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lunedì 13 luglio 2026

Dai vetri di spin a... Cluade

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Giorgio Parisi - via commons
E' notizia recente che Giorgio Parisi ha concluso una dimostrazione matematica utilizzando Claude, uno dei sistemi di intelligenza artificiale più diffusi e utilizzati al mondo. E detta così sembra che possa bastare, ma se leggete regolarmente questo blog, sapete già che la storia che vi apprestate a leggere è un po' più complessa di così. Per esempio l'articolo in cui si racconta di questa dimostrazione, a suo modo epocale, è scritto a quattro mani con Francesco Zamponi, che, come vedremo a breve, fa parte di questa storia già da diversi anni.
I vetri di spin
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Confronto tra un vetro di spin (sopra)
e un ferromagnete (sotto)
Con il termine vetro di spin si intende un reticolo di spin caratterizzato da uno stato magnetico casuale. Negli usuali solidi ferromagnetici, gli spin degli atomi si allineano tutti nella stessa direzione. In un vetro di spin il suo stato magnetico risulta disordinato: gli spin dei singoli atomi sono allineati in maniera casuale, senza uno schema regolare, e anche gli accoppiamenti risultano casuali.
Il termine vetro nel nome di questo particolare sistema fisico deriva dall'analogia tra il suo disordine magnetico e il disordine posizionale dei vetri usuali, come per esempio quelli delle finestre. Per cui un vetro di spiu rispetto ai ferromagneti è analogo al vetro di una finestra rispetto a un normale cristallo.
Non si deve pensare che questo sia un semplice costrutto teorico, ma esistono dei materiali reali che si comportano proprio come dei vetri di spin, per cui vale decisamente la pena studiare questi sistemi. I modelli matematici che studiano questi sistemi ricadono nel campo della fisica (meccanica) statistica.
Il modello di Sherrington–Kirkpatrick
Uno dei modelli principali per descrivere i vetri di spin è il modello di Sherrington–Kirkpatrick, introdotto nel 1975 dal fisico teorico David Sherrington e dal ricercatore nel campo della computer science Scott Kirkpatrick. In pratica è un modello di Ising (cosa che renderà chiare alcune applicazioni particolari), come evidente dalla sua hamiltoniana: \[H = -\frac{1}{\sqrt{N}} \sum_{i < j} J_{ij} S_i S_j\] dove \(S_i\) sono gli spin, \(J_{ij}\) l'interazione magnetica tra spin vicini.
La soluzione all'equilibrio venne trovata nel 1979 proprio da Giorgio Parisi(1) utilizzando il metodo delle repliche.
La tecnica delle repliche
La tecnica delle repliche permette di calcolare l'enbergia libera di un sistema disordinato introducendo \(n\) copie identiche, le cosiddette repliche, del sistema e poi andando al limite per \(n\) che tende a 0. In questo caso la transizione di fase presenta non un unico parametro d'ordine, ma un'intera matrice, \(q_{\alpha \beta}\), detta matrice di sovrapposizione. Tale matrice misura la somiglianza tra configurazioni di repliche differenti.
Supponendo che tutte le repliche siano equivalenti, la matrice presenta in ogni "casella" lo stesso valore tranne che lungo la diagonale: tale ipotesi, però, non è valida a basse temperature per i vetri di spin, visto che in queste condizioni si avrebbe un'entropia negativa.
Le repliche vengono quindi suddivise in gruppi di dimensioni differenti. All'interno di ciascun gruppo la sovrapposizione è maggiore rispetto a quella globale, mentre le repliche prese da gruppi differenti hanno una sovrapposizione minore.
Nel modello SK, un numero finito di suddivisioni non è sufficiente. Ed è qui che entra in gioco il meccanismo della rottura completa della simmetria di replica (full replica-symmetry-breaking - RSB-completo). Il processo di suddivisione viene ripetuto un numero infinito di volte. In questo modo la matrice di sovrapposizione risulta continua e andando al limite di \(n \to 0\), ovvero portando a zero le repliche, il parametro d'ordine non è più una matriche, ma una funzione continua(2): \[q(x), \quad x \in [0, 1]\] dove \(x\) può essere interpretato come la distanza tra le repliche.
La transizione di inceppamento
Un ulteriore passo in avanti venne svolto sempre da Parisi, questa volta insieme con il già citato Zamponi, e con Patrick Charbonneau, Jorge Kurchan e Pierfrancesco Urbani(3). Nell'articolo il gruppo di fisici teorici dimostrò matematicamente l'analogia tra i vetri di spin e gli spin classici, dimostrando che le repliche non sono solo una caratteristica dei sistemi magnetici astratti, ma una proprietà universale degli stati fisici amorfi e affollati.
Uno dei risultati più importanti dopo questo raggiunto dall'articolo, però, è la risoluzione della cosiddetta transizione di inceppamento (jamming transition), ovvero il punto in cui in impacchettamento disordinato di sfere rigide diventa rigido.
Applicando l'RSB-completo, gli autori hanno derivato tre esponenti critici \(a\), \(b\), \(c\), esatti che caratterizzano tali transizioni. Questi esponenti soddisfano due relazioni di scala, una, \(b = (1+c)/2\), dimostrata analiticamente, l'altra, \(a+b=1\), solo numericamente. Ed è proprio alla dimostrazione analitica di questa relazione che è dedicato l'articolo di Parisi e Zamponi(4) da cui siamo partiti.
Il contributo di Claude
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Fumetto generato con Gemini
Uno dei due aspetti epocali di questo articolo, però, non è tanto la dimostrazione in se, che rende inattaccabile quanto fatto da Parisi dal 1979 a oggi nel campo dei vetri di spin, ma proprio l'uso di Claude per giungere alla dimostrazione analitica. Non dimentichiamo, infatti, che Claude non è nato esplicitamente per realizzare dimostrazioni matematiche (esistono sistemi di I.A. dedicati, in giro), ma Parisi e Zamponi, non senza una qual certa fatica, sono riusciti a ottenere un risultato che, comunque, avrebbe impiegato loro ancora diversi anni di calcoli.
Prima, però, di affrontare la dimostrazione analitica, i due teorici hanno fatto riprodurre a Cluade la dimostrazione numerica, un passaggio fondamentale per permettergli di capire la fisica del sistema.
Non scendo in utleriori dettagli, ma la dimostrazione di Claude si sviluppa attraverso quattro passi analitici successivi. Per guidare Claude in questo percorso Parisi e Zamponi, utilizzando i modelli Sonnet 4.6 e Opus 4.7, hanno interrogato l'I.A. usando 40 prompt, controllato attentamente i primi passaggi della dimostrazione, segnalato le incongruenze matematiche, che Claude ha corretto immediatamente, e infine ripulito l'output grezzo prodotto da Claude.
Il secondo aspetto epocale è che possiamo considerare la dimostrazione di Claude come essa stessa un successo dei modelli di vetri di spin, questo perché hanno trovato diverse applicazioni proprio nel campo dell'intelligenza artificiale, come giusto che sia essendo il modello SK un modello di Ising.
(1) Parisi, Giorgio. Infinite number of order parameters for spin-glasses. Physical Review Letters 43.23 (1979): 1754.
(2) Parisi, Giorgio. The order parameter for spin glasses: a function on the interval 0-1. Journal of Physics A: Mathematical and General 13.3 (1980): 1101-1112.
(3) Charbonneau, Patrick, et al. Exact theory of dense amorphous hard spheres in high dimension. III. The full replica symmetry breaking solution. Journal of Statistical Mechanics: Theory and Experiment 2014.10 (2014): P10009. (arXiv)
(4) Parisi, Giorgio, and Francesco Zamponi. A proof of an identity for the critical exponents of jamming. Journal of Statistical Mechanics: Theory and Experiment 2026.7 (2026): 073301. (arXiv)

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