Stomachion

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lunedì 27 luglio 2026

La (poca) epica di Supergirl


Finalmente mi metto a scrivere "due righe" sul film Supergirl di Craig Gillespie con Milly Alcock. Scritto da Ana Nigueira con piglio molto femminista, è basato per larga parte sulla miniserie Th woman of tomorrow di Tom King e Bilquis Evely.
La trama principale del film è, infatti, sostanzialmente la stessa: una ragazza di un pianeta lontano lontano vede i suoi genitori uccisi da uno spietato predone delle stelle. In cerca di vendetta si unisce a Supergirl, che invece si vede costretta a inseguire il predone per recuperare l'antidoto a un veleno con cui Krypto è stato colpito.
Al netto delle variazioni sul fumetto, come la presenza di Lobo, interpretato da Jason Momoa (in effetti Lobo era previsto in una prima versione della miniserie di King), molti degli elementi cardine della storia restano ancora validi e sono ben portati sullo schermo sia dalla Alcock sia da Eve Ridley che interpreta Ruthye, la ragazzina che ha visto sterminare la sua famiglia. A mancare, però, sono due elementi che attraversano il fumetto: il senso del viaggio e l'epica.
Ruthye e Supergirl fanno tappa su diversi pianeti, nel corso dei quali approfondiscono la loro conoscenza e stringono un forte legame una con l'altra. La compressione del viaggio fatta nella pellicola, però, non permette di empatizzare con nessuna delle due e di fatto toglie pathos alle scene finali con il drammatico confronto con Krem (a tal proposito non mi è per nulla piaciuta la scelta di cambiare così tanto il finale del fumetto di King).
Inoltre vengono un po' svilite le scene che nel fumetto originale assumono una forte epicità, come il salvataggio dell'autobus intergalattico mostrato in maniera forse troppo realistica nel film rispetto alla versione immaginifica di Ruthye splendidamente rappresentata dal tratto elegante di Evely.
Per contro, però, molto apprezzate le atmosfere alla Guida galattica proprio in questa prima parte del viaggio. Altro elemento della sceneggiatura che colpisce positivamente è come Supergirl si ritrova a lottare per la libertà delle donne dal giogo dei predoni spaziali, e non solo per il dinamismo di molte scene, ma proprio per il messaggio dietro questa scelta, un invito a reagire contro i soprusi patriarcali. In questo senso Lobo è sembrato un po' fuori luogo, e forse concentrarsi di più su Supergirl avrebbe giovato un po' di più alla pellicola nel suo complesso.
Alla fine un film non epocale, ma certamente gradevole e divertente.

martedì 29 luglio 2025

La meravigliosa utopia dei Fantastici Quattro

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Quando un film è fatto bene, c'è poco altro da dire: Fantastici Quattro - Gli inizi è fatto bene! Il film di Matt Shakman riesce, sicuramente meglio dei suoi predecessori, a portare sul grande schermo la superfamiglia della Marvel Comics e a convincere indubbiamente molto più del Superman di James Gunn, e questo nonostante anche in questo caso non tutto fila in maniera perfetta, come vedremo a breve.
L?elemento con cui i veri credenti devono, però, venire a patti subito è non tanto l'ambientazione, gli anni Sessanta del XX secolo, quanto il fatto che l'influenza dei Fantastici Quattro e di Reed Richards sul mondo ha condotto a un mondo utopico che, rispetto al nostro, presenta un salto tecnologico che in qualche modo stride con il design degli oggetti, molto anni Sessanta, appunto!
Un'idea di questo genere, per quanto abbozzata, era presente anche in Fantasatic Four #503, di Mark Waid e Howard Porter. Nelle pagine iniziali del primo episodio di Azione preventiva un altoparlante all'interno del Baxter Building recita:

martedì 22 luglio 2025

Il Superman di James Gunn: Non un semplice alieno

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Premessa fondamentale: per me il Batman di Matt Reeves è un film migliore. Può darsi che questo giudizio sia dovuto alla mia preferenza sul personaggio, ma devo anche dire che sono uscito dal cinema con addosso la sensazione di qualcosa che non tornava, nonostante nel complesso questo sia sicuramente un Superman migliore dai tempi di Richard Donner. E d'altra parte il tema di apertura del film è proprio quello della mitica serie con Christopher Reeve nel ruolo dell'azzurrone.
Altro riferimento alle pellicole di Donner è la Fortezza della solitudine, che incontriamo nei primi minuti del film. Questa stanza segreta di Superman, infatti, avev esordito proprio nella pellicola del 1978 ed era una variazione rispetto alla secret citadel apparsa nel 1942 su Superman #17 e al successivo Fort Superman apparso su Action Comics #241 del 1958.
La Fortezza la troviamo in Antartide, proprio dove venne posta nel 1989 a partire da Action Comics Annual #2, mentre la forma che vediamo è quella rappresentata da Jim Lee in Superman: For tomorrow.
All'interno della Fortezza della solitudine del film di Gunn, però, troviamo anche un particolare sistema di specchi in grado di concentrare i raggi del Sole, in particolare su una poltrona su cui Superman si stende per recuperare le energie e accelerare la guarigione dalle ferite. Che poi è quello che succede dopo essere stato pestato a sangue dal cosiddetto Martello della Boravia, un tizio in armatura proveniente da uno staterello introdotto nel lontano 1939 su Superman #2.
E visto che l'ho citato, passiamo al primo, vero elemento interessante della trama: Superman è stato pestato a sangue!

mercoledì 2 luglio 2025

Queer: la ricerca di Burroughs

Grazie al cinema all'aperto di Arianteo, con mia sorella abbiamo potuto recuperare la visione di Queer, film del 2024 di Luca Guadagnino tratto dall'omonimo romanzo di William Burroughs. I due protagonisti, William Lee e Eugene Allerton, vengono interpretati da Daniel Craig e Drew Starkey in maniera magistrale, ma prima di affrontare il film, permettetemi di scrivere due parole sul romanzo.
Il libro
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Il romanzo, piuttosto breve e snello, venne scritto da Burroughs tra il 1951 e il 1953, per poi venire pubblicato solo nel 1985. Racconta la storia di William Lee, omosessuale statunitense autoesiliatosi in Messico, che in parte è anche un alter ego di Burroughs stesso. D'altra parte Oliver Harris, curatore dell'edizione del 2010 del romanzo, suggerisce che la storia sia parzialmente ricalcata su una relazione che lo scrittore ebbe con tale Lewis Marker. D'altra parte Burroughs conosceva il mondo omosessuale grazie alla frequentazione di locali ad Harmel e Greenwich sotto la guida dell'amico Richard Stern.
Per contro, però, il romanzo può anche essere visto come un modo per esorcizzare l'uccisione accidentale di Joan Vollmer, avvenuta il 6 settembre del 1951. In quell'occasione i due coniugi, sicuramente ubriachi, provarono a ripetere l'impresa di Guglielmo Tell, ovviamente con esiti nefasti.
Si può solo supporre, quindi, che tutta la vicenda narrata in Queer sia stata proprio la reazione a tale evento, incluso il viaggio in sudamerica alla ricerca dello yagé, sostanza allucinogena ricavata da una pianta che si diceva avesse la capacità di attivare i poteri telepatici del cervello.

lunedì 23 giugno 2025

28 anni dopo... l'attacco degli zombie!

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23 anni dopo l'uscita del primo film della serie, 28 giorni dopo, e 18 anni dopo il suo sequel, 28 settimane dopo, Danny Boyle, regista del primo, ma non del secondo film, torna a raccontarci la storia di questo mondo post-apocalittico.
Le premesse del primo film, che vedeva come protagonista Cillian Murphy, tornato anche lui, ma solo nel ruolo di produttore, sono abbastanza semplici: un virus sperimentale della rabbia sfugge da un laboratorio a Cambridge e si diffonde molto velocemente in tutta la Gran Bretagna, rendendo l'isola una terra di zombie. Tra l'altro l'idea di un virus zombificante era venuta ad Alex Garland, sceneggiatore del primo, ma anche di questo terzo film, giocando a Resident Evil, dove appunto l'apocalisse zombie iniziava a causa di un virus sfuggito sai laboratori di una multinazionale.
Di fatto Resident Evil e 28 giorni dopo hanno modificato profondamente l'appoccio ai film di zombie dei decenni successivi, introducendo, appunto, l'infezione come fattore scatenante in luogo della strgoneria o di altri effetti più o meno artificiali, come per esempio le radiazioni nel famoso La notte dei morti viventi o nel più recente I morti non muoiono.
Con 28 anni dopo Garland e Boyle ripetono, in un certo senso, quell'operazione, questa volta non guardando più al mondo dei videogiochi, ma a quello dei manga, o più precisamente a un particolare anime tratto da un manga di successo: L'attacco dei giganti.

domenica 20 ottobre 2024

Topolino #3595: Omaggio a una vecchia Gloria

Gloria Swanson è stata una delle più importanti e grandi attrici del cinema muto. La sua filmografia direi che è piuttosto vasta e conta anche film col sonoro, incluso quello che all'epoca venne progettato per essere un sentito omaggio proprio all'epoca del cinema muto: Viale del tramonto.
Uscito nel 1950, il film diretto da Billy Wilder presentava sin dall'inizio una piccola novità: la narriazione, infatti, era condotta dalla voce del morto, Joe Gillis, il cui cadavere vediamo galleggiare lungo il bordo di una piscina all'inizio della pellicola. A ucciderlo, come si scoprirà alla fine di questo noir, fu una vecchia gloria del cinema, Norma Desmond, il personaggio interpretato proprio da Gloria Swanson, anch'essa una vecchia gloria del cinema.
E proprio Tutti sospetti, la seconda storia a sommario, sono un sentito omaggio, che in qualche modo sia il direttore sia la redazione hanno probabilmente ignorato, che Niccolò Testi e Marco Mazzarello hanno realizzato nei cofronti di Gloria Swanson, di Viale del tramonto, ma anche del genere giallo e investigativo. Questo omaggio allargato, infatti, è evidente grazie all'introduzione di un nuovo personaggio, Leo Baskerville, detective privato di Rattville venuto aindagare sul furto di un monile avventuo nella villa di Vera Swan, il personaggio che disneyzza la Swanson.

giovedì 22 agosto 2024

Carrie, Thelma e la classificazione dei film

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Ero lì, che stavo vedendo Thelma, noir scandinavo del 2017 di Joachim Trier la cui trama ricalca in maniera quasi pedissequa quella di Carrie, romanzo di Stephen King. Ancora non l'ho letto, ma ho visto il film del 2013 di Kimberly Peirce e in effetti c'è una qual certa sovrapposizione tra le trame e i temi. Abbiamo in entrambi i casi due ragazze isolate, Carrie dai suoi compagni di scuola e Thelma da quelli dell'università. E abbiamo due famiglie profondamente religiose, entrambe in maniera in qualche modo disfunzionale, anche se in modi differenti. La madre di Carrie è, infatti, completamente pazza, mentre i genitori di Thelma sono religiosi al limite della superstizione. D'altra parte sembra che Thelma abbia dei poteri incontrollabili e pericolosi. Proprio come Carrie.
In effetti secondo alcune classificazioni Thelma è considerato un thriller soprannaturale, ma è anche classificato come Thriller psicologico o anche noir, e in effetti gli elementi più squisitamente noir della storia sono tali per cui si può concludere la visione del film ritenendo tutta la vicenda come per lo più svoltasi nella testa di Thelma e non, come nel caso di Carrie, come frutto di particolari poteri soprannaturali. Di fatto questo ha modificato il mio modo di fruire il film, Thelma nello specifico, vedendolo più come un noir in cui c'è un mistero da scoprire (nello specifico un ricordo rimosso nell'infanzia della protagonista) che come un horror soprannaturale. D'altra parte anche lo stile di narrazione si presta a mantenere questa ambiguità di fondo, con alcune scene che sembrano puntare su una lettura e altre sull'altra.
Al di là di queste considerazioni specifiche, però, la riflessione che mi è sorta è come spesso la classificazione che diamo ai film e ai prodotti di finzione che fruiamo diventa essa stessa parte della narrazione, perché influenza il nostro modo di fruire quel prodotto specifico. E in alcuni casi anche il parere che ci facciamo di quel film o romanzo, arrivando a disprezzare o a restare piacevolmente sorpresi a casua di classificazioni errate o ambigue.
Lo so, sono considerazioni abbastanza banali, ma concedetemelo: in fondo, d'estate, ci stanno anche queste!

martedì 19 marzo 2024

L'inevitabile destino scritto tra le Dune

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Con la seconda parte di Dune Denis Villeneuve, spalleggiato alla sceneggiatura da Jon Spaihts, completa la trasposizione del primo, corposo romanzo della serie di Frank Herbert. Avendo già speso parole di elogio sulla prima parte, risulta forse pleonastico ripeterle, sebbene siano del tutto meritate. Certo sto parlando del film tratto da uno dei miei libri preferiti, uno dei pochi che ho letto per ben due volte, l'ultima qualcosa come5 anni fa o poco più, e forse questo mi ha permesso di apprezzare una piccola finezza: la fedeltà delle battute e delle situazioni rappresentate sullo schermo con quelle descritte su carta da Herbert.
Devo però dire che mi sono trovato nella strana situazione di dovermi trattenere, con chi mi accompagnava al cinema, dal fare spoiler sul prossimo film, giusto per farvi capire quanto Villeneuve si sia mantenuto aderente alla materia originale (per contro la consapevolezza della non eccelsa memoria di chi mi accompagnava, è una garanzia che quando sarà, quei pochi spoiler saranno dimenticati).
In effetti c'è ancora una qual certa superiorità del libro rispetto al romanzo, anche solo nella caratterizzazione in particolare di Paul Atreides, ma con Messia di Dune, la cui sceneggiatura sembra vicina al concludersi, probabilmente vedremo il personaggio avere un cambio di marcia, una crescita ancora più netta di quella vista fino a ora, che però è intuibile già in questa seconda pellicola (o almeno è intuibile per chi il libro lo ha letto). I personaggi che sono riusciti a spiccare, però, sono in particolare Lady Jessica, la madre di Paul, in una caratterizzazione al limite della follia, e Chani, con la sua fiducia quasi incondizionata nei confronti di Paul. Su quest'ultimo qualcuno potrebbe obiettare, rispetto a quel che ho scritto poco sopra, che in realtà il personaggio emerge in particolare nella seconda parte del film, ma per contro la scena finale del confronto con Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, si apprezza in molte sfumature soprattutto se hai la lettura del romanzo pregressa. Inoltre vorrei aggiungere che, più che Paul, a emergere è soprattutto il modo in cui quest'ultimo viene visto dai Fremen, che poi fornisce anche una delle chiavi di lettura del romanzo e, in particolare, di Messia di Dune. Di questo, però, ci sarà modo di discuterne in futuro.

mercoledì 5 luglio 2023

Stipendio senza lavoro?

Sono appena tornato dopo aver visto After work di Erik Gandini. Film decisamente molto interessante, che consiglio di vedere. Presenta un punto di vista in qualche modo critico (e condivisibile, almeno dal mio punto di vista) sulla cultura del lavoro su cui si basa la nostra società. Si conclude con una domanda. Qualcosa del tipo: "Se ti pagassero comunque anche senza dover lavorare, cosa faresti?" Nessuno di quelli con cui il film si è concluso ha risposto. Nella mia testa ho pensato "probabilmente farei qualcosa di non molto diverso da ciò che faccio ora".

giovedì 15 giugno 2023

Chi tace acconsente

L'espressione deriva dal latino qui tacet consentire videtur all'interno del Decretale di Bonifacio VIII del 1294.
La clip che segue è, invece, tratta dal secondo film da attore e primo da sceneggiatore di Francesco Nuti:

lunedì 3 ottobre 2022

Topolino #3488: Verso la Luna

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Avevo in mente di uscire sabato con la recensione di Makemake, l'ottavo numero di Topolino fuoriserie - PK. E ovviamente ieri avrei dovuto pubblicare la recensione del Topolino attualmente in edicola, ma alla fine ha vinto la voglia di lasciare la mia forma sul divano, e così ecco con un giorno di ritardo sul solito la recensione di un interessante numero di Topolino che si apre con una parodia che è un omaggio a Viaggio nella Luna di Georges Méliès. La pellicola, che venne rilasciata a Parigi l'1 settembre del 1902, ha una durata di circa 14 minuti ed è suddivisa in quadri, ovvero scene di diversa lunghezza girate con camera fissa e, nel caso specifico, fondali mobili. Méliès, infatti, progetta una serie di scenografie mobili, mentre per molti degli effetti speciali sfrutta le possibilità tecniche delle cineprese dell'epoca: tra l'altro il cineasta francese, non essendo riuscito a ottenere una delle cineprese dei fratelli Lumiere, se ne costruisce una da zero!
La storia del film è, a sua volta, ispirata al romanzo doppio di un altro grande visionario, Jules Verne, ovvero Dalla Terra alla Luna e il suo seguito Intorno alla Luna. Non è l'unica ispirazione dell'opera, come ricorda Bruno Enna, sceneggiatore della parodia, nell'intervista della scorsa settimana: abbiamo anche I primi uomini sulla luna di Herbert Wells e Una storia vera di Luciano Samosata. Della pellicola, che è stata rilasciata per lo più in bianco e nero, si trovano in giro anche alcune copie colorate a mano dallo stesso regista. La parodia disneyana, invece, i cui disegni sono di Alessandro Pastrovicchio, che è anche il propositore del progetto, sono a colori e solo in alcune pagine propongono il monocolore: una colorazione seppia o giù di lì per le vignette del viaggio verso la Luna.

domenica 5 giugno 2022

Topolino #3471: L'uomo falena e altre leggende

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Non si sarebbe portati a definire i temi delle altre storie di questo numero come delle vere e proprie leggende, ma almeno una ci si avvicina decisamente. E poi visto che il titolo mi piaceva, l'ho approvato prima ancora di pensare al fatto che si adattasse perfettamente al contenuto della recensione stessa. Senza contare, infine, che gli stessi personaggi disneyani sono, di per se stessi, leggendari! Andiamo, però, alla cover story, che presta anche il titolo alla recensione: Il ritorno dell'uomo falena di Sergio Badino e Andrea Malgeri.
Iniziamo dal titolo: non c'è alcun riferimento a una qualche storia precedente, magari nel passato del personaggio, ma a una classica "leggenda metropolitana", o "rurale" come la definisco nel video in uscita domani dedicato alla stessa, motivo per cui qui mi concentrerò su altri dettagli, dandovi comunque qualche anticipazione sui contenuti del video stesso. La leggenda in questione è quella dell'uomo falena, una misteriosa figura che, secondo le testimonianze di alcuni testimoni, fece una serie di spaventose apparizioni tra il novembre del 1966 e il dicembre del 1967 nei dintorni di Point Pleasant. Venne descritta come una gigantesca figura scura dodata di ali gigantesche e con due occhi rossi, fiammeggianti. Molto probabilmente era uno di quei grandi rapaci notturni, un allocco barrato per la precisione, la figura che venne vista svolazzare nella notte, almeno secondo la più che plausibile spiegazione fornita dallo "scettico" Joe Nickell. A influenzare gli avveistamenti, però, potrebbe averci pensato anche la cultura popolare dell'epoca, con alcuni miti della televisione e del fumetto che in qualche modo spinsero verso il nome che venne dato alla "creatura", Mothman, l'uomo falena.
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martedì 15 marzo 2022

The Batman: Un eroe in evoluzione

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Quando venne annunciato che Joel Schumacher avrebbe girato un nuovo film di Batman, feci i salti di gioia. Avevo appena visto Il cliente e dunque le mie aspettative per una pellicola di stampo investigativo con un personaggio che faceva delle investigazioni uno dei suoi elementi fondamentali erano piuttosto alte. Poi il risultato furono Batman forever e Batman e Robin e pazienza, come si sul dire.
I trailer di The Batman, o semplicemente Batman, invece, promettevano qualcosa di decisamente molto interessante e sin da subito, anche semplicemente da quel poco che si poteva intuire, una pellicola che cercava di mettere insieme gli aspetti più ossessivi e violenti del personaggio proprio con la sua caratteristica principe: le investigazioni. La cosa, però, non era così scontata visto il curriculum del regista, Matt Reeves, ben lontano dal genere crime: delle 9 pellicole cui Reeves ha collaborato, solo due, Trappola sulle montagne rocciose e The yards, ricadevano nel genere. E non erano nemmeno state girate da Reeves. Eppure l'esperienza alla scrittura di queste due pellicole e quella alla regia di Cloverfield direi che si sono viste tutte in questo nuovo film batmaniano.
E la prima scena con Batman che entra in campo ha un che di milleriano: un gruppo di giovani con la faccia dipinta alla moda del Joker (il che sembra un collegamento con l'omonima pellicola, cosa che però si dimostra non esattamente corretta, se non nello spirito) scendendo dalla metropolitana assaltano un passante. A quel punto, dalle ombre, emerge Batman che li mena uno a uno. Tranne l'ultimo che fugge, dopo aver peraltro provato ad avvertire il vigilante del tentativo di spararlo da parte di un suo sodale. La cosa interessante è l'interprete di questo ragazzo, Jay Lycurgo, è entrato nel cast della terza stagione di Titans (ve ne scriverò presto, spero!) nel ruolo di Tim Drake.
Lasciando questo cameo da parte, è ancora più interessante come si entra subito in tema con uno degli elementi del personaggio: la violenza delle azioni, motivata dalla battuta che Batman fornisce all'ultimo dei joker-boy:
Io sono vendetta.

lunedì 10 gennaio 2022

Una storia di vampiri e rapinatori

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Avrebbe potuto tranquillamente dirigerlo, però alla fine si è accontentato di scriverlo e recitarlo. Sto parlando del film del 1996 Dal tramonto all'alba in cui due folli fratelli rapinatori in fuga dopo l'ennesimo colpo rapiscono strada facendo una famigliola di padre e due figli in vacanza verso il Messico. Il problema per il gruppo non è la fuga dalla polizia, ma il locale dove sostano: un covo di vampiri.
E uno dei due fratelli è Quentin Tarantino che invece di dirigere il film scritto e ideato con Robert Kurtzman lascia l'onore e l'onere a Robert Rodriguez, che tra le altre cose ha diretto la serie di film si Spy Kids, codiretto con Frank Miller i film di Sin City e portato al cinema un altro bel fumetto come Alita.
L'altro fratello è invece interpretato da George Clooney e la cosa interessante è la suddivisione dei ruoli: Tarantino si prende il fratello pazzo e Clooney quello più posato, per quel che vuol dire "posato" per un criminale. Che poi, alla fine della fiera, è anche il personaggio che Clooney porta sugli schermi in molti dei suoi film.
Ad ogni buon conto Dal tramonto all'alba resta un film godibile e divertente, che mette insieme l'hard bolied con l'horror e, ovviamente per un film che coinvolge Tarantino, con tanto splatter.

martedì 14 dicembre 2021

Il cimitero degli animali

Pubblicato nel settembre del 1902, La zampa di scimmia è un racconto di genere zombie di William Wymark Jacobs. E' incentrato su un amuleto, la zampa di scimmia del titolo, in grado di esaudire tre desideri al suo possessore. L'amuleto finisce in mano ai coniugi White, che come primo esiderio chiedono 200 sterline. Il problema è che l'amuleto esaudisce il desiderio nel modo peggiore: il loro unico figlio muore in un incidente sul lavoro e i White vengono risarciti proprio con 200 sterline.
A quel punto, vinti dal dolore, esprimono un secondo desiderio: che il loro unico figlio torni in vita.
"C'ho pensato solo ora", disse istericamente. "Perché non c'ho pensato prima?" Perché non ci hai pensato prima?"
"Pensato a cosa?" chiese egli.
"Agli altri due desideri" replicò subito ella. "Ne abbiamo espresso solo uno."
"E non era abbastanza?" domandò ferocemente.
"No", gridò lei, trionfante; "ne useremo un'altro. Vai giù e fallo subito, desidera che il nostro ragazzo viva di nuovo."(1)
E ancora una volta il desiderio viene esaudito in un modo imprevedibile e non gradito: il ragazzo, infatti, torna come uno zombie. Così, in una scena finale dalla tensione crescente, il marito esprime freneticamente il terzo desiderio, che annulla il secondo e impedisce alla moglie di incontrare il mostro che sta bussando alla loro porta.
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La citazione poco sopra apre la terza parte di Per Sematary di Stephen King. Lo stesso scrittore ha confermato l'influenza del racconto e la sua intenzione di portare quella storia alle estreme conseguenze. Il romanzo di King, infatti, non solo è suddiviso in tre parti, ma sembra avere anche una struttura a tre desideri, per così dire, visto che Louis Creed prima resuscita il gatto della figlia, Ellie, quindi il figlio Gage e infine la moglie Rachel, il tutto trascinato in un delirio e una follia crescenti che portano all'ennesima potenza lo stesso delirio della signora White nel racconto di Jacobs.
In questo caso, a differenza del racconto, non c'è nulla che riesce a far ragionare il genitore folle, che anzi si autoconvince di aver ogni volta commesso un errore che con la successiva sepoltura non commetterà. Interessante, poi, come Jud Crandall, vicino dei Creed e colui che rivelerà il segreto del cimitero degli indiani Micmac, racconta a Louis una storia simile a quella dei coniugi White, finita altrettanto male, ma spintasi comunque un po' più in là che ne La zampa di scimmia.
Il punto centrale del romanzo, però, è l'esplorazione del rapporto degli esseri umani con la morte. King scava in questo tema sin dai primi capitoli, in particolare quando presenta ai Creed il cimitero degli animali, dove i bambini del circondario vanno a seppellire i loro animali morti. Questa visita genera una serie di domande "scomode" da parte di Ellie al padre, un medico, e porta i coniugi Creed al litigio a causa del passato di Rachel, che ha assistito, sentendosi colpevole, alla morte della giovane sorella Zelda.
King, quindi, propone al lettore dei personaggi in qualche modo predisposti alle malizie del terreno maledetto che si trova poco oltre il cimitero degli animali, e conduce il lettore attraverso la distruzione della mente forse più razionale tra quelle dei personaggi presenti nel romanzo. Louis, vero protagonista della storia, viene costruito e poi distrutto un pezzo alla volta fino alla folle scena finale, in cui tutto si conclude con una semplice parola, che però perde qualunque senso rassicurante che, in un contesto normale, si porterebbe dietro.
Il problema, però, è proprio quello che da questo punto in poi hanno costruito le due trasposizioni cinematografiche di Pet Sematary.

lunedì 1 novembre 2021

La propaganda

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Goebbles diceva nei suoi diari:le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare, la propaganda quindi dev’essere essenzialmente semplice, basata sulla tecnica della ripetizione, tenica peraltro modernissima, usata dalle grandi agenzie pubblicitarie americane. Unique selling proposition: unica proposta di vendita.
Giancarlo Bizanti, interpretato da Gian Maria Volonté in Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio (1972).
Sotto l'estratto:

martedì 21 settembre 2021

Un viaggio su Dune

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Avendo affrontato la recensione dei sei libri di Dune, non ha molto senso scendere nel dettaglio della trama del primo film di Denis Villeneuve, sceneggiato da Jon Spaihts, Eric Roth e dallo stesso Villeneuve.
La storia narra le vicende della famiglia Atreides, in particolare del giovane Paul e della madre Jessica, sulle sabbiose dune del pianeta Arrakis. In particolare il primo film di Villeneuve si ferma poco prima dell'unione ufficiale di Paul e Jessica con i fremen, l'orgoglioso popolo che abita su Dune, nome non ufficiale di Arrakis.
La storia dei tentativi precedenti di portare su schermo la saga che, a detta dello stesso George Lucas, ha ispirato Star Wars, sono iniziati nei primi anni settanta, quando Alejandro Jodorowsky provò a portare a termine un progetto lungo 14 ore! I tempi non erano ancora maturi né per serie televisive né per serie cinematografiche di ampio respiro, per cui non se ne fece nulla (per fortuna) e la palla passò a David Lynch. Il suo Dune, prodotto da Raffaella De Laurentiis, venne rilasciato nelle sale nel 1984 e sebbene non ottenne nell'immediato riscontri positivi, è diventato con il tempo un film culto, rivalutato nel corso degli anni (insieme con la stessa visionarietà di Lynch, mi viene da aggiungere).
Dopo il film del 1984 ci furono due serie televisive, una nel 2000, Dune, e l'altra nel 2003, I figli di Dune, e poi solo voci e tentativi da parte della Paramount. Alla fine, nel 2016, la casa di produzione (all'incirca) indipendente Legendary annunciò l'acquisizione dei diritti cinematografici della saga, ed è proprio quel progetto lì, portato sul grande schermo in co-produzione con la Warner Bros., ad aver esordito in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane: l'attesa è, dunque, finita!

martedì 14 settembre 2021

Malignant

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Tra la regia di Aquamen e del suo sequel, la cui uscita è prevista per il 2022, James Wan torna al genere che gli h dato fortuna, l'horror.
Ideatore della saga di Saw, di cui ha scritto e girato il primo film, Wan è sostanzialmente un autore di genere horror nonostante alcune capatine in altri mondi, come i supereroi o il mondo di Fast&Furious. Per Malignant, invece, Wan realizza un horror alla Dario Argento. La storia inizia nel 1993, in un manicomio con la dottoressa Florence Weaver e i suoi colleghi che affrontano un paziente particolarmente pericoloso che sembra mostrare poteri paranormali, oltre a un rispetto per la vita prossimo a zero.
Dopo il prologo e la sigla, che a rivederla fornisce alcuni indizi preziosi (anche se pure senza la sigla la situazione è intuibile abbastanza velocemente, soprattutto agli amanti del genere), l'azione passa ai giorni nostri. Siamo a Seattle, in casa di Madison Lake (Annabelle Wallis), incinta. La donna torna a casa dal lavoro e inizia a parlare con il marito, Derek Mitchell. L'uomo si mostra particolarmente umorale, passando dalla premura alla violenza: a un certo Derek sbatte la testa della moglie contro il muro e poi, pentito, va alla ricerca di qualcosa per medicare la donna, che nel frattempo si chiude nella camera da letto. Quella notte Derek viene orrendamente ucciso da un intruso.

martedì 24 agosto 2021

Il diavolo nell'ascensore

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A raccontare la storia è Ramirez, un addetto alla sicurezza del grattacielo all'interno del quale si svolge tutta l'azione. In realtà all'inizio non sappiamo chi sia, ma sappiamo di cosa ci sta parlando: del male e del diavolo. Per sottolineare le sue parole usa citazioni bibliche. Ad ogni buon conto tutto inizia con un uomo che si butta da una finestra. Il suo corpo, però, viene ritrovato in un altro posto e del caso si occupa il detective della polizia Bowden, che esaminando la scena riesce abbastanza velocemente a scoprire il palazzo da cui l'uomo è caduto (l'idea del suicidio si farà largo con il prosieguo delle deduzioni).
Nel frattempo cinque persone entrano nell'ascensore di quel palazzo e l'ascensore, nel percorso di salita, si blocca. Mentre l'addetto alle riparazioni cerca, inutilmente, di trovare il guasto, all'interno dell'ascensore la tensione tra gli imprigionati inizia a salire ed è più o meno a questo punto, quando cioé vediamo gli addetti alla sicurezza che, nella stanza delle telecamere, cercano di mantenere tranquille le persone intrappolate, scopriamo che la voce narrante è proprio Ramirez.
I cinque individui inizieranno a morire uno alla volta, mentre il palazzo sembra voler fare di tutto per impedire che vengano salvati. La situazione viene resa ancora più inquietante dai riferimenti biblici lasciati dal suicida e dai continui riferimenti di Ramirez al diavolo, convinto che una delle persone intrappolate è il diavolo. E sì, se avrete modo di vedere il film (al momento disponibile su Netflix), probabilmente capirete subito chi dei cinque è il diavolo. D'altra parte il punto centrale del film, quello che ci consegna la morale di tutta la vicenda, lo scopriremo solo nel finale. E sarà, effettivamente, una interessante rivelazione che alla fin fine varrà la visione del film, ancora più della scoperta dell'identità del diavolo.
Il film, di John Erick Dowdle con la sceneggiatura di Brian Nelson su soggetto di M. Night Shyamalan, è un concentrato di tensione sempre crescente, un gioco noir che smonta i personaggi e i loro aspetti più nascosti, un po' come i primi due film della serie The Cube con alcuni momenti puramente splatter, il tutto all'interno di un ambiente altamente claustrofobico.

martedì 17 agosto 2021

Spawn, il primo film

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Per anni Spawn è stato uno dei miei personaggi preferiti. L'idea dietro il personaggio era semplice ma potente: un ex-colonnello dell'esercito statunitense morto in azione (compiva missioni di spionaggio, in effetti) ritorna sulla Terra dopo cinque anni con indosso un costume senziente (un simbionte infernale, come si scoprirà poi in una storia scritta da Alan Moore) e un corpo necroplasmico strapieno di magia infernale, che però diminuisce man mano che viene utilizzata. Quando il contatore della magia giungerà a zero, Al Simmons ritornerà all'inferno con il compito di guidare l'esercito infernale di Malebolgia, il demone con cui ha stretto il patto. I termini dell'accordo sono semplici: Al Simmons viene rimandato sulla Terra per rivedere la moglie.
Il primo ciclo di storie, in cui Todd McFarlane costruisce la mitologia del personaggio, supportato da altri autori (oltre al già citato Moore, anche Frank Miller, Neil Gaiman, Grant Morrison) risulta fresco e potente. McFarlane, dopo anni di collaborazioni per la Marvel, e con alcune storie anche da autore completo, in particolare per Spider-Man, mette a frutto l'esperienza e si lancia in un progetto decisamente più complesso, ma su cui può avere un controllo molto maggiore, essendo il personaggio di sua creazione.
Non scendo oltre nei dettagli della nascita dell'Image Comics, ma la conseguenza dell'essere autore del proprio personaggio, permette a McFarlane di gestire anche i prodotti collaterali che iniziarono ad aggiungersi man mano che Spawn iniziava ad avere sempre maggior successo. Non solo serie di appoggio che espandevano l'universo spawniano, ma anche statuette, merchandising vario e soprattutto serie animate e un film per il cinema in live action.