scarpe"!

venerdì 1 novembre 2019

A sud di nessun nord


Lampedusa - via commons
Willie Peyote, pseudonimo del rapper, cantautore e road runner torinese Guglielmo Bruno, è andato a Lampedusa, per vedere la situazione com'è. Sul serio:

E visto che ci sono vi lascio con la canzone con cui ho scoperto Willie:

mercoledì 2 ottobre 2019

Una mucca indiana a Sarajevo

Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia è stata territorio di una guerra etnica e civile caratterizzata soprattutto dalla forte presenza dei cecchini in molte delle città bosniache, prima su tutte Sarajevo. Uno degli elementi più stupefacenti, almeno per qualcuno che si reputa abbastanza lontano dalla religione, è come le ideologie che hanno diviso la popolazione bosniaca hanno di fatto separato amici e parenti, persone che fino al giorno prima erano in rapporti più o meno stretti e che poi si sono ritrovate dai due lati della barricata. Per la maggior parte la scelta è stata in un certo senso dettata dalla paura di essere isolati dalla comunità religiosa di appartenenza, per altri la conclusione di un percorso di odio. Ad ogni modo la Bosnia è stata di fatto invasa sia dalle forze di pace di ONU e NATO, sia da cecchini e mercenari di altre nazioni che videro nella guerra in Bosnia un'ottima occasione per lucrare sulla morte.
In tutto questo contesto la città di Sarajevo ha resistito a un vero e proprio assedio, opponendo alla violenza la forza della vita e della cultura, di cui la città è stata sempre ricca. Ed è proprio tutto questo che Lorenzo Mazzoni racconta ne Il muggito di Sarajevo, un romanzo indubbiamente realistico, ma al tempo stesso incredibilmente surreale. Per capire soprattutto quest'ultimo punto, basta riassumere il romanzo attraverso questi pochi elementi:

venerdì 17 maggio 2019

Isotropofunk

#astronomia #cosmologia #musica #funk #cosmicmusic #astronomyforabetterworld cc @cosmobrainonair @astrilari @Scientificast @stefacrono @Pillsofscience
Come avrà notato chi mi segue su Instagram, ho recentemente postato le fotografie di una serie di vinili di Daniele Baldelli esposti in una vetrina su una viuzza intorno a Palazzo Brera. E visto che, nonostante la mia predilezione per blues, jazz e metal, in particolare nella sua accezione progressive, sono di natura curioso e interessato a scoprire nuovi generi e nuovi artisti, sono andato a cercare un po' che genere di musica propone questo famoso dj italiano. Ovviamente la curiosità era stata stimolata da due particolari dettagli: il primo è il titolo del progetto, Cosmic Temple, il secondo dalle custodie dei vinili. Mettendo le 6 custodie una accanto all'altra nell'ordine corretto, si compone un'immagine psichedelica su cui campeggia un bel Cosmic:
In un certo senso, e non solo per via dei titoli di molti dei suoi pezzi o per quelli di alcuni dei suoi album, può essere considerato come l'iniziatore della così detta cosmic music. In qualche modo, infatti, il tipo di musica non è molto differente da quella dei Deproducers, ma in qualche modo anche più stimolante, visto che si trovano anche commistioni con ritmi africani o con generi a me più congeniali come il jazz e soprattutto il funk, come ad esempio l'Isotropofunk che da il titolo a questo articoletto e che, in qualche modo, potrebbe servire come colonna sonora per il concetto fisico che andrò ad esplorare grazie proprio a Baldelli.

venerdì 26 aprile 2019

Cosa resta dentro un buco nero

Man or Astro-man? è un gruppo musicale di genere surf rock fondato all'inizio degli anni Novanta del XX secolo di evidente ispirazione spaziale. Se scorriamo i titoli di album, ep, singoli troviamo non pochi titoli spaziali o più in generale scientifici e sono incappato su questo gruppo statunitense per lo più strumentale cercando associazioni tra buchi neri e musica. E così sono incappato su What Remains Inside a Black Hole, una raccolta di pezzi dei Man or Astro-man? usciti su vari ep la cui copertina è un tipico embedding diagram con una curvatura molto pronunciata, utilizzata per la rappresentazione grafica dei buchi neri.
Un embedding diagram (che può essere reso come diagramma di incorporamento) è una rappresentazione matematica della curvatura dello spaziotempo indotta da una data massa utilizzata soprattutto a scopi didattici(1). Un diagramma di questo genere, però, è una rappresentazione riduttiva della realtà, poiché essa presenta una dimensione in meno: le linee della curvatura, infatti, sono rappresentate in uno spazio costituito dal piano $x-y$ e dall'asse del tempo $t$.

sabato 16 marzo 2019

Madre Terra

Il mito della Grande Madre, anche intesa come Madre Natura o come Madre Terra, è comune a molte culture primitive ma non solo. In pratica la Grande Madre è una divinità, o entità femminile che incarna il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione tipico non solo degli esseri umani, ma anche del ciclo cosmico. Non a caso Children of the Sea, manga in cinque tankobon di Daisuke Igarashi uscito nel 2014 in Italia per Panini Comics, è ricco di miti sulla creazione del mondo, dove le entità femminili hanno un ruolo fondamentale, e sui loro legami con le stelle lontane. Ovviamente è un legame mitico, mistico e interiore che i protagonisti di Children of the Sea sperimentano nel corso della loro ricerca, in qualche modo non molto diversa dalla ricerca di Ronnie James Dio nella sua prima canzone per i Black Sabbath:
In the misty morning, on the edge of time
We've lost the rising sun, a final sign
As the misty morning rolls away to die
Reaching for the stars, we blind the sky

venerdì 8 febbraio 2019

A cavallo della cometa

@astrilari @Pillsofscience @stefacrono @cosmobrainonair @malamiao @mediainaf
Visto il tema dell'ultimo fumetto/infografica che ho realizzato per Edu INAF, inizio una nuova serie di (probabilmente tre) articoli settimanali di scienza e musica, dedicati a uno dei progetti di progressive metal che preferisco in assoluto.
Mi piace pensare al progetto musicale Ayreon di Arjen Anthony Lucassen come una sorta di superband del progressive metal mondiale. Lucassen, infatti, con il brand degli Ayreon propone una serie di concept album dal forte impatto musicale e testuale, fortemente influenzati dalla fantascienza (e con l'aggiunta di riferimenti interni, come nelle migliori serie di romanzi del genere), come il caso dello stupendo 01011001, settimo album in studio del progetto, che presenta anche una lunga serie di spunti scientifici decisamente molto interessanti.
La storia
Suddiviso in due cd, 01011001, che è la rappresentazione binariua del numero ASCII della lettera Y, narra la storia dei Forever, gli abitanti acquatici del pianeta Y, che hanno scoperto il segreto della longevità. Il problema è che, insieme con un grande progresso tecnologico, i Forever hanno anche sviluppato una forte dipendenza dalle macchine, perdendo la capacità di provare emozioni. Così, grazie al passaggio ravvicinato di una cometa con il pianeta Y, i Forever decidono di spedire il loro DNA sulla Terra, che si trova in rotta di collisione con la cometa. Questa, dopo aver causato l'estinzione dei dinosauri (la quinta estinzione), conduce alla nascita del genere umano. All'inizio le cose sembrano andare per il meglio, ma poi i difetti dei Forever emergono anche nell'umanità, spingendo gli abitanti del pianeta Y a chiedersi se invece la sesta estinzione non sia la cosa migliore per il pianeta e i loro "figli".

lunedì 4 febbraio 2019

Il sindacato dei sogni

I Tre allegri ragazzi morti dopo tre anni sono tornati con un nuovo album, Il sindacato dei sogni, che, come molti commentatori hanno scritto ben prima di me, segna il ritorno del gruppo a sonorità molto più vicine a quelle dei lavori degli esordi. In realtà i TARM sono da sempre uno dei pochi gruppi sperimentali del panorama musicale italiano e non tradiscono queste attese neanche in questo Sindacato dei sogni. Davide Toffolo ha, in qualche modo, portato nella musica una delle lezioni più importanti del suo punto di riferimento fumettistico principale, Andrea Pazienza: l'eclettismo.
Toffolo, infatti, non è solo una delle migliori voci maschili italiane (almeno nel campo della musica pop e rock), ma anche un vero e proprio "onnivoro musicale", come ha dimostrato con Primitivi del futuro e in parte anche con Inumani e come dimostra tutt'ora con l'Istituto Italiano di Cumbia o con il catalogo de La Tempesta, ricco dei più svariati generi. E in qualche modo questa linea sperimentale continua a confermarsi anche ne Il sindacato dei sogni, non solo grazie a un pezzo progressive come Una ceramica italiana persa in California, ma anche con una sparizione quasi completa degli elementi punk che hanno caratterizzato proprio quelle origini cui questo nuovo lavoro sembrerebbe riportarli in favore di scelte molto più varie: oltre alle influenze progressive e psichedeliche, anche il jazz o le armonie alla musica classica sono entrate nel repertorio dei TARM.

sabato 29 dicembre 2018

Il cammino della cumbia

Puntualmente con la fine dell'anno ritorno ad ascoltare The last good day of the year dei Cousteau e tutto il loro disco d'esordio. E con la calda voce di Liam McKahey nelle orecchie mi metto a leggere qualcosa che con i Cousteau ha ben poco a che fare, Il cammino della cumbia di Davide Toffolo.
Il libro, edito da Oblomov, lo prendo quasi a scatola chiusa. In fondo il leader dei Tre allegri ragazzi morti aveva già realizzato un pezzo in stile cumbia presente nel disco Inumani dove Jovanotti faceva da guest star e in generale il suo stile narrativo, fatto di vignette ampie e ariose, mi piace non poco, così nonostante i difetti dell'editore (assenza di informazioni sull'opera che si vorrebbe acquistare o sull'autore che l'ha realizzata, e motivo per cui non ho acquistato molti titoli di Oblomov) acquisto l'ultima opera di Toffolo, che, come ricorda Francesco Pelosi nella sua recensione su LSB, era già stata serializzata su Linus.
In questo senso la struttura episodica emerge anche nella raccolta in volume, soprattutto come difetto e non come valore aggiunto: né l'autore né l'editore, infatti, pensano bene di inserire indicazioni che identificano ciascun episodio, cosa che in alcuni punti avrebbe decisamente giovato alla lettura stessa.

venerdì 21 dicembre 2018

La storia di Freddie il fotone

cc @astrilari @stefacrono @Pillsofscience @cosmobrainonair @Scientificast @MathisintheAir @mrpalomar
Dopo una lunga gestazione durata diversi anni, arriva finalmente al cinema il film dedicato a Freddie Mercury e ai Queen, Bohemian Rhapsody, come il titolo di una delle canzoni più note e di successo della band inglese di nerd e disadattati che ha rivoluzionato il mondo del rock e della musica in generale. Indubbiamente un film su Freddie Mercury ha nella colonna sonora il suo punto di forza, grazie alla forza trascinante della musica dei Queen: devo, in effetti, confessare che le ho cantate più o meno tutte, ovviamente sottovoce, e ho stentato a trattenermi dal tenere il ritmo come se fossi a un loro concerto, in particolare in occasione di We will rock you, peraltro uno dei pezzi scritti da Brian May, e che in effetti rappresenta molto bene l'altra rivoluzione che i Queen hanno portato nella musica, il coinvolgimento del pubblico durante i live.
Nel complesso il film, pur di fronte a differenze, anche abbastanza importanti, nella biografia, risulta molto ben fatto e ben recitato. D'altra parte il compito per gli attori non era agevole: muoversi sul palco come degli animali da palcoscenico come i Queen era abbastanza arduo, in particolare il compito di Rami Malek che interpretava Mercury. D'altra parte, se pensiamo un attimo all'impianto del film, le licenze che Anthony McCarten si è preso nella sceneggiatura sono in qualche modo giustificabili. Il film, infatti, ruota intorno a quello che viene considerato non solo il concerto migliore della band, ma il live migliore in assoluto nella storia della musica: la performance di 20 minuti sul palco del Live Aid nel 1984 a Wembley. In questo senso risulta incredibilmente emozionate, oltre che ben interpretata nelle movenze, proprio la scena che sintetizza questi mitici 20 minuti, e questo anche grazie alla regia di Bryan Singer e Dexter Fletcher, che lo ha sostituito quando Synger, a film quasi ultimato, è stato licenziato.
Se il Live Aid era da considerarsi punto di partenza e di arrivo della narrazione, il resto del compito del film è stato quello di raccontare la personalità di Mercury, i suoi obiettivi e in parte i suoi eccessi, enfatizzando gli eventi e le persone che in qualche modo hanno contribuito a questi eccessi. Emerge un personaggio molto partecipe non solo nella musica, ma anche nei rapporti con molte delle persone che lo circondavano: in qualche modo è proprio questa forte partecipazione emotiva che lo spinse verso l'eccesso (mi spingerei a fare dei paragoni con alcuni fisici teorici che ebbero una porzione della loro vita ricca di eccessi, ma preferisco evitare).
Dato in particolare quest'ultimo come compito del film, le licenze poetiche di McCarten sono quasi comprensibili, e per approfondirle vi rimando alla sezione relativa sulla pagina di en.wiki del film.
Nel resto dell'articolo vorrei, invece, soffermarmi sulla canzone, scritta proprio da Freddie Mercury, che in qualche modo fornisce il titolo del post, Don't stop me now.