Stomachion

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martedì 3 settembre 2019

Wants to live forever

Ricordate che all'inizio dell'anno ero stato ospite a Cosmo Brain, trasmissione che ora si è trasferita in altri lidi elettronici? Rispetto alle mie intenzioni, la scaletta aveva subito qualche modifica, ma quella puntata si era conclusa con una delle canzoni meno astronomiche della scaletta, che per fortuna non è stata eliminata, Wants to live forever. Inclusa nella colonna sonora di Highlander, film del 1986 diretto da Russell Mulcahy e con Christopher Lambert nel ruolo del protagonista, l'immortale scozzese Connor MacLeod, fa parte dell'album A kind of magic, dodicesimo in studio dei Queen, diventato di fatto la colonna sonora della pellicola con l'intrusione di Hammer to fall, tratta dal precedente The works.
Il tema portante della canzone è ovviamente l'immortalità, tema che avevo trattato nell'articoletto Immortalità quantistica. La scelta di quella canzone, in particolare di chiudere con quella canzone, è stata, come potete immaginare, molto personale. Ve la ripropongo senza aggiungere alcun altro approfondimento a parte il link scientifico. Potete solo immaginare il perché della scelta di oggi, senza aspettare il tradizionale fine settimana per le particelle musicali:

venerdì 21 dicembre 2018

La storia di Freddie il fotone

cc @astrilari @stefacrono @Pillsofscience @cosmobrainonair @Scientificast @MathisintheAir @mrpalomar
Dopo una lunga gestazione durata diversi anni, arriva finalmente al cinema il film dedicato a Freddie Mercury e ai Queen, Bohemian Rhapsody, come il titolo di una delle canzoni più note e di successo della band inglese di nerd e disadattati che ha rivoluzionato il mondo del rock e della musica in generale. Indubbiamente un film su Freddie Mercury ha nella colonna sonora il suo punto di forza, grazie alla forza trascinante della musica dei Queen: devo, in effetti, confessare che le ho cantate più o meno tutte, ovviamente sottovoce, e ho stentato a trattenermi dal tenere il ritmo come se fossi a un loro concerto, in particolare in occasione di We will rock you, peraltro uno dei pezzi scritti da Brian May, e che in effetti rappresenta molto bene l'altra rivoluzione che i Queen hanno portato nella musica, il coinvolgimento del pubblico durante i live.
Nel complesso il film, pur di fronte a differenze, anche abbastanza importanti, nella biografia, risulta molto ben fatto e ben recitato. D'altra parte il compito per gli attori non era agevole: muoversi sul palco come degli animali da palcoscenico come i Queen era abbastanza arduo, in particolare il compito di Rami Malek che interpretava Mercury. D'altra parte, se pensiamo un attimo all'impianto del film, le licenze che Anthony McCarten si è preso nella sceneggiatura sono in qualche modo giustificabili. Il film, infatti, ruota intorno a quello che viene considerato non solo il concerto migliore della band, ma il live migliore in assoluto nella storia della musica: la performance di 20 minuti sul palco del Live Aid nel 1984 a Wembley. In questo senso risulta incredibilmente emozionate, oltre che ben interpretata nelle movenze, proprio la scena che sintetizza questi mitici 20 minuti, e questo anche grazie alla regia di Bryan Singer e Dexter Fletcher, che lo ha sostituito quando Synger, a film quasi ultimato, è stato licenziato.
Se il Live Aid era da considerarsi punto di partenza e di arrivo della narrazione, il resto del compito del film è stato quello di raccontare la personalità di Mercury, i suoi obiettivi e in parte i suoi eccessi, enfatizzando gli eventi e le persone che in qualche modo hanno contribuito a questi eccessi. Emerge un personaggio molto partecipe non solo nella musica, ma anche nei rapporti con molte delle persone che lo circondavano: in qualche modo è proprio questa forte partecipazione emotiva che lo spinse verso l'eccesso (mi spingerei a fare dei paragoni con alcuni fisici teorici che ebbero una porzione della loro vita ricca di eccessi, ma preferisco evitare).
Dato in particolare quest'ultimo come compito del film, le licenze poetiche di McCarten sono quasi comprensibili, e per approfondirle vi rimando alla sezione relativa sulla pagina di en.wiki del film.
Nel resto dell'articolo vorrei, invece, soffermarmi sulla canzone, scritta proprio da Freddie Mercury, che in qualche modo fornisce il titolo del post, Don't stop me now.