Stomachion

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lunedì 18 marzo 2024

L'uomo in fuga

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Alcuni (molti, in effetti...) anni fa avevo visto un film, di cui non ricordo il titolo ma che mi sembrava fosse francese, in cui un tizio accettava di diventare una specie di preda di una caccia all'uomo per le strade parigine trasmessa in televisione. Ovviamente se fosse riuscito a sopravvivere, avrebbe ottenuto una bella cifra di soldi.
La trama di questo ignoto film, che non mi sembra comparire nella corrispondente lista sulla Wiki, è in qualche modo una variazione sulla trama de La partita più pericolosa, racconto del 1924 di Richard Connell. Il protagonista, infatti, diventa suo malgrado la preda in una caccia all'uomo guidata da un folle ex generale russo.
Tra i molti adattamenti del racconto ci sono anche alcuni film di genere fantascientifico, stesso genere di un romanzo di Stephen King scritto sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. Mi riferisco a L'uomo in fuga, pubblicato nel 1982, che mette insieme la trama del film da cui sono partito con una ambientazione distopica in cui la maggior parte della popolazione degli Stati Uniti è o sfruttata e sottopagata o completamente indottrinata dai programmi televisivi, come il reality show che da il titolo al romanzo. King, tramite la fuga di Bachman, strutturata come un unico conto alla rovescia iniziato da -100, in pratica descrive con incredibile lucidità uno sviluppo della società occidentale che nel complesso non sembra molto diversa da quella in cui ci troviamo oggi, immersa nei reality, e con un qual certo razzismo strisciante, non solo tra persone di colore diverso, ma anche di ceti sociali differenti, che mantiene le persone all'interno di compartimenti stagni che non si riesce ad attraversare.
E poi ci sono anche alcuni riferimenti a icone pop che King non poteva sapere che sarebbero durati ancora a lungo, come per esempio i Rolling Stones, ancora presenti in quel futuro per King piuttosto lontano, ma che alla fine è diventato il nostro presente. Inclusi i problemi di inquinamento dell'aria o la "difficoltà" delle aziende di farsi carico delle proprie responsabilità relativamente alla salute dei propri operai.

martedì 14 dicembre 2021

Il cimitero degli animali

Pubblicato nel settembre del 1902, La zampa di scimmia è un racconto di genere zombie di William Wymark Jacobs. E' incentrato su un amuleto, la zampa di scimmia del titolo, in grado di esaudire tre desideri al suo possessore. L'amuleto finisce in mano ai coniugi White, che come primo esiderio chiedono 200 sterline. Il problema è che l'amuleto esaudisce il desiderio nel modo peggiore: il loro unico figlio muore in un incidente sul lavoro e i White vengono risarciti proprio con 200 sterline.
A quel punto, vinti dal dolore, esprimono un secondo desiderio: che il loro unico figlio torni in vita.
"C'ho pensato solo ora", disse istericamente. "Perché non c'ho pensato prima?" Perché non ci hai pensato prima?"
"Pensato a cosa?" chiese egli.
"Agli altri due desideri" replicò subito ella. "Ne abbiamo espresso solo uno."
"E non era abbastanza?" domandò ferocemente.
"No", gridò lei, trionfante; "ne useremo un'altro. Vai giù e fallo subito, desidera che il nostro ragazzo viva di nuovo."(1)
E ancora una volta il desiderio viene esaudito in un modo imprevedibile e non gradito: il ragazzo, infatti, torna come uno zombie. Così, in una scena finale dalla tensione crescente, il marito esprime freneticamente il terzo desiderio, che annulla il secondo e impedisce alla moglie di incontrare il mostro che sta bussando alla loro porta.
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La citazione poco sopra apre la terza parte di Per Sematary di Stephen King. Lo stesso scrittore ha confermato l'influenza del racconto e la sua intenzione di portare quella storia alle estreme conseguenze. Il romanzo di King, infatti, non solo è suddiviso in tre parti, ma sembra avere anche una struttura a tre desideri, per così dire, visto che Louis Creed prima resuscita il gatto della figlia, Ellie, quindi il figlio Gage e infine la moglie Rachel, il tutto trascinato in un delirio e una follia crescenti che portano all'ennesima potenza lo stesso delirio della signora White nel racconto di Jacobs.
In questo caso, a differenza del racconto, non c'è nulla che riesce a far ragionare il genitore folle, che anzi si autoconvince di aver ogni volta commesso un errore che con la successiva sepoltura non commetterà. Interessante, poi, come Jud Crandall, vicino dei Creed e colui che rivelerà il segreto del cimitero degli indiani Micmac, racconta a Louis una storia simile a quella dei coniugi White, finita altrettanto male, ma spintasi comunque un po' più in là che ne La zampa di scimmia.
Il punto centrale del romanzo, però, è l'esplorazione del rapporto degli esseri umani con la morte. King scava in questo tema sin dai primi capitoli, in particolare quando presenta ai Creed il cimitero degli animali, dove i bambini del circondario vanno a seppellire i loro animali morti. Questa visita genera una serie di domande "scomode" da parte di Ellie al padre, un medico, e porta i coniugi Creed al litigio a causa del passato di Rachel, che ha assistito, sentendosi colpevole, alla morte della giovane sorella Zelda.
King, quindi, propone al lettore dei personaggi in qualche modo predisposti alle malizie del terreno maledetto che si trova poco oltre il cimitero degli animali, e conduce il lettore attraverso la distruzione della mente forse più razionale tra quelle dei personaggi presenti nel romanzo. Louis, vero protagonista della storia, viene costruito e poi distrutto un pezzo alla volta fino alla folle scena finale, in cui tutto si conclude con una semplice parola, che però perde qualunque senso rassicurante che, in un contesto normale, si porterebbe dietro.
Il problema, però, è proprio quello che da questo punto in poi hanno costruito le due trasposizioni cinematografiche di Pet Sematary.

mercoledì 14 agosto 2019

Il ritorno del pianeta delle Dune

Come scritto nella recensione de Gli eretici di Dune, il penultimo romanzo è il migliore di tutta la serie per complessità di intreccio, forza dei personaggi e vividezza delle immagini. La rifondazione di Dune ne è, però, il seguito più diretto e ne eredita in parte i pregi, nonostante la perdita di un personaggio forte come Miles Teg, che in questa occasione viene sostituito da un suo ghola, attivato però quando ancora è troppo giovane per essere completamente autonomo e altrettanto forte della versione vista nel romanzo precedente.
Ad ogni modo, dopo aver posto le basi per il ritorno del pianeta Dune, trasformando in un pianeta di sabbia solcato dai vermi il pianeta della Casa Capitolare delle Bene Gesserit, Frank Herbert mette in campo il romanzo più esplicitamente anti-burocratico di tutta la serie. La posizione è quasi anarchica, si potrebbe dire: le osservazioni contro la casta burocratica, che limita la creatività e lo sviluppo non solo dell'individuo, ma persino della società nel suo complesso sono esplicite e molto argute. D'altra parte la necessità delle Bene Gesserit di unirsi in qualche modo con le Matres Onorate sembra un modo che lo scrittore ha di suggerire la necessità di creare una sintesi nella società.

martedì 13 agosto 2019

La distruzione delle Dune

L'imperatore-dio di Dune si concludeva con l'ultimo sacrificio di Leto II, il Tiranno: morire per mano di Duncan Idaho, liberando così le trote delle sabbie che costituivano il suo corpo e permettendo così ai vermi di tornare a solcare la superficie di Dune. Secoli dopo il pianeta ha cambiato nome, diventando Rakis, e i suoi abitanti vivono in una situazione intermedia tra i Fremen e il popolo molle dell'ultimo periodo di Leto II. Da un lato le città riescono a sopravvivere al ritorno dei vermi, dall'altro sono presenti degli echi nei costumi che richiamano alle tradizioni dei Fremen.
Non è con questo romanzo che Frank Herbert ricostruisce lo spirito del popolo che ha ideato in Dune, ma indubbiamente inizia a porre gli elementi di questa ricostruzione. Non sono però questi gli elementi che rendono Gli eretici di Dune il migliore, fino a qui, della serie. Da un lato ci sono i molti interessanti elementi della trama che Herbert congegna: il ritorno della Dispersione, ovvero il movimento di esseri umani che sono andati a esplorare l'universo e che ora stanno tornando nel nucleo originario dell'Impero, guidati dalle Matres Onorate; queste ultime mostrano poteri non molto differenti da quelli delle Bene Gesserit, ma risultano più inquietanti e pericolose, preda di un delirio di onnipotenza che ha il gusto dell'autodistruzione; viene approfondito il ruolo dei Bene Tleilaxu, che hanno in questo caso un peso narrativo non indifferente e non come semplici produttori di ghola o come elementi attivi delle cospirazioni attraverso i Volti Danzanti.

lunedì 12 agosto 2019

L'aurea via delle Dune

Alla fine de I figli di Dune, Leto II, figlio di Paul Atreides, sacrifica se stesso per il bene della Via Aurea, chiudendo il suo corpo all'interno di una particolare tuta distillante, costituita da tutte le trote della sabbia del pianeta Dune. Sono infatti le trote della sabbia a permettere ai vermi di proliferare sul pianeta e dare a Dune il suo monopolio sulla spezia.
Il sacrificio di Leto porta ad alcuni risultati interessanti: da un lato Dune diventa un pianeta vivibile, dove il verde e l'acqua hanno guadagnato ampi spazi sul pianeta, mentre i vermi sono praticamente scomparsi dalla sua superficie; dall'altro i Fremen sono praticamente scomparsi. Lo spirito della popolazione originaria del pianeta è scomparso, diluito dalle migliori condizioni di vita giunte sul pianeta. Nel frattempo, per mantenere vivo un esercito formidabile come i vecchi Fremen o come i Sardaukar, Leto II mette in piedi un gruppo di donne soldato guidate e addestrate dai ghola di Duncan Idaho, in qualche modo protagonista indiscusso del romanzo. Il suo carattere, la sua intelligenza grazie ai poteri mentat che Leto II chiede ai Bene Tleilax di mantenere, le sue abilità di combattente, la sua inevitabile ribellione diventano centrali nel piano del figlio di Paul, il cui corpo è diventato grande come quello di un verme dei vecchi tempi.

mercoledì 7 agosto 2019

Il sacrificio delle Dune

Sono passati una decina di anni dalla conclusione di Messia di Dune. Paul Atreides si è diretto nel deserto, cieco e senza più alcuna visione: tutti lo credono morto. I figli di Paul e Chani, Leto e Ghanima, sono cresciuti, ma pur essendo bambini, hanno poteri che vanno al di là della comprensione di quasi chiunque, compresa Lady Jessica, madre di Paul. Alia, figlia di Jessica, a causa della prova che quest'ultima ha subito con la spezia nel corso di Dune, si ritrova sola a dover affrontare i poteri delle Bene Gesserit, senza alcun vero addestramento, abbandonata persino dalla madre che sembra riporre ben poca fiducia nella figlia. In qualche modo è questo l'errore più grave di Lady Jessica, che lascia Alia preda degli impulsi omicidi di Vladimir Harkonnen.
Attraverso Alia, ma in parte anche usando Leto, Frank Herbert approfondisce i poteri segreti delle Bene Gesserit e delle Reverende Madri: queste diventano tali quando riescono a diventare consapevoli delle vite di coloro che le hanno precedute, entrando in contatto con le loro "anime". Questo genere di poteri permette anche di recuperare Vladimir Harkonnen, morto nel primo romanzo del ciclo, e introdurre nel romanzo un elemento di male puro che va a complicare la vicenda ricca di intrighi che lo scrittore sviluppa nel corso di questo terzo romanzo, I figli di Dune.

martedì 6 agosto 2019

L'inevitabile destino delle Dune

L'intera vita di Paul Atreides, il Muad'dib dei Fremen e il Kwisatz Haderach delle Bene Gesserit, come Imperatore galattico è stata votata prima a evitare l'avvento della Jihad e poi a controllarla, per renderla meno devastante rispetto a quanto narrato dalle sue visioni. Il suo obiettivo è stato sempre quello di trovare una scappatoia a un destino che diventava inevitabile col passare dei giorni. L'accettazione di parte di questo percorso, però, ha reso Paul come Imperatore come uno dei più odiati dell'universo.
Messia di Dune, seguito di Dune di Frank Herbert uscito nel 1969, 4 anni dopo il primo, ruota intorno a Paul e al suo gravoso destino, l'unico che avrebbe avuto una qualche probabilità di impedire lo scatenarsi nell'universo di una inarrestabile forza distruttrice.
Spogliato di molte delle intricate costruzioni religiose e filosofiche del primo romanzo, Messia di Dune risulta più scorrevole e veloce, non solo per il ridotto numero di pagine, e in un certo senso è strutturato come una partita a scacchi tra l'Imperatore e i suoi nemici, che ordiscono una complicata trappola per fermarlo. In questo è interessante osservare come, alla fine, si scopre che anche all'interno dei congiuranti c'era un piano nascosto per preservare la vita dell'Imperatore e ottenere da lui una contropartita.
Herbert, inoltre, conclude con questo romanzo il suo lavoro con Paul Atreides, arrivato a un livello di poteri mentali apparentemente inarrivabile per chiunque tra le Bene Gesserit, e inizia quello sulla sorella Alia Atreides, mentre introduce i figli di Paul, i gemelli Ghanima e Leto. Inoltre affianca alle Bene Gesserit il suo equivalente maschile, i Bene Tleilax, che si distinguono dalle prime non per l'obiettivo (il miglioramento del genere umano), ma per i modi: l'utilizzo dell'ingegneria genetica. Non a caso il ritorno di Duncan Idaho, maestro d'armi di Paul morto nel primo volume, viene realizzato proprio con tecniche genetiche molto avanzate.
Nella creazione dei Bene Tleilax come controparte maschile delle Bene Gesserit ha, evidentemente, pesato in Herbert il fatto che i mentat, per quanto paragonabili con le Bene Gesserit, non potevano essere considerati dei veri antagonisti di questo gruppo di monache spaziali.

lunedì 5 agosto 2019

Tra le Dune di notte

Avevo già letto il romanzo Dune alcuni anni fa, ma poi non ho dato seguito alla lettura degli altri sei della serie. Dopo anni ho deciso di riprendere la saga, rileggendo il primo romanzo. Inizia qui la serie di articoli dedicati a una delle saghe di fantascienza più belle di tutti i tempi.
Sul finire degli anni Novanta del XX secolo venne trasmesso, su una delle reti Mediaset, il film del 1984 Dune di David Lynch. Terzo lungometraggio del mitico regista statunitense famoso soprattutto per Twin Peaks, si trovò alla fine in mano con quello che la critica, in particolare anglofona, definì come un pessimo film. Tra le poche voci contrarie, quella di Harlan Ellison, che ritenne tra i motivi di tale fallimento una cattiva promozione del film presso i critici stessi. C'è da dire, però, che molte delle critiche rivolte alla pellicola puntavano sulla complessità della storia, probabilmente dovuta ai tagli subiti prima di venire distribuita. Prendo come possibile motivazione per il fatto che, invece, il Dune di Lynch mi piacque il fatto che la versione andata in onda all'epoca in televisione era stata rimontata con alcune delle scene tagliate, rendendo la storia più facilmente comprensibile.
Nel complesso, però, trovai il film ben fatto per la forza dei personaggi, gli aspetti filosofici e religiosi e la forza visiva della pellicola, già molto lynchiana nonostante fosse il terzo lavoro importante del regista. La visione del film, però, mi spinse a cercare il romanzo di Frank Herbert da cui il film era tratto. Per un caso fortunato Sperling&Kupfer a partire dalla metà del 1999 iniziò la pubblicazione di tutta la serie originale di 6 romanzi scritta da Herbert e ambientata su Arrakis. Di tutta la serie, lessi immediatamente solo il primo romanzo, lasciando però in sospeso la lettura degli altri cinque. Ho ripreso in mano Dune, rileggendolo (uno dei pochissimi casi), con l'idea di leggere tutta la serie di seguito, giusto con poche pause tra i 6.

lunedì 21 maggio 2018

Sotto la cupola

Finché ci sarà la Cupola, credo che legale sarà tutto quello che decideremo noi che debba esserlo.
È in questa frase del capo della polizia di Chester Mills, Peter Randolph, il senso di The dome di Stephen King. Al di là di qualunque considerazione sugli elementi fantascientifici, mistici, orrorifici o di qualunque altro genere presenti nel romanzo, il nodo centrale che King sviluppa con una prosa dettagliata, ma sempre ironica, è quello delle libertà individuali e di come qualunque stato di crisi costituisca un'ottima scusa per limitarle o sospenderle. Indipendentemente da una reale necessità.
In questo senso il personaggio che spicca su tutti è indubbiamente Jim Rennie, secondo consigliere di Chester Mills, ma vera mente dietro le decisioni del municipio. Rennie è un trafficone che giustifica le proprie azioni un po' con il bene comune, un po' con il diritto divino, ma che nei fatti portano a un maggiore controllo da parte sua sulla popolazione e una serie di cospicui introiti nelle sue tasche, molti di questi di provenienza illegale o quasi. L’arrivo della cupola non fa altro che enfatizzare il suo controllo su Chester Mills, aumentandone la brama di potere e la follia latente. Follia che, invece, è particolarmente manifesta nel figlio di Rennie e che creerà non poche situazioni inquietanti nel corso della narrazione.
Nel complesso è un romanzo corale, di lettura veloce e dinamica nonostante l'ampia foliazione, dove King pone al lettore una serie di interrogativi, di chiara matrice libertaria, sul potere politico e religioso. Viene anche citato Brian Vaughan, che successivamente avrebbe lavorato alla serie televisiva tratta dal romanzo. Serie che risulta, sotto certi aspetti, edulcorata, soprattutto nei personaggi “negativi” rispetto al romanzo, ovviamente per tenere conto dei gusti del pubblico e di una serialità che nel romanzo è evidentemente assente.
Traduzione Tullio Dobner