Stomachion

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martedì 22 settembre 2026

Attraverso la notte

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William Sloane è stato uno scrittore americano dalla produzione relativamente ridotta noto soprattutto per To Walk the Night, romanzo del 1937 che si fatica un po' a classificare in un genere particolare. Generalmente considerato un romanzo di fantascienza con elementi horror, in realtà per impianto e struttura è essenzialmente un investigativo con elementi gotici di sottofondo e degli assaggi di fantascienza che esplodono nel finale.
La storia narra di due amici che si ritrovano, una notte, nell'osservatorio astronomico della loro ex-università. Qui assistono impotenti alla morte del loro vecchio professore di astronomia. In particolare uno dei due era stato assistente del professor LeNormand, personaggio particolare che aveva proposto, in vita, un'interpretazione della relatività piuttosto radicale rispetto a quella di Albert Einstein. Dopo questa morte, su cui la polizia inizia a indagare come se fosse un omicidio, ecco arrivare in scena, a sorpresa per i due giovani, la moglie di LeNormand, una ragazza enigmatica dallo sguardo a volte intenso a volte distratto, intorno alla quale sembrano svilupparsi vicende inquietanti e misteriose.

martedì 1 settembre 2026

Breve storia dell'infinito

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Dopo aver apprezzato, nonostante qualche perplessità, il volume dedicato al teorema di Pitagora, ho affrontato la lettura ella Breve storia dell'infinito di Paolo Zellini con un certo entusiasmo, senza avere minimamente idea di cosa andavo incontro.
La lettura è stata complicata e lunga, all'incirca un mese, e costellata di un paio di interruzioni più corpose, oltre a quelle che generalmente assegno al fine settimana quando prediligo la lettura dei fumetti. Il motivo principale è stata la prima parte del volume, pesantemente filosofica. Pur conscio del fatto che affrontare il tema dell'infinito implicava il dover affrontare tutta una serie di concetti filosofici più o meno profondi, non mi aspettavo in ogni caso un indulgere così lungo sulla filosofia dell'infinito. Tanto è vero che più o meno fino a metà libro ero lì che mi dicevo "ma quando arriva la matematica?"
Quando è arrivata, pur se gli aspetti filosofici non sono stati completamente abbandonati, la lettura mi è sembrata scorrere meglio, quasi più chiara. Senza contare che, una volta giunto a quel punto, avevo ormai preso la decisione di saltare a pié pari tutte le parole scritte in lettere greche (senza fare alcuno sforzo per leggerle in qualche modo) e persino quelle pur brevi scritte in altre lingue ma prive di alcuna traduzione.
Nel complesso ho trovato il libro, pur ricco di spunti interessanti (come la banale, anche se a mio giudizio non sottolineata, constatazione che la in qualche modo più comprensibile - almeno per me - logica ha preso il posto della filosofia), più adatto a un filosofo che a un appassionato di matematica, per cui non lasciatevi incantare dal parere di Italo Calvino pubblicato in quarta di copertina: se non amate la filosofia fino al punto da capirla, o se amate ancor di più la matematica, lasciate perdere.

martedì 27 gennaio 2026

La strada oltre il muro

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Il romanzo d'esordio di Shirley Jackson presenta già tutti gli elementi cardine della sua narrativa: il racconto delle persone, con tutti i loro pregi, ma soprattutto i loro difetti, e il finale che lascia al lettore un dubbio atroce, in un gioco, che con La strada oltre il muro è quasi esplicito, in cui la scrittrice sfida i lettori a schierarsi con una delle due principali posizioni. Un gioco che, per riprendere le parole di Greg Rucka scritte in un contesto completamente differente, racconta alla fine molto di più di noi stessi che leggiamo e ci schieriamo che non dell'autrice o dei personaggi stessi.
In quest'ottica, per esempio, alcuni personaggi sono diventati in qualche modo più spaventosi, o riprovevoli, anche più di quanto vengono descritti da Jackson nel corso del romanzo. Agile e snello, presenta un paio di passaggi a vuoto, come giusto che sia per un esordio, per quanto di questa qualità: alcune delle vicende narrate, infatti, vengono lasciate in sospeso, senza che la loro conclusione venga raccontata. Il modo in cui si concludono, però risulta evidente da ciò che accade successivamente, quindi nulla che venga realmente lasciato in sospeso.

mercoledì 2 luglio 2025

Queer: la ricerca di Burroughs

Grazie al cinema all'aperto di Arianteo, con mia sorella abbiamo potuto recuperare la visione di Queer, film del 2024 di Luca Guadagnino tratto dall'omonimo romanzo di William Burroughs. I due protagonisti, William Lee e Eugene Allerton, vengono interpretati da Daniel Craig e Drew Starkey in maniera magistrale, ma prima di affrontare il film, permettetemi di scrivere due parole sul romanzo.
Il libro
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Il romanzo, piuttosto breve e snello, venne scritto da Burroughs tra il 1951 e il 1953, per poi venire pubblicato solo nel 1985. Racconta la storia di William Lee, omosessuale statunitense autoesiliatosi in Messico, che in parte è anche un alter ego di Burroughs stesso. D'altra parte Oliver Harris, curatore dell'edizione del 2010 del romanzo, suggerisce che la storia sia parzialmente ricalcata su una relazione che lo scrittore ebbe con tale Lewis Marker. D'altra parte Burroughs conosceva il mondo omosessuale grazie alla frequentazione di locali ad Harmel e Greenwich sotto la guida dell'amico Richard Stern.
Per contro, però, il romanzo può anche essere visto come un modo per esorcizzare l'uccisione accidentale di Joan Vollmer, avvenuta il 6 settembre del 1951. In quell'occasione i due coniugi, sicuramente ubriachi, provarono a ripetere l'impresa di Guglielmo Tell, ovviamente con esiti nefasti.
Si può solo supporre, quindi, che tutta la vicenda narrata in Queer sia stata proprio la reazione a tale evento, incluso il viaggio in sudamerica alla ricerca dello yagé, sostanza allucinogena ricavata da una pianta che si diceva avesse la capacità di attivare i poteri telepatici del cervello.

venerdì 23 maggio 2025

I volti dell'ombra

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Pierre Boileau e Thomas Narcejac sono gli indiscussi maestri del noir francese. E come giusto nel genere, non sempre i romanzi noir si concentrano su dei crimini. O quanto meno su crimini reali. I volti dell'ombra è, in questo senso, un romanzo decisamente ambiguo. Il protagonista, Richard Hermantier, un dinamico imprenditore impegnato nel lancio di un nuovo prodotto, una lampadina in grado di rivoluzionare il mercato per consumi e luce prodotta, rimane irrimediabilmente cieco a causa di un'esplosione nel giardino di casa. Da quel momento in poi inizia una specie di calvario psicologico autoimposto da un uomo troppo dinamico per dedicarsi alla cura di se stesso e troppo sospettoso per fidarsi del suo braccio destro, nonché socio, e della sua bella moglie.
E' significativa, e in qualche modo trascinante, la paranoia del protagonista, il cui particolare punto di vista è l'unico che il lettore sperimenta. In queso modo, con lo svolgersi delle pagine, ora si parteggia per lui, ritenendo reali le sensazioni che prova, ora gli si da dello stupido per credere in esse, un po' come fa egli stesso in alcuni momenti. Il finale, poi, è sufficientemente ambiguo da non chiarire se le sue paranoie siano state reali oppure frutto di una mante che non è, in ultima analisi, riuscita ad adattarsi alla sua nuova condizione.

giovedì 12 dicembre 2024

L'arte della matematica

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L'1 settembre del 1939 iniziava ufficialmente la seconda guerra mondiale. A quel tempo il matematico francese André Weil si trovava in Scandinavia e invece di rientrare subito in Francia per entrare, da bravo cittadino, nell'esercito francese, rimase in Scandinavia ancora per qualche mese, fino a che non venne arrestato in Finlandia, sospettato di spionaggio, per poi ritornare in Francia a gennaio del 1940 dove rimase detenuto nel carcere di Le Havre per renitenza alla leva.
All'inizio l'unica compagnia possibile per André, che attendeva qualche libro, magari di matematica, e della carta per completare alcuni testi, furono le lettere che gli inviava la sorella Simone Weil, filosofa e anarchica, che nel corso di queste lettere lo invitava a eseguire un esercizio non esattamente banale, come ci ha insegnato un episodio analogo accaduto un'ottantina di anni prima al norvegese Sophus Lie: spiegare il proprio lavoro in matematica avanzata a qualcuno che non è uno specialista.

giovedì 5 settembre 2024

Il demoniaco teorema di Pitagora

Questa estate, ascoltando un noto quiz televisivo, uno dei concorretti ha affermato che il 3 è un numero perfetto. L'affermazione, per quanto non sia errata, non è nemmeno esatta: dipende essenzialmente dal contesto. In un contesto religioso, mistico, simbolico, il tre, per esempio per i cinesi, rappresenta la totalità del cosmo, costituita da cielo, terra e uomo. Senza dimenticare tutte le trinità presenti nelle religioni di mezzo mondo, senza dimenticare Ecate, dea della magia, degli incroci e dell'oscurità, dalla triplice natura di giovane, matura e anziana.
Se restiamo nell'ambito dell'antica Grecia, ci troviamo di fronte a due differenti visioni dei numeri perfetti. La prima, matematica, che probabilmente ci deriva da Euclide, che recita che un numero è perfetto se coincide con la somma dei suoi divisori. In questo caso 3 non è un numero perfetto, ma 6 lo è. In questo caso lo stesso Euclide, raccontando il suo ragionamento in termini del simbolismo moderno, affermò che se \(2^p -1\) è un numero primo, allora \(2^{p-1}(2^p-1)\) è perfetto. E infatti se \(p=2\) segue che 6 è perfetto.
Secondo i pitagorici, invece, il 3 è perfetto essendo la somma di 1, il primo dei dispari, e di 2, il primo dei pari, unendo quindi queste due famiglie insieme. In effetti possiamo osservare anche come 3, in quanto somma di 1 e 2, è un numero triangolare, come il 10, che in un certo senso potremmo considerare il primo numero triangolare scoperto nella storia della matematica, ovvero il tetractys di, appunto, i pitagorici, per i quali aveva una grande importanza simbolica.

mercoledì 10 maggio 2023

La dittatura del calcolo

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Nonostante il titolo faccia pensare al contrario, La dittatura del calcolo di Paolo Zellini propone al lettore innanzitutto un punto di vista storico differente del calcolo, dell'algoritmica e, più in generale, della matematica, e solo dopo un punto di vista filosofico. D'altra parte, per poter giustificare la critica insita nel titolo stesso, raccontare lo sviluppo storico di queste discipline è, probabilmente, il modo migliore in assoluto.
Questo, in pratica, rende il testo di Zellini innanzitutto un ottimo testo di divulgazione matematica, sicuramente snello, visto che si concentra su una porzione della sua storia e su come questa abbia influenzato non solo la vita moderna, ma anche lo sviluppo stesso della ricerca in matematica.
Argomenti come l'infinito, la logica, la ricerca dei fondamenti, si ritrovano intrecciati con qualcosa che apparentemente sembra distante da essi come la ricerca della miglior procedura per portare a termine un calcolo, eppure, nonostante sia poco evidente, i primi sono stati fondamentali per lo sviluppo degli algoritmi, modificando il modo stesso di pensare dei matematici ben prima che gli algoritmi propriamente detti entrassero nel nostro linguaggio.
La critica insita nel testo, ad ogni modo, non è tanto centrata sugli strumenti dell'algoritmica e del calcolo digitale, ma sull'importanza che viene data a essi, ritenuta in qualche modo eccessiva nonostante la loro grande efficacia.

mercoledì 26 aprile 2023

La ragazza scomparsa

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E' composto da un trittico di racconti il volumetto La ragazza scomparsa di Shirley Jackson. Oltre al racconto d'apertura, che da il titolo della raccolta, troviamo anche Viaggio con signora e Incubo. E' un interessante mix di racconti che mescolano il noir con l'humor, ma senza realmente andare nel classico humor nero. I due aspetti, infatti, sono separati molto bene.
Il racconto d'apertura racconta le vicende di una ragazza scomparsa: è forse il racconto più "impegnato" della mini-raccolta, visto che l'autrice non risparmia bordate nei confronti delle autorità che seguono le ricerche della ragazza o dei media che le raccontano.
Viaggio con signora è il racconto del primo, divertente viaggio in treno in solitaria di un ragazzino di nove anni che incontra una signora ricercata dalla polizia: alla fine molto più divertente che "nero".
Incubo racconta delle peripezie di una segretaria per le strade della sua città, tormentata da una specie di gioco in cui sembra che stiano cercando proprio lei. Il finale è un po' a sorpresa, ma nemmeno poi tanto, anche se la Jackson lo prepara in maniera magistrale, trasformandolo nella più che naturale conclusione delle peripezie della simpatica Miss Morgan.

martedì 4 aprile 2023

La difesa di Luzin

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In qualche modo l'acquisto del romanzo di Vladimir Nabokov viene dall'onda lunga de La regina degli scacchi, visto che anche ne La difesa di Luzin il protagonista è un talentuoso giocatore di scacchi che inizia a vincere tornei a man bassa. Il libro, però, oscilla tra la sottile linea che separa il genio dalla follia e la storia della vita degli "esiliati" dalla Russia.
Devo dire che, nonostante i dialoghi siano piuttosto rari, il romanzo si lascia leggere con piacere, e questo al di là dell'interesse verso il gioco degli scacchi. Inoltre alcune delle situazioni descritte da Nabokov fanno inevitabilmente pensare a un parallellismo con La regina degli scacchi, come ad esempio la visualizzazione delle partite da parte del protagonista. A differenza di Beth, però, Luzin arriva vicinissimo alla più completa follia, in un percorso che appare inevitabile quasi fin dalle pagine iniziali. In questo senso, infatti, gli aspetti più interessanti del romanzo, oltre a quelli storici, sono indubbiamente quelli legati all'approfondimento psicologico dello stesso Luzin.
Ho infine trovato molto interessante la nota dei traduttori, Gianroberto Scarcia e Ugo Tessitore, posta alla fine del volume, che fa percepire le difficoltà nel lavoro di traduzione e, soprattutto, nel confrontarsi con il romanzo di un autore come Nabokov che approvava le traduzioni dei suoi romanzi. In questo caso è stato interessante scoprire come con La difesa di Luzin questo controllo è stato più lasco, almeno confrontando, come scrivono i traduttori nella nota, la traduzione inglese con il testo originale in russo.

giovedì 19 maggio 2022

La ragazza scomparsa

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E' composto da un trittico di racconti il volumetto La ragazza scomparsa di Shirley Jackson. Oltre al racconto d'apertura, che da il titolo della raccolta, troviamo anche Viaggio con signora e Incubo. E' un interessante mix di racconti che mescolano il noir con l'humor, ma senza realmente andare nel classico humor nero. I due aspetti, infatti, sono separati molto bene.
Il racconto d'apertura racconta le vicende di una ragazza scomparsa: è forse il racconto più "impegnato" della mini-raccolta, visto che l'autrice non risparmia bordate nei confronti delle autorità che seguono le ricerche della ragazza o dei media che le raccontano.
Viaggio con signora è il racconto del primo, divertente viaggio in treno in solitaria di un ragazzino di nove anni che incontra una signora ricercata dalla polizia: alla fine molto più divertente che "nero".
Incubo racconta delle peripezie di una segretaria per le strade della sua città, tormentata da una specie di gioco in cui sembra che stiano cercando proprio lei. Il finale è un po' a sorpresa, ma nemmeno poi tanto, anche se la Jackson lo prepara in maniera magistrale, trasformandolo nella più che naturale conclusione delle peripezie della simpatica Miss Morgan.

mercoledì 13 aprile 2022

Abbiamo sempre vissuto nel castello

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Dopo Hill House, continuano a regalarmi i libri della grande Shirley Jackson. Se il libro da cui è tratta l'omonima serie televisiva è un'inquietante romanzo che oscilla tra l'horror psicologico e il noir, Abbiamo sempre vissuto nel castello ricade esattamente in quest'ultima categoria.
La storia è quella delle sorelle Blackwood che vivono, insieme con lo zio infermo, in una grande casa isolata dal resto del paese. Anche ciò che resta dei Blackwood vive isolato dal paese. Il motivo è la morte del resto della famiglia a causa di un veleno finito nello zucchero.
La storia è una ricostruzione, un pezzo alla volta, di quel tragico incidente, alternata con la vita delle sorelle nel presente. Quest'ultima è un alternarsi tra la faccende di casa, l'accudire il vecchio zio e le scarse interazioni con gli abitanti del paese, che non vedono di buon occhio le sorelle sopravvissute, in particolare Constance, che, nonostante sia sta dichiarata innocente, è ritenuta colpevole della morte dei genitori e della moglie dello zio.
Tutta la storia viene raccontata dalla sorella minore, Mary Katherine, diciotto anni, ma con una mente piuttosto infantile. Questo espediente permette di trasmettere al lettore le sensazioni forti che una mente di questo genere prova: gioia, amore, ma anche odio vengono descritti con una forza travolgente, il tutto condito dalle piccole malvagità quotidiane che circondano la nostra vita. Abbiamo sempre vissuto nel castello Shirley Jackson Monica Pareschi Adelphi 2021 192 brossurato 12 9788845935497

martedì 4 gennaio 2022

Il mago

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Eppure la magia non è altro che l'arte di impiegare consapevolmente mezzi invisibili per produrre effetti visibili. Volontà, amore, immaginazione sono poteri magici che chiunque possiede; chi sa come svilupparli è un mago. La magia ha un solo dogma, ovvero che il visibile è la misura dell'invisibile.
Questa interessante definizione di magia, che ha ben poco di soprannaturale, viene fornita da Oliver Haddo, corpulento protagonista de Il mago di Somerset Maugham.
Pubblicato nel 1908, il romanzo rientra a tutti gli effetti insieme con il Dracula di Bram Stoker nella nuova letteratura gotica del XX secolo. Rispetto a Dracula, però, la figura di Haddo è più ambigua. I suoi poteri non sono mai realmente chiari. Il lettore può solo intuire che siano di natura soprannaturale, ma alla fine l'unica cosa certa che sappiamo è la sua ricerca per la costruzione di un famiglio.
Dal punto di vista narrativo, la figura di Haddo è ispirata ad Aleister Crowley, sia per interessi sia per carisma e per il modo di accentrare su di se l'attenzione. La storia ci racconta di come Haddo prende di mira, apparentemente per una semplice ripicca, una coppia di innamorati, circuendo la giovane promessa sposa e portando sull'orlo della pazzia il suo fidanzato.
Un classico del genere che non può mancare tra le letture degli amanti del gotico. Il mago Somerset Maugham Paola Faini Adelphi 2020 272 brossurato 18 9788845934872

lunedì 30 marzo 2020

Il Mediterraneo in barca

Pur conoscendolo come prolifico giallista, era a me poco nota l'attività da reporter di Georges Simenon. Uso il termine reporter e non giornalista, poiché, come ho scoperto ne Il Mediterraneo in barca, lo scrittore francese era anche un appassionato di fotografia e la affrontava in maniera professionale, tanto da accompagnare i suoi articoli di viaggio con le foto scattate da egli stesso.
I reportage pubblicati in questo primo volume di quella che promette di essere una serie particolarmente interessante raccontano di una piccola crociera che Simenon compì a bordo di una barca a vela, una goletta, in lungo e in largo per il Mediterraneo. Il viaggio viene compiuto tra la tarda primavera e l'estate del 1934, mentre l'Europa era ancora in una situazione di stabilità apparente prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Non a caso l'Italia era sotto il regime fascista, citato peraltro dallo scrittore nel corso del suo viaggio. L'idea di Simenon, però, è quella di raccontare soprattutto i popoli del Mediterraneo e ciò che li accomuna, sottolineando al contempo le differenze con la vita cittadina, fortemente influenzata dai primi vagiti dell'economia capitalista.

giovedì 27 febbraio 2020

Lo spirito della fantascienza

Ero lì, che giravo con mia sorella per i banchi di oh bej oh bej quando vedo, all'improvviso, un nuovo inedito di Roberto Bolano, uscito dagli archivi dello scrittore cileno nel 2016 e arrivato in Italia nel 2018 grazie all'editore che ne sta portando tutta l'opera nel nostro paese, Adelphi.
Il romanzo, la cui versione ritrovata e pubblicata è del 1984, anche se la lavorazione sembra iniziata prima, è al tempo stesso compiuto e incompiuto. A farmi scrivere ciò è la struttura stessa della storia, un alternarsi tra l'intervista a un non meglio specificato scrittore di fantascienza (in effetti la sua identità un po' la si intuisce) durante la quale racconta delle surreali e fantascientifiche avventure di un soldato durante uno scenario di guerra; le lettere di un giovane aspirante scrittore di fantascienza indirizzate ad alcuni grandi scrittori del genere; la storia di quest'ultimo e di uno dei suoi amici, narrata in prima persona da quest'ultimo. Molto probabilmente, come a volte succede nei romanzi di Philip Dick, Bolano ha messo qualcosa di suo in ognuno di questi tre personaggi, sebbene sia l'ultimo quello a cui potrebbe tenere di più, essendo il protagonista di Manifesto messicano, racconto che chiude il libro e che era apparso su rivista nel 1984.
Il volume, scritto con uno stile ora diretto ora ermetico, in funzione del personaggio su cui lo scrittore si sta concentrando, si conclude con una ricca appendice fotografica dove vengono mostrate le pagine degli appunti e degli schizzi di Bolano.
Lo spirito della fantascienza, alla fine, come suggerisce il titolo, è un tentativo di catturare lo spirito del genere, ma anche degli scrittori che cercano di scriverne le storie.

mercoledì 27 febbraio 2019

Terrore a Hill House

La prima volta che mi sono imbattuto nella casa "stregata" protagonista de L'incubo di Hill House di Shirley Jackson è stato nel film del Haunting: Presenze con Liam Neeson e Liv Tyler (giusto per citare i due attori più famosi della pellicola), ricco di effetti speciali, ma con una recitazione e una sceneggiatura forse non all'altezza del romanzo originale. Sebbene alcuni passaggi e in qualche modo il soggetto di partenza siano abbastanza fedeli al testo della Jackson, il film sostanzialmente si discosta dal romanzo, basandosi più che altro sul forte contributo degli effetti speciali e dunque sulla presenza dei fantasmi, che in realtà sono presenze appena accennate nel romanzo. La forza del libro della Jackson, infatti, sta in una costruzione in qualche modo lovecraftiana che si sposa con uno stile più ricco di dialoghi rispetto a quello del soliario di Providence.
Fondamentalmente sia la leggenda di Hill House sia la figura del suo costruttore, Hugh Crain, ricordano ambientazioni e protagonisti di un qualsiasi romanzo o racconto di Lovecraft, ma l'orrore in questo caso è costituito da visioni appena accennate, porte che sbattono, grattare sui muri, risate che attraversano i corridoi, in generale eventi di cui gli occupanti della casa non sono sicuri della reale esistenza.
Gli abitatori momentanei di Hill House sono 4, un professore alla ricerca di materiale per un libro sul paranormale, e tre giovani, due donne e un uomo, peraltro erede della famiglia proprietaria di Hill House, che partecipano all'esperimento di Montauge. La principale protagonista è Eleanore, amichevolmente chiamata Nellie, ragazza un po' repressa rispetto a Theodore, o Theo, più libertina, e forse dotata di una particolare sensibilità nei confronti della casa stessa, che però potrebbe essere tranquillamente confusa con uno stato di follia. L'efficacia del libro risiede, alla fine, proprio in questa ambiguità della vicenda, spiegabile sia come effetto di presenze paranormali, sia come effetto della situazione mentale indotta dagli angoli della casa (non c'è un solo angolo retto in tutta Hill House!) o da quella pregressa di Nelly.
Quale che sia la spiegazione dell'aura oscura di Hill House, il romanzo è costruito proprio per non dissipare il senso di inquietudine che attraversa le pagine del libro.

mercoledì 29 agosto 2018

Il gatto in noi

Come ricorda Alan Weisman, i gatti sono i più grandi serial killer mai creati dal genere umano. Indubbiamente è da considerarsi come una classica iperbole, ma neanche troppo distante dalla realtà: come scrive lo stesso Weisman ne Il mondo senza di noi, studiando i gatti, non solo quelli di campagna, ma anche quelli di città, non appena messe le zampe fuori di casa, si trasformano in spietati cacciatori, uccidendo topi e roditori vari e non per necessità, ma per puro capriccio, proprio come gli esseri umani.
Potremmo dire che tutto ciò William Burroughs lo aveva già capito: amante dei gatti, ha scritto un breve quanto bel libro dedicato ai gatti della sua vita, Il gatto in noi, in cui, però, ha anche esplorato la parte più intimamente felina dell'essere umano.
Se amate i gatti (e, mannaggia a me, anche se a casa, quella di paese, abbiamo avuto sempre cani - che i gatti, anche quelli domestici, stanno sempre per strada - mi piacciono!) questa è decisamente una lettura da recuperare, per riportare alla memoria la parte gatta in ognuno di noi (in altri termini direi anarchica, ma lasciamo da parte qualunque considerazione politica, per una volta!).

mercoledì 11 luglio 2018

Le incantatrici

Dopo La donna che visse due volte e I diabolici è la volta di un altro grande romanzo dei maestri del noir francese, Pierre Boileau e Thomas Narcejac. Un ragazzo, Pierre Doutre, lasciato dai genitori in una scuola privata gestita da religiosi, si ritrova all'improvviso catapultato nel mondo dell'illusionismo dopo la morte del padre. La madre, infatti, per poter risparmiare sulla retta della scuola, lo richiama a se, introducendolo man mano nel dorato ma piuttosto complicato mondo dello spettacolo. Pierre, allora, conosce due gemelle tedesche che lavorano con la madre e, vista la giovane età, inizia a innamorarsene, senza accorgersi di restare invischiato in un gioco complesso in cui l'ossessione ora per una ora per l'altra si confonde, mentre la madre, una figura a tratti ossessiva e più interessata al denaro, cerca di tenerlo lontano dalle due ragazze.
Come evidente la storia, la più introspettiva delle tre, non finirà bene, ma forse ancor di più che nei romanzi precedenti Boileau e Narcejac intrecciano il tema dell'amore, del sesso e del doppio, che successivamente avrebbero riproposto con La donna che visse due volte.

martedì 19 giugno 2018

Una scimmia sulla schiena

Prima della quadrilogia immaginifica, lisergica e a tratti pre-cyberpunk costituita da Pasto nudo, La morbida macchina, Nova Express e Il biglietto che esplose, Wlliam Burroughs iniziò la sua carriera con un dittico per molti versi catartico e fortemente autobiografico come La scimmia sulla schiena e Queer.
Protagonista dei due romanzi è lo stesso Burroughs, nascosto dietro l'identità di William Lee, tossicomane allo sbando che periodicamente entra ed esce dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti senza mai riuscire ad abbandonarle completamente fino a che non decide di andare alla ricerca dello yage, da cui sembrava fosse stata isolata la telepathina. Nota anche come armina, è un alcaloide fluorescente che inibisce le ammino ossidasi allo stesso modo dei farmaci antidepressivi. Ha inoltre la proprietà di prolungare gli effetti allucinogeni in alcune sostanze: non a caso si trova all'interno di una liana sudamericana utilizzata nella cerimonia dello yage o ayahuasca, tradizionalmente utilizzata per scopi rituali o terapeutici, ma che ha anche effetti allucinogeni.
Tutto questo non poteva non avere interesse per Burroughs, e dunque per Lee, che così nel finale di Junk si mette alla ricerca della telepathina, proseguendo tale ricerca in Queer. In questo secondo libricino, il tema principale è la relazione amorosa del protagonista con Eugene Allerton, personaggio un po' ambiguo nella descrizione che farà un po' penare il nostro protagonista.
Nel complesso i due romanzi sono una descrizione, per lo più dettagliata, di uno dei periodi più difficili nella vita dello scrittore statunitense. In particolare Queer venne scritto subito dopo l'uccisione accidentale della moglie Joan Vollmer con una pistola, sebbene ciò che più ne limitò la pubblicazione non fu tanto un qualche problema stilistico dovuto all'influenza dello stato d'animo dell'autore, quanto il tema delle relazioni omosessuali (non solo Burroughs, ma anche Lee non potevano essere classificati come omosessuali, avendo entrambi avuto anche relazioni, pure soddisfacenti, con delle donne).
Ad ogni buon conto, oltre a fornire uno spaccato ben preciso nella vita disordinata di un tossicodipendente, leggere Burroughs in generale e in questi due testi in particolare apre la strada per il lettore a tutta una serie di approfondimenti nel campo della chimica delle sostanze naturali.

giovedì 14 giugno 2018

I diabolici

È con questo romanzo che la Adelphi ha iniziato a pubblicare i romanzi di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, i due maestri del noir francese. Come già ne La donna che visse due volte, in questo I diabolici (titolo originale Celle qui n'était plus, Quello che non era) i due autori si concentrano sulla psicologia del protagonista, ma laddove egli era uno spettatore impotente e una pedina inconsapevole, in questo Fernand Ravinel, commesso viaggiatore, è, o prova a essere, parte attiva nell'omicidio della moglie, orchestrato peraltro dalla sua amante.
Ravinel, in fondo, è succube per certi versi di entrambe le donne, come si scopre leggendo il romanzo, ma soprattutto cade in una spirale di follia che lo porta sempre più in basso, prima preda dei dubbi per quel che si appresta a compiere con Luciene, l'amante, poi convinto che Mirielle, la moglie assassinata, sia tornata dalla tomba per portarlo via con sé.
Dal punto di vista giallistico è dunque una storia abbastanza banale, ma sta proprio in questa banalità la possibilità degli autori di approfondire la psicologia di un uomo tutto sommato onesto che all'improvviso diventa un assassino.
Il finale, e per certi versi anche l'epilogo, sono sicuramente scontati, ma non perdono la loro efficacia soprattutto per il modo con cui Boileau e Narcejac ci hanno portato esattamente a quel punto.