
Il principale problema, almeno in Italia, per la lettura di questa fondamentale narratrice del fantastico del XX secolo è la reperibilità dei suoi romanzi, non tutti tradotti e quei pochi giunti a noi in collane ormai chiuse e di difficile reperibilità. Per cui l'omnibus uscito nella collana degli Oscar Draghi è stato un acquisto in qualche modo doveroso e imprescindibile per ritornare a sensazioni che, devo ammettere, ricordavo vagamente, ma che mi avevano lasciato un ricordo, quello si indelebile, di atmosfere esotiche, magiche e conturbanti, proprio come da Mille e una notte, come recitato in quarta di copertina.
L'Omnibus ristampa, nell'ordine di lettura, che in questo caso è anche quello cronologico, i tre romanzi iniziali, Il signore della notte, Il signore della morte e Il signore del miraggio. Quindi nuovi titoli che riprendono le traduzioni di Roberta Rambelli dei primi due romanzi e la traduzione di Claudia Salvatori, che è stata anche un'apprezzata autrice di Topolino, per il terzo, in una riproposizione in volume unico che in qualche modo è una prima volta. O quasi. Sicuramente è una prima volta esclusiva, visto che fu proprio la Newton Compton a proporre questi primi tre romanzi in un unico volume, il Mammut del 1997 Storie di diavoli curato da Gianni Pilo, che però non era esclusivamente dedicato alle opere della Lee. Il volume è poi completato da alcuni interessanti redazionali e da una specie di copertine introduttive per ciascun romanzo, delle illustrazioni stampate su cartoncino rigido e realizzate da Bastien Lecouffe Deharme, che ha anche realizzato la copertina, e che raccontano in maniera semplice e diretta lo spirito delle tre storie. Che in effetti sono un po' più di tre.
La spirito da Mille e una notte, infatti, ovvero quello di essere tante storie diverse all'interno di una cornice unica, è quello che emerge in particolare con Il sovrano della notte, ovvero Azhrarn, il vero grande protagonista di questo primo ciclo. Dei signori delle tenebre è, infatti, l'unico a essere presente in tutti i tre romanzi ed è in qualche modo quello che cerca più di tutti di restare legato al genere umano, nonostante i suoi sentimenti contrastanti nei confronti dell'umamità. A seguire Il sovrano della notte, Uhlume, dei tre sovrani qui presentati forse il più distaccato rispetto al genere umano, quasi come se assolvesse al suo compito più per una specie di senso del dovere, che non di vera partecipazione. E infine Il sovrano del miraggio, Chuz, forse il vero contr'altare di Azhrarn nella saga. Quest'ultimo, infatti, è in un certo senso attratto dal genere umano, come una falena, in particolare dalla loro follia. Esteticamente, tra l'altro, ricorda Dara, la strega di Hideshi Hino, che portava alla follia chi ne guardava il lato deforme. Cosa che avviene anche con Chuz, dimostrando quanto la Lee, come scrittrice, sia riuscita a catturare non solo il folklore orientaleggiante nella sua saga.
Scrivevo, però, della struttura a più racconti che in effetti risulta prepotente nel primo romanzo, per poi modificarsi con il secondo in cui gli intrecci sono più stretti e fino al terzo e ultimo di questo omnibus in cui ci troviamo realmente di fronte a un romanzo intricato in cui si sviluppa una vera e propria sfida tra Chuz e Azhrarn, dove si fatica un po' a comprendere le motivazioni del primo, cosa che però è coerente con la natura del signore delle illusioni, e che per contro rende il secondo decisamente molto più affascinante rispetto alla caratterizzazione proposta nei primi due romanzi.
E in effetti è anche il romanzo in cui i signori delle tenebre sono molto più protagonisti rispetto ai due precedenti, diventando vivi, umani quasi quanto i personaggi... umani! Tra l'altro credo che una buona dose di questo risultato è stata ottenuta anche grazie alla traduzione, che nel caso dei due romani tradotti dalla Newton Compton mi aveva comunque lasciato una sensazione in qualche modo favolistica, che sì è rimasta con le traduzioni della Rambelli, ma non è stata l'unica sensazione che alla fine la saga mi ha lasciato.
Inoltre la lettura in un unico volume a trenta anni di distanza e con un'esperienza di lettore decisamente più profonda, mi ha permesso di apprezzare quanto l'opera della Lee abbia inciso profondamente nel Sandman di Neil Gaiman: il suo Morfeo, in effetti, sembra raccogliere in se diversi aspetti dei tre signori delle tenebre presentati in questo si spera primo omnibus dedicato al Ciclo della Terra Piatta. Il resto del ciclo, infatti, costituito da un quarto romanzo lungo, tre romanzi brevi e alcuni racconti lunghi è ancora inedito in Italia e personalmente spero che Mondadori porti ciò che manca in un secondo volume.
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