Paragonare uno scrittore a
Dan Brown, visto il successo internazionale di quest'ultimo, vuole essere un gesto carino e un modo sintetico per raccontare come questo autore abbia uno stile fluido e scriva delle storie appassionanti. Eppure
David Gibbins (www.davidgibbins.com) è sicuramente di un'altra categoria rispetto a Brown. Le trame di quest'ultimo sono tanto semplici e lineari, quanto complesse e ricche di sorprese lo sono quelle di Gibbins. Certo potreste obiettare che il mio giudizio, basato su un unico romanzo,
Il vangelo proibito, non è proprio attendibile, ma difficilmente un autore torna a scrivere un terzo romanzo con uno stile completamente diverso rispetto a quelli precedenti, a maggior ragione se sta scrivendo una vera e propria serie con personaggi ricorrenti. I due protagonisti, una sorta di Holmes e Watson dell'archeologia, sono
Jack Howard, probabilmente un
alter ego dello stesso Gibbins, anch'egli archeologo subacqueo come ricorda lo stesso scrittore nell'appendice al romanzo, e
Costas Kazantakis, ingegnere.
I due protagonisti sono impegnati al largo della Sicilia, dove stanno esaminando il relitto sommerso di una vecchia nave romana del periodo di Claudio. L'ispirazione per questa parte iniziale dell'avventura viene a Gibbins da una spedizione reale che egli stesso ha diretto a Plemmirio, al largo di Capo Murro di Porco. Altri dettagli dello stesso ritrovamento descritto nel romanzo, invece, sono pescati qua e là sempre da spedizioni condotte sul campo dallo stesso ricercatore.
Non solo: anche le immersioni nel vecchio sistema fognario romano, quello della Roma Antica, per intenderci, è ispirato alle indagini condotte da un gruppo di
speleologi urbani,
come li definisce Gibbins, che hanno tracciato la mappa della
Cloaca Massima. Inoltre i templi e le camere sotterranee a Roma descritti nel romanzo esistono realmente, o quasi: