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martedì 6 agosto 2019

L'inevitabile destino delle Dune

L'intera vita di Paul Atreides, il Muad'dib dei Fremen e il Kwisatz Haderach delle Bene Gesserit, come Imperatore galattico è stata votata prima a evitare l'avvento della Jihad e poi a controllarla, per renderla meno devastante rispetto a quanto narrato dalle sue visioni. Il suo obiettivo è stato sempre quello di trovare una scappatoia a un destino che diventava inevitabile col passare dei giorni. L'accettazione di parte di questo percorso, però, ha reso Paul come Imperatore come uno dei più odiati dell'universo.
Messia di Dune, seguito di Dune di Frank Herbert uscito nel 1969, 4 anni dopo il primo, ruota intorno a Paul e al suo gravoso destino, l'unico che avrebbe avuto una qualche probabilità di impedire lo scatenarsi nell'universo di una inarrestabile forza distruttrice.
Spogliato di molte delle intricate costruzioni religiose e filosofiche del primo romanzo, Messia di Dune risulta più scorrevole e veloce, non solo per il ridotto numero di pagine, e in un certo senso è strutturato come una partita a scacchi tra l'Imperatore e i suoi nemici, che ordiscono una complicata trappola per fermarlo. In questo è interessante osservare come, alla fine, si scopre che anche all'interno dei congiuranti c'era un piano nascosto per preservare la vita dell'Imperatore e ottenere da lui una contropartita.
Herbert, inoltre, conclude con questo romanzo il suo lavoro con Paul Atreides, arrivato a un livello di poteri mentali apparentemente inarrivabile per chiunque tra le Bene Gesserit, e inizia quello sulla sorella Alia Atreides, mentre introduce i figli di Paul, i gemelli Ghanima e Leto. Inoltre affianca alle Bene Gesserit il suo equivalente maschile, i Bene Tleilax, che si distinguono dalle prime non per l'obiettivo (il miglioramento del genere umano), ma per i modi: l'utilizzo dell'ingegneria genetica. Non a caso il ritorno di Duncan Idaho, maestro d'armi di Paul morto nel primo volume, viene realizzato proprio con tecniche genetiche molto avanzate.
Nella creazione dei Bene Tleilax come controparte maschile delle Bene Gesserit ha, evidentemente, pesato in Herbert il fatto che i mentat, per quanto paragonabili con le Bene Gesserit, non potevano essere considerati dei veri antagonisti di questo gruppo di monache spaziali.
I mentat sono dei veri e propri computer umani, diventati necessari dopo la jihad butleriana che ha reso illegale qualunque tipo di tecnologia di calcolo. Dunque, per capacità mentali, i mentat erano effettivamente le controparti maschili delle Bene Gesserit (d'altra parte Paul Atreides, che doveva essere l'unione tra gli aspetti fimminili e maschili, era anche un mentat). Evidentemente ciò non soddisfaceva completamente Herbert, che così ideò i Bene Tleilax, caratterizzandoli in maniera forte grazie alla manipolazione genetica per mezzo dell'ingegneria. In questo modo i Bene Tleilax erano in grado di migliorare l'essere umano grazie a particolari occhi elettronici, o realizzando i Volti Danzanti, dei mutaforma, o resuscitando corpi morti come i ghola. In quest'ultimo caso spero non sfugga la similitudine linguistica con i ghoul o ghul, figura mistica di origine preislamica che ha una doppia interpretazione: quella più antica, a metà strada tra un genio (jinn) e un demone (anche se il ghul è soprattutto di sesso femminile), quella moderna di abitatrice dei cimiteri. Il ghola di Herbert è, però, una sintesi di questi due distinti aspetti del ghoul: Duncan Idaho, infatti, alla fine non si rivela solo come la carne resuscitata di un combattente della casa degli Atreides, ma anche chiave di volta importante per il compimento del destino che tutti sembrano inconsapevolmente vivere, Paul a parte.
La trappola del destino è, in questo senso, ben rappresentata da Herbert nella prozione del romanzo che Paul passa senza vista: facendosi guidare dalla sua visione, il Kwisatz Haderach riesce a muoversi e a interagire con l'ambiente e le persone che lo circondano come se ci vedesse perfettamente. C'è solo una piccola variazione nel destino che Paul sta seguendo: la nascita di Leto. Nella sua visione, infatti, sarebbe dovuta nascere solo Ghanima, ma l'imprevista presenza di Leto spinge a un certo punto Paul a pensare:
Questo è un altro universo.
La speranza che, nonostante l'inevitabilità, qualcosa possa essere cambiato in meglio anima il lettore nelle fasi finali del romanzo, nonostante la cappa oscura che ha attraversato tutto il libro continui ad aleggiare fino alla fine. I poteri mostrati da Leto in questo stesso finale, però, sono anche il miglior prologo per il seguito della serie, che vedrà protagonisti Alia e i gemelli.

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