Come promesso
settimana scorsa, per la recensione di questo numero ho deciso di affrontare l'intera parodia di
Uno studio in rosso di
Arthur Conan Doyle che, per l'occasione, diventa
Una salsa in rosso, storia disegnata dal sempre ottimo
Paolo Mottura e che da il via alla serie parodica
Pippo Holmes di
Bruno Enna.
La premessa importante è che mi considero uno
sherlockiano di ferro, quindi alcune delle considerazioni, in negativo vi anticipo, sono dovute più al confronto con la materia originale che non a difetti intrinseci nello sviluppo della storia, che è anzi la prova più convincente di Enna come sceneggiatura in questo 2024.
Come scrivevo poc'anzi,
Una salsa in rosso è la parodia del romanzo d'esordio di Sherlock Holmes, il più famoso
detective della storia del giallo investigativo. Per quanto il personaggio debba, dal punto di vista letterario, all'Auguste Dupin di
Edgar Allan Poe, Doyle trae la sua principale ispirazione nella caratterizzazione di Holmes e dei suoi metodi investigativi scientifici nel medico
Joseph Bell. A sua volta lo stesso Bell scrisse a Doyle qualcosa del tipo:
Sei tu stesso Sherlock Holmes e lo sai bene a suggerire che comunque Doyle non ebbe un'unica matrice ispirativa per caratterizzare il suo personaggio più famoso.
Le caratteristiche principali del personaggio sono nelle sue grandi capacità deduttive, che denotano una profonda conoscenza della logica, e la capacità di rilevare le tracce utilizzando metodi scientifici, come l'esame delle tracce fisiche o gli esperimenti chimici con i quali tormentava il suo povero coinquilino, nonché biografo, dottor John Watson. A questo c'erano da aggiungere le capacità di travestimento, una preparazione fisica di livello impareggiabile e, ovviamente, un profondo interesse per qualunque sfida potesse risultare all'altezza del suo intelletto.