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domenica 17 maggio 2009

Paura

Passarono ore prima che Booker riuscisse a focalizzare dove fosse e ciò che era accaduto. Soffriva molto, ma ancor più penosa era la consapevolezza che il pestaggio e la cella di isolamento erano soltanto un acconto sul prezzo che avrebbe pagato. In California poteva ritenersi al riparo dal linciaggio, ma nel 1927 un uomo di colore che rompeva la faccia di un bianco, uno qualsiasi, anche meno importante di un vicesceriffo, passava guai seri. Si ricordò di quando, appena undicenne, aveva domandato a sua madre perché gli uomini bianchi erano così crudeli con la gente di colore, specie con gli uomini. La risposta l'aveva sorpreso: "Hanno paura degli uomini di colore. Signore Iddio, quanto vorrei che non fosse così... perché quando uno ha paura, è proprio allora che odia e diventa malvagio. Non aver paura della gente, ragazzo mio, e soprattutto non aver paura dei bianchi". Gli aveva fatto questo discorso che erano ancora nel Tennessee, e tante volte aveva visto la conferma di quelle parole. Aveva visto la paura dell'uomo bianco, e la conseguenza di quella paura: il corpo bruciato e gonfio di vesciche legato a un albero. Booker sapeva che era di Big Luke, ma non perché la sua carcassa fosse riconoscibile. I bianchi avevano avuto paura di Big Luke, due metri quasi di altezza per oltre un quintale di peso, e lui manifestava apertamente il disprezzo che nutriva per loro. Ancor prima di lasciare la scuola, Luke fissava con insistenza le donne bianche, poi le importunò con suoni sconci. Facendosi più grosso, Luke era diventato sfrontato, e aveva terrorizzato i bianchi ancora di più. Finché la loro paura aveva superato il limite, ed erano venuti a cercarlo di notte vestiti di tuniche bianche. La mamma aveva detto a Booker: "Quel negro, era come se dicesse ammazzatemi, ammazzatemi! da quando era nato, non a parole forse, ma per come si comportava. Meglio per te se impari la lezione, figliolo". Booker si era poi domandato se questo era quanto sua madre pensasse davvero, oppure se quelle parole fossero mirate a proteggere il suo unico figlio dai pericoli del Sud rurale degli anni Venti. Il linciaggio di Luke era stato uno dei motivi per cui si erano trasferiti a Los Angeles, città senza linciaggi e con minor pregiudizio, così si chiamava all'epoca il razzismo.

(da Giustizia a Los Angeles, 1927, nella raccolta Mia è la vendetta di Edward Bunker, trad. di Emanuela Turchetti, ed.Einaudi)

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