Stomachion

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venerdì 1 novembre 2019

A sud di nessun nord


Lampedusa - via commons
Willie Peyote, pseudonimo del rapper, cantautore e road runner torinese Guglielmo Bruno, è andato a Lampedusa, per vedere la situazione com'è. Sul serio:

E visto che ci sono vi lascio con la canzone con cui ho scoperto Willie:

sabato 6 settembre 2014

L'armata di Hot Dog

Necessaria premessa a L'armata di Hot Dog, Ivan lo scemo, pubblicato sul secondo volume dell'edizione Panini, inizia con un riferimento esplicito alla vicenda del Titanic: la mega astronave di viaggi spaziali turistici Titan parte nello spazio profondo e viene colpita da un asteroide vagante, non rilevato a causa di un'avaria negli strumenti, probabilmente causata da un ladro di diamanti che non aveva trovato nascondiglio migliore se non utilizzare uno dei contatori!
L'ultima scialuppa del Titan, su cui troviamo Atom in compagnia del ladro di gioielli e di alcuni turisti, naufraga fino alla Luna, ed è qui che effettivamente inizia la storia, una breve, classica avventura di fantascienza lunare.
La Luna di Tezuka è un oggetto celeste su cui l'aria è presente in lastre ghiacciate che si scongelano durante il giorno lunare, che dura circa 15 giorni terrestri. E' durante questo periodo che si svolge tutta l'azione, permettendo così ai naufraghi di vagare per la superficie del nostro satellite, esplorando una foresta cresciuta a velocità vertiginosa, un po' come i funghi nelle pianure gioviane del Razzo interplanetario di Chendi e Bottaro.
L'avventura è, nonostante la situazione delicata dei naufraghi, leggera e deliziosa, ruotando intorno ad alcune gag semplici ma efficaci (come i turisti che si disperano, gioiscono, si disperano sempre allo stesso modo, alternativamente in base al volgersi degli eventi) e ai temi portanti dell'ambiguità e dell'incomunicabilità (l'Ivan del titolo, infatti, viene creduto un mostro) e dell'avidità (causa, tra l'altro, del disastro alla base dell'intero racconto).

sabato 30 agosto 2014

Il sole artificiale e altre storie

Il sole artificiale
Come ricorda Michio Kaku in Mondi paralleli, per Carl Sagan l'ultimo grande salto tecnologico lo faremo quando riusciremo realmente a controllare l'energia a un livello galattico. Più o meno era quello che pensava anche Tesla e, probabilmente, lo stesso pensiero c'era anche in Tezuka mentre scriveva e disegnava Il sole artificiale. Tra l'altro questo particolare robot senza mente realizzato da Ochanomizu e Hirata per produrre energia, è incredibilmente simile per concezione e struttura con Solaris e Mageddon, soli artificiali malvagi ideati da Grant Morrison sulle pagine della JLA: che sia rimasto colpito dall'episodio corrispondente nella serie animata?
Se a questa domanda potrebbe rispondere solo lo sceneggiatore scozzese, a quella rivolta a Ochanomizu sul perché ha costruito un robot che si rivelerà nella storia così pericoloso, la risposta la si trova nella storia: permettere agli esseri umani di lavorare in un ambiente più confortevole nelle zone più periferiche della galassia, come per esempio sulla superficie di Plutone. E qui la vicinanza con Solaris in particolare si fa più forte: anche il sole malvagio viene costruito con un intento altruistico. Bisogna, infatti, creare un hardware sufficientemente avanzato per permettere al virus-Hourman di abbandonare la Terra e impedire ai suoi abitanti di uccidersi a vicenda.
Solaris, quindi, si rileva al tempo stesso una macchina salvifica, perché nasce con il seme della salvezza, e malvagia, poiché la sua direttiva primaria sembra essere uccidere Superman e la sua famiglia e tutta la razza umana. In Tezuka, invece, il sole artificiale, dotato di tentacoli e non di coni energetici come il computer malvagio di Morrison, è semplicemente uno strumento attraverso il quale si compie il volere degli uomini, prima quello altruistico di Ochanomizu e di Hirata, quindi quello egoistico e criminale di Sankaku Kin, ritornato dopo l'avventura sull'isola croce.
Anche la sconfitta dei due soli artificiali non è dissimile: mentre Solaris viene allontanato dal Sistema Solare grazie alla barra cosmica dello Starman del lontano futuro, il sole di Ochanomizu e Hirata viene guidato da Atom contro il Sole vero e proprio. Le differenze stanno però, una nella storia: quella di Morrison è un'avventura temporale che chiude Solaris in un loop temporale di creazione-distruzione; e l'altra, già accennata in precedenza, sta nell'intelligenza artificiale, completamente assente nel sole artificiale di Tezuka.
Questa differenza, però, è in un certo senso in accordo con uno dei punti più importanti di tutta la saga di Astro Boy: Atom, infatti, ogni volta che si confronta con i suoi avversari robotici, spesso si sente rispondere qualcosa del tipo "Mi hanno ordinato di comportarmi così". Atom, invece, replica che "un ordine, per quanto proveniente dal proprio creatore, se malvagio non va per forza rispettato". E' un po' come spostare la responsabilità dal costruttore/padre/padrone al robot, che da semplice arma (o da esecutore) passa a intelligenza autonoma, in grado di un giudizio personale.
E' anche abbastanza evidente, poi, il perché Tezuka non dota di una seppur minima intelligenza il suo sole artificiale: l'idea principale è quella di porre l'attenzione sul controllo del clima del pianeta: non credo sia un caso che l'esperimento di Ochanomizu si riveli un fallimento, mentre l'utilizzo egoistico di Sankaku Kin si riveli un successo, almeno fino all'intervento di Atom. Sembra quasi che il mangaka voglie invitare alla cautela con l'uso delle nuove tecnologie.
Altro tema fondamentale è, poi, dettato dalla sottotrama legata al rapporto tra Atom stesso e Sherlock Holmespan, erede di Holmes e narrativamente parlando sua futuristica variazione. Holmespan, infatti, si rivela essere un cyborg che odia i robot, ritenendosi da questi diverso. Solo il rapporto con Atom e la letale situazione in cui si verrà a trovare nel finale, lo spingeranno a ricredersi definitivamente sui robot.

giovedì 21 agosto 2014

Astroboy: Black Looks

Se vi fosse al mondo un unico e solo luogo ove riposare e trovare pace, quel luogo sarebbe, per ciascuno di noi, sulle ginocchia della propria madre.
Bellissima: mistero, azione, gag, suspance. Il tema del razzismo. Il tema della perdita. La ricerca delle proprie radici. La ricerca delle risposte alle proprie domande, ai dubbi della vita. La risposta al dolore con altrettanto dolore e violenza, con l'intolleranza verso chi si percepisce diverso.
Black Looks, infatti, consente a Tezuka di affrontare apertamente il tema, finora accennato, dell'intolleranza degli esseri umani contro i robot, e con esso dell'intolleranza tra esseri umani, in particolare quella degli afroamericani negli Stati Uniti o degli africani stessi nel Sud Africa, una delle location del lungo, appassionante episodio.
Black Looks è, infatti, un'organizzazione di stile gangsteristico (l'iconografia di base, come sempre alla Dick Tracy, non lascia dubbi), che uccide i robot: il movente economico, sottrarre agli androidi le loro ricchezze, è però solo di facciata, utile per raccogliere fondi con i quali pagare l'organizzazione e ungere i politici, mentre è la vendetta a muovere il capo dell'organizzazione. La storia, ad ogni modo, inizia quando un misterioso robot distrutto viene recapitato, in una notte buia e tempestosa, alla famiglia Atom: per fortuna il prof. Ochanomizu si trova a passare di lì e può così ricostruire il povero robot, recuperando così gli elementi da cui far partire l'indagine.

lunedì 15 giugno 2009

Povera, triste Italia. Costretta a rubare ai poveri!

Povera, triste Italia. Che la loro economia si trovi in condizioni così disastrose, tali da costringerli a rubare ai poveri, a sottrarre risorse ai malati e a privare i giovani dell'istruzione è un'umiliazione della nostra immaginazione, ma anche dell'anima di quel meraviglioso paese. Vergogna, Italia. Il tuo governo ti disonora

Sono le parole di Bob Geldof alla conferenza stampa di One, campagna internazionale contro la povertà (sulla povertà, potrebbe essere interessante dare un'occhiata a questo commento dell'amico Giano). Esaminando come i paesi del G8 a partire dagli accordi presi a Gleneagles, si nota come questi abbia fornito solo 1/3 degli aiuti previsti entro il 2010. Rincarerei la dose: i paesi del G8 hanno ufficialmente fornito solo 1/3 degli aiuti promessi. Una parte non ufficiale, una cospicua parte non ufficiale è sicuramente finita nelle tasche dei corrotti governanti africani e di altri ambigui individui in maniera tale da mantenere lo stato di guerra permanente.
E soprattutto in maniera da tenere alti i disperati disposti a lavorare in nero, a vendere se stessi pur di sfuggire alla disperazione. Questi disperati, poi, finiscono per aumentare il traffico illegale di esseri umani, quello che viene chiamato ingresso illegale di immigrati, quello che viene combattuto a parole per aumentare i consensi e che non viene limitato con i fatti provando a costruire un mondo un po' più tranquillo, magari investendo un po' più del misero 3% fatto in questi anni (percentuale che condividiamo con la Francia, comunque!).
E' evidente, anche dal commento lasciatomi da gelido51, che i leghisti preferiscono bastonare, piuttosto che prevenire. Preferiscono insultare, piuttosto che rispondere.
E così ritornano le ronde, per rendere più sicure le strade e spaventare un po' di più gli avversari politici: incredibile come anche al Giornale si siano recentemente accorti della pericolosità di queste iniziative (vedi anche Vita intelligente), forse perché questa volta non vengono dagli amici della Lega (che sono sicuro cambierebbero immediatamente con Casini, se questi avesse i numeri per prenderne il posto, visto il carattere nazionale dell'UDC), ma da uno dei tanti partitini che il PdL e il PD vogliono eliminare dalla politica nazionale.

(notizia tratta da Messaggero.it)

giovedì 2 ottobre 2008

Wikipedia nordista

Nostradamus, cd doppio dei Judas Priest, è uno dei migliori lavori in ambito metal che sia stato fatto negli ultimi tempi. Risulta una bella fusione tra il metal più classico, il più tecnico progressive, e le atmosfere operistiche del symphonic metal che tanta fortuna ha portato all'algida e bella Tarja Turunen. Comunque, al di là delle considerazioni tecniche e musicali sull'ultimo lavoro del gruppo, Nostradamus si segnala per una chicca: il ritornello di Pestilence and plague è cantato in italiano con voce operistica dal bravo cantante dei Judas.
A tal proposito su Wikipedia sono scritte, commentando tale curiosità, tali testuali parole:
Il ritornello della traccia Pestilence and Plague è in italiano. Tuttavia, la pronuncia di Rob Halford rende il ritornello molto divertente per gli ascoltatori italiani, dal momento che è interpretato con un accento che ricorda molto alcuni dialetti meridionali.

In prima lettura non ci pensai molto, ma solo dopo alcune ore ho fatto caso all'idea che un accento italiano non perfetto (e quello di Halford è, però, uno dei migliori mai sentiti in un artista straniero) debba essere di necessità meridionale! L'idea tutta settentrionale, propone una Wikipedia e soprattutto un autore dell'articolo nordista e certamente intriso di una serie di cliché non so quanto consapevolmente condivisi dallo stesso. La parte citata, che non presenta alcuna nota bibliografica, non è sembrata neanche una posizione personale dell'autore, visto che altri wikipediani non ne hanno sollecitato l'inserimento della fonte.
Non sono né indignato né offeso, ma certo stupito in quanto wikipediano e italiano del meridione: non mi sembra di avere lo stesso accento di Halford, che sicuramente dimostra un maggior rispetto verso l'Italia e gli italiani. Tutti.

P.S.: la citazione e il post, in caso di cancellazione della stessa dall'articolo suddetto, non verranno cancellati per lasciare traccia a imperitura memoria!

P.P.S.: il contributore che ha aggiunto la curiosità su Pestilence and plague ha inserito, nella pagina di discussione, tale commento:
io ho messo la curiosità ke parla di pestilence and plague...cioè...mi sembrava doveroso...perkè su youtube c'è stata una diatriba in tal proposito. Parus

E dove sta il link di riferimento a tale diatriba? E poi tale diatriba è abbastanza autorevole da inserire la curiosità sul presunto accento meridionale di Halford.

martedì 16 settembre 2008

Storie vere...

Immagine di Nuovi imbarazzismiUn medico africano che ormai da anni vive e lavora in Italia, tanto che ha anche la cittadinanza italiana, ha raccolto una serie di barzellette sul razzismo. O almeno così sembrerebbe leggendo le divertenti storielle... Eppure così non è: sono divertenti racconti che oscillano tra l'ignoranza e il razzismo spicciolo, che però fanno pensare proprio considerando che in realtà sono episodi realmente accaduti.
Nuovi imbarazzismi di Kossi Komla-Ebri, per riderci, ma anche per pensarci un po' su: in fondo, nonostante le ultime dichiarazioni, l'ultimo assalto ingiustificato, nella migliore delle ipotesi (o se preferite l'ultimo eccesso di difesa della proprietà privata) una origine deve pur averla.

venerdì 21 gennaio 2005

Potevamo noi salvare...

La notizia è vecchia, lo so (è da un pò che non leggo la Gazzetta del Sud), ma ho ricevuto solo oggi una e-mail in cui si parla della vicenda. Naturalmente la inoltro a voi, casuali passanti di questi piccoli lidi elettronici. Se vuoi, leggi pure e medita...
Per prima cosa ricostruiamo la storia:
Said Zigoui, nazionalità marocchina, 44 anni, due figli, trattenuto presso il Cpt di Lamezia Terme, viene ricoverato il 7 dicembre 2004 all’Ospedale civico della cittadina catanzarese per forti dolori addominali. La permanenza presso l’ospedale del migrante è avvolta nel mistero: differenti versioni dei fatti testimoniano, comunque, che S. si auto infligge delle lesioni e si getta dalla finestra del plesso ospedaliero. Sono forti i sospetti che S. abbia invece tentato il suicidio. Il 9 gennaio scorso giunge al Policlinico Universitario di Messina: in coma per insufficienza respiratoria, oggi molto probabilmente verrà dichiarato deceduto. Le indagini in corso sono seguite dal procuratore della Repubblica, dottoressa Pinto.
(da CPT - Il caso di Said Zigoui, una morte annunciata dell'11 Gennaio 2005, sul Progetto Melting Pot Europa)
Immediata la richiesta (l'ennesima) della chiusura del Cpt da parte dell'Arci nazionale e di quella Calabra:
E’ deceduto stanotte, dopo due giorni di coma, Said Zigoui, di nazionalità marocchina, gettatosi dalla finestra dell’ospedale di Lamezia Terme dove era stato ricoverato per forti dolori addominali. Said era trattenuto presso il Centro di permanenza temporanea “Malgrado tutto” che sorge a pochi chilometri da Lamezia. Un centro contro cui già era stato presentato un esposto alla Procura, sottoscritto da parlamentari e associazioni, per la mancanza delle garanzie minime ad assicurare il rispetto dei diritti umani. Una vera prigione, con sbarre alle finestre e cancelli, in cui vivevano reclusi una settantina di immigrati, privi di qualsiasi contatto col mondo esterno. L’inferno per chi aveva raggiunto il nostro paese alla ricerca di una vita libera e dignitosa. Si parla di somministrazione di psicofarmaci, di ripetuti atti di autolesionismo, fino all’atto estremo di Said.
Purtroppo una vicenda annunciata. La situazione nei Cpt è stata denunciata dall’Arci e da tante altre associazioni che lavorano coi migranti, che ne chiedono la chiusura, per ripristinare il diritto e i diritti. Ma per ora resta solo la triste contabilità dei decessi, dei suicidi, degli atti di autolesionismo. Là si vive una sospensione del diritto, è difficile svolgere qualsiasi forma di controllo, non esiste una tutela legale.
Continuiamo a chiederne la chiusura, ma la morte di Said impone a tutti una più forte assunzione di responsabilità.
L’Arci si batterà con tutti i mezzi, anche legali, a sua disposizione perché su questo caso, a cominciare dalle cause che hanno portato al primo ricovero di Said, venga fatta piena luce.
Vogliamo verità e giustizia, lo dobbiamo ai migliaia di disperati che ogni giorno lasciano il loro paese inseguendo il sogno di una vita migliore, o semplicemente di una vita.
(testo originale dal sito dell'Arci)
A questo punto giunge lo sfogo elettronico di Luciano Rimini, segretario di Rifondazione Comunista della sede di Lamezia Terme (grazie a Pietro per l'inoltro!). Questo il testo integrale:
CHI SALVA UNA VITA SALVA IL MONDO INTERO. Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che Said è morto in un letto del policlinico di Messina senza poter avere l'ultimo abbraccio di sua moglie, senza aver visto mai suo figlio perché nato quando lui era già in carcere. E, forse non sapremo mai del perché Said si trovava rinchiuso nel Cpt di Lamezia Terme. Said era un ladruncolo? Un tossicodipendente? Uno dei tanti migranti senza permesso di soggiorno? Ma è giusto morire per questo? E' giusto esser rinchiusi per questo? Rinchiusi per sessanta giorni, anche dopo aver scontato fino all'ultimo giorno una pena in un carcere. Said è morto perché si è suicidato o perché tentava di fuggire da un carcerazione che riteneva ingiusta e incivile? Anche questo, forse, non sapremo mai? Quello che sappiamo e che per i tanti Said rinchiusi nel carcere etnico di Pian del Duca alcuni di noi hanno fatto poco, altri non hanno fatto niente. Qualcuno ha fatto finta di non sapere. Qualcun altro ha praticato coscientemente l'omertà. Per convenienza? Per indifferenza? Per un favore ricevuto? Per amicizia o, per meglio dire, per "comparaggio"? È vero i tanti Said dei paesi arabi, dell'africa nera, dell'est europeo, del sud est asiatico, non votano, non procacciano voti, non fanno favori, non hanno amici potenti e, forse, non vanno a messa la domenica mattina. Molti di loro hanno poi il difetto di bagnare con il loro sudore e per quattro merdoni euro le nostre campagne quando si tratta di spezzarsi la schiena per raccogliere i nostri pomodori o per vendemmiare le nostre pregiate uve. Altri di avere compagne che hanno il difetto di affezionarsi ai nostri vecchi, rifiutati dal nostro moderno e civile servizio sanitario, e ai quali puliscono il culo sempre per quattro merdosi euro. E, poi, hanno un altro brutto, maledetto difetto che, quando li chiudiamo, nei nostri Cpt, in disprezzo dei più elementari diritti umani e senza un'assistenza sanitaria e legale adeguata si ingoiano lamette o pile, si provocano profondi tagli alle braccia o alle gambe, si ingozzano con i nostri psicofarmaci, pretendono di poter avvisare i loro familiari e utilizzano le finestre dei nostri ospedali per "suicidarsi" a soli 45 anni. Ma quanti di noi senza, bisogno di leggere i rapporti di Medici Senza Frontiere, o le denunce dei padri Comboniani hanno sentito la necessità di guardare negli occhi qualcuno dei migranti rinchiusi nei Cpt. In quegli occhi si legge la stessa medesima cosa. Paura, impotenza, rabbia, rassegnazione. Si legge la fragilità di chi ha lasciato il proprio Paese in cerca di un futuro migliore per se e per la propria famiglia ed è costretto a confrontarsi in ogni istante della sua giornata con il proprio "fallimento". Si legge la paura di chi sarà rispedito forzatamente a casa come un pacco postale con in mano una semplice busta di plastica con qualche indumento personale.
Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai.
Sappiamo, forse, che ora non servono solo i comunicati stampa di cordoglio ma che è necessario che in questa città si rifletta nelle nostre sedi di partito, nelle tante nostre associazioni, nei tanti sindacati, nelle tante parrocchie, nei tanti circoli culturali, sulla inciviltà e l'aberrazioni giuridica introdotta dalla Turco-Napolitano prima e dalla Bossi-Fini dopo. Che si rifletta sui tanti silenzi e le tante omertà praticate.
Così, solo così, forse, riusciremo a capire come possiamo salvare i tanti Said che popolano il nostro Paese.
Qualcuno in questa città dirà che non sono politicamente corretto. Fanculo il politicamente corretto. Qualche altro si eserciterà, come ha fatto in questi anni, a trovare una giustificazione al proprio silenzio, alla propria omertà. Si proprio così omertà. Cazzo qualche volta dobbiamo pur chiamare le cose con il loro nome. Ci sarà pure chi dirà che ci sono questioni più importanti, che a Lamezia c'è la mafia. A quest'ultimi rispondo semplicemente parafrasando la parola d'ordine utilizzata dai compagni di Peppino Impastato per accompagnare la sua bara. I Cpt uccidono, prevaricano, violentano. Il silenzio pure.
Luciano Rimini
Uno dei piccoli orrori della vita quotidiana, che ci portiamo apprresso. Una di quelle morti che tra qualche giorno molti avranno dimenticato. Una di quelle persone che potrebbe entrare tra le genti invisibili.