Stomachion

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lunedì 24 gennaio 2011

Il difensore

Sul Guardian difende il nostro e dice di avere qualcosa in comune con lui, ovviamente SB. Hanno in comune una malattia. Questa.

Un grazie a Peppe per la condivisione.

mercoledì 23 giugno 2010

Di speculazioni e provocazioni

La foto finta di Saviano morto ve la andate a vedere da soli. Io non le ve la metto. Quello che vi metto sono le reazioni dei lettori de Il Giornale:



(fonte Non leggerlo)

martedì 19 maggio 2009

Sulla formazione dell'opinione pubblica

Con questo post voglio continuare la discussione di Gianluigi a proposito della questione sondaggi, democrazia e volonta' popolare.

Inizio col dire che negli ultimi anni l'idea del sondaggio e' diventata di moda;
in televisione sulla scia del "televoto" qualcuno ha pensato di farlo diventare uno strumento della democrazia diretta e sui risultati poi si infiammano le discussioni e spesso ne seguono anche decisioni politiche. Naturalmente fanno lo stesso i vari siti internet, in particolare quelli dei piu' importanti quotidiani italiani.

Ma il sondaggio e' una tecnica che richiede rigore scientifico; richiede conoscenze di statistica non banali sia nella scelta del campione sia nell'analisi dati. Eppure tutti fanno sondaggi; questo mi spinge a dire che almeno il 90% dei sondaggi che ci vengono propinati sono spazzatura.

Bisognerebbe quindi prendere questi sondaggi per quello che sono: un'analisi supeficiale dell'opinione di un ristretto gruppo di persone. Non hanno la forza di un voto elettorale o di un referendum. Non possono quindi essere usati per giustificare nessuna posizione o decisione del governo in carica. Ne' possono essere usati per "dichiarare" la posizione degli italiani su un certo argomento.

Detto questo andiamo al nocciolo del mio intervento. La formazione dell'opinione pubblica. Le democrazie si basano sulla separazione dei poteri attraverso un sistema di equilibri e controlli; la suddivisione classica: potere legislativo, esecutivo e giudiziario. In realta' bisogna aggiungere il quarto potere: i mezzi di comunicazione di massa.

In una democrazia quando c'e' da affrontare un problema e trovare poi la soluzione bisogna iniziare a discutere, a confrontarsi; in questo processo in cui si da e si riceve si arriva alla fine ad una sintesi. In tutto questo la ragione ha il ruolo piu' importante. Ma come fa la discussione ad evolvere? come fa il singolo cittadino a dare il proprio contributo originale? il modo piu' logico e' cercare prima di comprendere a pieno il problema; bisogna allora leggere (giornali, saggi) e ascoltare cosa pensa chi e' piu' vicino al problema e chi magari lo studia da anni. Dopo questo processo iniziale (che puo' durare settimane) si e' pronti a fare una sintesi personale (ad avere una prima opinione sulla questione). E a questo punto si e' pronti a dare il proprio contributo alla discussione generale in cui si propongono le proprie idee, si confrontano con gli altri e si puo' cosi' arrivare ad una sintesi generale. Il problema e' stato compreso e si e' arrivati probabilmene alla migliore soluzione possibile. Solo a questo punto il legislatore puo' intervenire attraverso un atto che diventa l'espressione della volonta' popolare.
In tutto questo un ruolo fondamentale evidentemente lo riveste il modo in cui le idee vengono trasmesse; bisogna allora chiedersi se i mezzzi di comunicazione di massa consentono questa discussione, questo scambio di idee, e se il potere che da questi scaturisce e' in equilibrio con gli altri tre.

Cosa avviene in Italia? da quella che e' la mia esperienza degli ultimi anni questo e' quello che succede: il problema viene calato dall'alto attraverso i mezzi di comunicazione di massa (spesso non e' un problema reale ma rispecchia le esigenze di qualche gruppo di potere o interesse particolare), diventa il problema per eccellenza che bisogna risolvere a tutti i costi (spesso si traveste da emergenza).
In genere e' un politico che decide quello che e' il problema della settimana: una dichiarazione (che viene riportata da tutte le agenzie di stampa); la dichiarazione di altri componenti del partito; dichiarazione di qualcuno dell' opposizione; al TG successivo (di tutti i canali nazionali) per 15-20 minuti si parla solo di quello; il giorno dopo tutti i giornali sbattono in prima pagina il problema del giorno; a questo punto tutti gli italiani parlano di quello "da esperti" con idee ben precise a riguardo, tutti hanno la loro opinione come se da settimane non si parlasse d'altro.

In realta' la stragande maggiornanza ripete a "pappagallo" le dichiarazione del politico della sera prima. Da notare che di solito il politico fa una dichiarazione di pochi secondi; e' evidente che non puo' esserci nessuno approfondimento ne' vengono espresse motivazioni razionali; si tratta di messaggi brevi e che colpiscono l'intimo delle persone, gli istinti piu' bassi (tecnica pubblicitaria, niente di piu'); spesso viene sollecitata la paura e l'istinto sessuale. Non c'e' tempo per discussioni e approfondimenti, il tutto nasce e si sviluppa in pochi secondi.
La cosa piu' grave e' naturalmente il modo in cui il tutto evolve: la razionalita' non riesce a prendere piede in alcun modo. I giornali, le televisioni non riescono mai ad uscire dal vortice in cui sono intrappolati.

Ci sono diverse cose che non vanno in tutto cio' e la mia opinione e' che il problema nasce dalla mancanza di equilibrio tra i poteri dello stato e i mezzi di comunicazione di massa. In Italia questi (praticamente 6 canali televisivi nazionali e pochi quotidiani) sono nelle mani di pochissimi, un ristrettissimo gruppo di persone vicini alla politica o ai grossi poteri oconomici e finanziari del paese. Come fanno ad essere liberi? Dovrebbero loro dettare l'agenda politica (in modo indipendentte, partendo dal basso, dai reali problemi della gente) ed invece sono i megafoni del potere.

Possiamo parlare di una corretta formazione dell'opinione pubblica?

La gente non trova la necessita' di capire prima di parlare ma si adegua alla dichiarazione del potente, si "fida", raramente lo contesta, il capo ha sempre ragione: perche' abile, perche' furbo, perche' ricco, perche' vincente nella vita personale; e questo basta. La gente sembra che non abbia voglia di un rappresentante che faccia quello che gli viene chiesto ma sembra che abbia bisogno di una capo che li guidi.

E' questa democrazia? se non c'e' conoscenza, discussione, approfondimento, dibattito, sintesi, proposta di idee, se non viene usata la ragione ma la paura e gli altri bassi istinti quello che avviene in questo paese non puo' essere chiamato democrazia.

Se allora venisse fatto un sondaggio, scientificamente corretto, (o un referendum) potremmo usare i risultati dello stesso per trarre le considerazioni piu' corrette? l'idea che si e' formata e' stata frutto di discussioni razionali? la loro opinione e' davvero la sintesi migliore che un essere razionale possa fare? sono state considerate tutte le opzioni possibili? sono state valutate tutte le conseguenze?

Cosa sanno gli italiani di immigrazione (e di emigrazione di cui nessuno parla...) di guerra in Somalia, in Eritrea, di Nigeria, di nucleare, di risorse energetiche, di ambiente, di cambiamenti climatici, di economia globale, di capitalismo, di crisi, di diritti sessuali, di diritto alla vita e alla morte, di grandi opere, di diritti umani?

Che senso ha fare un sondaggio in cui si chiede agli italiani se sono d'accordo
ad introdurre il "reato di immigrazione clandestina"? o se sono d'accordo col "principio del respingimento" dei migranti? sanno gli italiani di cosa si tratta? cosa comporta? se e' un concetto introducibile in un sistema giuridico basato su principi su cui la nostra civita' si e' sviluppata da secoli? gli italiani non lo sanno! nessuno gli ha dato gli strumenti per formarsi un idea! e fare una domanda del genere e pretendere di poter "usare" la risposta dicendo che si tratta di "volonta' popolare" significa fare demagogia, significa inseguire il potere e la paura da esso usata! i giornali dovrebbero informare, dare la possibilita' agli italiani di formarsi un opinione; invece propinano risposte e cavalcano le paure! questo e' grave! questa non e' democrazia.

In conclusione (per sintetizzare) credo che la questione fondamentale, che la democrazia italiana deve risolvere, e' legata ad una corretta formazione dell'opinione pubblica; questo consente la riflessione e l'analisi critica e quindi il superamento di idee basate sulla paura e sull'ignoranza.
Solo se c'e' questo si puo' parlare di volonta popolare e lo stesso diritto di voto acquisisce un senso. Questo puo' avvenire attraverso il raggiungimento di un corretto equilibrio tra il potere che deriva dai mezzi di comunicazione di massa e gli altri poteri dello stato. E' allora evidente la necessita' di separare i media dagli interessi economici, finanziari e politici.
Solo allora potremo dire che la democrazia italiana e' tale e potremmo parlare di "volonta' popolare".

Per ulteriori spunti di riflessione vi lascio con Ascanio Celestini, "il popolo e la democrazia" (cattivissimo in questo sketch!):

giovedì 22 gennaio 2009

Alitalia? No grazie!

Mentre l'altra sera aspettavo che mi venisse preparata la piadina al tonno e mozzarella che avrei dovuto portare come cena al lavoro, ho dato un'occhiata a uno dei giornali che danno sulla metro posto su una mensola della piadineria (Piada&Brusca, vicino alla Bocconi): in particolare mi ha colpito la proposta di Colaninno e soci della CAI, la società che ha varato la nuova Alitalia (e che fra 4 o 5 anni dovrebbe vendere in toto a AirFrance, probabilmente). La CAI propone la chiusura di Linate e lo spostamento su Malpensa, per creare un grande aereoporto nazionale: peccato che la società che gestisce l'aereoporto e gli imprenditori milanesi non siano dello stesso avviso, ritenendo anzi che la nuova Alitalia è solo una piccola società privata e non più la grande società pubblica di un tempo.
A buon intenditor...

mercoledì 5 novembre 2008

A colpo sicuro!

Su Calabria Ora di sabato 1 novembre viene pubblicato un estratto dell'intervista radiofonica che Radio 24 ha fatto a Nicola Gratteri, pm del Tribunale di Cosenza. L'estratto esordisce con questa affermazione di Gratteri:
Se si vuole arginare il fenomeno mafioso ci vogliono stomaco, milza e pancreas e bisogna cambiare il codice di procedura penale e l'ordinamento penitenziario, ovviamente nel rispetto della Costituzione.

Altra stoccata in questo senso è:
Una persona condannata per 416 bis sta in carcere al netto 5 anni, questo sistema è ridicolo.

E parlando delle tangenti, dice:
Se un usurato denuncia un usuraio, seguirà una pena talmente ridicola e coi riti alternativi come il rito abbreviato, l'usuraio starà in carcere solo un anno. Dove troviamo il commerciante che verrà a denunciare così? Non c'è un sistema giudiziario serio.

Ciò porta alla memoria le intimidazioni fatte ai danni delle imprese di pompe funebri cosentine un paio di settimane prima del fine settimana dei morti: nessuno ha denunciato nulla, nessuno aveva nulla da dichiarare, e non solo a Cosenza, ma anche a Milano. In un trafiletto passato sotto sinlenzio, infatti, anche nel capoluogo lombardo sono state fatte intimidazioni simili nei modi e nei gesti, creando così l'ennesima, inquietante connessione tra Nord e Sud.
E' poi cronaca recente le notizie sulle ultime intimidazioni fatte ai danni del consigliere di Lamezia, Talarico, dell'Udc, che fanno il paio con quelle subite a Decollatura da Esposito, sempre dello stesso gruppo politico: l'Udc, in questi giorni, sembra sia stato preso di mira con una serie di intimidazioni e attacchi mafiosi da parte delle 'ndrine locali, tanto che ieri Casini ha esortato Maroni, il ministro dell'interno, a intervenire immediatamente. E subito mi è andato il pensiero alla seguente affermazione di Gratteri:
Il Sud viene munto in periodo elettorale e poi chi fa promesse sparisce. Lo Stato, inteso come ministero della Giustizia o degli Interni, si muove solo dopo che la criminalità organizzata è da tre quattro giorni sulle prime pagine dei giornali. Si dice che c'è il problema quando c'è il morto ammazzato per terra, mentre è esattamente il contrario. Le mafie ingrassano quando tutto sembra filare liscio.

E guarda un po', ancora non è intervenuto nessuno...

lunedì 3 novembre 2008

Come il G8?

Mi sembra il caso, in questi giorni di grande confusione, di stagione selvaggia, proporre all'attenzione il video uscito su youtube in cui si vede un personaggio sospetto durante gli scontri di Piazza Navona, personaggio che fa sorgere l'idea che gli inviti di Cossiga a infiltrare agitatori politici tra i ribelli forse non è caduto così nel vuoto.
Buona visione:



Diamo, però, un'occhiata ai video proposti da NoirPink Nel primo viene proposto un ottimo resoconto della giornata politica e mediatica:



Nel secondo, invece, viene presentato il video realizzato dal gruppo studentesco di destra:



Al di là delle considerazioni di merito sui singoli video, interessanti sono le posizioni di NoirPink sul presunto anti-fascismo di questi due gruppi violenti. Personalmente in tutta la vicenda ho visto solo due gruppi di adolescenti o più estensivamente giovani che scimmiottano nel modo peggiore possibile le qualità del genere umano, che non può fare altro che essere unito sulle parole e separarsi sui fatti, come la posizione di un vaso o l'ordine delle firme su un documento. Indipendentemente da tutto, se continueremo in questo modo egoistico e limitato, non si riuscirà a combinare un bel niente e quegli scontri di Piazza Navona sono stati utili a tutti fuorché al movimento di protesta.

Infine date un'occhiata anche a repubblica e al corriere.

venerdì 24 ottobre 2008

I moti della ricerca

Mentre ci stiamo impegnando per sensibilizzare e pubblicizzare al massimo le motivazioni del no alla manovra finanziaria dell'attuale governo, c'è chi in Sicilia e nel Sud in generale non ci aiuta per niente...
Ogni altro commento viene lasciato alla sensibilità dei lettori!

domenica 1 maggio 2005

Certezze

Oggi ho scoperto che i giornali non sono sempre obiettivi e che i giornalisti non si trovano mai sul posto di un fatto, per verificarlo.
Buon primo Maggio... Ah! Ah! Ah!

giovedì 17 febbraio 2005

Nel paese delle favole

C'era una volta, in un paese lontano lontano, un uomo, un marito, un padre di famiglia che aveva un lavoro ed una vita normali come tutti gli altri. C'erano, poi, altre persone, che facevano una vita normale, con famiglie, lavori e quant'altro possa esistere di più normale secondo la concezione usuale. Successe che queste persone, per i motivi più disparati (dissenso politico, divergenze ideologiche e quanto di più normale ci possa essere) iniziano a braccare (passatemi il termine) il padre di famiglia ed un bel giorno, chissà perché, decidono di perfezionare un attentato ai danni di questo padre di famiglia, probabilmente un terribile mostro.
Così in una notte oscura e drammatica questo gruppo di terroristi (così passarono alla storia dei secoli futuri) si portarono sotto casa del loro oscuro nemico e si prepararono ad incendiare il portone d'ingresso del suo terribile antro. Qui la storia si fa leggenda e sempre che i tre (?) pavidi compagni desistettero nel loro intento incendiario, fatto sta che l'incendio scoppiò lo stesso ed in quel terribile rogo morirono non solo il terribile mostro dalle idee politiche assolutamente non divulgabili, ma anche i suoi due giovani figli, ognuno di loro con una vita davanti ancora da vivere. E la leggenda suggerisce che, pur di accusare i propri avversari, i tre decisero di trasformarsi in martiri per la loro discutibile causa.
O forse, semplicemente, la leggenda serve per dimenticarsi di quale terribile orrore avvenne poco più di 30 anni fa: la morte di un uomo politico che, semplicemente, sosteneva le sue idee, e dei suoi due giovani figli (uno, se non erro, aveva 4 anni), innocenti vittime sacrificate sull'altare della lotta all'avversario.

Per approfondire:
A Primavalle eravamo in 6
La procura di Roma riapre le indagini
L'alibi, la smentita e il processo
Il rogo fu colpa dei Mattei

venerdì 11 febbraio 2005

Ferite riaperte

Sembra riaprirsi una pagina della nostra cronaca nera da tempo chiusa.
Sul Corriere della Sera compare un articolo di questo tenore:

ROMA - Il legale della famiglia Mattei, Luciano Randazzo, ha presentato una denuncia in procura per chiedere che si proceda penalmente nei confronti di «Lanfranco Pace, Valerio Morucci e Franco Piperno quali mandanti del duplice omicidio - si legge nell' atto consegnato al procuratore Giovanni Ferrara - di Stefano e Virgilio Mattei nonché nei confronti di tutti coloro che ebbero a concorrere nell'esecuzione della strage».

Tra gli indagati uno stimato professore dell'Università della Calabria, Franco Piperno, che alcuni giorni prima era risultato irrintracciabile ai giornalisti de Il Giornale, che lo cercavano appositamente per conoscere la sua posizione sul caso.
Per approfondire:
*Primavalle, la famiglia denuncia «i mandanti»

venerdì 21 gennaio 2005

Potevamo noi salvare...

La notizia è vecchia, lo so (è da un pò che non leggo la Gazzetta del Sud), ma ho ricevuto solo oggi una e-mail in cui si parla della vicenda. Naturalmente la inoltro a voi, casuali passanti di questi piccoli lidi elettronici. Se vuoi, leggi pure e medita...
Per prima cosa ricostruiamo la storia:
Said Zigoui, nazionalità marocchina, 44 anni, due figli, trattenuto presso il Cpt di Lamezia Terme, viene ricoverato il 7 dicembre 2004 all’Ospedale civico della cittadina catanzarese per forti dolori addominali. La permanenza presso l’ospedale del migrante è avvolta nel mistero: differenti versioni dei fatti testimoniano, comunque, che S. si auto infligge delle lesioni e si getta dalla finestra del plesso ospedaliero. Sono forti i sospetti che S. abbia invece tentato il suicidio. Il 9 gennaio scorso giunge al Policlinico Universitario di Messina: in coma per insufficienza respiratoria, oggi molto probabilmente verrà dichiarato deceduto. Le indagini in corso sono seguite dal procuratore della Repubblica, dottoressa Pinto.
(da CPT - Il caso di Said Zigoui, una morte annunciata dell'11 Gennaio 2005, sul Progetto Melting Pot Europa)
Immediata la richiesta (l'ennesima) della chiusura del Cpt da parte dell'Arci nazionale e di quella Calabra:
E’ deceduto stanotte, dopo due giorni di coma, Said Zigoui, di nazionalità marocchina, gettatosi dalla finestra dell’ospedale di Lamezia Terme dove era stato ricoverato per forti dolori addominali. Said era trattenuto presso il Centro di permanenza temporanea “Malgrado tutto” che sorge a pochi chilometri da Lamezia. Un centro contro cui già era stato presentato un esposto alla Procura, sottoscritto da parlamentari e associazioni, per la mancanza delle garanzie minime ad assicurare il rispetto dei diritti umani. Una vera prigione, con sbarre alle finestre e cancelli, in cui vivevano reclusi una settantina di immigrati, privi di qualsiasi contatto col mondo esterno. L’inferno per chi aveva raggiunto il nostro paese alla ricerca di una vita libera e dignitosa. Si parla di somministrazione di psicofarmaci, di ripetuti atti di autolesionismo, fino all’atto estremo di Said.
Purtroppo una vicenda annunciata. La situazione nei Cpt è stata denunciata dall’Arci e da tante altre associazioni che lavorano coi migranti, che ne chiedono la chiusura, per ripristinare il diritto e i diritti. Ma per ora resta solo la triste contabilità dei decessi, dei suicidi, degli atti di autolesionismo. Là si vive una sospensione del diritto, è difficile svolgere qualsiasi forma di controllo, non esiste una tutela legale.
Continuiamo a chiederne la chiusura, ma la morte di Said impone a tutti una più forte assunzione di responsabilità.
L’Arci si batterà con tutti i mezzi, anche legali, a sua disposizione perché su questo caso, a cominciare dalle cause che hanno portato al primo ricovero di Said, venga fatta piena luce.
Vogliamo verità e giustizia, lo dobbiamo ai migliaia di disperati che ogni giorno lasciano il loro paese inseguendo il sogno di una vita migliore, o semplicemente di una vita.
(testo originale dal sito dell'Arci)
A questo punto giunge lo sfogo elettronico di Luciano Rimini, segretario di Rifondazione Comunista della sede di Lamezia Terme (grazie a Pietro per l'inoltro!). Questo il testo integrale:
CHI SALVA UNA VITA SALVA IL MONDO INTERO. Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che Said è morto in un letto del policlinico di Messina senza poter avere l'ultimo abbraccio di sua moglie, senza aver visto mai suo figlio perché nato quando lui era già in carcere. E, forse non sapremo mai del perché Said si trovava rinchiuso nel Cpt di Lamezia Terme. Said era un ladruncolo? Un tossicodipendente? Uno dei tanti migranti senza permesso di soggiorno? Ma è giusto morire per questo? E' giusto esser rinchiusi per questo? Rinchiusi per sessanta giorni, anche dopo aver scontato fino all'ultimo giorno una pena in un carcere. Said è morto perché si è suicidato o perché tentava di fuggire da un carcerazione che riteneva ingiusta e incivile? Anche questo, forse, non sapremo mai? Quello che sappiamo e che per i tanti Said rinchiusi nel carcere etnico di Pian del Duca alcuni di noi hanno fatto poco, altri non hanno fatto niente. Qualcuno ha fatto finta di non sapere. Qualcun altro ha praticato coscientemente l'omertà. Per convenienza? Per indifferenza? Per un favore ricevuto? Per amicizia o, per meglio dire, per "comparaggio"? È vero i tanti Said dei paesi arabi, dell'africa nera, dell'est europeo, del sud est asiatico, non votano, non procacciano voti, non fanno favori, non hanno amici potenti e, forse, non vanno a messa la domenica mattina. Molti di loro hanno poi il difetto di bagnare con il loro sudore e per quattro merdoni euro le nostre campagne quando si tratta di spezzarsi la schiena per raccogliere i nostri pomodori o per vendemmiare le nostre pregiate uve. Altri di avere compagne che hanno il difetto di affezionarsi ai nostri vecchi, rifiutati dal nostro moderno e civile servizio sanitario, e ai quali puliscono il culo sempre per quattro merdosi euro. E, poi, hanno un altro brutto, maledetto difetto che, quando li chiudiamo, nei nostri Cpt, in disprezzo dei più elementari diritti umani e senza un'assistenza sanitaria e legale adeguata si ingoiano lamette o pile, si provocano profondi tagli alle braccia o alle gambe, si ingozzano con i nostri psicofarmaci, pretendono di poter avvisare i loro familiari e utilizzano le finestre dei nostri ospedali per "suicidarsi" a soli 45 anni. Ma quanti di noi senza, bisogno di leggere i rapporti di Medici Senza Frontiere, o le denunce dei padri Comboniani hanno sentito la necessità di guardare negli occhi qualcuno dei migranti rinchiusi nei Cpt. In quegli occhi si legge la stessa medesima cosa. Paura, impotenza, rabbia, rassegnazione. Si legge la fragilità di chi ha lasciato il proprio Paese in cerca di un futuro migliore per se e per la propria famiglia ed è costretto a confrontarsi in ogni istante della sua giornata con il proprio "fallimento". Si legge la paura di chi sarà rispedito forzatamente a casa come un pacco postale con in mano una semplice busta di plastica con qualche indumento personale.
Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai.
Sappiamo, forse, che ora non servono solo i comunicati stampa di cordoglio ma che è necessario che in questa città si rifletta nelle nostre sedi di partito, nelle tante nostre associazioni, nei tanti sindacati, nelle tante parrocchie, nei tanti circoli culturali, sulla inciviltà e l'aberrazioni giuridica introdotta dalla Turco-Napolitano prima e dalla Bossi-Fini dopo. Che si rifletta sui tanti silenzi e le tante omertà praticate.
Così, solo così, forse, riusciremo a capire come possiamo salvare i tanti Said che popolano il nostro Paese.
Qualcuno in questa città dirà che non sono politicamente corretto. Fanculo il politicamente corretto. Qualche altro si eserciterà, come ha fatto in questi anni, a trovare una giustificazione al proprio silenzio, alla propria omertà. Si proprio così omertà. Cazzo qualche volta dobbiamo pur chiamare le cose con il loro nome. Ci sarà pure chi dirà che ci sono questioni più importanti, che a Lamezia c'è la mafia. A quest'ultimi rispondo semplicemente parafrasando la parola d'ordine utilizzata dai compagni di Peppino Impastato per accompagnare la sua bara. I Cpt uccidono, prevaricano, violentano. Il silenzio pure.
Luciano Rimini
Uno dei piccoli orrori della vita quotidiana, che ci portiamo apprresso. Una di quelle morti che tra qualche giorno molti avranno dimenticato. Una di quelle persone che potrebbe entrare tra le genti invisibili.

domenica 12 dicembre 2004

Storie d'Italia

Claudio Nalin, che ha conosciuto Padre Pio, il futuro papa Albino Luciani, oggi pensionato di Bolzano, è stato accusato di violenze in famiglia dal suo figlio (di 7) maggiore. Secondo questo ragazzo (che ora ha 28 anni), il padre li puniva con metodi violenti e duri molto spesso. Ad un certo punto Massimo dice:
Non dimenticherò mai quanto accadde un giorno a uno dei miei fratelli, Giovanni o Giuseppe. Aveva mangiato un dolce senza autorizzazione: la ritorsione fu pesantissima. Mio padre lo prese e gli ficcò la testa in una bacinella colma d'acqua, tenendolo fermo sino ai primi sintomi di soffocamento.
Al che il padre, anc'egli non ricorda il punito, risponde in un'intervista a Il Giornale:
Gli ho solo messo la testa un attimo sotto l'acqua corrente del rubinetto per rinfrescargli le idee.
Il genitore, continua, ha utilizzato poi questi sistemi educativi certamente estremi solo in rare occasioni, trovandosi, oggi, al suo fianco non solo la moglie, ma anche gli altri 6 figli (tre maschi e tre femmine, queste ultime suore). Certamente si può discutere sull'opportunità, ma certamente i figli, quando disubbidivano, sapevano a cosa sarebbero andati incontro e se non l'avessero saputo, avrebbero continuato a disubbidire.
Certo restano le accuse (cui è risultato colpevole, in primo grado), ma come non si può credere ad un uomo che dice di amare i figli e conclude:
Come potrei fare la comunione altrimenti?
rispondendo alla domanda se egli ha detto la verità.
Nell'intervista, infatti, con grande pacatezza, conferma che le punizioni sono state sporadiche e sempre motivate dai comportamenti disubbidienti dei figli.

sabato 20 novembre 2004

Opere di preservazione di cultura contadina

Su Il Giornale odierno leggo, a firma di Gabriele della Rosa, che per preservare la cultura contadina e i valori che essa rappresenta, gli Istituti educatidi di Bergamo e l'amministrazione comunale di Treviglio hanno deciso di costruire un immenso museo dove mettere gli attrezzi e i simboli di quella che è la cultura da cui noi tutti proveniamo. Ovviamente verranno costruite anche scuole, stalle, negozi, appartamenti.
La località scelta per questa lodevole iniziativa è Castel Cerreto, mentre il terreno verrà reso disponibile sfrattando gli ormai inutili contadini, che non rappresentano più la civiltà contadina, forse perché ancora non si sono convinti ad andare a vivere in un museo, perché ormai è l'unico posto dove si può coltivare la terra!

venerdì 29 ottobre 2004

Gentilezze

Antonello Venditti dal premio Tenco di Sanremo non le manda a dire al mondo dell’industria del disco (qui per approfondire)
Se leggete l'articolo (sulla Gazzetta del Sud odierna c'è anche un articolo più esteso) potrete notare come certamente tal Venditti non solo non le manda a dire, ma è anche molto più gentile che non con i calabresi.
A volte capita a tutti di sbagliare...

martedì 21 settembre 2004

Vita su Marte

Questa mattina, tra le pagine interne della Gazzetta del Sud, ho letto un interessante articolo, a firma di Renato Colonnese, sulla possibilità che sul suolo marziano ci possano essere forme di vita batteriologiche.
Visto l'interesse che questo articolo mi ha acceso, e soprattutto considerato che altre volte, per non far andare persi articoli di questo genere, li ho postati su queste pagine, ho deciso di proporre l'articolo anche su queste pagine:

Nel sottosuolo di Marte potrebbe trovarsi acqua allo stato liquido
Forme di vita sul pianeta rosso?

Un'attività geologica che porta lentamente il metano dal cuore di Marte fino alla superficie, oppure forme di vita elementari, per esempio batteri, che dall'acqua presente nelle profondità del suolo marziano liberano metano che risale in superficie e raggiunge l'atmosfera del pianeta rosso. Sono questi i due scenari, profondamente diversi, sui quali nei prossimi mesi lavoreranno i ricercatori di tutto il mondo coinvolti nello studio di Marte. In prima fila gli italiani, che da mesi stanno collezionando dati sulla presenza di gas nell'atmosfera di Marte, raccolti grazie allo spettrometro Pfs (Planetary Fourier Spectrometer), realizzato per l'Agenzia spaziale italiana (Asi) dall'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e attivo a bordo della sonda dell'Agenzia spaziale europea (Esa) Mars Express. Dopo i dati sulla presenza di vapore acqueo, metano, ossido di carbonio e ammoniaca raccolti nei mesi scorsi dal Pfs, ieri è stata la volta della prima mappa della distribuzione di vapore acqueo e metano nell'atmosfera del pianeta rosso. E' stata presentata a Ischia, nel convegno internazionale su Marte organizzato dall'Asi, dal responsabile dello strumento, Vittorio Formisano. Lo spettrometro italiano ha rilevato che nell'atmosfera di Marte il vapore acqueo è distribuito in modo uniforme alla distanza di dieci-quindici chilometri dalla superficie del pianeta, mentre in prossimità del suolo si concentra nelle regioni equatoriali chiamate Arabia Terra, Elysium Planum e Arcadia-Memnonia. In queste aree la concentrazione di vapore acqueo è doppia o tripla rispetto a quella misurata nelle altre regioni del pianeta rosso finora osservate. Nel sottosuolo delle stesse aree la sonda americana Odyssey aveva già rilevato la presenza di acqua ghiacciata. «Sicuramente i dati indicano che vapore acqueo e metano provengono da una sorgente comune – ha osservato Formisano – e che deve esserci una sorgente nel sottosuolo». Potrebbe trattarsi di una sorgente simile a quelle idrotermali presenti sulla Terra e legata al fenomeno della cosiddetta «tavola ghiacciata»: una sorgente di calore presente nel sottosuolo farebbe muovere verso la superficie l'acqua presente allo stato liquido nel sottosuolo del pianeta, ma la temperatura bassissima presente su Marte impedirebbe all'acqua di completare il suo cammino verso la superficie e la congelerebbe nel sottosuolo.
Primo scenario – Il metano rilevato nell'atmosfera di Marte proverrebbe dall'interno del pianeta e non avrebbe niente a che fare con la presenza di vita. E' un'ipotesi, ha osservato Formisano, che il metano possa trovarsi intrappolato insieme all'acqua ghiacciata per centinaia di anni prima di raggiungere la superficie e quindi l'atmosfera.
Secondo scenario – Sta acquistando una fondatezza sempre maggiore l'ipotesi che nel sottosuolo di Marte possa trovarsi acqua allo stato liquido ad una profondità compresa fra duecento e quattrocento metri. In questo caso vapore acqueo e metano potrebbero provenire entrambi dall'acqua liquida, che potrebbe ospitare forme di vita molto elementari, come dei batteri.
La ricerca futura – Difficile decidere tra i due scenari sulla base dei dati oggi disponibili: servono ulteriori informazioni. «Continueremo a studiare l'atmosfera di Marte per cercare di identificare altri gas», ha detto Formisano. Nuovi dati in proposito sono già al vaglio della comunità scientifica. Il prossimo passo potrà farlo in futuro un altro strumento italiano, il radar Marsis, destinato a fornire la prima mappa dell'acqua nel sottosuolo del pianeta e che in questo periodo sta completando la fase di test. E in futuro si punta sul successore di Marsis, il radar dell'Asi Sharad destinato alla missione Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) della Nasa, prevista per l'agosto 2005.

E con questo è tutto. Buona navigazione!

lunedì 13 settembre 2004

Sognando, sognando

In un'agenzia comparsa su alcuni quotidiani di ieri, Zednek Zeman ritorna a dire la sua sul calcio e, in particolare, chiede che la Juventus restituisca gli scudetti vinti, se condannata nel processo, in svolgimento, sul doping. In particolare l'allenatore del Lecce dice:

Credo che la gente non abbia capito come funziona il sistema, non se ne è parlato abbastanza. Si preferisce discutere e scrivere di gossip e calciatori al mare. Nel calcio è successo di tutto e non si è fatto niente. Dai passaporti, alle fidejussioni, dal doping alle scommesse. L'unico provvedimento forte è stato l'arresto di Pieroni, presidente dell'Ancona. I Lab? Preferisco ancora l'alimentazione sana e i gradoni rispetto alle macchine e ai laboratori. Lippi in nazionale? Prima di nominarlo ct avrei aspettato la fine del processo alla Juventus. E a proposito di processi il mio sogno è vedere chiuso il Processo di Biscardi.

E ha decisamente ragione. Su tutto.

venerdì 30 luglio 2004

E cammina, ogni tanto, quando gli va, la giustizia...

Sull'edizione odierna della Gazzetta del Sud, a firma di Lino Sotali, compare un articolo allucinante, dal titolo 12 anni per essere assolto, in cui viene descritta una vicenda tipicamente italiana. Questo il testo dell'articolo:

Tutto era cominciato con una informazione di garanzia nel giugno '87 dopo il fallimento della società Cofim di Monopoli della quale era stato consigliere di amministrazione per pochi mesi. Dopo la «consueta gogna mediatica» e la completa assoluzione chiesta dallo stesso pm, Ivo Grande ha dovuto attendere sino al 1999 per ottenere dal Tribunale di Bari una sentenza di assoluzione. Un'attesa giudicata troppo lungo dalla corte d'appello di Lecce – cui lo stesso Grande ha fatto ricorso – che ha condannato il ministero della giustizia al risarcimento del danno subito dall'uomo che, durante tutta la vicenda processuale, ha dovuto tra l'altro, rinunciare al lavoro di assicuratore. A raccontare l'accaduto dai tratti “kafkiani” è l'avvocato Ascanio Amenduni rappresentante legale di Grande nella causa di risarcimento. Tutta la vicenda – dice Amenduni in una nota – si è snodata nell'arco di 17 danni. L'informazione di garanzia con l'ipotesi di bancarotta fraudolenta fu notificata nel giugno '87. Grande aveva fatto parte del cda della Cofim per alcuni mesi e si era dimesso «senza avere commesso alcuna irregolarità». «Ciò – dice Amenduni – era stato riconosciuto sin dal 1990 anche in una consulenza contabile eseguita su incarico degli organi inquirenti, che non contemplava il nome di Grande tra i responsabili degli ammanchi finanziari». «Nonostante ciò – dice Amenduni – ci vollero altri nove anni prima di arrivare ad una sentenza che, assolvendo Grande, su richiesta del pm criticava «sia pur velatamente – secondo Amenduni – l'eccessiva frettolosità e superficialità del rinvio a giudizio avvenuto all'inizio del 1996». «Considerate queste date: giugno 1987-marzo 1999 – afferma Amenduni – quasi 12 anni per essere assolto in pochi secondi e in quanto evidentemente innocente, sulla scorta di una consulenza dello stesso pubblico ministero risalente al 1990». «Quasi 12 anni di emarginazione sociale e professionale nonché di travaglio economico e famigliare». Dopo la comunicazione giudiziaria Grande si era infatti dimesso dal lavoro «confidando nella possibilità di provare, in un tempo ragionevole la propria estraneità alle accuse penali mossegli; ma si sbagliava». Grande ebbe anche ripercussioni sulla salute. Così, dopo l'assoluzione, l'ex imputato fece ricorso alla corte di giustizia europea contro lo Stato italiano per la eccessiva durata del processo, doglianza che – precisa l'avvocato – furono dirottate alla corte d'Appello di Lecce (competente territorialmente) per ottenere il risarcimento dei danni subiti. In questo caso, almeno, Grande ha ottenuto con una certa celerità la risposta positiva della Corte d'Appello (appena cinque mesi) che ha condannato il ministero ad un risarcimento di 15.500 euro (più le spese legali) ma ha dovuto attendere altri due anni e quattro mesi perché al decreto fosse data esecuzione con l'erogazione della somma liquidata.

Ora il nostro eroe avrà un congruo risarcimento, ma chi gli restituirà gli anni di attesa sapendo che anche il suo accusatore lo riteneva innocente?

martedì 27 luglio 2004

Risarcimento in ritardo

Mentre il Tour de France si è da poco concluso con il 6.o trionfo consecutivo di Lance Armstrong e con il nostro Ivan Basso sul gradino piu' basso del podio, qui nella nostra povera Italia si consumava una terribile ed attesa autopsia, quella al corpo di Pantani. E solo questa è stata in grado di restituire a Marco Pantani la sua vera dimensione di campione:

Nel midollo osseo del ciclista non sono stati trovati segni di uso massiccio di sostanze dopanti

Questo il titolo del breve articolo apparso questa mattina sulla Gazzetta del Sud, dove si spiega come il medico legale abbia escluso l'utilizzo massiccio di sostanze dopanti per il campione romagnolo.
Ci voleva una autopsia perché tutti credessero che Pantani è stato uno dei campioni più puliti degli ultimi dieci anni!
E anche se in ritardo, Pantani ha vinto la sua ultima tappa...

Per approfonidmenti vedere Adnkronos.

mercoledì 14 aprile 2004

La morte sul ghiaccio

Questa notizia è apparsa sull'edizione odierna de La Gazzetta del Sud, probabilmente un'agenzia, e rende conto di un nuovo sterminio ai danni dei cuccioli di foca:

Lontano dalle telecamere degli ambientalisti ha preso il via in Canada la più grande caccia alla foca in mezzo secolo. Il governo canadese ha dato luce verde al massacro di 300 mila animali, quasi tutti in una mattanza di 36 ore cominciata sulla banchisa insanguinata del Canada Atlantico, tra Labrador e Terranova. La caccia alle baby foche era stata praticamente abolita nelle coste orientali del Canada 25 anni fa a causa delle proteste internazionali guidate dai gruppi ecologisti e di cui era stata testimonial in Europa l'attrice francese Brigitte Bardot. Le autorità canadesi hanno adesso fatto marcia indietro sostenendo che la caccia e' necessaria anche dal punto di vista degli equilibri ambientali e verrebbe condotta con metodi che rispettano i malcapitati animali da pelliccia (o forse rispettano le malcapitate pellicce? ndb). Impressionati dalle immagini delle baby-foche massacrate a colpi di mazza e spellate vive, gli Stati Uniti avevano messo al bando le pellicce di foca nel 1972 e l'Europa ne aveva seguito l'esempio un decennio più tardi. In conseguenza dei bando il Canada aveva ridotto le quote della caccia alla foca a 15 mila esemplari all'anno destinati essenzialmente al mercato della carne e al piccolo artigianato locale. Il ritorno in auge delle pellicce sulle passerelle degli stilisti di moda ha cambiato le carte in tavola. L'anno scorso il Canada ha aumentato a un milione il numero dei capi di foca che possono essere cacciati in tre anni. Il piano triennale del Canada prevede l'abbattimento di 975 mila foche di qui al 2005 con un plafond di 350 mila foche per anno. E' nel Golfo del San Lorenzo, tra le isole di Maddalena, Terranova e Labrador dove le foche dell'Artico si vengono a riprodurre a fine inverno che la caccia si svolgerà nei prossimi giorni. La pelle è tuttora il prodotto più ricercato e dev'essere strappata all'animale entro i primi mesi di vita perché mantenga il pregiato colore bianco. Il suo prezzo è raddoppiato negli ultimi due anni e ha trovato nuovo mercati di sbocco in Polonia, Cina, Russia. La caccia, ha sostenuto il governo canadese, è adesso condotta sulla base di severi regolamenti e molte foche verrebbero uccise con colpi di arma da fuoco, non prese a bastonate. Ciò nonostante il numero di animali uccisi quest'anno sarà il più alto in decenni e le battute hanno nuovamente attirato l'attenzione internazionale.

Questo, invece, il dispaccio, sempre di ieri, diramato da Greenpeace Italia:

Il Canada ha approvato il più grande massacro commerciale di foche della Groenlandia dal 1967, che porterà alla decimazione di questa specie nell’Atlantico nord-occidentale. La quota di foche cacciabili, quasi un milione in tre anni (di cui 350.000 nel 2004), è la quota più alta mai consentita dal governo canadese. Le foche della Groenlandia, foche sellate, sono la preda principale della caccia commerciale, ma anche un piccolo numero di foche Cystophora crestata vengono cacciate ogni anno in Canada.
Greenpeace si oppone a qualunque attività umana che possa danneggiare le popolazioni di foche; si oppone alla caccia commerciale alle foche; si oppone alla caccia di ogni specie a rischio di estinzione, o le cui popolazioni sono minacciate o già decimate, o di cui non si hanno certezze su quanti individui ne rimangono.
Tra il 1976 e il 1983 Greenpeace è stata tra le principali organizzazioni che hanno attivamente portato avanti la campagna contro la caccia commerciale alle foche in Canada. Dopo quel periodo, l’intensità della caccia è diminuita, nuove regole hanno vietato e vietano tuttora la caccia dei cuccioli di foca della Groenlandia (di età compresa tra 0 e 2 settimane), e sono diventate illegali alcune delle pratiche più crudeli su questi animali. Ciò nonostante, quando nei primi anni ’90 la pesca industriale canadese del merluzzo è collassata, si è cominciato ad incolpare le foche. La motivazione per il sostegno alla caccia - proteggere gli stock ittici - non ha un fondamento scientifico. La colpa non è delle foche, ma il risultato di decenni di sfruttamento eccessivo della pesca, frutto della cattiva gestione dei governi.

Chissà se il governo canadese tornerà sui suoi passi, ma per intanto Greenpeace invita tutti gli internauri a firmare una petizione internazionale.
Vedremo come andrà a finire.