Stomachion

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giovedì 15 maggio 2025

Nel fantastico mondo di Abarat

20240907-abarat-cover
Era rimasto lì, nello scaffale, per qualcosa come dieci anni, poi, mentre stavo a ragionare su quale lettura far seguire all'ultimo romanzo noir letto, ecco che mi capita la costa di Abarat. Rifletto che è da tanto tempo che non leggo nulla di Clive Barker (anche se ho letto molto poco di Barker: un fumetto o due e il primo dei Libri di sangue, ma conto di recuperare questi ultimi avendo visto in libreria l'omnibus, o qualcosa del genere), così lo prendo in mano con l'intenzione di leggerlo. Vedo, però, che in quarta di copertina questo è solo il primo di cinque libri. Ci sto lì a ragionare ancora un po', poi mi stringo nelle spalle e opto per la lettura: se non mi piacerà o mi lascerà indifferente, non cercherò in nessun modo di recuperare gli altri quattro.
E mai pensiero fu più piacevolmente smentito!
Avrei dovuto intuirlo già dalla grafica del titolo: se ruoti il libro di 180° continui a leggere Abarat come se il libro non l'avessi girato! Inoltre siamo di fronte, verrebbe quasi da dire, all'ennesima saga fantasy in cui un ragazzino, in questo caso una ragazzina, Candy Quackenbush di Chickentown (sembra quasi uscita da un fumetto disneyano!), finisce su un mondo parallelo, l'Abarat del titolo. Qui inizia una lunga peregrinazione, scoprendo un pezzo alla volta che forse Abarat non è così estraneo a lei, o che lei non è così estranea ad Abarat (un'idea, personalmente, ce l'avrei), e, soprattutto, che su Abarat ci sono personaggi che mirano al controllo di questo mondo particolare.

martedì 19 giugno 2018

Una scimmia sulla schiena

Prima della quadrilogia immaginifica, lisergica e a tratti pre-cyberpunk costituita da Pasto nudo, La morbida macchina, Nova Express e Il biglietto che esplose, Wlliam Burroughs iniziò la sua carriera con un dittico per molti versi catartico e fortemente autobiografico come La scimmia sulla schiena e Queer.
Protagonista dei due romanzi è lo stesso Burroughs, nascosto dietro l'identità di William Lee, tossicomane allo sbando che periodicamente entra ed esce dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti senza mai riuscire ad abbandonarle completamente fino a che non decide di andare alla ricerca dello yage, da cui sembrava fosse stata isolata la telepathina. Nota anche come armina, è un alcaloide fluorescente che inibisce le ammino ossidasi allo stesso modo dei farmaci antidepressivi. Ha inoltre la proprietà di prolungare gli effetti allucinogeni in alcune sostanze: non a caso si trova all'interno di una liana sudamericana utilizzata nella cerimonia dello yage o ayahuasca, tradizionalmente utilizzata per scopi rituali o terapeutici, ma che ha anche effetti allucinogeni.
Tutto questo non poteva non avere interesse per Burroughs, e dunque per Lee, che così nel finale di Junk si mette alla ricerca della telepathina, proseguendo tale ricerca in Queer. In questo secondo libricino, il tema principale è la relazione amorosa del protagonista con Eugene Allerton, personaggio un po' ambiguo nella descrizione che farà un po' penare il nostro protagonista.
Nel complesso i due romanzi sono una descrizione, per lo più dettagliata, di uno dei periodi più difficili nella vita dello scrittore statunitense. In particolare Queer venne scritto subito dopo l'uccisione accidentale della moglie Joan Vollmer con una pistola, sebbene ciò che più ne limitò la pubblicazione non fu tanto un qualche problema stilistico dovuto all'influenza dello stato d'animo dell'autore, quanto il tema delle relazioni omosessuali (non solo Burroughs, ma anche Lee non potevano essere classificati come omosessuali, avendo entrambi avuto anche relazioni, pure soddisfacenti, con delle donne).
Ad ogni buon conto, oltre a fornire uno spaccato ben preciso nella vita disordinata di un tossicodipendente, leggere Burroughs in generale e in questi due testi in particolare apre la strada per il lettore a tutta una serie di approfondimenti nel campo della chimica delle sostanze naturali.