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venerdì 9 agosto 2019

Navigatori dello spazio profondo

Cercando su Spotify mi sono imbattuto in due album ispirati da Dune di Frank Herbert, entrambi strumentali (o quasi) e di musica elettronica. Il primo è esplicitamente dedicato al pianeta Dune: Arrakis (questo il nome di Dune) dell'artista multimediale canadese Timotheos è più monocorde e rilassante. Il secondo, Navigators di Turbo Knight, pseudonimo dell'artista e dj finlandese Antti Huurinainen, è musicalmente più vario, per quanto esplicitamente ispirato alla musica elettronica degli anni Ottanta, e dedicato ai navigatori della Gilda, la grande associazione di commercianti che controlla i traffici di merci e persone all'interno dell'Impero nell'universo di Dune.
Una mappa dell'universo
I navigatori della Gilda hanno una serie di capacità sovrumane, una delle quali è quella di riuscire a determinare quale sia la strada ottimale per raggiungere due punti distinti dell'universo. Per ottenere questo risultato, i navigatori fanno uso della spezia, nome comune con il quale è più noto il melange, una particolare sostanza che viene estratta dalle miniere di Arrakis/Dune e utilizzata come droga praticamente su tutti i pianeti dell'Impero. Il melange, oltre a risvegliare e amplificare i poteri psichici di chi la assume, permette di prolungare la vita, colora di azzurro acceso gli occhi ed è la base fondamentale per molti dei riti presenti nel romanzo, da quelli delle Bene Gesserit a quelli dei Fremen.
In particolare i navigatori della Gilda riescono a vedere i percorsi nello spaziotempo grazie a un liquido saturo di spezia nel quale sono immersi. Nell'ottica della scienza attuale, questi percorsi accendono la fantasia, visto che, stando alle simulazioni, anche nel nostro universo sembra ci siano dei veri e propri percorsi tra le galassie, costituiti da filamenti di materia oscura:

E' fuori di dubbio che, nonostante la prima proposta (più o meno in questi termini) della materia oscura risale al 1933 con l'astronomo svizzero Fritz Zwicky (il primo romanzo è del 1965), Herbert non ha pensato a questa all'epoca proposta teorica quando pensava alle scorciatoie spaziotemporali. L'uso della materia oscura per i viaggi interstellari non sarebbe, però, così incredibile.
Uno dei problemi principali del viaggio interstellare è il carburante. Questo possiamo o portarcelo dietro o raccoglierlo strada facendo.
Nel caso di carburante da trasportare, possiamo prendere in considerazione un carburante di tipo chimico (come ad esempio la benzina delle automobili), ma ne servirebbero enormi quantità; un motore nucleare, che avrebbe il vantaggio di durare a lungo, ma qui ci sarebbero una serie di problemi tecnici non ancora risolti (sto pensando, nel caso specifico, a un motore a fusione, che non avrebbe il problema della produzione delle scorie radioattive); un motore ionico, come quello che al momento è montato su Bepi-Colombo.
Tutte queste soluzioni, però, vanno bene per viaggi per coprire distanze relativamente brevi, ad esempio all'interno del nostro sistema solare, almeno fino a che non si raggiunge una certa confidenza tecnologica con l'energia nucleare, per cui assume un certo interesse la raccolta del carburante durante il viaggio, con l'indubbio vantaggio di non doversi preoccupare dei consumi. Anche in questo caso si possono adottare differenti opzioni: l'energia solare, raccolta attraverso giganteschi pannelli solari, che andrebbero ricaricati mettendosi in orbita intorno alle stelle, soluzione che però avrebbe l'inconveniente di un tempo di ricarica sufficientemente lungo per accumulare l'energia necessaria a coprire la distanza desiderata; l'energia delle particelle (quindi anche quella nucleare) in cui il carburante, ovvero le particelle, viene raccolto attraverso un campo magnetico sufficientemente intenso da catturare tutte le poche particelle cariche che si trovano all'interno dello spazio; la materia oscura. Il suo uso avrebbe indubbiamente un vantaggio rispetto agli altri tipi di carburanti precedenti: l'abbondanza, visto che il 30% (o poco meno) dell'universo è costituito proprio da materia oscura.
Il punto è essenzialmente nella nota equazione della relatività speciale che lega la massa all'energia: \[E = mc^2\] Ovviamente per poter trasformare la materia oscura in energia cinetica bisogna prima poterla scoprire, e quindi capirne la natura, ma quando ciò avverrà, vorrà dire che avremo anche in mano la tecnologia per poterla utilizzare per i nostri scopi.

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