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domenica 5 giugno 2022

Topolino #3471: L'uomo falena e altre leggende

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Non si sarebbe portati a definire i temi delle altre storie di questo numero come delle vere e proprie leggende, ma almeno una ci si avvicina decisamente. E poi visto che il titolo mi piaceva, l'ho approvato prima ancora di pensare al fatto che si adattasse perfettamente al contenuto della recensione stessa. Senza contare, infine, che gli stessi personaggi disneyani sono, di per se stessi, leggendari! Andiamo, però, alla cover story, che presta anche il titolo alla recensione: Il ritorno dell'uomo falena di Sergio Badino e Andrea Malgeri.
Iniziamo dal titolo: non c'è alcun riferimento a una qualche storia precedente, magari nel passato del personaggio, ma a una classica "leggenda metropolitana", o "rurale" come la definisco nel video in uscita domani dedicato alla stessa, motivo per cui qui mi concentrerò su altri dettagli, dandovi comunque qualche anticipazione sui contenuti del video stesso. La leggenda in questione è quella dell'uomo falena, una misteriosa figura che, secondo le testimonianze di alcuni testimoni, fece una serie di spaventose apparizioni tra il novembre del 1966 e il dicembre del 1967 nei dintorni di Point Pleasant. Venne descritta come una gigantesca figura scura dodata di ali gigantesche e con due occhi rossi, fiammeggianti. Molto probabilmente era uno di quei grandi rapaci notturni, un allocco barrato per la precisione, la figura che venne vista svolazzare nella notte, almeno secondo la più che plausibile spiegazione fornita dallo "scettico" Joe Nickell. A influenzare gli avveistamenti, però, potrebbe averci pensato anche la cultura popolare dell'epoca, con alcuni miti della televisione e del fumetto che in qualche modo spinsero verso il nome che venne dato alla "creatura", Mothman, l'uomo falena.
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Nella storia di Badino questo uomo falena ritorna a tormentare gli abitanti di Topoint Pesant (e il "pesant" potrebbe essere dovuto alla cucina del luogo, famoso per lo sciroppo d'acero, come ricorda il cartellone di benvenuto della cittadina). A indagare troviamo Max Topidoro, versione disneyana di Massimo Polidoro del C.I.C.A.P., e ovviamente Topolino, su insistenza dei suoi nipoti Tip e Tap, grandi fan di Topidoro. La storia inizia come una classica avventura di Martin Mystere, con Topidoro in televisione a raccontare della leggenda dell'uomo falena e dei suoi più recenti sviluppi. Quindi, durante il viaggio, Tip e Tap spiegano allo zio il metodo scientifico, su cui si basa non solo la ricerca scientifica, ma anche l'indagine di associazioni come il C.I.C.A.P. su tutta una serie di eventi che apparentemente presentano spiegazioni pseudoscientifiche se non addirittura fantastiche.
C'è da dire che i toni mystery si trovano sul fine di questo primo episodio. Nella parte centrale della storia, infatti, Badino costruisce l'ambientazione, mostrando come gli abitanti del luogo accolgano in maniera poco amichevole chiunque sembri non credere molto alla leggenda dell'uomo falena. Questo introduce un paio di possibili sospetti sull'identità dell'uomo falena, ma devo dire che la sensazione è che in questo caso potrebbe essere un progetto di comunità, per così dire.
Interessante, ad ogni modo, l'apporto di Malgeri, alla prima prova su una storia lunga, se la memoria non mi difetta. E qui mostra in maniera evidente la forte influenza nel tratto esercitata da Massimo Fecchi. Alcuni dei personaggi di contorno, poi, sembrano invece uscire fuori dal classico disneyano Robin Hood, su tutti il baffuto meccanico. Infine ottima la rappresentazione dell'uomo falena nell'unico incontro ravvicinato presente in questo primo episodio: l'inchiostrazione, tra l'altro, ricorda quella tipica di Fabio Celoni, che fornisce al tempo stesso dinamicità all'apparizione e quell'alone di mistero che deve accompagnare il personaggio.
Ultima nota al finale dell'episodio: Badino lo gestisce in maniera magistrale, avendo esattamente la consapevolezza che il seguito uscirà sul prossimo numero e non sullo stesso, e questo modo di scrivere risulta decisamente poco raro, anche in autori generalmente molto più apprezzati e presenti su Topolino. E questa cosa mi fa doppiamente piacere visto che la prima lunga collaborazione dello sceneggiatore con il settimanale disneyano non mi aveva colpito molto. Infine, giusto per ripescare una vecchia recensione, Badino si era già occupato di un argomento analogo, le fake news su Topolino #3335.
La leggenda del cinema
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L'altra grande storia presente su questo numero (e non me ne voglia Mastantuono, ma la sua comunque ottima storia viene terza, in un numero decisamente scoppiettante) fa parte della serie de I misteri di Paperopoli ed è scritta da un maestro del calibro di Bruno Sarda affiancato ai disegni da un ottimo Davide Cesarello.
Il Nuovo Cinema Paperopoli, come evidente sin dal titolo, è al tempo stesso un atto d'amore nei confronti del cinema, ma anche una storia ricca di citazioni. La prima sta, appunto, nel titolo, con un esplicito riferimento al capolavoro di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema Paradiso. Anche l'inizio in qualche modo ricalca la trama del film di Tornatore, con Paperino e Archimede che si perdono nei ricordi del vecchio cinema di periferia, il Cinema Paperopoli, ormai vecchio e prossimo alla chiusura, come confessa Joe, il proprietario. E qui Sarda inserisce ben due citazioni in un colpo solo. Lo scrittore, in effetti, è torinese, per cui non so se la seconda citazione sia corretta, ma visto che la redazione di Topolino è a Milano, non escludo che non conosca il mitico cinema che evidentemente cita. Infatti, nel momento in cui Paperino e Archimede parlano della pellicola di maggior successo del Cinema Paperopoli, Pirati contro marziani, ricordano anche come Joe era in grado di animare la proiezione grazie all'intervento di attori travestiti da pirati e da marziani.
Le citazioni, come detto, sono due. La prima è evidentemente relativa al film di Jon Favreau Cowboy contro alieni del 2011, mentre l'uso di attori in carne e ossa nel corso della proiezione ricorda gli spettacoli che accompagnano la proiezione del Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico a Milano.
L'ultimo riferimento è, poi, nel finale e viene chiarito dall'articolo di accompagnamento della storia, che racconta di come gli abitanti di Cavriago abbiano costruito il loro cinema un mattone alla volta nel corso del 1950. E allo stesso modo gli abitanti del quartirere, insieme ovviamente con Paperino e Archimede, danno nuovo lustro al Nuovo Cinema Paperopoli, che così scongiura la chiusura, e ritorna a essere un cinema a tema, in particolare fantascientifico, con esplicito riferimento ai classici B-Movie. Una cosa che, in Italia, abbiamo un po' perso.
La leggenda della monetona
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La premessa de Il ritorno dei Wakasnort di Corrado Mastantuono, nuova storia della serie Papersera News, ricorda molto da vicino La monetona nella terra dei Talpuri di Sio e Stefano Intini. La storia, però, non presenta alcun riferimento a quest'ultima, ma piuttosto a Rockerduck e la filantropia contagiosa, sempre appartenente alla stessa serie, e pubblicata su Topolino #3351. E' proprio lì che facevano il suo esordio i Wakasnort del titolo, storia che, confesso, avevo rimosso quasi completamente. Questa, forse, potrebbe avere un destino migliore, visto che il vero protagonista in realtà è Paperone, affiancato dai nipoti. La storia, infatti, è progettata da Mastantuono per far emergere Paperone e la sua dirittura morale, ma anche la sua capacità di trarre il meglio anche da situazioni apparentemente in perdita.
Ad ogni buon conto, tra qualche situazione che cerca di essere una gag ricorrente, e degli spunti di risata, la storia non riesce completamente a far ridere come altre della serie. Questo, di per sè, non è un limite vero e proprio sul singolo episodio, ma proprio l'assenza di una distrazione comica, consente al lettore di concentrarsi su un dettaglio non irrilevante: il fatto che la redazione di un quotidiano cartaceo sia retta da appena tre componenti che, peraltro, si permettono di intraprendere un viaggio in un luogo esotico con avventura annessa e conseguente tempo lontano dalla redazione stessa. E vi posso assicurare che, in queste condizioni, anche una rivista on-line avrebbe molte difficoltà a essere regolare. E' in questi casi che apprezzo un po' di più la scelta che fece Don Rosa di ambientare le sue storie in una precisa finestra temporale: era sì una limitazione, ma permetteva anche di proporre situazioni come questo scarno Papersera, molto più plausibile in decenni come gli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo.

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