Stomachion

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mercoledì 23 novembre 2022

Mercoledì

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Non c'è giorno migliore per iniziare a vedere Mercoledì di Tim Burton. Il primo episodio è decisamente molto interessante: abbiamo un'adolescente ribelle, Mercoledì Addams, che viene cacciata dalla scuola per tentato omicidio contro alcuni bulli che hanno pestato il fratello Pugsley (ovviamente solo lei ha l'esclusiva dei tormenti del fratello). Mercoledì cerca di essere diversa dai genitori, senza rendersi conto che è già molto simile a loro, ma è anche una ragazza brillante e intelligente, come emerge molto bene dal primo episodio. Questo presenta l'ambientazione, l'Accademia Nevermore, e i personaggi, non solo i componenti della famiglia Addams, ma anche gli altri personaggi che animano l'accademia e la cittadina che la ospita. La serie, creata da Alfred Gough e Miles Millar, già creatori di Smallville, è diretta da Tim Burton e vede Jenna Ortega nel ruolo di Mercoledì. In effetti la serie sembra che si regga soprattutto su di lei, non solo perché Mercoledì è la protagonista della serie, ma soprattutto perché risulta la migliore per distacco, anche se forse la cosa è dovuta anche al fatto che Mercoledì è il personaggio scritto meglio. Certo, essendo il primo episodio le cose potrebbero migliorare e molti personaggi, che mostrano qualche potenziale interessante, potrebbero evolvere in direzioni interessanti nel resto della serie.
Una delusione certa che difficilmente verrà recuperata nel seguito sono, invece, il resto dei componenti della famiglia Addams. In sintesi Gomez, interpretato da Luis Guzmán, sembra una specie di tenente Garcia; Morticia, interpretata da Catherine Zeta Jones, è tutto fuorché l'elegante ed eterea signora Addams (insomma: Raúl Juliá e Angelica Huston continuano a restare decisamente inarrivabili); e infine Pugsley, interpretato da Isaac Ordonez, sembra un ragazzino depresso col... riporto! Per cui immaginate cosa sarebbe Mercoledì con un casting e un trucco più azzeccati!
Ultima menzione per Christina Ricci, che interpeta il personaggio di Marilyn Thornhill, e che interpretò Mercoledì proprio nei due film del 1991 e del 1993 di Barry Sonnenfeld.

mercoledì 12 ottobre 2022

In sospeso

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Ho iniziato a vedere Umbrella Academy. E nel frattempo ho anche iniziato a leggere il fumetto di Gerald Way e Gabriel Ba. E forse non dovevo. Forse avrei dovuto iniziare a vedere la serie senza leggere i volumi editi in Italia dalla Bao dal 2017 (l'editore precedente era la Magic Press), anche se non credo che la sospensione del giudizio e soprattutto le perplessità siano esclusivamente legate alle differenze tra le due opere. Vedremo quando finirò la prima stagione: in fondo è una serie che ha tutti gli elementi per piacermi, ma sicuramente non mi ha lasciato la smania che mi aspettavo di vedere il secondo episodio. Una cosa, però, è certa: comunque andrà a finire, posso già dire che preferisco il fumetto. Ovviamente devo prima riprenderla, visto che per un po' la lascierò in sospeso. E questo non solo per concludere la lettura del fumetto originale, ma anche perché sto passando le serate di questi ultimi giorni a vedere le dirette del torneo di scacchi U.S.A. dove, tra gli altri, si stanno giocando il titolo Hans Niemann, arrivato recentemente agli onori delle cronache per accuse di barare (anche da parte del più forte giocatore in attività, Magnus Carlsen), e, soprattutto Fabiano Caruana, che è stato anche campione italiano per 4 volte e che dal 2015 ha scelto la federazione scacchistica statunitense. E che al momento in cui scrivo è in testa alla classifica, e dunque sulla buona strada per vincere il suo secondo titolo di campione di scacchi statunitense.

venerdì 23 settembre 2022

Non c'è nulla di più sicuro della propria casa

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Oggi il rientro a casa è stato delirante. Milano era piuttosto caotica, tra una manifestazione in superficie e la metro presa d'assalto dai tifosi che si recavano alla partita a San Siro, partita che ovviamente ho scoperto quando ho provato a prendere la metropolitana come mezzo alternativo per avvicinarmi a casa. Così, grazie al lungo e tortuoso tragitto fatto, direi che non sono stato più contento di essere ritornato a casa, anche se, ovviamente, è solo una casa in affitto. E per la contentezza ho deciso di affrontare la visione di un presunto film horror, Aftermath. Orrori dal passato.
La pellicola, del 2021, di Peter Winther, viene infatti classificata come horror e casa stregata o infestata o qualcosa del genere. E in effetti ha anche le premesse di un qualcosa del genere, visto che la casa in cui il film è ambientato è stata il teatro di un omicidio-suicidio. Il primo elemento diciamo così sconvolgente è che qualcuno, pur sapendo del tragico evento, decide di acquistarla. E il secondo è che il marito di quella che la sta vendendo, vorrebbe tirare sul prezzo. Verso l'alto. Come se aumentando il prezzo sarebbe in grado di trovare un compratore interessato.
L'altra premessa alla storia è che la coppia che sta acquistando è in crisi e ha deciso (più o meno di comune accordo) di acquistare una nuova casa, nella speranza che cambiare ambiente possa giovare al rapporto di coppia. E certamente il teatro di un omicidio può essere utile in questa impresa.
Dopo un inizio che in qualche modo può far pensare a una casa infestata e, quindi, a un horror vero e proprio, alla fine si scopre di essere stati i testimoni di ben due thriller innestati uno dentro l'altro. Uno basato su una storia vera, una coppia che ha acquistato una casa ed è stata tormentata dalla persona a cui avevano "soffiato" la casa. E l'altro basato sul Fantasma dell'opera. Che poi sarebbe stato anche interessante avere quest'ultimo punto di vista sin dall'inizio, solo che lo scopri alla fine che il film è in parte basato su una storia che ha una forza narrativa che la pellicola di Winther se la sogna. Con questo non dico che alla fine non possa andar bene per passare un paio d'ore su Netflix, ma sappiatelo: non è una pellicola horror.

domenica 18 settembre 2022

Un paio (più o meno) di film di cui (sicuramente) si poteva fare a meno

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Visto che ho deciso di pubblicare tutto ciò che è relativo al Topolino #3486 domani (lasciandomi ancora un po' di tempo per decidere se realizzare anche il video su Peertube), ho pensato bene di dedicare qualche riga ad alcuni film horror che ho avuto la sventura di vedere in questi giorni su Netflix.
Partirei dal primo (di 6) numero di Night-Man, la nuova parodia di Leonardo Ortolani, che si concentra su Nightmare, nome con cui è meglio noto A Nightmare on Elm Street, film horror del 1984 di Wes Craven, che confesso di non aver mai visto. Così mi viene voglia di iniziare a recuperare la lacuna e visto che su Netflix è presente il remake (che Ortolani definisce reboot, bocciandolo), parto da lì. Nel complesso non lo trovo un pessimo film, ma è abbastanza evidente che si respira un'aria da anni Ottanta, nonostante l'attualizzazione ai (più o meno) giorni nostri: stiamo, infatti, parlando del 2010. A quel punto, preso dall'entusiasmo, ho cercato altri film della serie originale e sulla piattaforma di streming si trovano il 5.o e il 6.o. E purtroppo ho deciso di vedere il 5.o. O se preferite per fortuna, così non ho visto il 6, ma mi sono limitato a dare un'occhiata a una scena estratta da Netflix, classificandolo come una trashata più che dimenticabile.
E poi, giusto un'oretta fa, ho concluso la visione di Leprechaun returns, che la trama sembrava interessante. E invece rieccomi al punto di partenza: un altro film horror recitato in maniera eccessivamente sopra le righe, con un "mostro" assassino che cerca di apparire anche simpatico e brillante riuscendo a essere meno che ridicolo. Non mi sarei dovuto aspettare chissà cosa da un sequel di un paio di decenni dopo l'originale, Leprechaun, interpretato da Jennifer Aniston, quella di Friends, e questa cosa avrebbe dovuto mettermi in guardia, e mi dovrebbe mettere in guardia anche dal cercare di guardare Leprechaun, che per fortuna su Netflix mi pare non ci sia.
E forse dovrei finirla qui e non mettervi in guardia da altri capolavori del genere come lo spagnolo HollyBlood o l'americano Ma, che non è un horror, ma che non è esattamente il massimo, nonostante la presenza di Octavia Spencer. E poi ci sarebbe Non dormire nel bosco stanotte, che ho visto alcuni mesi fa, e visto che il primo film mi era piaciuto, ho deciso di vedere anche il seguito: cattiva scelta anche in questo caso.
Al momento non mi sento di darvi altri consigli di cose da evitare il più possibile. Magari, presto, vi scriverò qualcosa che, invece, merita di essere visto.

mercoledì 31 agosto 2022

Locke&Key: Dalla carta allo schermo

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La serie a fumetti Locke&Key di Joe Hill e Gabriel Rodriguez venne pubblicata per la prima volta in albi in formato comic book nel 2008 dalla IDW, per poi venire raccolta, dopo una quarantina di uscite, in sei volumi, corrispondenti ognuno alle sei stagioni in cui venne divisa la serie. Dopo l'uscita dell'ultimo numero, datata dicembre 2013, arriva nel 2020 su Netflix la prima di tre stagioni che adattano per il "piccolo schermo" il fumetto di Hill e Rodriguez.
In effetti la serie di Netflix non fu il primo tentativo di Joe Hill di portare la sua creazione nel mondo "reale". Tutto iniziò con un pilot realizzato per la Fox tra il 2010 e il 2011 che diede una prima spinta di entusiasmo per testare il terreno per una trilogia di film nel 2014, progetto che venne presto abortito. Quindi ecco un nuovo pilot realizzato nel 2017 per Hulu, una piattaforma simile a Netflix. Poi Hulu declinò il progetto e alla fine venne prodotto da Netflix.
Avendo letto tutti i volumi del fumetto, arrivati in Italia grazie alla Magic Press, e avendo come progetto futuro la lettura del nuovo volume, L'eta dell'oro, con all'interno il crossover con il Sandman di Neil Gaiman, ho inevitabilmente fatto un confronto tra i due prodotti, trovando alla fine quello televisivo comunque convincente, nonostante i cambiamenti, alcuni anche importanti, apportati alla trama. Alcuni di questi cambiamenti sono prettamente televisivi, come la chiave testa, che nel fumetto è presentata in una versione un pochino più realistica come una chiave che apre letteralmente la testa di chi la usa, permettendo di vederne il contenuto, mentre nella serie compare una porta attraversando la quale si entra nei ricordi della persona che la sta usando. E questa è la modifica che mi è piaciuta di più.

sabato 27 agosto 2022

Segugi infernali

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Generalmente quando un fumetto viene trasposto in una versione televisiva non animata, presenta delle differenze molto più marcate dal prodotto originario rispetto a quanto avviene con una versione animata. A parte l'estetica, però, ciò non avviene con Hellbound e il motivo, evidentemente, risiede nell'ideatore del manhwa (il nome con cui si identifica il manga coreano), Yeon Sang-ho.
Sang-ho, infatti, è un regista e autore televisivo che ha già una discreta esperienza nel campo, soprattutto quello dell'animazione, quando inizia a pubblicare, insieme con il disegnatore Choi Gyu-seok, il web comic Hellbound. E in effetti il ritmo narrativo del fumetto risulta molto televisivo. Inoltre la storia è già strutturata in due parti, distanti nel tempo 5 anni, e legate una con l'altra dall'ambientazione e da un paio di personaggi.
La storia di base è quella di un mondo in cui, all'improvviso, compaiono delle figure eteree, dette angeli, che annunciano senza alcun vero motivo che entro una tale data quella specifica persona verrà trascinata all'inferno. E puntualmente, nella data e nell'ora indicate, companio dal nulla tre esseri di fumo giganteschi, che iniziano a inseguire il malcapitato fino a che non lo catturano e non lo consumano completamente, lasciandone solo le ossa.

martedì 5 luglio 2022

Stranger Things: Il vero nemico

C'è una cosa che come spettatori abbiamo capito ben prima di Dustin: il vero nemico di Stranger Things, fin dall'inizio, non era il Mind Flyer, ma Vecna, il nome che i protagonisti della serie assegnano all'avversario che i Duffer Brothers mettono sul loro cammino nel corso della quarta stagione.
La storia sviluppata nei nuovi 9 episodi, rilasciati in due trance a quanto pare per ovviare a ritardi vari, subisce un vero e proprio salto di qualità. Innanzitutto la narrazione è fortemente influenzata dal fantasy. I Duffer Brothers, infatti, suddividono i protagonisti in 3 piccole compagnie, ognuna sulle tracce di una particolare quest. Al tempo stesso lavorano ancora più in profondità sulla protagonista principale, Jane, meglio nota come Undici, approfondendone non solo il pur breve passato, svelando al contempo quell'ombra oscura che la accompagna sin dalla prima stagione, ma anche in qualche modo forgiandone il carattere. E' poi interessante osservare come il suo rapporto con Mike divenga ancora più stretto, assegnando a quest'ultimo un ruolo analogo a quello di Linda per Wally West, il terzo Flash: un punto di appoggio solido nel mondo reale.
L'altro personaggio che viene smontato e rimontato è, però, Max. La morte del fratello Billy ha lasciato dei segni profondi, e intorno a questi i Duffer Brothers scavano per tirare fuori uno dei personaggi meglio riusciti di tutta la quarta stagione.

lunedì 30 maggio 2022

Cose strane nel sottosuolo di Hawkins

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C'ho pensato a lungo sull'opportunità e sui tempi di scrivere una recensione delle prime tre stagioni di Stranger Things. Alla fine, visto l'arrivo recente su Netflix dell'iconica serie dei fratelli Duffer, poteva valere la pena di scrivere qualche riga. Soprattutto perché mi posso considerare un fan entusiasta del lavoro di Matt e Ross Duffer, gemelli, e nostalgici degli anni Ottanta, come è ben chiaro a chiunque veda la serie.
La storia, tra l'altro, è un crogiolo di citazioni dell'epoca: si va dai giochi di ruolo, alla musica (la colonna sonora, tra l'altro, è curata, tra gli altri, da Fabio Frizzi, senza dimenticare L'esorcista, ovviamente il film, ma la trama di base è in tutto e per tutto Super 8 di J. J. Abrams, con però alcuni opportuni cambiamenti che rendono Stranger Things più seriale certo, ma a ben vedere anche più facilmente mainstream.

giovedì 14 aprile 2022

Witcher: Una strana famiglia allargata

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Con la seconda stagione di Witcher gli autori hanno adottato uno stile narrativo più standard rispetto a quello che aveva invece caratterizzato la prima stagione. D'altra parte non c'era alcuna necessità di costruire le interazioni tra i personaggi come un intreccio che si dipana nel corso del tempo. In questo caso, infatti, l'azione si svolge in un tempo molto più ristretto, dell'ordine dei mesi per intenderci.
La prima necessità della stagione, infatti, anticipata nelle interviste agli autori che accompagnavano la prima stagione, è quella di costruire quella strana famiglia che già si prefigurava nel corso della prima serie, ovvero Geralt di Rivia e Yennefer di Vengerberg come "genitori" e la principessa Cirilla di Cintra come loro "figlia".
Ovviamente la storia non si riduce a questa semplice necessità, visto che gli autori scavano all'interno di tutti e tre i personaggi principali, su tutti Cirilla, alla ricerca di un modo di comprendere se stessa, la sua natura, le sue origini e la sua storia, incluso quel destino che sembra le sia stato in qualche modo imposto; e poi Yennefer, che dopo essere stata la grande eroina del finale di stagione, passa buona parte della seconda stagione a trovare anch'essa se stessa, perdendosi dentro l'ossessione del riottenere il potere magico perduto; e infine Geralt, forse il più granitico di tutti, quella roccia su cui ruota l'intera storia. E la cosa è tanto più evidente, quanto ironica, visto che comunque Geralt molte cose le scopre insieme con lo spettatore. Proprio la caratterizzazione di Geralt, però, rende sempre più evidente la scelta di Henry Cavill come protagonista, visto che effettivamente sembra di essere di fronte a personaggio saldo come Superman, ma determinato come Batman: il mix perfetto, oserei dire!

giovedì 3 marzo 2022

I guardiani della giustizia: distopici supereroi

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E' raro che scriva una recensione, che sia di un libro, un fumetto, una serie televisiva o un film in tempi così vicini alla visione, ma con The guardians of Justice, o I guardiani della giustizia. Partiamo dall'inizio: dopo aver visto il manifesto di presentazione, classifico la serie, uscita l'1 marzo, come l'ennesimo prodotto che vuole cavalcare la mania supereroistica di questi anni. Quando, però, leggo la trama di presentazione e l'anno di ambientazione, il 1987, cambio completamente prospettiva, e inizio a vederla. E con 7 episodi totali di lunghezza media intorno ai 30 minuti (qualcuno di più, qualcuno di meno) 3 giorni sono più che sufficienti per portare a conclusione la visione. Ma cosa c'entra, direte voi, l'anno? Perché proprio quel 1987 dovrebbe averti convinto a vedere la serie?
La risposta è semplice: Wathcmen è ambientato tra il 1986 e il 1987.
Inoltre la serie di Alan Moore e Dave Gibbons inizia con la morte di un supereroe, Edward Blake, il Comico, e allo stesso modo Guardians inizia con la morte di un supereroe. Mentre, però, nel caso di Watchmen si tratta dell'omicidio di un eroe senza poteri, nel caso della serie ideata da Adi Shankar (lo stesso dietro Castelvania) è invece il suicidio in diretta televisiva del più grande di tutti i supereroi della Terra, Marvelous Man. E quest'ultimo è un alieno, originario del pianeta Caltron (forse un riferimento alla Charlton Comics, i cui personaggi ispirarono Moore per la creazione dei protagonisti di Watchmen), per quanto identico esteriormente a un essere umano.
Il punto di riferimento per i Guardians di Shankar è dunque il DC Universe e in particolare proprio Watchmen. E in un certo senso ne respira anche lo spirito, visto che la serie è ricca di riferimenti pop sia fumettistici sia televisivi sia videoludici. E' inevitabile, infatti, paragonare un certo stile recitativo a quello della serie di Batman degli anni Sessanta, mentre le ampie porzioni animate che arricchiscono la narrazione riprendono vari stili presenti nel corso degli ultimi quarantanni, da quelli dei classici cartoni alla Hanna&Barbera, agli anime nipponici, senza dimenticare i pupazzi o gli effetti in stile Tron. Le cose più interessanti che la serie ha da dire, però, stanno tutte nella storia.

lunedì 28 febbraio 2022

Senza domani

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Viviamo un particolare momento storico, in cui è difficile riuscire a concentrarsi su altro. Generalmente, dopo un po', ci si fa l'abitudine, e questo nonostante la guerra sia particolarmente vicina. Questo non vuol dire che non ci si pensi, ma che semplicemente si lascia il pensiero da parte. Almeno per un po'. Poi decidi che vuoi scrivere qualcosa, perché nell'ultimo periodo hai scritto troppo poco, lasciandoti influenzare un po' dalla tensione, un po' dall'idea che forse non è proprio il caso di scrivere di qualcosa che magari è più leggero. E allora, quando hai deciso che è il momento di scrivere, ti chiedi: ma perché proprio di un film di fantascienza che racconta di una guerra? Certo è una guerra con degli alieni che vengono da chissà dove e non tra esseri umani, ma il punto del film è che è un immenso paradosso temporale, uno di quelli in cui speri sia finita la Terra in queste ultime settimane. Uno di quelli da cui domani ti sveglerai e dirai, era solo un incubo. E invece è reale. Ma almeno in Senza domani di Doug Liman, tratto da un manga, All You Need Is Kill di Hiroshi Sakurazaka, il protagonista, interpretato da Tom Cruise, ha modo di intervenire negli eventi, persino di sbagliare e correggere i propri errori. Un po' come nel mitico Il giorno della marmotta (che non è questo il titolo del film, ma va bene lo stesso).

mercoledì 16 febbraio 2022

Super 8

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Quando il film uscì al cinema, il telegiornale ne parlò quasi come di un esordio, ma Jeffrey Jacob Abrams, meglio noto semplicemente come J. J. Abrams, non era esattamente alla sua prima pellicola. Dopo l'esordio con il terzo capitolo di Mission: Impossible nel 2006 e il primo film della nuova trilogia cinematografica di Star Trek ambientata in un universo parallelo, indubbiamente due blockbuster considerando il budget e il franchise dietro le due pellicole, Super 8 è al confronto una pellicola di fantascienza d'autore. D'altra parte il produttore era Steve Spielberg e la trama del film è in qualche modo una variazione sul suo E.T.

lunedì 10 gennaio 2022

Una storia di vampiri e rapinatori

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Avrebbe potuto tranquillamente dirigerlo, però alla fine si è accontentato di scriverlo e recitarlo. Sto parlando del film del 1996 Dal tramonto all'alba in cui due folli fratelli rapinatori in fuga dopo l'ennesimo colpo rapiscono strada facendo una famigliola di padre e due figli in vacanza verso il Messico. Il problema per il gruppo non è la fuga dalla polizia, ma il locale dove sostano: un covo di vampiri.
E uno dei due fratelli è Quentin Tarantino che invece di dirigere il film scritto e ideato con Robert Kurtzman lascia l'onore e l'onere a Robert Rodriguez, che tra le altre cose ha diretto la serie di film si Spy Kids, codiretto con Frank Miller i film di Sin City e portato al cinema un altro bel fumetto come Alita.
L'altro fratello è invece interpretato da George Clooney e la cosa interessante è la suddivisione dei ruoli: Tarantino si prende il fratello pazzo e Clooney quello più posato, per quel che vuol dire "posato" per un criminale. Che poi, alla fine della fiera, è anche il personaggio che Clooney porta sugli schermi in molti dei suoi film.
Ad ogni buon conto Dal tramonto all'alba resta un film godibile e divertente, che mette insieme l'hard bolied con l'horror e, ovviamente per un film che coinvolge Tarantino, con tanto splatter.

lunedì 20 dicembre 2021

La regina degli scacchi

Nell', Stomachion, ho segnalato le due puntate di CosmoBrain in cui Ilaria Ferrari e Laura Paganini hanno chiacchierato con Giorgio Chinnici sugli scacchi.
Questi sono un gioco antico e dalle origini leggendarie, nel senso che si perdono così lontano nel tempo che abbiamo in mano solo una leggenda (in effetti non è esattamente così, ma lasciatemelo scrivere!).
Di fatto le sue origini risalgono al VII secolo, in India, in un vecchio gioco da tavolo, ed ha una evidente ispirazione bellica. Una delle ere più note e fondamentali per gli scacchi è quella così detta romantica, tra il 1700 e il 1873.
Dal 1873 in poi, gli scacchi ricevono un approccio in qualche modo scientifico e si trasforma in un vero e proprio sport. Il primo campione mondiale di scacchi è, infatti, Wilhelm Steinitz nel 1886 (anche se di campionati non ufficiali se ne realizzarono già a partire dal 1851).
Gli scacchi, come molte attività propriamente sportive (nel senso di competitive) hanno avuto una forte polarizzazione in particolare durante il periodo della Guerra Fredda, tra i due grandi blocchi sovietico e statunitense. In questo caso, essendo i russi i grandi dominatori degli scacchi, la competizione era particolarmente sentita negli Stati Uniti ed è proprio questa atmosfera che prova a catturare La regina degli scacchi, miniserie ideata da Scott Frank e Allan Scott per Netflix.

mercoledì 15 dicembre 2021

Cieli rosso sangue

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Senza il gancio della trama, sarebbe molto difficile inquadrare la parte iniziale di Blood red sky come un film horror. Fino a che la protagonista, Nadja, non si trasforma in un vampiro, lo spettatore si trova di fronte a un classico film thriller/action: un gruppo di terroristi, grazie alla complicità del copilota, prende possesso di un aereo che dall'Europa deve raggiungere New York. Sull'aereo ci sono Nadja, interpretata da Peri Baumeister, e il figlio Elias che stanno andando nella Grande Mela, perché un medico sembra sia in grado di curare la donna dalla malattia terminale di cui soffre, e che successivamente, grazie a una serie di flashback sapientemente centellinati, scopriamo essere vampirismo.

lunedì 29 novembre 2021

Necropolis: La città dei morti

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E' un horror particolare, claustrofobico Necropolis di John Erick Dowdle. Narra la storia di una giovane archeologa sulle tracce della pietra filosofale. La ricerca, che la mette sulla strada di Nicolas Flamel, la cui fama di alchimista venne diffusa solo dopo la sua morte. E ovviamente associata proprio alla mitica pietra in grado di trasmutare qualunque metallo in oro. Non era, però, il suo unico potere, visto che sempre la leggenda narra fosse in grado di guarire tutte le ferite oltre a essere elemento essenziale nella realizzazione dell'elisir di lunga vita.
Tutto questo viene riassunto molto bene nella pellicola, strutturata sostanzialmente in tre parti: la prima ambientata in oriente, in Iran in particolare, dove troviamo la protagonista, Scarlett Marlowe, interpretata da Perdita Weeks, alla ricerca delle tracce della pietra. Quindi eccola in Francia a inseguire tracce nella biografia di Flamel, cosa che la porta, insieme a un paio di collaboratori, a esaminare la pietra tombale del presunto alchimista. E infine eccola a fare un giro nella necropoli parigina guidata da un gruppo di speleologi urbani.
E' in questa terza parte, la più lunga, che si concentra tutta la parte horror della pellicola, realizzata come un incubo claustrofobico e girata in soggettiva (anche se con il trucco del passaggio della soggettiva da un personaggio all'altro grazie a telecamerine personali). In pratica gli autori realizzano una sorta di viaggio iniziatico che porta i protagonisti a fare i conti con loro stessi e con ciò di cui si vergognano maggiormente, con l'obiettivo di migliorare per poter uscire dal labirinto mortale in cui sono andati a ficcarsi.
Nel complesso un bell'horror teso e inquietante, molto ben supportato dall'ottima fotografia di Léo Hinstin.

martedì 23 novembre 2021

Snowpiercer: stagione 2

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Devo dire che, rispetto alla prima stagione, Snowpiercer mi ha attirato molto di meno. Non mi è ben chiaro cosa mi abbia attirato meno, ma sospetto sia stato lo stesso effetto dovuto ai seguiti del fumetto originale, Snowpiercer. In quel caso lo sceneggiatore Jacques Lob, separata la sua strada dal disegnatore Jean-Marc Rochette, ha complicato la storia, inserendo anche gruppi di sopravvissuti sulla superficie del pianeta.
La sebsazione di una prosecuzione della storia forzata, per quanto i soggetti dei capitoli successivi al primo fossero comunque interessanti, era palpabile e più o meno la stessa cosa è avvenuta con la serie televisiva. Quest'ultima, comunque, è stata essenzialmente tenuta in piedi da un grandissimo Sean Bean nel ruolo di Joseph Wilford, mentre la graduale scomparsa del personaggio di Melanie Cavill interpretata da un'altrettanto ottima Jennifer Connelly ha finito per impoverire non solo la serie di qualità recitativa, ma anche la storia di un personaggio forte e carismatico.
Andre Layton, interpretato da Daveed Diggs, non si è rivelato altrettanto forte e ispirato come il Layton della prima stagione, mentre Alexandra Cavill, interpretata da Rowan Blanchard, è solo all'inizio del suo percorso narrativo.
Ora la speranza è che la terza stagione possa sbloccare questi ultimi due personaggi e portare la storia a una conclusione: il modo in cui la storia si sta sviluppando, in effetti, sembra smentire le voci secondo cui la serie sia il prequel del film del 2013 di Bong Joon-ho.

venerdì 19 novembre 2021

Vampiri di Norvegia

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La vita è troppo breve per scegliere un solo tipo di cioccolata
- Live Hallangen da Post mortem
Diretta da Harald Zwart e Petter Holmsen, Post Mortem ti spiazza sin dalla prima scena: la protagonista viene uccisa in mezzo a un campo nel nulla. Poi, sul tavolo dell'obitorio, quando l'anatomopatologo si appresta a eseguire l'autopsia, Live Hallangen si sveglia.
Non è immediata l'associazione con il vampirismo, ma indubbiamente c'è un'idea soprannaturale dietro tutto e soprattutto un inconfessato segreto di famiglia. La famiglia Hallangen, tra l'altro, fornisce il servizio di ponte funebri di Skarnes, il paesotto norvegese dove la serie è ambientata. E un po' per tutti i sei episodi di questa (forse prima) stagione ci imbattiamo nel ritornello Nessuno muore a Skarnes.
I pezzi del puzzle si compongono un po' alla volta nel corso degli episodi e sono comunque raccontati in maniera tale da invogliare alla visione della serie, anche considerando la sua brevità. I dialoghi sono brillanti e le atmosfere molto più simili a quelle di una commedia nera, visti i problemi economici dell'azienda, passata al fratello Odd dopo la morte del padre Arvid. Certo anche le vicende di Live, per quanto in alcuni momenti raggiungono una truculenza vicina allo splatter, sono tutto sommato comici e divertenti. Nel complesso è una serie passa-tempo, senza troppe pretese, leggera, che un po' prende in giro il genere, un po' cerca di proporre comunque un intreccio interessante. Certo non ci sono personaggi che spiccano particolarmente, ma la cosa non disturba più di tanto.

mercoledì 10 novembre 2021

Priest: essere fedeli cambiando completamente

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Con l'occasione della rilettura del manhwa (fumetto coreano) di Hyung Min-woo affrontata in estate ho deciso di vedere, finalmente, il film ispirato a Priest.
Il film presenta una serie di differenze fondamentali rispetto al fumetto, ma ha anche visto, almeno stando a quanto scritto dal fumettista nei colophon dei vari volumetti, un attento contributo da parte dello stesso Hyung Min-woo. D'altra parte la storia che quest'ultimo ha elaborato (e lasciato in sospeso, purtroppo) per il manhwa era piuttosto complessa. Alla trama di base, un prete maledetto, Ivan Isaacs, che va in giro per il west americano a uccidere mostri di ogni sorta, si innesta un racconto più complesso di angeli caduti e prelati che si lasciano facilmente corrompere dal male.
L'artista coreano, però, suddivide i personaggi tra coloro che accettano il male per il gusto del potere, coloro che vi arrivano per i motivi sbagliati, e quelli che, in mezzo, subiscono la guerra tra questi due gruppi di anime. La visione di Priest è, dunque, fortemente pessimista, ma viene attenuata e di molto nella pellicola.
Il film, rilasciato nel 2011, vede alla regia Scott Stewart, mentre nel ruolo del protagonista troviamo Paul Bettany (noto ai più soprattutto per il ruolo di Visione al cinema e su Disney+). A differenza del manhwa, la storia non è ambientata nel passato, ma in un lontano futuro, in cui gli esseri umani si sono per lo più rifugiati in gigantesche metropoli dopo una tremenda guerra contro dei supervampiri. Per sconfiggerli era stato istituito uno speciale ordine di preti combattenti, soldati letali dotati della preparazione morale, pratica, fisica e militare per affrontare e sconfiggere i non-morti. Il protagonista, senza nome, è proprio uno di questi preti, ormai accantonati dopo la vittoria nella guerra che ha portato i pochi vampiri sopravvissuti a essere rinchiusi in vere e proprie riserve.
La storia, però, inizia con un attacco di vampiri in uno dei tanti villaggi esterni, cosa che recupera l'ambientazione western, e con la richiesta d'aiuto inviata proprio al protagonista, che a quel punto, mettendosi contro gli ordini ricevuti, si mette in viaggio per aiutare lo sceriffo che ha chiesto il suo intervento.