Stomachion

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sabato 14 novembre 2020

Pachiderma: un intreccio cosmico

La storia di aama parte da un soggetto abbastanza lineare, una spedizione scientifica su un esopianeta, per poi virare verso una surreale visione cyberpunk. Con Pachiderma, invece, Frederik Peeters parte quasi sin da subito con le assurdità.
Siamo in Svizzera, paese natale del fumettista, nel 1951, in piena seconda guerra mondiale. La protagonista, Carice Sorrell, sta cercando di raggiungere l'ospedale dove è ricoverato il marito Pierre a causa di un incidente. E' bloccata nel traffico, causato da un pachiderma steso sulla strada. Già questo indizio pone sul chi va là il lettore su una narrazione certo veloce, ma anche surreale, che si fonda sulle visioni della protagonista di un figlio mai nato o della sua versione futura più anziana. Non sono le uniche e si mescolano con la ricerca di Carice del marito all'interno di un ospedale labirintico, intrecciandosi con le vicende del secondo protagonista di Pachiderma, il dottor Barrymore. Rispettato chirurgo, è anche un affascinante donnaiolo, con un'anima filosofica, come rivela la quadrupla all'interno della scena in cui i due protagonisti finalmente incrociano le loro strade.
Gli intrecci, gli ammiccamenti, il vero e l'immaginato che si mescolano, la spy story che sembra l'intreccio principale, ma che si rivela solo la base su cui sviluppare il tutto, e di fondo quel titolo, spiegato apparentemente solo dall'incidente all'inizio del volume e dal ciondolo della signora Sorrell, ma che in effetti ci restituisce una chiave di lettura più profonda e filosofica.

venerdì 3 giugno 2016

Sarai meravigliosa, figlia mia

Il principale segreto della recensione di fine serie dedicata ad Aama di Frederik Peeters è che la sua base di partenza si trova su quattro recensioni separate, tre già uscite qui su, e la quarta scritta a fine lettura del quarto volume. Qui recupero la recensione del solo quarto volume.
Alla fine tutti i nodi vengono al pettine: le idee, le tracce, ogni cosa si unisce e si chiarifica nel finale, componendo un crogiolo che è qualcosa di più della semplice somma delle sue parti.
Verloc, ormai invaso da aama, che contiene a stento, è diventato un vero e proprio oltre-uomo nitschiano, il cui essere al di là del bene e del male è in realtà dovuto alla non conoscenza di tali termini da pate di aama stesso. È sui tentativi di Verloc di insegnare questi concetti al programma bio-artificiale che gioca la prima parte del quarto e ultimo volume di Aama, prima che Frederik Peeters faccia esplodere in tutta la sua potenza il Verloc cyber-potenziato.
Il protagonista, infatti, travolto dalla necessità di aama di riversarsi all'interno di un essere biologico in grado di sopportare le milioni e milioni di connessioni create con l'universo stesso, mettendosi in viaggio verso la Terra diventa un vero e proprio Dottor Manhattan in versione cyberpunk. I confini dello spaziotempo non rappresentano ormai più nulla, mentre i legami biologici sono qualcosa al tempo stesso da imparare (per aama) e trasmettere (per Verloc).
Il protagonista, giunto sulla Terra alla ricerca della figlia, comprende quanto la sua vita sia stata manipolata dall'esterno a sua completa insaputa, quanto il suo stesso libero arbitrio sia stato violato, nonostante la sua consapevole scelta di rifiutare i cyber-impianti. E allora solo accettare la sua missione finale gli permette di ritrovare se steso e quel libero arbitrio perduto: compiere il sacrificio di donare il mondo alla figlia.
In ultima analisi Aama è un'opera sui genitori e sui figli, sul tentativo dei primi di consegnare ai secondi un mondo un po' migliore di quello precedente, non però con un semplice passaggio di consegne, quasi un regalo dovuto, ma un vero e proprio passaggio di responsabilità.

domenica 21 febbraio 2016

Il deserto degli specchi

La dimensione onirica del viaggio di Verloc su Ona (Ji) diventa evidente nel terzo capitolo della serie realizzata da Frederik Peeters, al tempo stesso il più ricco d'azione e il più introspettivo tra quelli che ho letto fino al momento presente.
Peeters, infatti, anche grazie alla narrazione mediata dal diario del protagonista, riesce a dilatare i tempi delle scene d'azione, quasi proponendo una sorta di ralenty ben sapendo che, in fondo, è il lettore a dettare il tempo della lettura. E' interessante osservare come nella rappresentazione delle battaglie tra il pianeta e gli esploratori, la griglia venga letteralmente sconvolta, con i bordi delle vignette che diventano obliqui e in alcuni casi ondulati, a suggerire il precario equilibrio in cui si trovano gli esseri umani, in balia della natura, parte artificiale parte biologica, del pianeta.
La parte centrale del volume, sia grafica sia narrativa, è, dunque, proprio la natura in continua mutazione a causa della presenza/dominio di aama, il virus artificiale intelligente liberato sulla superficie di Ona (Ji). Peeters risolve molti dei misteri introdotti nei due volumi precedenti, rendendo sempre più esplicito non solo il ruolo di Verloc, ma anche quello della figlia all'interno di un esperimento ormai fuori controllo, almeno nell'ottica degli esseri umani. Sono in particolare due le scene che rendono evidente il gioco narrativo: prima una sorta di viaggio onirico a occhi aperti di Verloc, la cui mente viene letteralmente smontata e rimontata e costretta a interagire con degli aspetti per lui apparentemente ignoti legati alle persone a lui più care, l'ex-compagna e il fratello Conrad. Quindi la scena che si conclude con la vignetta che fa da copertina del volume, che conferma l'intimo legame di aama con la figlia di Verloc.
Di fatto Peeters, utilizzando un impianto di base cyberpunk, continua l'operazione iniziata in precedenza del suo superamento (o completamento) del genere, andando nella direzione tracciata da Stanislaw Lem, maestro della fantascienza psicologica dove i protagonisti diventano burattini da smontare ed esaminare fin nel profondo.
Così Verloc, alla fine del volume unico sopravvissuto della spedizione, è, ancor più che all'inizio, quell'uomo post-cyberpunk di cui scrivevo nella recensione precedente: dopo aver vissuto per larga parte della sua vita senza alcun cyber-impianto, si ritrova in intima connessione con aama, pronto per costruire un nuovo legame tra l'intelligenza umana e quella artificiale.

sabato 9 gennaio 2016

La moltitudine invisibile

Verloc e Churchill continuano il loro viaggio sull'esotico pianeta di Ona (Ji), entrambi privi della memoria, in una narrazione che incastra flashback dentro altri flashback e che propone alcuni spunti interessanti.
Innanzitutto abbiamo la costruzione di Aama, quella specie di programma biologico che avrebbe dovuto popolare un pianeta per permettere al gruppo di coloni-scienziati di studiare e comprendere meglio i meccanismi dell'evoluzione. E' abbastanza ovvio che la ricerca dietro aama e il suo sfuggire al controllo degli scienziati non è tanto quello di chiedersi fin dove gli esperimenti dovrebbero spingersi per comprendere le leggi che soggiaciono all'universo, quanto il senso stesso del rapporto dell'essere umano con la natura. Significativo in questo senso è questo passaggio:
La natura non ama l'uomo. Lo so bene, è una delle cose che insegnano i libri. Come tutti gli umani, porto nascosta in fondo al mio cervello rettiliano la vaga nostalgia per un mondo naturale che non ho mai conosciuto. L'opposto della crudele e dolorosa realtà. I libri hanno ragione.
In questo senso abbiamo di fronte un romanzo post-cyberpunk: Frederik Peeters, infatti, pone l'uomo cyberpunk, un essere in grado attraverso particolari impianti di essere continuamente connesso alla rete e alle altre persone, in un ambiente non più artificiale, controllato e controllabile. Il fratello di Verloc, in questo, è l'esempio perfetto delle possibili reazioni dell'uomo cyberpunk a un ambiente del genere. A complicare la situazione entra poi la necessità di chiudere gli impianti artificiali per impedire alle forme di vita dominanti sviluppate da aama di introdursi all'interno degli esseri umani.

sabato 18 aprile 2015

L'odore della polvere calda

Il giocatore di Planescape: Torment interpreta un personaggio che si risveglia su un pianeta sconosciuto senza alcuna memoria sulla sua identità o sui suoi ricordi. Le missioni che il videogioco gli proporrà saranno un percorso per recuperare i ricordi perduti. E' la stessa situazione in cui si trova Verloc, che si sveglia con immagini confuse nella testa mentre un gorilla robotico che fuma un sigaro, Churchill, gli viene incontro contento che sia sopravvissuto a una ignota impresa.
Per fortuna Churchill ha con se il diario di Verloc, scritto su carta, così questi, e il lettore con lui, potrà recuperare la memoria durante il viaggio nel deserto che attende la coppia. E' inevitabile accostare il percorso nel deserto di Verloc e Churchill ai viaggi iniziatici dei profeti, ma il percorso in se ha, per il momento, un'importanza narrativa marginale: la storia si rivela sin da subito fortemente dickiana, con Verloc che inizia la sua avventura nei sobborghi di Radiant, futurustica città della Terra. Verloc è un uomo che ha perso tutto, preda di ricordi e incubi legati agli errori del passato, e l'unico che può salvarlo è Conrad, il fratello minore.
La prima parte, che si intreccia con un viaggio spaziale e un atterraggio, è claustrofobica, enfatizzata da colori scuri, e serve per definire Verloc, il suo carattere, le sue motivazioni. Una volta atterrati su Ona (Ji), i colori diventano caldi, ma non per questo l'atmosfera si fa meno inquietante. Diventa, anzi, evidente l'ispirazione alla Lost, con l'incontro con la colonia di scienziati presente sul pianeta: gli intrighi sotto traccia e i misteri manifesti (come l'improvvisa materializzazione di una bambina qualche giorno prima del trio di viaggiatori spaziali) contribuiscono a rendere appassionante la seconda parte del volume, mentre la voce narrante di Verloc, con la sua costante malinconia, tiene ancorati all'ispirazione dickiana.
Volendo definire aama in maniera sintetica, si potrebbe scrivere che è l'incontro tra Star Trek e Philip Dick. Il tutto offerto da Frederik Peeters che, all'interno di una griglia ordinata e ben strutturata, alterna vignette dettagliate ed emozionanti, ad altre più stilizzate ma non per questo meno efficaci. Molto belle, poi, le inchiostrazioni al tratteggio, che permettono a Peeters di utilizzare al meglio i tratti necessari per i contorni.