Stomachion

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venerdì 18 luglio 2025

Racconti della prima fantascienza

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In un agile libercolo, Alter Ego presenta tre racconti dell'inizio della carriera di scrittore di Herbert George Wells: Il bacillo, un divertente racconto con risvolti catastrofisti che in effetti anticipa romanzi di fantascienza distopico/catastrofista in cui microscopici agenti letali sfuggono da laboratori di ricerca; Il sorprendente caso della vista di Davidson, forse il più squisitamente fantascientifico, perché il protagonista acquisisce temporaneamente un fantastico potere che gli permette di sperimentare ambienti differenti da quelli in cui si trova fisicamente (e grazie a questo potere Wells può mostrare la bellezza del mondo naturale, anche qui quasi a voler mettere sull'avviso il lettore della sua epoca su ciò che si potrebbe, e che in effetti stiamo pertendo); Il tesoro nella foresta, che in effetti è un vero e proprio racconto d'avventura, in linea con la ben più famosa Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, ma con una conclusione molto più amara e drammatica per i protagonisti.
Un trittico di racconti dalla lettura veloce e di vario genere che non possono mancare nella libreria dei cultori delle origini della fantascienza e di Wells in particolare.

sabato 26 dicembre 2020

Un Natale d'avventura

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Lo so che in effetti Natale è passato, ma le feste ancora no, e comunque questa festività in particolare è vecchia solo di... ieri!
L'avventura del titolo è relativa al videogioco di cui andrò a scrivere a breve, Diggy's Adventure. Non è semplice classificarlo bene: è sicuramente un gioco d'avventura, viste le ambientazioni esotiche e la storia che fa da sfondo al gioco stesso. Il gameplay è piuttosto originale, non avendo ancora trovato altri giochi con un sistema simile. Il protagonista, Diggy, deve superare una serie di mappe che in pratica sono dei labirinti (dunque abbiamo un maze) e risolvere enigmi logici per ottenere oggetti o aprire porte segrete. Questi labirinti, però, presentano degli ostacoli costituiti da materiali differenti e che possono essere abbattuti utilizzando il piccone di cui Diggy è dotato (o in altri casi altri strumenti da acquisire appositamente, fino ad arrivare a raggi laser potentissimi) con, per contro, un certo dispendio di energia, che si va a scalare sulla dotazione iniziale. L'energia viene recuperata durante i periodi di riposo (quando non si gioca) e sia il livello massimo sia la velocità di recupero dipendono da una serie di oggetti che si vincono alla fine delle missioni o che si acquistano all'interno dello shop. Oltre alle mappe principali della storia, che vede Diggy andare in giro per il mondo sulle orme del padre, un archeologo, gli sviluppatori propongono una serie di eventi, alcuni gratuiti, sia nuovi sia vecchi, altri a pagamento. In questo caso la moneta per sbloccare gli eventi e le mappe relative è quella interna, i diamanti verdi.

sabato 18 aprile 2020

Il porto proibito

Forse spinto dalla nostalgia per l'assenza di Cartoomics 2020, e cercando di non pensare al fatto che le fiere fumettistiche e non solo potrebbero venire sospese per un paio di anni, ho pensato per questo sabato di recuperare la recensione de Il porto proibito, di cui ho, ovviamente, una copia autografata dai due fantastici autori: Teresa Radice e Stefano Turconi. Peraltro acquistai il volume lo stesso anno in cui venne raccolta in volume la loro Grande Parodia Disney de L'isola del tesoro: le due storie, d'altra parte, hanno in comune proprio quell'affascinante atmosfera marinara tipica dell'epoca dei pirati, anche se il 1811, anno di ambientazione de Il porto proibito, è ben lontano dai fasti della pirateria.
Il volume, disegnato in bianco e nero, ti trasporta sin da subito in atmosfere affascinanti, quasi favolistiche, non solo grazie ai disegni a matita, ma anche grazie a una narrazione in grado di alternare, con sapienza, scene completamente silenziose, ad altre ricche di dialoghi o di azione. Inoltre la sceneggiatura, probabilmente grazie alla capacità della Radice di comprendere al meglio il marito, sfrutta appieno le abilità di Turconi, permettendogli di alternare pagine ricche di vignette o di dettagli, ad altre molto più ariose con grandi vignette a tutta pagina.

martedì 10 settembre 2019

Il tesoro dei crociati


Harald Hardrada sbarca a York - via commons
Harald Hardrada è considerato come l'ultimo, grande re e condottiero vichingo. La sua ultima grande impresa fu il tentativo di issarsi sul trono d'Inghilterra, ma il suo esercito venne sconfitto durante la battaglia di Stamford Bridge da Harold Godwinson, che venne successivamente sconfitto da Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings.
La storia di Harald dopo la morte si fa leggenda, come per tutti i re vichinghi che combattono fino alla morte meritandosi l'accesso verso il valhalla: le circostanze e in qualche modo anche il momento del decesso sono, in effetti, non molto chiare e questo potrebbe dare origine a un po' di leggende, come ad esempio quella del suo ritorno sulla Terra quando la situazione dovesse essere piuttosto complicata, qualcosa di non molto diverso dalla leggenda del ritorno di re Artù.
Esiste, però, almeno un altro re, nel mondo, che potrebbe ritornare a calcare nuovamente il suolo del nostro pianeta.

mercoledì 26 settembre 2018

L'anello dei Re

Recuperato alla fine de La nave d'oro, l'anello di Re Salomone diventa coprotagonista del romanzo successivo nella lunga serie che ha per protagonisti Oswald Breil e Sara Terracini, personaggi ideati dallo scrittore d'avventura Marco Buticchi. L'altro grande protagonista è il Giusto in nome di Dio, terrorista bombarolo (anche definito serial bomber nel corso del romanzo, accostandolo al famosissimo unabomber, che peraltro compare all'interno del romanzo) che colpisce esclusivamente i musulmani.
Non leggevo Buticchi da diversi anni, avevo lasciato L'anello dei Re a prendere un po' troppa polvere e alla fine ho colto l'occasione per recuperare la lettura di uno degli autori italiani d'avventura più abili in assoluto.
La forza dei personaggi ideati da Buticchi, l'israeliano Breil, in questo caso ex-primo ministro isreaeliano ed ex-capo del Mossad, e l'italiana Terracini, archeologa, ritorna alla mente man mano che i personaggi entrano in scena. La narrazione è, come al solito, su diversi piani temporali differenti: il presente, con la caccia al Giusto; il passato con un intreccio tra varie storie per seguire il tortuoso percorso che ha portato l'anello dei Re nelle mani dell'attentatore. La parte storica si svolge nel lontano passato, partendo dalle crociate, in particolare quella di Venezia contro Tabarqa del 1347; un'altra linea temporale inizia durante la prima guerra mondiale sul fronte italiano; quindi siamo negli anni Sessanta del XX secolo con il padre di Oswald, Asher, nella Romania di Ceaucescu.
Questo intreccio di eventi permette a Buticchi di mostrarci (oltre quelli già citati) personaggi storici come Vlad Tepes l'Impalatore, meglio noto come Dracula, spietato difensore della cristianità contro i turchi; Lawrence d'Arabia, il famoso ufficiale britannico della prima guerra mondiale; Bela Lugosi, l'attore che più di tutti si è (ed è stato) identificato con Dracula, uno dei possessori del mitico anello. Il tutto in una narrazione senza respiro, vivida e dettagliata che tiene il lettore attaccato al libro fino all'ultima pagina.
Un ottimo romanzo per tutti gli amanti dell'avventura.

mercoledì 29 luglio 2015

Prima di Adamo

La fascinazione verso le teorie mistiche della reincarnazione si unisce con l'evoluzionismo, che stava muovendo i suoi primi passi, in Prima di Adamo, romanzo di Jack London che potremmo tranquillamente classificare come pura avventura.
L'idea di London è, infatti, quella di raccontare la vita, più che fittizia di un nostro progenitore, appartenente a una di quelle razze di primati apparse prima degli uomini e da questi soppiantate. Attraverso il sogno, espediente narrativo utilizzato nella narrativa pulp (ad esempio sul Randolph Carter di Lovecraft) il protagonista viene catapultato in un mondo fatto di giochi, azioni più o meno senza scopo, di un vivere alla giornata cercando di sopravvivere alle angherie del più forte nella tribù, o agli attacchi dei cacciatori, o a quelli degli esseri umani, o comunque di coloro che erano più umani che scimmie rispetto al protagonista delle avventure oniriche. Questi, infatti, appartiene a una razza cugina del genere umano propriamente detto, in lotta con i progenitori diretti, che in realtà li cacciano come delle prede qualsiasi: Se il destino dell'alter ego, e quindi della trasmissione diretta dei geni che hanno permesso il passaggio delle informazioni dall'avo al discendente, viene lasciato un po' in sospeso, è abbastanza evidente come il punto scientifico di fondo del romanzo, nello specifico, è la teoria del plasma germinale proposta nella seconda metà dell'Ottocento dal biologo tedesco Augustus Weismann. Come spiega Eugenio Melotti su Zanichelli Aula Scienza:
Weismann teorizzava una precoce separazione nello zigote tra cellule germinali, le sole a conservare e trasmettere le informazioni ereditarie, quindi virtualmente immortali, e le cellule somatiche che formano tessuti e organi, che invece muoiono insieme all'organismo a cui appartengono.
In linea di principio questa teoria potrebbe aver suggerito a London l'idea che grazie alle cellule germinali fosse possibile creare un ponte tra due esseri appartenenti a due razze distinte di cui una ormai estinta. E quindi da qui il romanzo di London, interessante e molto scorrevole nonostante la completa assenza di dialoghi.

giovedì 4 settembre 2014

Ayesha

Avevo iniziato a leggere il secondo romanzo prima ancora di acquistare il primo quando, resomi conto che era il seguito di un libro che non avevo, ne lasciai la lettura dopo poco. Ora, avendo recuperato il primo dei due romanzi, ho potuto leggere l'opera di Haggard, il creatore di Alan Quatermann, nel suo complesso, apprezzando così una saga che ha visto la pubblicazione originale delle due parti a 20 anni di distanza l'una dall'altra.
Al di là dei problemi di traduzione riscontrati nell'edizione della Newton, evidenti a maggior ragione dopo la lettura dell'edizione Sellerio, i due romanzi risultano di lettura tutto sommato semplice e veloce. In alcuni punti Haggard approfondisce alcuni aspetti filosofici, collegandoli con le dottrine orientali soprattutto: non a caso i protagonisti maschili, Leo e il suo patrigno Horace Holly, sono reincarnazioni di personaggi del passato di Ayesha. In particolare Leo è stato in una vita precedente amante di Ayesha e protagonista di un dramma terribile, un triangolo amoroso destinato a ripetersi ancora nel tempo. In tutto questo Ayesha non viene descritta come la classica femme fatale dei romanzi d'appendice o dei classici hard boiled, ma è una sorta di elementale, una incarnazione della femminilità assoluta, cui niente e nessuno ha la forza di resistere e che nessuno riesce veramente a domare se non proprio il giovane Leo. Ne risulta quasi un dramma shackespeariano, un gioco delle parti tra i protagonisti che, tra isole sperdute e monti del Tibet porterà i protagonisti a sfidare popolazioni sconosciute e l'ira di una forza più antica del pianeta stesso, qualcosa che, prendendo a prestito le parole di un famoso filosofo, "è al di là del bene e del male": Ayesha, la donna eterna.
In apertura, la Ayesha di Guido Buzzelli

lunedì 20 gennaio 2014

Cuore di tenebra

Cuore di tenebra
Molto spesso i film tratti o ispirati ai libri, soprattutto quando si parla di grandi romanzi, tradiscono l'opera originale. Quando il tradimento è nello spirito, trasformando la trasposizione in una semplice riproposizione delle immagini significative, a essere contento è al massimo il proprio gusto estetico, e il film può essere giudicato solo dimenticandosi del libro o del racconto di partenza. Ancora più delicata è una trasposizione che cerca di essere fedele, ma che inevitabilmente deve tagliare alcune scene: il rischio è quello di escludere pezzi importanti non solo ai fini della trama, ma soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi.
La vera sorpresa, però, c'è quando un film come Apocalypse now di Coppola risulta incredibilmente fedele nello spirito, nelle scene e nella caratterizzazione con un romanzo breve, ma intenso come Cuore di tenebra (Heart of darkness) di Joseph Conrad.
Lo scrittore polacco, successivamente naturalizzato inglese, ebbe una carriera nella marina della sua nazione d'adozione e questo indubbiamente gli permise di raggiungere una scrittura efficace nel genere dell'avventura, diventandone un maestro. Nel caso di Cuore di tenebra, Conrad scende nel profondo di un animo tormentato, un uomo che, dal suo piccolo feudo lungo le rive di un fiume africano, dall'alto di una cultura non certo superficiale, sembra ormai preda dell'avidità da un lato e di una impossibile ricerca di se stesso dall'altra, diventando di fatto gratuitamente violento e odiato da quasi tutti. Kurtz riprende in sé la tradizione di personaggi solitari e tormentati, come l'Achab di Melville o Il lupo di mare di London, ma al tempo stesso torna alle origini del genere umano grazie alla collocazione geografica proprio come farà Ballard ne Il mondo sommerso, dove però il ritorno alle origini è causato dai cambiamenti climatici. In un certo senso è questo ritorno, questa sorta di guardarsi indietro che porta alla follia, che porta alla discesa nelle tenebre, da cui non ci sarà ritorno o salvezza.

sabato 30 marzo 2013

Il vangelo proibito

Paragonare uno scrittore a Dan Brown, visto il successo internazionale di quest'ultimo, vuole essere un gesto carino e un modo sintetico per raccontare come questo autore abbia uno stile fluido e scriva delle storie appassionanti. Eppure David Gibbins (www.davidgibbins.com) è sicuramente di un'altra categoria rispetto a Brown. Le trame di quest'ultimo sono tanto semplici e lineari, quanto complesse e ricche di sorprese lo sono quelle di Gibbins. Certo potreste obiettare che il mio giudizio, basato su un unico romanzo, Il vangelo proibito, non è proprio attendibile, ma difficilmente un autore torna a scrivere un terzo romanzo con uno stile completamente diverso rispetto a quelli precedenti, a maggior ragione se sta scrivendo una vera e propria serie con personaggi ricorrenti. I due protagonisti, una sorta di Holmes e Watson dell'archeologia, sono Jack Howard, probabilmente un alter ego dello stesso Gibbins, anch'egli archeologo subacqueo come ricorda lo stesso scrittore nell'appendice al romanzo, e Costas Kazantakis, ingegnere.
I due protagonisti sono impegnati al largo della Sicilia, dove stanno esaminando il relitto sommerso di una vecchia nave romana del periodo di Claudio. L'ispirazione per questa parte iniziale dell'avventura viene a Gibbins da una spedizione reale che egli stesso ha diretto a Plemmirio, al largo di Capo Murro di Porco. Altri dettagli dello stesso ritrovamento descritto nel romanzo, invece, sono pescati qua e là sempre da spedizioni condotte sul campo dallo stesso ricercatore.
Non solo: anche le immersioni nel vecchio sistema fognario romano, quello della Roma Antica, per intenderci, è ispirato alle indagini condotte da un gruppo di speleologi urbani, come li definisce Gibbins, che hanno tracciato la mappa della Cloaca Massima. Inoltre i templi e le camere sotterranee a Roma descritti nel romanzo esistono realmente, o quasi:

venerdì 6 aprile 2012

La guerra delle scimmie

More about Saru vol. 1 More about Saru vol. 2
Probabilmente è uno dei fumetti più sorprendenti che abbia letto nel 2011. Daisuke Igarashi, inserendosi nella tradizione della grande avventura, costruisce una storia complessa e al tempo stesso appassionante partendo dalla seguente previsione di Nostradamus:
L'anno millenovecentonovantanove e sette mesi, dal cielo un gran Re del terrore verrà: resusciterà il gran Re d'Angolmois, prima e dopo Marte regnerà per buon'ora.
Il gran Re del terrore annunciato da Nostradamus e mai arrivato è, nel manga di Igarashi, uno degli esseri più antichi della Terra. Per costruire questo potere in un certo senso lovecraftiano, il mangaka riesce a unire le tradizioni mistiche di varie culture, alcuni eventi leggendari del passato (ad esempio il disastro di Tunguska) e un condottiero spagnolo, Francisco Pizarro, resuscitato proprio per rompere l'equilibrio sul nostro pianeta. Il gruppo che invece cercherà di salvare il mondo è internazionale: l'esorcista cattolico Candido Amantini, una ragazzina francese scampata a un disastro e posseduta da uno dei potenti della Terra Irène Bèart, il monaco del Bhutan senza alcuna memoria sul suo passato Nawan Namgyar, la studentessa giapponese Nana Henmi. Oltre a Pizarro è della partita anche un altro resuscitato, Francisco Javier, il missionario che diffuse il cristianesimo in Giappone.
Il gruppo dei quattro viaggia in giro per il mondo alla ricerca delle radici per capire cosa sta accadendo e soprattutto come affrontare la terribile catastrofe che si sta abbatendo sul pianeta, Saru.
Saru è uno degli aspetti nei quali si è diviso, molti eoni fa, una entità chiamata scimmia e presente in varie tradizioni popolari. Egli rappresenta l'aspetto fisico, mentre quello psicologico, quello che in un certo senso rappresenta l'anima del pianeta se così vigliamo dire, è Sun Wukong, che si è diviso a sua volta in parti più piccole incarnandosi in alcune linee genetiche particolari, una delle quali è quella della piccola Irène, che Sun ha deciso di possedere in maniera evidente proprio per guidare meglio la resistenza contro il risveglio di Saru, che viene aiutato proprio dal resuscitato Pizarro.
Sun Wukong è il re delle scimmie nella tradizione cinese, che compare nei Quattro grandi romanzi fantastici cinesi (Il romanzo dei tre regni, I briganti, Il viaggio in occidente, La prugna nel vaso d'oro che poi venne sostituito da Il sogno della camera rossa), nato da una pietra, noto sotto vari appellativi (il suo preferito è quello autoassegnatosi, Qitian Dasheng, creatura sacra con un potere pari a quello del cielo), ma Igarashi è bravissimo a collegarlo con Ermes Trismegistos, prima attraverso un labile collegamento linguistico (trismegistos, ovvero tre volte grandissimo, come una sorta di traduzione concisa del nome di Sun Wukong), poi attraverso un riferimento a Ficino, che scrive di Trismegistos:
In realtà di Ermes ce n'erano cinque e solo il quinto era colui che dagli egizi era chiamato Toth e dai greci Trismegistos

martedì 6 aprile 2010

Assassini nella giungla

More about Assassini nella giungla
Iniziamo con alcune informazioni storiche. Tarzan: The Lost Adventure è stato per anni un testo incompiuto di Edgar Burroughs. Iniziata nel 1946, venne successivamente completata da Joe Lansdale e pubblicata, prima in volumetti e poi raccolta in un unico volume, dalla Dark Horse. Secondo una cronologia ufficiale, questa è la 26.ma avventura dell'avventuriero della giungla, dopo le 24 scritte completamente da Burroughs e il 25.mo romanzo scritto, con autorizzazione, da Fritz Lieber.

giovedì 3 settembre 2009

Le sette meraviglie

More about Le sette prove Passato praticamente sotto silenzio, forse a causa del successo del Codice da Vinci, citato esplicitamente all'interno del romanzo, Le sette prove di Matthew Reilly, scrittore d'avventura australiano, è un romanzo intelligente in cui l'autore, oltre ai ringraziamenti di rito, cita esplicitamente le fonti che lo hanno ispirato(1) e da cui ha tratto le leggende che costruiscono il suo romanzo.
Tre gruppi si danno battaglia per recuperare il vertice d'oro con cristalli all'interno posto anticamente sulla Grande Piramide e separato in sette pezzi distinti da Alessandro Magno e da questi e dai suoi successori nascosti in luoghi misteriosi connessi con le Sette Meraviglie del mondo antico. Tra il gruppo statunitense, guidato dal solito militare megalomane, Judah, dietro cui si nasconde il solito archeologo nazista, Konig, rifugiatosi negli Stati Uniti, e quello europeo guidato da un rappresentante del Vaticano, ecco che in mezzo c'è un gruppo di piccoli stati, guidati dall'Australia, rappresentata nella missione da Jack West. Guidati da West, i piccoli paesi cercheranno di impedire il compimento del rito del potere e di compiere il rito della pace: in ogni caso sulla cima della Grande Piramide un rito dovrà comunque essere celebrato, per evitare che il giorno del Tartarus porti inondazioni mortali sulla superficie della Terra. Nella sfida, però, entrerà anche un pericoloso terrorista, esperto esoterico, di cui si dovrà tenere conto.
Dove sta, comunque, la bellezza e l'intelligenza di un romanzo che, per costruzione, è sulla linea del Pendolo di Foucault piuttosto che del Codice? Ci sono comunque alcune osservazioni sul cattolicesimo, note ormai da anni e tutte basate sulla forma dei riti cattolici, molto simili a riti dell'antichità, a partire dall'antico culto del Sole, il culto di Amun-Ra. In effetti si osserva che da questo culto, alla fin fine, sono nate due organizzazioni, la Chiesa Cattolica e la Massoneria, da sempre in contrasto tra loro, ma che hanno in comune l'eredità di questo antico culto solare. A tutto questo Reilly aggiunge la leggenda sul Vertice Aureo, che sarebbe stato anticamente posto sulla Grande Piramide, oltre alle informazioni sulla Parola di Thoth e al solito pizzico di avventura che non guasta mai, con una serie di missioni, sette, tutte alla Indiana Jones, all'interno di costruzioni difese da tranelli apparentemente impossibili da superare, costruiti dagli Imhotep III e IV.
Un bel libro, interessante, rilassante, divertente, intelligente, ricco d'avventura, decisamente molto più di qualità del Codice: il modo in cui combina leggenda con fatti archeologici è assolutamente plausibile, ma visto che Reilly non ha attaccato la Chiesa né ha avuto la pretesa di vendere il romanzo come contenente brandelli di verità, hanno fatto di un gran bel romanzo un libro poco noto in Italia.
Speriamo che non lo resti a lungo.

(1) A tal proposito, spero di imbattermi prima o poi ne La camera segreta di Robert Bauval, di cui l'autore parla molto bene.

venerdì 21 agosto 2009

L'odissea di Glystra

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Jack Vance, probabilmente spinto dal desiderio di descrivere un mondo barbaro e non tecnologico, idea il Pianeta Gigante, un immenso pianeta su cui manca completamente il metallo più pesante, quello utilizzato per sorreggere tutta la tecnologia, e che quindi diventa una moneta di scambio molto preziosa.
Sul Pianeta Gigante atterra malamente a causa di un sabotaggio l'astronave di Claude Glystra in missione politica per conto della Terra. Inizia un lungo viaggio, L'odissea di Glystra, verso la base terrestre attraverso un pianeta ostile dove l'unica salvezza saranno il metallo per i commerci, le armi tecnologiche e l'audacia di un altro eroe che alla fine della vicenda diventerà un super, un po' come i personaggi di Van Vogt.
Romanzo divertente, leggero, veloce da leggere, un'avventura mascherata da fantascienza: un buon modo per passare qualche ora in spensieratezza.

venerdì 7 agosto 2009

Il sangue del cavaliere

More about Il sangue del cavaliereSembra una versione decisamente molto interessante di Highlander, il mitico film con Christopher Lambert con canzoni dei Queen come colonna sonora. Però, a differenza del film, che parte dal profondo nord per spaziare un po' in ogni tempo e in ogni luogo attraverso i flashback di McLoud fino ad arrivare agli Stati Uniti dei giorni nostri (o meglio di una ventina di anni fa), Il sangue del cavaliere di Wolfgang Hohlbein è ambientato nel sud Europa: parte dalla Transilvania per poi scendere verso la costa. Il periodo storico, poi, è ben preciso: le crociate e la tensione tra cristiani e musulmani.
Il protagonista, il nostro eroe, Andrej Delany, va alla ricerca dei superstiti del suo villaggio, catturati da un sanguinario inquisitore che sembra una copia (un po' sbiadita forse per scarso approfondimento) del nostro Eymerich. Nel corso della vicenda Delany, cresciuto da uno strano parente che lo ha addestrato alle tecniche di combattimento arabe, scoprirà che la sua capacità di guarigione estremamente veloce (non come quella di Wolverine, però) è in realtà un fatto ereditario e non unico. E il potere dei suoi geni lo spingerà a compiere un rito vampirico contro il suo avversario per acquisirne la forza e il vigore.
In definitiva l'inizio di una saga che mescola il vampirismo con Higlander all'interno di un romanzo storico-avventuroso, che da quest'ultimo punto di vista è ben descritto e approfondito. E' sicuramente questa parte del libro che consente a questo primo capitolo di essere comunque gradevole e divertente: una lettura veloce e interessante, che potrebbe, personalmente, anche avere un seguito.

lunedì 14 aprile 2008

Il signore delle mosche

Immagine di Il Signore delle MoscheSebbene il titolo non sia stato scelto da Golding, è quanto mai azzeccato e inerente ai contenuti del romanzo ed alla filosofia stessa dell'autore. Il signore delle mosche, infatti, altro non è che la testa di porco emblema dei cacciatori e circondata da mosche ronzanti sempre più numerose con l'avanzare della decomposizione della testa. E se consideriamo che ne La fattoria degli animali, i porci andavano via via assomigliando sempre più agli uomini (in un parallelismo in cui i rivoltosi diventano in tutti simili a coloro contro cui si sono rivoltati), la testa del porco sembra rappresentare anche la decomposizione stessa della piccola comunità di adolescenti caduti su un'isola sperduta nell'oceano e con essa la decomposizione della stessa comunità umana.
In un certo senso la visione di Golding è molto simile a quella di un autore ad egli distante nel genere, Howard il creatore di Conan, ma anche alla visione di Izzo, il creatore di Fabio Montale: una visione velata di un profondo pessimismo nei confronti degli uomini come società, società che viene vista come l'unione di branchi in lotta uno con l'altro e che, prima o poi, fanno prevalere gli istinti animaleschi insiti nell'essere umano.
Significative, in questo senso, le lacrime dell'ufficiale che per primo parla con i ragazzi quando la società civile, finalmente, si accorge della loro esistenza: sembrano lacrime di sconfitta e di dolore, sconfitta perché un gruppo di ragazzi inglesi (e questa è sicuramente una delle provocazioni più forti ed evidenti del romanzo) si sono arresi alla barbarie (non certo quella intesa da Howard) e di dolore perché non poteva esserci modo peggiore per entrare nell'età adulta.
E non si può non dare ragione a Golding: in fondo non solo l'ha toccato con mano con l'esperimento fatto nella scuola dove insegnava (e, in un certo senso, solo l'inconscia conoscenza di sapere di essere osservati che rende Il grande fratello un programma in cui ancora nessuno è diventato un assassino, anche se forse potrebbe essere solo questione di tempo...), ma generalmente la società moderna e civilizzata si accorge dei problemi solo quando questi sono ormai troppo grandi per essere risolti.
C'è poi l'ultimo messaggio, l'ultima sconfitta, quella della ragione, ed ha gli stessi motivi per cui i ragazzi de Il signore delle mosche si sono lasciati trasportare dall'odio e dalla violenza: la massa tende a seguire ciò che più gli fa comodo, la soluzione migliore per il momento, l'attimo immediato. E l'umanità, finché farà ciò, non potrà non essere sconfitta proprio che da se stessa.

P.S.: potrà sembrare strano, ma penso che anche lo stesso, famosissimo Stephen King condivida con Golding tale visione dell'umanità, non solo per il genere che ha scelto, l'horror, ma anche perché in uno dei suoi romanzi più riusciti, Cuori in Atlantide, lo consiglia ai suoi lettori. Per cui, buona lettura!