Stomachion

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sabato 16 maggio 2026

Barrier

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Partiamo dalla fine, quando la protagonista vede una sede di KFC e dice Siamo a casa. E' stata questa battuta che mi ha convinto ad acquistare definitivamente Barrier di Brian K. Vaughan, Marcos Martin e Munsta Vicente.
La prima cosa che ho pensato è stata, infatti: Drive In di Joe Lansdale, e in parte è così. La seconda è stata un po' più sconfortante: il ritorno a casa, o se preferite l'appartenenza con quella che si chiama "casa" è identificata con un'immagine fortemente consumistica come un fast food.
Possiamo intendere questa come l'ultima barriera culturale che i protagonisti devono affrontare (e questa lettura viene in qualche modo supportata da ciò che segue dopo questa pagina) all'interno di una storia in cui tutti i protagonisti, inclusi quelli alieni, si ritrovano a dover affrontare tutta una serie di barriere: quelle della propria terra, quelle lingustiche (non a caso i vari idiomi presenti non vengono tradotti), quelle culturali, quelle che ci costruiamo intorno a causa delle perdite che hanno costellato la nostra vita.

sabato 17 febbraio 2024

Magia dalle stelle

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Gamma Draconis, anche nota come Eltanin, a differenza della sua designazione, è la stella più brillante della costellazione del Dragone. Generalmente in astronomia la stella più brillante è indicata con alpha e, da qui in poi, via via a scendere verso le meno luminose. Distante da noi poco più di 154 anni luce, è la protagonista dell'omonimo manga francese di Benoist Simmat ed Eldo Yoshimizu, di cui avevo già scritto relativamente alla sua opera da autore completo Hen Kai Pan.
La storia, che si svolge tra Londra e Tokyo, è un thriller magico o mistico. A differenza, per esempio, di un film come La nona porta, in questo caso i poteri mistici sono reali e ben presenti nel corso della vicenda, che ha una trama in alcuni aspetti simile a Black Monday di Jonathan Hickman e Tomm Coker. I protagonisti del manga, infatti, devono confrontarsi con una specie di confraternita rivale costituita da ricchi magnati che vogliono sfruttare la magia per mantenere il loro potere sul mondo e anzi, aumentarlo.

sabato 10 dicembre 2022

Hen Kai Pan: la distruzione del genere umano

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Ormai da diverso tempo seguo con interesse le novità manga della Bao Publishing. Oltre alla Taverna di mezzanotte, che leggo regolramente (anche se sono un po' indietro con le letture...), tra gli altri vari titoli proposti dall'editore, spinto in particolare dalla trama, ho affrontato la lettura di Hen Kai Pan, storia in qualche modo apocalittica di Eldo Ypshimizu uscita in un tankobon unico.
La storia narra le vicende di cinque spiriti della Terra che si riuniscono per decretare il destino del genere umano. Più o meno tutti criticano il modo in cui gli uomini stanno trattando il pianeta, ma la differenza sostanziale sta nella pena da comminare alla nostra specie.

mercoledì 12 ottobre 2022

In sospeso

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Ho iniziato a vedere Umbrella Academy. E nel frattempo ho anche iniziato a leggere il fumetto di Gerald Way e Gabriel Ba. E forse non dovevo. Forse avrei dovuto iniziare a vedere la serie senza leggere i volumi editi in Italia dalla Bao dal 2017 (l'editore precedente era la Magic Press), anche se non credo che la sospensione del giudizio e soprattutto le perplessità siano esclusivamente legate alle differenze tra le due opere. Vedremo quando finirò la prima stagione: in fondo è una serie che ha tutti gli elementi per piacermi, ma sicuramente non mi ha lasciato la smania che mi aspettavo di vedere il secondo episodio. Una cosa, però, è certa: comunque andrà a finire, posso già dire che preferisco il fumetto. Ovviamente devo prima riprenderla, visto che per un po' la lascierò in sospeso. E questo non solo per concludere la lettura del fumetto originale, ma anche perché sto passando le serate di questi ultimi giorni a vedere le dirette del torneo di scacchi U.S.A. dove, tra gli altri, si stanno giocando il titolo Hans Niemann, arrivato recentemente agli onori delle cronache per accuse di barare (anche da parte del più forte giocatore in attività, Magnus Carlsen), e, soprattutto Fabiano Caruana, che è stato anche campione italiano per 4 volte e che dal 2015 ha scelto la federazione scacchistica statunitense. E che al momento in cui scrivo è in testa alla classifica, e dunque sulla buona strada per vincere il suo secondo titolo di campione di scacchi statunitense.

sabato 14 novembre 2020

Pachiderma: un intreccio cosmico

La storia di aama parte da un soggetto abbastanza lineare, una spedizione scientifica su un esopianeta, per poi virare verso una surreale visione cyberpunk. Con Pachiderma, invece, Frederik Peeters parte quasi sin da subito con le assurdità.
Siamo in Svizzera, paese natale del fumettista, nel 1951, in piena seconda guerra mondiale. La protagonista, Carice Sorrell, sta cercando di raggiungere l'ospedale dove è ricoverato il marito Pierre a causa di un incidente. E' bloccata nel traffico, causato da un pachiderma steso sulla strada. Già questo indizio pone sul chi va là il lettore su una narrazione certo veloce, ma anche surreale, che si fonda sulle visioni della protagonista di un figlio mai nato o della sua versione futura più anziana. Non sono le uniche e si mescolano con la ricerca di Carice del marito all'interno di un ospedale labirintico, intrecciandosi con le vicende del secondo protagonista di Pachiderma, il dottor Barrymore. Rispettato chirurgo, è anche un affascinante donnaiolo, con un'anima filosofica, come rivela la quadrupla all'interno della scena in cui i due protagonisti finalmente incrociano le loro strade.
Gli intrecci, gli ammiccamenti, il vero e l'immaginato che si mescolano, la spy story che sembra l'intreccio principale, ma che si rivela solo la base su cui sviluppare il tutto, e di fondo quel titolo, spiegato apparentemente solo dall'incidente all'inizio del volume e dal ciondolo della signora Sorrell, ma che in effetti ci restituisce una chiave di lettura più profonda e filosofica.

sabato 30 maggio 2020

Come parlare alle ragazze alle feste

I ragazzi si classificano, grosso modo, in due grandi categorie: quelli che hanno facilità ad approcciare le ragazze alle feste e quelli che qualunque cosa facciano non ci riescono. I due protagonisti di questo delizioso racconto di fantascienza di Neil Gaiman, Vic ed Enn, ricadono rispettivamente nella prima e nella seconda categoria. Ed è Enn il narratore del racconto.
I due vanno a una festa, in effetti si imbucano nella festa sbagliata (avevano ricevuto un invito per un'altra festa) e mentre Vic si apparta con la padrona di casa, Enn riesce a rompere il ghiaccio con ben tre ragazze di questa festa. Le informazioni che raccoglie sono abbastanza lampanti per qualunque lettore di fantascienza (straniere in visita sul nostro pianeta, parlano di stelle, incarnazione e misteri mistici), ma poi i due ragazzi scappano prima di scoprire la verità, che resta sospesa alla fine del racconto, come giusto che sia per un'opera di poche pagine.
La bellezza del racconto, però, come già accaduto ad altri di Gaiman, non gli ha impedito di diventare un fumetto altrettanto delizioso, realizzato in questo casi dai due artisti brasiliani, fratelli gemelli, Fábio Moon e Gabriel Bá. Della loro interpretazione del racconto a colpire è soprattutto la scelta dei colori acquarellati che risultano perfetti per rendere le atmosfere oniriche di alcune scene, in particolare quelle in cui le tre ragazze raccontano le loro storie a Enn. In effetti, se proprio vogliamo trovare un difetto nella versione a fumetti, è nell'età apparente dei due protagonisti, che sembrano due ventenni piuttosto che due quindicenni. A parte questo la trasposizione risulta quanto mai fedele allo spirito gaimaniano.
Un'ottimo fumetto da leggere sotto le stelle in queste sere di fine primavera.

sabato 9 maggio 2020

Tosca dei boschi: come una favola Disney

Dopo Il porto proibito, oggi provo a raccontarvi qualcosa di un altro gran bel romanzo a fumetti in costume della coppia Teresa Radice-Stefano Turconi: Tosca dei boschi.
La storia si muove sul doppio binario dell'aderenza agli eventi storici da un lato e del romanzo d'avventura dall'altro. Descriviamo, brevemente, il contesto storico.
Siamo nell'Italia del 1343, in Toscana. Siena e Firenze sono, come sempre, ai ferri corti, ma dal 1342 la città gigliata è retta da Gualtieri VI di Brienne. Era stato chiamato dai governanti della città per ricoprire l'incarico di podestà: era, infatti, da alcuni anni che la città aveva deciso di affidarsi a uno straniero per questo compito a causa delle precedenti lotte intestine tra guelfi e ghibellini, che non avevano fatto molto bene all'economia di Firenze. Dopo i suoi primi provvedimenti, sotto la spinta dei ceti bassi della città, venne proclamato podestà a vita: e fu l'inizio della fine. Ottenuti i "pieni poteri", Gualtieri divenne ben presto un vero e proprio tiranno, tanto che dopo appena dieci mesi i fiorentini congiurarono contro di lui e il 26 luglio del 1343, dopo aver rassegnato le dimissioni, il "buon" Gualtieri fugge dalla città.

sabato 18 aprile 2020

Il porto proibito

Forse spinto dalla nostalgia per l'assenza di Cartoomics 2020, e cercando di non pensare al fatto che le fiere fumettistiche e non solo potrebbero venire sospese per un paio di anni, ho pensato per questo sabato di recuperare la recensione de Il porto proibito, di cui ho, ovviamente, una copia autografata dai due fantastici autori: Teresa Radice e Stefano Turconi. Peraltro acquistai il volume lo stesso anno in cui venne raccolta in volume la loro Grande Parodia Disney de L'isola del tesoro: le due storie, d'altra parte, hanno in comune proprio quell'affascinante atmosfera marinara tipica dell'epoca dei pirati, anche se il 1811, anno di ambientazione de Il porto proibito, è ben lontano dai fasti della pirateria.
Il volume, disegnato in bianco e nero, ti trasporta sin da subito in atmosfere affascinanti, quasi favolistiche, non solo grazie ai disegni a matita, ma anche grazie a una narrazione in grado di alternare, con sapienza, scene completamente silenziose, ad altre ricche di dialoghi o di azione. Inoltre la sceneggiatura, probabilmente grazie alla capacità della Radice di comprendere al meglio il marito, sfrutta appieno le abilità di Turconi, permettendogli di alternare pagine ricche di vignette o di dettagli, ad altre molto più ariose con grandi vignette a tutta pagina.

sabato 11 gennaio 2020

Il mondo oltre la diga

cc @Baopublishing @odrissey
E' abbastanza evidente, se ci soffermiamo sugli elementi essenziali della storia, che Il guardiano della diga di Robert Kondo e Dice Tsutsumi, giunto al secondo volume e portato in Italia dalla Bao Publishing, è una storia sulla crescita, l'esplorazione e la sfida che ci pone il mondo esterno alla protettiva cerchia familiare (intesa, in questo caso, in senso esteso, visto che il protagonista è un orfano).
Il mondo de Il guardiano della diga è, in qualche modo, post-apocalittico: gli abitanti della Valle dell'Aurora sono, infatti, confinati all'interno della valle, protetti da una diga gigantesca dotata di mulini a vento che li tiene lontani da un mondo esterno preda di una misteriosa e pericolosa oscurità che tutto consuma. Questa nebbia, però, inizia a diventare sempre meno frequente, ma il guardiano della diga, un giovane maialino che, tra un impegno scolastico e l'altro, ne ha cura nell'attesa dell'improbabile ritorno del padre, andato all'esterno per un misterioso motivo, spinto un po' dal sospetto di qualcosa di più terribile in arrivo, un po' dalla curiosità di vedere il mondo esterno, un po' dalla speranza di ritrovare il genitore, decide di affrontare il mondo oltre la diga. Ad accompagnarlo ci penseranno due suoi amici, un giovane ippopotamo un po' spaccone e una simpatica volpacchiotta.

sabato 8 dicembre 2018

Scienza sotto l'albero: classici da regalare

L'iniziativa scienza sotto l'albero partita da un'idea di @astro_filo ha ricevuto molte adesioni in giro per instagram e non solo da parte di divulgatori scientifici (per lavoro o per passione che sia). Così, dopo aver realizzato un template personalizzato in Gimp, sono pronto per raccontarvi brevemente le mie scelte:
  • Il mondo senza di noi di Alan Weisman:
    Ne ho anche scritto la recensione, quindi più che altro cerco di sintetizzare al meglio. Il libro di Weisman risulta illuminante su ciò che stiamo facendo al nostro pianeta e sul fornire al lettore una visione del nostro ecosistema a più lungo periodo.
  • Armi acciaio e malattie di Jared Diamond:
    Un classico della letteratura scientifica. Diamond fornisce una serie di strumenti molto più scientifici (la disponibilità delle risorse primarie) per leggere la storia del pianeta. In qualche modo è anche un libro naturalmente libertario, perché fornisce una serie di assist alle idee anarchiche.
  • Non è mica la fine del mondo
  • di Francesca Riccioni e Tuono Pettinato:
    Ho perso le tracce della recensione nel senso che ero convinto che fosse già stata pubblicata su LSB, ma così non è stato. Spero che si possa recuperare il più velocemente possibile (per quel che riguarda i miei compiti, spero di riuscire ad assolverli a breve). Recupero, in questa occasione, l'occhiello che ho scritto per quella ancora inedita recensione: Francesca Riccioni e Tuono Pettinato, con intelligenza e ironia esaminano il modo con cui stiamo sfruttando le risorse del pianeta partendo da una premessa semplice ma efficace: la Terra dopo la nostra estinzione. In qualche modo è legato alla prima scelta, ma questo mi sembra il periodo migliore per cercare di migliorare la nostra consapevolezza ecologica.
Infine c'è la bonus track per bamini:
  • Il professor Astro Gatto di Dominic Walliman e Ben Newman:
    In realtà il consiglio non è su uno specifico volume (anche se personalmente ho recensito L'avventura atomica) di quella che è una serie di tre (l'ultimo è uscito da un paio di mesi). L'idea è questa: entrate in libreria o in fumetteria, cercate i volumi sul personaggio, dategli un'occhiata e sceglietene uno. Sono scritti molto bene, adatti ai bambini, ma anche agli adulti, ricchi di illustrazioni scientificamente precise e con dei personaggi molto ben definiti e chiari, quindi in generale libri di facile lettura che permettono di avvicinare i bambini alla scienza. E magari anche appassionarli!eina
Ad ogni modo: leggete e fate leggere, non solo a Natale!

sabato 7 ottobre 2017

La saga dei Bojeffries

Ispirato da alcuni recenti fumetti comici di genere fantascientifico usciti per Editoriale Cosmo, recupero la recensione di questo bel volume uscito per la Bao l'anno scorso
I Bojeffries sono una famiglia particolare: un padre che di notte va sui tetti a pesca di pipistrelli insieme con il figlio, mentre la figlia tanto disinibita quanto brutta che odia il mondo intero iniziando proprio dalla sua famiglia prova periodicamente a perdere la verginità; un vampiro e un licantropo per zii; un neonato radioattivo e un nonno che appartiene alla schiatta delle divinità extramondane ideate da Howard Philips Lovecraft.
Così in uno dei suoi primi fumetti, ritroviamo uno dei numi tutelari della poetica e della narrativa di Alan Moore, declinato con un gusto molto vicino a quello dei Monty Python, noto gruppo di comici surreali britannici. L'idea sembra quella di realizzare una famiglia alla Addams nella periferia britannica, in particolare quella di Northampton, cittadina natale dello sceneggiatore: Moore così ironizza sulla società inglese degli anni '80 del XX secolo (la serie esordì nel 1983 sull'antologico Warrior). Emerge il quadro di una società povera (non solo economicamente), che sopravvive tra piccole risse, razzismo strisciante e cliché sul sesso.
Steve Parkhouse, con il suo tratto dettagliato, riesce a seguire ottimamente le invenzioni di Moore, rappresentando al meglio la scena iniziale, uno zoom che dallo spazio porta fino ai tetti di Northampton, o nella capacità di passare da vignette praticamente spoglie ad altre straripanti dettagli. In questa serie di avventure Moore inizia poi a sperimentare, come in Vacanze estive, un vero e proprio racconto illustrato, o in Canto delle terrazze, che è uno dei fumetti-canzoni scritti dal fumettista, sulla stessa linea di The march of the sinister ducks o The old gangsters never die.
La saga dei Bojeffries
Alan Moore, Steve Parkhouse
Traduzione di Michele Foschini
brossurato, bianco e nero, 96 pagine
Bao Publishing, 2016, 14,00

venerdì 3 giugno 2016

Sarai meravigliosa, figlia mia

Il principale segreto della recensione di fine serie dedicata ad Aama di Frederik Peeters è che la sua base di partenza si trova su quattro recensioni separate, tre già uscite qui su, e la quarta scritta a fine lettura del quarto volume. Qui recupero la recensione del solo quarto volume.
Alla fine tutti i nodi vengono al pettine: le idee, le tracce, ogni cosa si unisce e si chiarifica nel finale, componendo un crogiolo che è qualcosa di più della semplice somma delle sue parti.
Verloc, ormai invaso da aama, che contiene a stento, è diventato un vero e proprio oltre-uomo nitschiano, il cui essere al di là del bene e del male è in realtà dovuto alla non conoscenza di tali termini da pate di aama stesso. È sui tentativi di Verloc di insegnare questi concetti al programma bio-artificiale che gioca la prima parte del quarto e ultimo volume di Aama, prima che Frederik Peeters faccia esplodere in tutta la sua potenza il Verloc cyber-potenziato.
Il protagonista, infatti, travolto dalla necessità di aama di riversarsi all'interno di un essere biologico in grado di sopportare le milioni e milioni di connessioni create con l'universo stesso, mettendosi in viaggio verso la Terra diventa un vero e proprio Dottor Manhattan in versione cyberpunk. I confini dello spaziotempo non rappresentano ormai più nulla, mentre i legami biologici sono qualcosa al tempo stesso da imparare (per aama) e trasmettere (per Verloc).
Il protagonista, giunto sulla Terra alla ricerca della figlia, comprende quanto la sua vita sia stata manipolata dall'esterno a sua completa insaputa, quanto il suo stesso libero arbitrio sia stato violato, nonostante la sua consapevole scelta di rifiutare i cyber-impianti. E allora solo accettare la sua missione finale gli permette di ritrovare se steso e quel libero arbitrio perduto: compiere il sacrificio di donare il mondo alla figlia.
In ultima analisi Aama è un'opera sui genitori e sui figli, sul tentativo dei primi di consegnare ai secondi un mondo un po' migliore di quello precedente, non però con un semplice passaggio di consegne, quasi un regalo dovuto, ma un vero e proprio passaggio di responsabilità.

sabato 18 aprile 2015

L'odore della polvere calda

Il giocatore di Planescape: Torment interpreta un personaggio che si risveglia su un pianeta sconosciuto senza alcuna memoria sulla sua identità o sui suoi ricordi. Le missioni che il videogioco gli proporrà saranno un percorso per recuperare i ricordi perduti. E' la stessa situazione in cui si trova Verloc, che si sveglia con immagini confuse nella testa mentre un gorilla robotico che fuma un sigaro, Churchill, gli viene incontro contento che sia sopravvissuto a una ignota impresa.
Per fortuna Churchill ha con se il diario di Verloc, scritto su carta, così questi, e il lettore con lui, potrà recuperare la memoria durante il viaggio nel deserto che attende la coppia. E' inevitabile accostare il percorso nel deserto di Verloc e Churchill ai viaggi iniziatici dei profeti, ma il percorso in se ha, per il momento, un'importanza narrativa marginale: la storia si rivela sin da subito fortemente dickiana, con Verloc che inizia la sua avventura nei sobborghi di Radiant, futurustica città della Terra. Verloc è un uomo che ha perso tutto, preda di ricordi e incubi legati agli errori del passato, e l'unico che può salvarlo è Conrad, il fratello minore.
La prima parte, che si intreccia con un viaggio spaziale e un atterraggio, è claustrofobica, enfatizzata da colori scuri, e serve per definire Verloc, il suo carattere, le sue motivazioni. Una volta atterrati su Ona (Ji), i colori diventano caldi, ma non per questo l'atmosfera si fa meno inquietante. Diventa, anzi, evidente l'ispirazione alla Lost, con l'incontro con la colonia di scienziati presente sul pianeta: gli intrighi sotto traccia e i misteri manifesti (come l'improvvisa materializzazione di una bambina qualche giorno prima del trio di viaggiatori spaziali) contribuiscono a rendere appassionante la seconda parte del volume, mentre la voce narrante di Verloc, con la sua costante malinconia, tiene ancorati all'ispirazione dickiana.
Volendo definire aama in maniera sintetica, si potrebbe scrivere che è l'incontro tra Star Trek e Philip Dick. Il tutto offerto da Frederik Peeters che, all'interno di una griglia ordinata e ben strutturata, alterna vignette dettagliate ed emozionanti, ad altre più stilizzate ma non per questo meno efficaci. Molto belle, poi, le inchiostrazioni al tratteggio, che permettono a Peeters di utilizzare al meglio i tratti necessari per i contorni.