Stomachion

Visualizzazione post con etichetta alan weisman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alan weisman. Mostra tutti i post

mercoledì 11 settembre 2019

Solo questione di tempo

Non è facile immaginare che un giorno la natura possa ingoiare qualcosa di solido e colossale come una moderna metropoli. La pura e semplice titanica presenza di una New York City resiste a qualunque sforzo di visualizzarne la dissoluzione. Gli eventi del settembre 2001 hanno mostrato cosa possono fare degli esseri umani con del potente materiale esplosivo a disposizione, ma non ci hanno detto niente di processi rudimentali come l'erosione o la putrefazione. Il rapido crollo mozzafiato delle torri del World Trade Center ci ha fatto capire più cose sugli attentatori che sulla vulnerabilità della nostra infrastruttura nel suo complesso. Anche perché quella calamità, per quanto inaudita, ha coinvolto un numero limitato di edifici. Tuttavia il tempo necessario alla natura per sbarazzarsi dei prodotti della civiltà urbana potrebbe essere meno di quanto sospettiamo.
In assenza della manutenzione, ordinaria e straordinaria, la distruzione ad esempio di un palazzo da parte degli agenti naturali è semplicemente questione di tempo, poche decine di anni, forse un secolo. L'azione del vento e dell'acqua erode gli strati esterni, porta semi di piante che si infilano dentro le crepe, create dagli stessi agenti atmosferici. Questi semi, se attecchiscono, daranno vita a piante che allargheranno le crepe ancora più velocemente del vento stesso, fino a indebolire la struttura dell'edificio, portandolo sempre più vicino al crollo.
Gli agenti atmosferici hanno bisogno di decenni per distruggere le nostre costruzioni. A noi bastano pochi minuti. Spesso senza nemmeno controllare se c'è ancora qualcuno all'interno.
Citazione tratta da Il mondo senza di noi

lunedì 22 aprile 2019

Da chi salvare la Terra?

Il movimento VHEMT, Voluntary Human Extinction Movement, fondato da Les Knight, professa l'idea della volontaria estinzione della razza umana:
Noi siamo per definizione invasori alieni. Ovunque tranne in Africa. Ogni volta che Homo sapiens è arrivato da qualche parte, qualcosa si è estinto.
Per Knight nessun evento catastrofico che porti alla riduzione della popolazione potrà mai essere sufficiente per rendere la Terra un posto migliore per tutti gli altri suoi abitanti, questo perché non siamo realmente in grado di vivere in maniera sostenibile con l'ambiente che ci circonda. E ciò che abbiamo imparato dal disastro di Cernobyl sembra confermare tale disastrosa ipotesi.
Il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa una nuvola di materiale radioattivo venne rilasciata dalla locale centrale nucleare a causa di un non meglio precisato incidente. Le radiazioni contaminarono le zone circostanti e, parte di esse, si dispersero nel resto d'Europa, spingendo i governi europei a varare una serie di misure di sicurezza sanitaria (ad esempio ricordo che venne interrotta la fornitura di latte a scuola durante l'intervallo), mentre sulle riviste "patinate" si diffondevano una serie di informazioni e di idee su come proteggersi dalle piogge acide grazie a indumenti e ombrelli particolari.
Eppure la natura ci mette poco a riprendersi: mentre gli esseri umani erigono barriere per tenere lontana la gente dalle zone contaminate (anche se molti degli abitanti più vecchi non riescono ad abbandonare i luoghi dove hanno vissuto per una vita), queste stesse barriere sono inefficaci per impedire agli uccelli di ritornare nella zona dopo un anno. Spuntano mutazioni, che però risultano più deboli rispetto agli individui non mutati e dunque con minori probabilità di sopravvivenza. Eppure i topi che vivono intorno a Cernobyl raggiungono la maturità sessuale molto prima dei normali topi campagnoli e hanno un tasso di riproduzione molto più alto, aumentando così le probabilità che nascano individui con una maggiore resistenza alle radiazioni.
Per la biodiversità e l'abbondanza della flora e fauna locale, la normale attività umana è più devastante del peggiore incidente di una centrale nucleare.
E' così che Alan Weisman riassume i risultati delle ricerche indipendenti di Robert Baker e Ronald Chesser sui topi campagnoli di Cernobyl.
Il nostro obiettivo, allora, non dovrebbe essere quello di proteggere la Terra per gli abitanti che ci sono sopra, ma per la nostra stessa sopravvivenza, visto che la vita sul pianeta ha dimostrato in varie occasioni di essere in grado di riprendersi da qualsiasi calamità. Persino dalla nostra presenza.
Citazioni tratte da Il mondo senza di noi

sabato 8 dicembre 2018

Scienza sotto l'albero: classici da regalare

L'iniziativa scienza sotto l'albero partita da un'idea di @astro_filo ha ricevuto molte adesioni in giro per instagram e non solo da parte di divulgatori scientifici (per lavoro o per passione che sia). Così, dopo aver realizzato un template personalizzato in Gimp, sono pronto per raccontarvi brevemente le mie scelte:
  • Il mondo senza di noi di Alan Weisman:
    Ne ho anche scritto la recensione, quindi più che altro cerco di sintetizzare al meglio. Il libro di Weisman risulta illuminante su ciò che stiamo facendo al nostro pianeta e sul fornire al lettore una visione del nostro ecosistema a più lungo periodo.
  • Armi acciaio e malattie di Jared Diamond:
    Un classico della letteratura scientifica. Diamond fornisce una serie di strumenti molto più scientifici (la disponibilità delle risorse primarie) per leggere la storia del pianeta. In qualche modo è anche un libro naturalmente libertario, perché fornisce una serie di assist alle idee anarchiche.
  • Non è mica la fine del mondo
  • di Francesca Riccioni e Tuono Pettinato:
    Ho perso le tracce della recensione nel senso che ero convinto che fosse già stata pubblicata su LSB, ma così non è stato. Spero che si possa recuperare il più velocemente possibile (per quel che riguarda i miei compiti, spero di riuscire ad assolverli a breve). Recupero, in questa occasione, l'occhiello che ho scritto per quella ancora inedita recensione: Francesca Riccioni e Tuono Pettinato, con intelligenza e ironia esaminano il modo con cui stiamo sfruttando le risorse del pianeta partendo da una premessa semplice ma efficace: la Terra dopo la nostra estinzione. In qualche modo è legato alla prima scelta, ma questo mi sembra il periodo migliore per cercare di migliorare la nostra consapevolezza ecologica.
Infine c'è la bonus track per bamini:
  • Il professor Astro Gatto di Dominic Walliman e Ben Newman:
    In realtà il consiglio non è su uno specifico volume (anche se personalmente ho recensito L'avventura atomica) di quella che è una serie di tre (l'ultimo è uscito da un paio di mesi). L'idea è questa: entrate in libreria o in fumetteria, cercate i volumi sul personaggio, dategli un'occhiata e sceglietene uno. Sono scritti molto bene, adatti ai bambini, ma anche agli adulti, ricchi di illustrazioni scientificamente precise e con dei personaggi molto ben definiti e chiari, quindi in generale libri di facile lettura che permettono di avvicinare i bambini alla scienza. E magari anche appassionarli!eina
Ad ogni modo: leggete e fate leggere, non solo a Natale!

lunedì 27 agosto 2018

Il mondo senza di noi

La gola di Olduvai e altri siti di resti fossilizzati di ominidi, che nel loro insieme disegnano una mezzaluna che parte dall'Etiopia e corre verso sud parallela alla costa orientale del continente, hanno confermato oltre ogni dubbio che siamo tutti africani.
Tutto iniziò nel 1994 quando Alan Weisman scrisse in un articolo per la rivista Harper's(1) in cui raccontava come la natura si era adattata alla fuga degli umani dopo l'incidente della centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile del 1986.
Quasi dieci anni più tardi, nel 2003, l'articolo finì nelle mani di Josie Glausiusz, redattrice di Discover Magazine, che così chiese a Weisman
Cosa accadrebbe se gli umani scomparissero dappertutto?
Doveva essere lo spunto per un articolo e invece è diventato un libro, Il mondo senza di noi.
Il giornalista statunitense, andando in giro per il monto a intervistare esperti in vari campi (dall'ingegneria, all'ecologia, alla chimica, all'archeologia e via discorrendo) e a raccogliere testimonianze e storie, ha cercato di capire se e quanto tempo occorrerebbe al pianeta per dimenticare la nostra esistenza a partire dalla nostra improvvisa scomparsa.