Stomachion

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domenica 12 aprile 2020

Topolino #3359: L'invasione degli ultravegetali

con storie di @titofaraci @RGagnor
E anche questa settimana riesco a ottenere la copia digitale di Topolino. Ci sarà tempo per ordinare gli arretrati, ma quanto meno continuo con la lettura settimanale, cosa che almeno placa l'anima collezionistica che non vorrebbe perdere nessun numero. Tornando ai contenuti, il #3359, come sottolineato sin dalla copertina di Alessandro Perina, è dedicato a Raffaello Sanzio di cui nei giorni scorsi è stato ricordato il cinquecentenario della morte. Mentre della storia che lo stesso Perina ha disegnato su testi di Bruno Enna ho scritto sul Cappellaio Matto, qui vado ad occuparmi di alcune delle altre storie che completano il sommario del Topolino di questa settimana.
Quando Ciccio mangia pesante
Sono stato un fervente lettore della mitica Ridi Topolino, rivista cui ho anche dedicato uno speciale della serie de Le grandi domande della vita. Era ricca di belle storie, alcune appartenenti a piccole serie, come ad esempio la mitica Quando Paperinik mangia pesante. Così, quando ho visto Ciccio che si stava per assopire sotto un albero dopo la classica abbuffata, il pensiero è inevitabilmente andato proprio a quella serie! E la cosa era persino giustificata dal coprotagonista de Le creature della fattoria: Paperinik!
A scrivere l'avventura ci ha pensato il deus ex-machina di quella rivista, Tito Faraci, che realizza a partire da un soggetto abbastanza tipico per molti film di fantascienza dell'epoca d'oro, peraltro spesso parodiati da Giuseppe Ferrario nella prima pagina della rivista, una divertentissima e cinetica storia in cui Paperinik e Ciccio si scontrano con due vegetali antropomorfi alieni giunti sulla Terra per non si sa bene quale motivo. Lo scrivo sinceramente: non ridevo così tanto da diverso tempo. A differenza, però, della serie dello stesso Faraci, Quando Paperinik mangia pesante, queste Creature della fattoria non è un incubo generato dagli alimenti mangiati da Paperino durante la serata. Inoltre non la si può neanche inserire in tutta quella serie di storie, soprattutto di produzione brasiliana, in cui essenzialmente autori e lettori ridevano di Paperinik e non con Paperinik, come avviene nella storia di Faraci. E questo dettaglio fa una grande differenza, insieme con un leggero autocitazionismo dello stesso autore, che va anche oltre Ridi Topolino e sfocia fino a PKNA, visto che molte battute di Paperinik ricordano alcune delle più efficaci battute che lo stesso Faraci, o gli altri autori che scrivevano per quella serie, metteva nel becco dell'eroe in molti momenti dei momenti di tensione, che ovviamente non mancano neanche ne Le creature della fattoria.
Ad affiancare Faraci, poi, troviamo un disegnatore avvezzo, anche da autore completo, alle storie cinetiche e sensa respiro: Lucio Leoni. Il suo tratto rotondo, tra Romano Scarpa e Luciano Gatto, risulta perfetto per la storia di Faraci: comico al punto giusto, ma anche drammatico, epico e spettacolare quando serve. Peraltro entra perfettamente nel mood della storia, non solo grazie alla rappresentazione degli alieni vegetali, ma anche con l'ottima quadrupla di apertura con il titolo che riprende proprio quei vecchi manifesti parodiati in Ridi Topolino.
In definitiva una gran bella storia che mi pare molti, in giro, hanno decisamente sottovalutato.

sabato 11 gennaio 2020

Il mondo oltre la diga

cc @Baopublishing @odrissey
E' abbastanza evidente, se ci soffermiamo sugli elementi essenziali della storia, che Il guardiano della diga di Robert Kondo e Dice Tsutsumi, giunto al secondo volume e portato in Italia dalla Bao Publishing, è una storia sulla crescita, l'esplorazione e la sfida che ci pone il mondo esterno alla protettiva cerchia familiare (intesa, in questo caso, in senso esteso, visto che il protagonista è un orfano).
Il mondo de Il guardiano della diga è, in qualche modo, post-apocalittico: gli abitanti della Valle dell'Aurora sono, infatti, confinati all'interno della valle, protetti da una diga gigantesca dotata di mulini a vento che li tiene lontani da un mondo esterno preda di una misteriosa e pericolosa oscurità che tutto consuma. Questa nebbia, però, inizia a diventare sempre meno frequente, ma il guardiano della diga, un giovane maialino che, tra un impegno scolastico e l'altro, ne ha cura nell'attesa dell'improbabile ritorno del padre, andato all'esterno per un misterioso motivo, spinto un po' dal sospetto di qualcosa di più terribile in arrivo, un po' dalla curiosità di vedere il mondo esterno, un po' dalla speranza di ritrovare il genitore, decide di affrontare il mondo oltre la diga. Ad accompagnarlo ci penseranno due suoi amici, un giovane ippopotamo un po' spaccone e una simpatica volpacchiotta.

martedì 20 agosto 2019

The White family: una bianca famiglia inglese

Seconda recensione consecutiva di un libro edito da @EdizioniSpartac
Dopo Anni luce affronto, con una scelta cronologica legata all'anno di uscita originale, quello che viene considerato il migliore romanzo di Maggie Gee, The White Family.
Uscito nel 2002 e portato in Italia da Edizioni Spartaco nel 2010, si concentra su una famiglia della periferia inglese in quell'epoca di passaggio tra II e III millennio, quando la società britannica, con decenni di anticipo rispetto a quelle del continente europeo (e soprattutto rispetto all'Italia) devono affrontare seriamente i problemi di una crisi economica continua da un lato e di un multiculturalismo subito dalle vecchie generazioni dall'altro. Protagonista è la famiglia White, guidata da un uomo vecchio stampo, che ha combattuto contro il nazifascismo e che ora combatte contro le orde dei vandali come guardiano del giardino di Albion Park. Alfred, però, un bel giorno si sente male, così tutta la famiglia corre al suo capezzale, dal figlio più giovane, Dirk, alla figlia Shirley, che si ostina ad avere compagni non bianchi, fino al figlio maggiore, Darren, che passa da un matrimonio all'altro. E accanto a loro ecco la madre May, una donna minuta e devota al suo Alfred, e Thomas, amico di vecchia data di Darren, ed Elroy, il fidanzato di Shirley.
E' un bel mix di personaggi quello che la Gee mette in scena tra le pagine di The White Family e traccia in maniera analitica e precisa tutte le difficoltà e le contraddizioni di una società in trasformazione. La generazione di Alfred ha, infatti, combattuto la seconda guerra mondiale, riportato sull'Europa la fiaccola della libertà, ma ora vede le attività commerciali più tradizionali chiudere, mentre la fermezza con cui ha difeso i valori sul campo di battaglia prima e in casa poi ha generato la frammentazione della famiglia e una visione deviata di quegli stessi valori, in cui non solo il non inglese, ma soprattutto il diverso diventano nemici di cui diffidare. In questo senso è interessante la lettura del romanzo della Gee perché, trasportata ai nostri tempi, ci permette di vedere questa ondata di intolleranza che sta attraversando l'Europa come una conseguenza della dialettica del nemico che ha intriso la società europea durante la seconda guerra mondiale.
Purtroppo vale a ben poco la consapevolezza che acquisisce Alfred nel suo percorso in ospedale, una consapevolezza che gli apre la strada verso la sua personale redenzione, perché alla fine è solo questo: una redenzione personale e non di tutta la società.
Vorrei, in chiusura, rilevare come, a differenza di quanto avvenuto con Al tempo di papà, questo The White Family è stato più difficile da leggere, per la forte similitudine tra quanto accaduto ad Alfred nella finzione e a mio padre nella vita vera.

lunedì 19 agosto 2019

Annibale, Spartaco e Garibaldi

cc @edizionispartac
Dopo Magellano, Armstrong e il magizete Guido Trombetti torna alle Edizioni Spartaco con un altro trio di tutto rispetto, Annibale, Spartaco e Garibaldi. I tre personaggi storici che danno il titolo al libretto snello per numero di pagine e veloce nella lettura sono accomunati da un medesimo, forte desiderio di libertà, per la quale combattono con tutte le loro forze.
Trombetti romanza senza troppi scrupoli le loro vicende, introducendo anche l'espediente di un rapporto particolare con gli animali a loro vicini, come un'elefantessa per Annibale o il suo cavallo per Spartaco. Nel caso di Garibaldi, Trombetti decide di porre l'attenzione su Azeglio, uno dei suoi luogotenenti, cui lo scrittore affianca un pappagallo. Ognuno dei tre racconti lunghi (o romanzi brevi che dir si voglia) viene chiuso da un approfondimento storico scritto da Paolo De Marco molto utile per contestualizzare nel modo migliore possibile le vicende dei tre personaggi storici e apprezzare ancora meglio l'operazione di "romanzamento" compiuta da Trombetti.
Un libro scorrevole, divertente grazie a un abbastanza evidente pizzico di ironia, che permette di approfondire la storia e apprezzarne i protagonisti in un modo differente rispetto alla classica visione un po' scolastica cui siamo normalmente abituati.

domenica 18 agosto 2019

Topolino #3325: In vacanza!

Come riuscire a paragonare Pippo a Pollyanna grazie alla storia di @titofaraci e Giorgio Cavazzano! cc @TopolinoIT @RGagnor @Artibani1
Mentre il numero vacanziero di Topolino si chiude con il primo episodio della nuova serie ideata da Roberto Gagnor, I tesori di serie B, l'onore dell'apertura del numero ferragostano tocca alla premiata ditta Tito Faraci/Giorgio Cavazzano con una divertente storia con Pippo protagonista: Il brontolatore estivo.
Nel segno di Pollyanna

In effetti l'ombrello, in uso sia in Cina sia nell'Antico Egitto, era in origine un oggetto che i nobili e i notabili utilizzavano per ripararsi dal sole.
Di Pippo si può dire e scrivere tutto quel che si vuole: sono stati spesi i classici "fiumi d'inchiostro" sul personaggio, ma senza anticipare nulla su una serie di tre articoli che sto preparando sul personaggio, posso affermare con tutto l'amore che ho per il personaggio che Il brontolatore estivo ne cattura probabilmente l'essenza più intima, che lo accomuna a uno dei personaggi della letteratura (e film Disney) più "migliori" (!) in assoluto: Pollyanna.
Il Pippo protagonista di questa bella storia ferragostana, infatti, interagisce con il signor Grumb, brontolatore professionista che in particolare non ama l'estate. Così Pippo decide di passare una giornata con il signor Grumb per cercare e possibilmente trovare almeno uno svago estivo gradito al brontolatore professionista. La storia è un susseguirsi di gag divertenti, alcune anche piuttosto sottili, come quella del costume da bagno moderno e sbarazzino, e altre culturali, come Pippo che si siede su una sedia che in realtà è un'opera d'arte.
Ben poco da dire sul maestro Cavazzano, che in un'unica storia ha la possibilità di mostrare tutta la sua maestria in ambientazioni completamente differenti, che vanno dalla spiaggia affollata, agli ambienti naturali (laghi, montagne, ecc.), al museo, alla città. Un mix, quello tra Faraci e Cavazzano, che ancora una volta partorisce una storia gustosa, divertente e non banale.

lunedì 15 luglio 2019

Obiettivo Luna

cc @cosmobrainonair @Pillsofscience @astrilari @stefacrono @Scientificast
Lo devo confessare: tra Carnevale della Matematica in edizione lunare e Speciale Luna50 su Edu INAF, ho pensato a ben pochi contenuti qui su DropSea per questa settimana (persino sul Cappellaio Matto prevedo di uscire con un paio di articoli in tema), per cui sono stato ben lieto di scoprire che Laura Paganini ha messo on-line una nuova puntata di Cosmo Brain dedicata alla Luna, e sempre in compagnia di Filippo Bonaventura. Buon ascolto!

sabato 15 giugno 2019

Quark, stranezza e fascino

#spacerock #MurrayGellMann #quark cc @cosmobrainonair @astrilari @Pillsofscience @stefacrono @Scientificast e anche se non è metal @real_fabristol
Gli Hawkwind sono una delle prime band del così detto space rock, un sottogenere del rock con forti ispirazioni fantascientifiche. A differenza del surf rock dei Man or Astro-Man?, lo space rock degli Hawkwind ha più influenze musicali, è molto meno strumentale e in qualche modo è meno giocoso. Al di là dei gusti personali (c'è troppo proto-punk nel loro stile), in un genere definito come space rock le fascinazioni scientifiche non possono mancare e così ecco il singolo Quark, Strangeness and Charm, title track del settimo album in studio del gruppo (1977) nonché primo singolo della raccolta Road to Utopia (2018).
A differenza di quanto indicato nel titolo, la canzone è invece dedicata ad Albert Einstein e alla sua teoria della relatività, ma anche a un pezzo che da tale teoria è assente, come veniamo a sapere da questi versi dove il titolo viene ripreso:
One thing he missed out in his theory
of time, space and relativity
Is something that makes it very clear
He was never gonna score like you'n'me
He didn't know about Quark, Strangeness and Charm
Ed è proprio ai quark che provo a rivolgere brevemente la mia attenzione, un modo per ricordare, seppur con ritardo, il grande Murray Gell-Mann, scomparso il 24 maggio 2019.
L'origine del nome
E' abbastanza nota l'origine del nome per queste nuove particelle, all'inizio solo teorizzate da Gell-Mann. Il fisico teorico era, infatti, alla ricerca di un nome per questi nuovi componenti fondamentali della materia. "Brancolava nel buio" fino a che non incappò in questo passo tratto da Finnegans Wake di James Joyce:
- Three quarks for Muster Mark!
Sure he hasn't got much of a bark
And sure any he has it's all beside the mark.
In particolare lo colpì quella che nella sua testa era la pronuncia della parola, kwork. In qualche modo, non solo il nome (ad esempio Zweig preferiva il nome ace), ma anche la pronuncia divennero quelle principali per riferirsi ai mattoni fondamentali della materia.
Vediamo, però, come questa storia si è evoluta nel tempo.

venerdì 7 giugno 2019

Ombre di un sole morente

#deathmetal #astronomyforabetterworld #astronomia #sole cc @cosmobrainonair @astrilari @real_fabristol @Pillsofscience @stefacrono @Scientificast @92sciencemusic
Gli Insomnium sono una band death metal finlandese attiva dal 1997. Giunta al suo settimo album in studio, Winter's gate, uscito nel 2016, nell'album precedente di due anni prima ha proposto un pezzo particolarmente interessante per questi aperiodici articoli dedicati alla musica e alla scienza, Shadows of the Dying Sun. Il testo della title track dell'album, oltre che il titolo, presenta alcuni elementi scientificamente interessanti. Andiamoli a vedere insieme:
Quello che resta di un cadavere cosmico
La famosa Figli delle stelle di Alan Sorrenti per come viene utilizzata in particolare dai Deproducers è un modo di vedere l'origine del sistema solare piuttosto positivo. A voler essere pignoli, infatti, siamo qui su questo pianeta perché una o più stelle nel braccio di Orione esplose in supernove(1) per consentire al Sole di poter nascere e dare il via al processo di formazione dei pianeti che gli ruotano intorno.
Questa idea è catturata, in una maniera un po' più soft di come l'ho raccontata or ora, dal verso del ritornello
We are the dust of the stars
Questa polvere stellare, ricca di calcio e alluminio e con abbondanza di oro e uranio, andò successivamente a condensarsi nei pianeti e negli altri corpi celesti che sono gravitazionalmente legati al Sole, e dunque costituiscono il nostro sistema solare. Tale modello è fondamentalmente basato sull'ipotesi nebulare del 1796 di Pierre-Simon Laplace, similare all'ipotesi avanzata da Immanuel Kant nel 1755(1) come probabile evoluzione della teoria del 1734 di Emanuel Swedenborg. Per dettagli sulla formazione del sistema solare vi rimando al modello di Nizza, visto che qui in questa sede proseguo con la possibile evoluzione del Sole.

lunedì 3 giugno 2019

L'infinito cercare

cc @stefacrono (finalmente l'ho finita e pubblicata!) @astrilari @Pillsofscience @malamiao @mediainaf @Scientificast @Popinga1
Iniziare a scrivere in particolare la recensione di un libro, quando poi questo è anche uno di quelli che si è letti tutto d'un fiato, non è mai semplice. La difficoltà, poi, prosegue quando il libro non solo è una biografia, ma addirittura un'autobiografia, dove l'autore si racconta e mette in fila non solo i ricordi, ma anche se stesso. Quando poi a raccontarsi è un fisico teorico del calibro di Tullio Regge potete ben comprendere le difficoltà nell'avvicinarsi a un personaggio di tale levatura.
Innanzitutto, per avvicinarsi al libro, mi è molto utile suddividerlo sostanzialmente in tre parti, anche se questa suddivisione non è certo quella proposta dall'autore e dall'editore, che hanno strutturato L'infinito cercare in 8 capitoli. La prima parte, una sorta di introduzione necessaria, si occupa dell'infanzia e della primissima formazione di Regge, tutta racchiusa nel primo capitolo, dove in pratica l'autore raccoglie i ricordi che sono fondanti per la sua persona, a partire dal padre, che ne ha sempre stimolato la curiosità (ed è facile, a questo punto, pensare al padre di un altro grande fisico teorico, Richard Feynman), senza dimenticare le esperienze durante il fascismo e la seconda guerra mondiale, esperienze che evidentemente lo portarono, una volta adulto, su una posizione politica differente da quella paterna.

venerdì 31 maggio 2019

Le grandi domande della vita: Vita da astronauti

cc @stefacrono @astrilari @GeeKuna @Pillsofscience @Scientificast @mediainaf @malamiao @gruppolocale @md64
Come avevo promesso nell'ultimo articolo del resoconto dei tre giorni passati alla Altec, ho pensato bene di dedicare una puntata speciale alla vita nello spazio. L'idea è rispondere a tre domande particolari che, in qualche modo, sono emerse o che hanno trovato risposta durante questi tre giorni: come si fa a diventare astronauti? cosa vuol dire microgravità? e infine perché frutta e verdura fresche si degradano più in fretta rispetto alla Terra?
Iniziamo, dunque, il nostro viaggio nello spazio!
Lavoratori dell'era spaziale

Gagarin - via commons
L'era spaziale viene ufficialmente fatta iniziare il 4 ottobre del 1957 quando venne lanciato nello spazio lo Sputnik, il primo satellite artificiale dell'uomo. A inviarlo sopra le teste degli abitanti della Terra furono i russi, che inizialmente erano in vantaggio in quella che è oggi nota come la corsa allo spazio. Guidata dalle pressanti richieste di politici e militari, fu l'avanguardia e la parte più evidente e spettacolare della Guerra fredda dove la scienza giocò un ruolo fondamentale, sfruttando la contingenza politica per spillare i soldi necessari per far avanzare le conoscenze sceintifiche e sviluppare nuove tecnologie.
Passarono poco meno di 4 anni dal lancio dello Sputnik che ecco i russi riescono a mandare il primo uomo nello spazio, Jurj Gagarin: era il 12 aprile del 1961 e il cosmonauta sovietico, secondo la leggenda, disse dall'alto della sua posizione:
La terra vista dallo spazio è un posto bellissimo senza confini né barriere.

venerdì 17 maggio 2019

Isotropofunk

#astronomia #cosmologia #musica #funk #cosmicmusic #astronomyforabetterworld cc @cosmobrainonair @astrilari @Scientificast @stefacrono @Pillsofscience
Come avrà notato chi mi segue su Instagram, ho recentemente postato le fotografie di una serie di vinili di Daniele Baldelli esposti in una vetrina su una viuzza intorno a Palazzo Brera. E visto che, nonostante la mia predilezione per blues, jazz e metal, in particolare nella sua accezione progressive, sono di natura curioso e interessato a scoprire nuovi generi e nuovi artisti, sono andato a cercare un po' che genere di musica propone questo famoso dj italiano. Ovviamente la curiosità era stata stimolata da due particolari dettagli: il primo è il titolo del progetto, Cosmic Temple, il secondo dalle custodie dei vinili. Mettendo le 6 custodie una accanto all'altra nell'ordine corretto, si compone un'immagine psichedelica su cui campeggia un bel Cosmic:
In un certo senso, e non solo per via dei titoli di molti dei suoi pezzi o per quelli di alcuni dei suoi album, può essere considerato come l'iniziatore della così detta cosmic music. In qualche modo, infatti, il tipo di musica non è molto differente da quella dei Deproducers, ma in qualche modo anche più stimolante, visto che si trovano anche commistioni con ritmi africani o con generi a me più congeniali come il jazz e soprattutto il funk, come ad esempio l'Isotropofunk che da il titolo a questo articoletto e che, in qualche modo, potrebbe servire come colonna sonora per il concetto fisico che andrò ad esplorare grazie proprio a Baldelli.

martedì 30 aprile 2019

I Rompicapi di Alice: L'arte di proiettare oggetti

cc @Pillsofscience @MathisintheAir @maddmaths @rudimathematici @92sciencemusic @stefacrono @astrilari @Popinga1

Gli ambasciatori di Hans Holbein - via commons
Il termine anamorfico è costituito dalle due parole greche ana, di nuovo, e morphe, forma. Viene utilizzato per indicare una particolare forma d'arte, l'arte anamorfica, ovvero una particolare distorsione delle forme prodotta attraverso un'opportuna trasformazione di proiezione. Per ripristinare l'oggetto deformato si utilizza uno specchio particolare, generalmente di forma cilindrica, posto al centro dell'immagine distorta. In questo modo l'immagine riflessa sullo specchio cilindrico coincide con quella originariamente distorta(1).
Probabilmente l'arte anamorfica era nota anche agli artisti greci: narra infatti la leggenda che gli scultori Alcamene e Fidia si sfidarono in una gara a chi sarebbe riuscito a realizzare la più bella scultura di Minerva. Una volta finita, la statua di Alcamene era molto bella, mentre quella di Fidia mostrava delle proporzioni distorte. Una volta montate sui pilastri, la visione prospettica delle statue rese quella di Fidia bellissima rispetto a quella di Alcamene.

sabato 2 marzo 2019

Pi Day 2019: Leonhard Euler, l'uomo del pi greco

#piday #piday2019 #matematica #carnevaledellamatematica cc @MathisintheAir @maddmaths @andreaplazzi @ComicsScience @Pillsofscience @stefacrono @cosmobrainonair @92sciencemusic @Popinga1
E' stato proprio Leonhard Euler il matematico che ha assegnato al fino all'epoca conosciuto come numero di Archimede il nome con cui lo conosciamo oggi: $\pi$. Questa e altre curiosità le trovate nella serie di articoli Breve storia del pi greco, di cui qui sotto vi metto i link alle varie puntate: E' un work in progress che spero di proseguire anche quest'anno (rispetto all'anno scorso sono in deciso ritardo, per cui non garantisco una gran ricchezza...), dopo la consueta pubblicazione delle curiosità come notizie pi greche all'interno del Carnevale della Matematica, edizione pi day. Anche in questo caso vi segnalo tutte le edizioni del Carnevale pubblicate su DropSea in occasione del giorno del $\pi$:
Carnevale #47 | #59 | #71 | #83 | #95 | #107 | #117
L'avvicinamento al pi day non si esaurisce con questo articoletto, ma proseguirà anche settimana prossima: spero siate in trepidante attesa!

venerdì 1 marzo 2019

Il potere delle rivelazioni

#JudasPriest #Nostradamus #heavymetal cc @emmecola @astrilari @cosmobrainonair @real_fabristol
Recupero, con qualche modifica, l'ultimo contributo lungo apparso su Shock Addizionali: ispirando al venerdì musicale, che più o meno sto cercando di rispettare nell'ultimo periodo, vi propongo una recensione di un vecchio album power metal. L'articolo ha, in qualche modo, una dedica a Moreno Colaiacovo, che ha proposto un titolo ispirato proprio alla mia passione per il metal a un articolo a suo modo interessante che abbiamo scritto insieme poco più di 6 anni fa.
I Judas Priest sono sicuramente uno dei gruppi più tecnicamente dotati della scena metal mondiale: d'altra parte sono, insieme con gruppi come Led Zeppelin, Black Sabbath o Deep Purple, fondamentali per le origini e lo sviluppo dell'heavy metal. Un po' come i Dream Theater con James LaBrie, cui dedicherò un articoletto in uno dei prossimi venerdì, anche i Judas Priest trovano abbastanza presto il loro cantante simbolo, Rob Halford, abile nell'interpretazione, con una grande presenza scenica e un registro vocale decisamente molto vario, mostrato in particolare in Nostradamus, uscito nel 2008 (quasi dieci anni fa, dunque). Halford si esibisce in vari generi: dal metal vero e proprio, al melodico fino al lirico.

lunedì 18 febbraio 2019

Pi Day 2019: Lo sguardo della matematica

Diffondete la lieta novella: il #piday 2019 sta arrivando! @MathisintheAir @maddmaths @rudimathematici @Pillsofscience @stefacrono @mediainaf @92sciencemusic @Scientificast @cosmobrainonair #carnevaledellamatematica
E come ogni anno, anche in questo 2019 si avvicina il 14 marzo, giorno del pi greco, meglio noto come pi day. E come ogni anno il Carnevale della Matematica dedicato al pi greco sarà ospitato proprio qui, su DropSea. In effetti la tradizione è iniziata nell'ormai lontano 2012, collezionando alla fine sei edizioni:
Carnevale #47 | #59 | #71 | #83 | #95 | #107 | #117
La prossima edizione sarà la #127 (che la #126 è ospitata sul blog dei Rudi Mathematici, che come da tradizione ospitano il Carnevale giusto il mese prima del pi day) e, come da tradizione, non avrà un tema portante: si può offendere in questo modo il buon $\pi$? Non credo proprio!
Per introdurre l'edizione 2019, però, ho pensato bene di creare una copertina ad hoc: quelli che vedete sono gli occhi di un noto cantante (o almeno il tentativo di disegnare gli occhi di un noto cantante) cui ho messo due $\pi$ al posto delle pupille. Chi sarà mai il cantante?
Nell'attesa che la sua identità venga chiarita, vi lascio con la serie della Breve storia del pi greco, giunta l'anno scorso alla quinta puntata e che, si spera, possa avere una sesta quest'anno: Ovviamente spero parteciperete numerosi!

sabato 15 dicembre 2018

Le grandi domande della vita: Speciale Terra di Mezzo

Che ne pensiamo de "La relatività con Il Signore degli Anelli?" cc @stefacrono @Pillsofscience @astrilari @MathisintheAir @Scientificast @Popinga1
Come spesso succede, organizzo i post in gruppi, a volte consecutivi, altre più o meno sparsi. E così, giusto perché una trilogia è sempre meglio di una coppia, ecco che dopo la recensione de La storia di Kullervo e l'articolo sull'ultima luna d'autunno arriva uno speciale de Le grandi domande della vita dedicato alla Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien.
La forma della Terra di Mezzo
Steven Weinberg è uno dei più noti fisici teorici del XX secolo. Insieme con Abdus Salam e Sheldon Glashow ha vinto il Premio Nobel per la fisica nel 1979 per l'unificazione della forza debole con quella elettromagnetica. Nell'introduzione del suo poderoso libro Gravitation and cosmology: principles and applications of the general theory of relativity discute le origini della geometria non-euclidea e propone una mappa interessante con tanto di domanda intrigante: La Terra di Mezzo è piatta?
Come spiegavo qualche giorno fa, per determinare la curvatura o meno di una superficie, un metodo pratico è quello di misurare gli angoli di un triangolo sufficientemente grande tracciato sulla sua superficie. Se però prendiamo quattro punti distinti sulla superficie, possiamo prendere le 6 distanze relative tra i quattro punti scelti per determinare, attraverso una relazione più o meno complicata, la metrica della superficie. In particolare se i quattro punti fanno parte di una rete semplicemente connessa(1) o più in generale di un piano allora la relazione seguente risulta verificata:

martedì 13 novembre 2018

La fisica dei supereroi: buona la prima!

cc @stefacrono @Pillsofscience @astrilari @Popinga1 @LorisCantarelli @ComicsScience @andreaplazzi @maddmaths @MathisintheAir @Scientificast

via commons
Non vi chiedo un minuto di silenzio per Stan Lee, ma ho previsto, dopo la prima presentazione su Superman, una breve presentazione su Ant-Man come omaggio al creatore dell'universo Marvel.
Più o meno è così che ho esordito con i sei ragazzi che sono venuti questa mattina per assistere alla prima conferenza della serie La fisica dei supereroi. D'altra parte sentivo abbastanza doveroso dover rendere omaggio a Stan Lee così ieri notte, a fronte della presentazione già preparata su Superman, ho messo in piedi nel modo migliore possibile, quella dedicata ad Ant-Man e basata sul mio articolo La fisica di Ant-Man.
Andiamo, però, al sodo, che non sono tanto i contenuti della conferenza quanto la risposta degli studenti e dei due accompagnatori: direi molto positiva. Sono rimasti tutti ben attenti per l'intera ora e mezza che è durato l'incontro: interventi, domande, persino una sorta di mini-brainstorming in cui sono spuntate un po' di ipotesi sulla natura del pianeta Krypton. Come scritto ne La nova di Superman, un pianeta non può esplodere, quindi, al di là dell'origine dell'ispirazione ai due autori, con le nostre conoscenze potremmo supporre che in realtà Krypton fosse una sfera di Dyson costruita intorno a una stella di neutroni. Data questa ipotesi, i ragazzi hanno proposto anche un altro paio di variazioni interessanti, che permetterebbero anche di spiegare perché la kryptonite è letale per i kryptoniani!
Non è stata l'unico scambio di idee, e proprio questo è stato l'elemento più bello dell'incontro, certo aiutato da un argomento interessante che ho cercato di prendere dal lato più stimolante: prendere la scienza presente nei supereroi (fumetti e film) come spunto per approfondire la scienza reale ponendosi la semplice domanda "è plausibile tutto ciò?" Ovviamente non con spirito polemico, ma curioso e costruttivo, perché, più o meno seguendo Paolo Nespoli nel suo intervento di chiusura al Focus Live, è proprio sui sogni apparentemente impossibili che possono arrivare le scoperte scientifiche e gli avanzamenti tecnologici. Ovviamente sta a noi usarli nel modo migliore possibile.
Con ciò vi ho anche scritto troppo e spero nei prossimi giorni di potervi aggiornare, da Napoli, sull'altro interessante progetto che ho per le mani al momento, quello legato al videogioco di esplorazione spaziale Kerbal Space Program.
P.S.: ai docenti in ascolto che fossero interessati, segnalo il link di prenotazione delle conferenze scolastiche dell'Osservatorio di Brera: non abbiamo solo la fisica dei supereroi, ma anche altre proposte interessanti!

domenica 11 novembre 2018

Focus Live: day #4 - Una fine

cc @stefacrono @Pillsofscience @Scientificast @Popinga1 @xmau @GeeKuna @mediainaf @Museoscienza @MathisintheAir
Questa sera mi lascio avvolgere dal più pop dei dischi dei Linkin Park, quel One more light che in un certo senso è proprio come una serata estiva in riva alla spiaggia, mentre il sole sta tramontando, proprio come l'immagine del libretto del CD.
Quest'ultima giornata è stata un misto tra occasioni mancate e incontri con amici che danno ben più di un sollievo di ciò che i bimbetti parcheggiati al nostro stand mi hanno negato: non mi sembrava, infatti, il caso di negare a dei bimbetti dagli occhi tondi e luccicanti la possibilità di lanciare il loro razzo nello spazio, anche se solo con un videogioco! E così sono l'unico dello stand INAF a non aver fatto la foto con Paolo Nespoli, che è venuto a incontrare il pubblico e firmare autografi proprio lì accanto. Certo c'è la soddisfazione che siamo riusciti a farci firmare i modellini di Luna, Mercurio e Marte, cui c'è da aggiungere anche che quest'ultimo è stato portato da Nespoli proprio sul palco del suo intervento in (quasi) chiusura di festival!

Paolo Nespoli sul palco con il "nostro" modellino di Marte

sabato 10 novembre 2018

Focus Live: day #3 - Martina Tremenda

cc @stefacrono @Pillsofscience @Scientificast @Popinga1 @mediainaf @Museoscienza @MathisintheAir
Mentre mi lascio avvolgere dal power (in alcuni punti quasi symphonic) metal dei Blind Guardian, provo a raccogliere le idee per scrivere due righe sullo spettacolo Martina Tremenda nello spazio, che è arrivato al Focus Live con ben tre repliche in un giorno solo. Di queste ho assistito alla prima del pomeriggio, quella delle 16, che è stata la mia prima vera pausa di giornata dopo l'apertura delle porte del Museo.
L'allestimento è abbastanza minimale: uno schermo su cui vengono proiettati gli sfondi e un baule con il quale Martina, interpretata anche in questa occasione da Alessia Bedini, gioca per tutto lo spettacolo. Prima è il letto dove la bambina esploratrice sembra dormire, quindi diventa la navicella spaziale che utilizza per esplorare l'universo. A un fumetto-maniaco come il sottoscritto non sfugge l'idea di fondo di tutto lo spettacolo, una storia che richiama i viaggi del Little Nemo di Winsor McCay, che nelle sue storie spediva il suo piccolo personaggio a volte insieme con il letto in ambientazioni sognanti e improbabili.
Allo stesso modo Martina, indossata la tuta dell'esploratrice spaziale, su cui oltre al logo dell'INAF campeggia anche quello realizzato da Laura Barbalini per il sito dedicato al personaggio, inizia a viaggiare nell'universo guidata da Eugenio, l'intelligenza artificiale della sua navicella spaziale. Quest'ultimo, interpretato da Roberto Piumini, viene reso come immagine virtuale proiettata nelle immagini che compaiono sullo schermo alle spalle dell'attrice, che in alcuni momenti riesce a coinvolgere i bambini in alcune piccole azioni possibili anche grazie alla location della rappresentazione, la Sala delle Colonne del Museo della Scienza privo di sedie: gli spettatori, non solo i più piccoli ma anche gli adulti che li accompagnano, sono invitati poco prima dello spettacolo da Stefano Sandrelli a sedersi per terra intorno alla stanza di Martina.

venerdì 9 novembre 2018

Focus Live: day #2

cc @stefacrono @Pillsofscience @Scientificast @Popinga1 @mediainaf @Museoscienza @MathisintheAir
Come annunciato ieri, il resoconto del secondo giorno del Focus Live arriva un po' sul tardi. La seconda giornata alla fine si è rivelata più ricca e frequentata rispetto alla giornata d'apertura: molti più tra ragazzi, bambini (sì, anche oggi un paio di loro si sono fermati a lanciare razzi) e anche adulti hanno provato la versione edu di Kerbal Space Program.
Come spesso dico a chi si ferma per provare il videogioco, la parte divertente (almeno relativamente alla modalità di gioco che sto proponendo di più, la sandbox, in cui hai a disposizione tutti gli aggiornamenti sbloccati senza alcuna limitazione economica) è la costruzione effettiva del razzo, ma quelle difficili sono la gestione del carburante nella fase di volo verso l'alto, soprattutto se prepariamo una missione con l'obiettivo di chiudere un'orbita intorno al pianeta, e la fase di rientro, delicata per via dell'attrito dell'aria sulla cabina dei piloti. In questo senso, però, la giornata è stata ricca di soddisfazioni: non solo alcune ragazze hanno provato il videogioco, ma la maggior parte di quelli che hanno provato (e alcuni anche riprovato) KSP sono riusciti a portare in salvo gli astronauti sulla superficie e almeno quattro di loro sono riusciti a chiudere l'orbita intorno al pianeta, anche se non sempre con la quantità sufficiente di carburante per rientrare a casa.
Considerando che alle spalle abbiamo lo stand della realtà virtuale della PSP, posso considerare questo afflusso e interesse verso KSP un buon successo!
A questo punto, se sopravvivo, ci leggiamo per il resoconto del terzo giorno, dove potrebbe esserci il racconto dello spettacolo Martina Tremenda nello spazio, che spero di riuscire a vedere.

Mentre do alcune spiegazioni per portare a termine le missioni nello spazio! Foto di Laura Barbalini