Stomachion

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giovedì 27 febbraio 2020

Lo spirito della fantascienza

Ero lì, che giravo con mia sorella per i banchi di oh bej oh bej quando vedo, all'improvviso, un nuovo inedito di Roberto Bolano, uscito dagli archivi dello scrittore cileno nel 2016 e arrivato in Italia nel 2018 grazie all'editore che ne sta portando tutta l'opera nel nostro paese, Adelphi.
Il romanzo, la cui versione ritrovata e pubblicata è del 1984, anche se la lavorazione sembra iniziata prima, è al tempo stesso compiuto e incompiuto. A farmi scrivere ciò è la struttura stessa della storia, un alternarsi tra l'intervista a un non meglio specificato scrittore di fantascienza (in effetti la sua identità un po' la si intuisce) durante la quale racconta delle surreali e fantascientifiche avventure di un soldato durante uno scenario di guerra; le lettere di un giovane aspirante scrittore di fantascienza indirizzate ad alcuni grandi scrittori del genere; la storia di quest'ultimo e di uno dei suoi amici, narrata in prima persona da quest'ultimo. Molto probabilmente, come a volte succede nei romanzi di Philip Dick, Bolano ha messo qualcosa di suo in ognuno di questi tre personaggi, sebbene sia l'ultimo quello a cui potrebbe tenere di più, essendo il protagonista di Manifesto messicano, racconto che chiude il libro e che era apparso su rivista nel 1984.
Il volume, scritto con uno stile ora diretto ora ermetico, in funzione del personaggio su cui lo scrittore si sta concentrando, si conclude con una ricca appendice fotografica dove vengono mostrate le pagine degli appunti e degli schizzi di Bolano.
Lo spirito della fantascienza, alla fine, come suggerisce il titolo, è un tentativo di catturare lo spirito del genere, ma anche degli scrittori che cercano di scriverne le storie.

lunedì 7 novembre 2016

Il terzo reich: il lato oscuro del gioco

E' nel gioco che riveliamo la nostra vera natura.
Ovidio
Si può passare un'estate ad affrontare un orrore proveniente da un antro oscuro che vuole conquistare la tua anima, oppure andare in giro per il mondo seguendo l'inspiegabile richiamo da un'isola nel mar Mediterraneo, oppure si può passare l'estate a divertirsi in Costa Brava. Certo per Udo Berger, turista tedesco, il divertimento sfocia nel lavoro: doversi preparare per una convention sui gochi da tavolo. La sua specialità è Il terzo reich, gioco di guerra sul secondo conflitto mondiale.
Udo si ritrova con la fidanzata Ingborg nell'albergo dove era stato con i genitori durante l'adolescenza, gestito dall'affascinante Frau Else, di cui Udo è invaghito. A questo gruppo si uniranno poi Hanna e Charly, anche loro tedeschi, con cui verrà intrecciato un rapporto di confidenza che costituisce una delle molte linee narrative portate avanti da Roberto Bolano in questo romanzo breve, veloce ma intenso per contenuti.
L'intreccio delle diverse linee narrative, le immagini intense al limite dell'horror e la narrazione in prima persona rendono Il terzo reich un noir a tutti gli effetti. Bolano, infatti, esplora l'animo del protagonista, dibattuto tra l'amore per la fidanzata, la passione per i giochi da tavolo, l'infatuazione per Frau Else e la partita al Terzo reich con il Bruciato, un personaggio silenzioso e particolarmente drammatico anche grazie alle ustioni di cui è pieno il suo corpo.

mercoledì 27 novembre 2013

Un romanzetto lumpen

Si stava una sera tornando dalla pizza in compagnia di un paio di amiche (che non frequentiamo più molto spesso ultimamente) e una di queste, la più giovane, commentando le voci sull'omosessualità di Tiziano Ferro (al tempo non aveva ancora fatto outing, il ragazzo) disse qualcosa del genere come indizio che doveva necessariamente confermarle, le voci:
Capisce troppo bene quello che sentono le ragazze per non essere omosessuale
Non so se Roberto Bolano sia stato omosessuale, nella sua vita, ma certo non è da tutti riuscire a scrivere un romanzo con una protagonista femminile e per giunta in prima persona. E' praticamente l'ultimo romanzo di Bolano uscito prima della sua morte: ambientato a Roma, è la storia di una ragazza e di suo fratello, rimasti orfani dopo la morte dei genitori a causa di un incidente automobilistico. I due cercano di tirare avanti, come si suol dire, ed è proprio quel senso di pesantezza e di vuoto che sta dietro l'espressione ad essere il vero protagonista del romanzo, molto più dei protagonisti stessi, cinque personaggi che intrecciano i loro destini.
Oltre ai due orfani, infatti, ci sono due strani soggetti, due culturisti, un bolognese e un libico, a quanto dicono, fratelli di sangue, a quanto dicono, che saranno i primi amanti della narratrice, e poi c'è Maciste, culturista e attore noto con il nome d'arte di Franco Bruno, in realtà tale Giovanni Dellacroce, ormai vecchio, stanco e cieco alla ricerca di giovani che possano soddisfare le sue naturali necessità.
E Bianca, la protagonista, entra nella sua casa proprio per questo, anche se il suo vero intento è trovare la sua cassaforte per poi rapinarlo di tutti i suoi averi: è questo il crimine di cui parla all'inizio, quello che la fa sentire una criminale. E man mano che si procede nella lettura si percepisce l'assurdità del pensiero, soprattutto quando alla fine ci si rende conto che il crimine non è nemmeno avvenuto, e se c'è stato è forse molto più sottile, è più una perdita o una trasformazione, perché Bianca dall'essere una ragazza che al futuro nemmeno ci pensa, che non riesce nemmeno a immaginarlo, arriva, quel futuro, a immaginarlo, pensando a Maciste e a una vita normale insieme a lui.
Il romanzetto è breve e si legge velocemente, e come tutto quello che scrive Bolano si lascia leggere facilmente (lo scrittore cileno sarebbe stato in grado di trasformare in lettura appassionante anche la lista della spesa), intriso di una vena malinconica molto alla Jean Claude Izzo, molto alla Vivere stanca.

sabato 17 agosto 2013

Ritratti: Cesarea Tinaiero

2 novembre 1975:
Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c'è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così.
(dal diario di Juan Garcìa Madero, poeta)
Verso la metà degli anni Settanta del XX secolo un gruppo di giovani poeti latinoamericani guidati da Arturo Belano e Ulises Lima, iniziano a sviluppare un movimento poetico d'avanguardia che si autodetermina come realismo viscerale, trovando ispirazione da un movimento poetico non dissimile fondato negli anni Venti del XX secolo dalla poetessa Cesarea Tinaiero attorno alla rivista Caborca, della quale è uscito un unico numero, il primo.
Cesarea, nata a Città del Messico e diplomata in stenografia, era la segretaria personale del generale Diego Carvajal e quindi unica donna ammessa nell'edificio dell'esercito. Furono certamente la protezione e il mecenatismo di Carvajal, amico degli stridentisti ma con ben scarse conoscenze di letteratura, nonostante la passione verso questa forma d'arte in particolare, che le permisero di mettere in piedi un gruppo di poeti d'avanguardia e raccoglierli intorno a Caborca e al realismo viscerale.
In effetti questa prima versione del realismo viscerale è da considerarsi una sorta di variazione sullo stridentismo, che vedeva in Manuel il suo motore principale: fu infatti lui a proporre la protezione di Carvajal. E così intorno all'ufficio di Carvajal, piccolo di statura e magrolino, un "rivoluzionario vero", secondo Salvatierra, morto per proteggere la sua amante dagli assassini mandati per ucciderlo nella casa chiusa dove si trovava, nacque il gruppo degli stridentisti, che critici successivi identificò come realvisceralisti dopo l'ingresso di Cesarea. Del gruppo faceva parte anche Encarnaciòn Guzmán, amica di Cesarea, ma ritenuta come poetessa non all'altezza non solo di Cesarea stessa, ma anche degli altri componenti del movimento.
Encarnacion lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento di Ninò Perdido e conobbe Cesarea all'uscita dal cinema, dopo aver visto un film molto probabilmente triste, poiché entrambe erano uscite piangendo. La cosa curiosa fu che le due, una volta che si furono guardate negli occhi, si misero a ridere, e da questo episodio nacque la loro amicizia. Erano, però, due donne molto diverse, e forse fu per questo che divennero amiche più facilmente: Cesarea, nonostante non fosse una persona ricca, aveva un carattere forte e sapeva perfettamente ciò che voleva; Encarnacion, invece, era molto carina e sempre ben vestita, ma con un carattere fragile e insicuro. Uno dei suoi tratti distintivi era, poi, la voce, terribile, paragonata a un fischio fastidioso.
Dice di lei Amadeo Salvatierra:
Se fosse stata muta, credo che più d'uno si sarebbe innamorato di lei, ma con quella voce era impossibile. Per il resto, mancava di talento.

lunedì 7 gennaio 2013

Chiamate telefoniche

More about Chiamate telefoniche
Raccontare una raccolta di racconti è sicuramente più difficile del racconto di un romanzo, anche di uno ricco di spunti, perché una raccolta propone uno spunto per ogni racconto. E quanto più è ricca la raccolta, tanto maggiori sono gli spunti. Per cui ha probabilmente molto più senso iniziare dall'autore della raccolta, Roberto Bolaño, che colpisce soprattutto per il ristretto arco temporale della sua carriera letteraria, almeno quella di scrittore, che si è conclusa con la morte, comunque attesa dallo scrittore.
Chiamate telefoniche, del 1997, rappresenta gli inizi di questa carriera, e sin dal primo racconto, Sensini, lascia trapelare evidente uno degli interessi della letteratura dello scrittore cileno: la letteratura stessa. Forse sta anche qui il segreto del successo di Bolaño, il motivo per cui in così poco tempo è riuscito a diventare una figura di riferimento per tutta la letteratura latino americana in particolare e per quella in lingua spagnola in generale. E forse sta anche qui il segreto a livello mondiale di Bolaño. Ma forse sta anche in un altro punto particolare, che prescinde dallo stile o dalla vasta produzione rapportata al tempo concessogli: Bolaño si interessa soprattutto alle persone. Ciascuno dei racconti di Chiamate telefoniche, infatti, è una storia di persone reali, vive: non credo, infatti, che sia un caso se 6 dei 14 racconti hanno come titolo o nel titolo nomi di persone. E poi c'è I detective, dove fa la sua prima comparsa Arturo Belano, che sembra, forse per assonanza?, una sorta di alter ego di Bolaño. Belano, però, pur essendo protagonista del racconto, non compare mai in prima persona, ma è invece raccontato, narrato dai personaggi del dialogo su cui si poggia il racconto, proprio come sarà raccontato da altri ne I detective selvaggi, romanzo al tempo stesso corale e retto su due specifici protagonisti.
Ciò che però colpisce in Chiamate telefoniche non è qualcosa che lo si può comprendere nell'immediato: certo ogni storia di Bolaño è preziosa e particolare, e si propone a volte con stili e generi differenti, ma se alla raccolta si fa seguire, più o meno immediatamente, la lettura de I detective selvaggi si comprende molto meglio quello che scrivevo all'inizio, ovvero che la letteratura di Bolaño si occupa essenzialmente della letteratura stessa, proprio come un tempo si diceva che l'arte migliore è quella fatta per il solo piacere di fare arte.