Stomachion

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sabato 30 ottobre 2021

Wikiritratti: Michele Stefano de Rossi

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Michele Stefano de Rossi
Lo ammetto: sono stato indeciso su chi dedicare il Ritratto di oggi 30 ottobre(1) e, per un attimo, ho persino accarezzato l'idea di scrivere un unico articolo su entrambi, ma alla fine di Fusakichi Omori scriverò in altra occasione, magari già l'anno prossimo, preferendo il suo collega italiano, Michele Stefano de Rossi.
Ciò che accomuna i due studiosi è l'interesse per la sismologia, ma mentre per il giapponese iniziò tutto sin dalla scelta del corso di laurea, in fisica, per l'italiano fu più l'interesse personale a guidarlo. Il padre, infatti, Camillo Luigi de Rossi, lo costrinse a intraprendere gli studi di giurisprudenza, campo nel quale non praticò mai, nonostante la laurea conseguita nel 1858. All'inizio rivolse, invece, la sua attività di ricerca all'archeologia cristiana come assistente del fratello, Giovanni Battista de Rossi.
Fu proprio mentre collaborava con il fratello al progetto Roma sotterranea per lo studio delle catacombe della capitale che sviluppò il dispositivo chiamato macchina "ortografica-iconografica" usato per registrare con facili operazioni l'andamento dei cunicoli, i dati altimetrici, le dimensioni delle gallerie(2). Il dispositivo, presentato all'Accademia dei Nuovi Lincei, ottenne un premio all'Esposizione Universale del 1862 che si teneva quell'anno a Londra e all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1867. Usando la sua macchina, de Rossi realizzò anche una pianta delle catacombe di Callisto, che venne premiata all'Esposizione di Dublino del 1866(2).

venerdì 3 luglio 2020

Wikiritratti: Harrison Schmitt

Articolo precedentemente pubblicato su Edu INAF
Il programma Apollo della NASA si sviluppò a partire dal 1961 fino al 1975. Vennero utilizzati quattro distinti razzi vettori: il Little Joe II, per voli sub-orbitali senza equipaggio; il Saturn I, sempre senza equipaggio ma destinato anche ai voli orbitali; Saturn IB per le orbite terrestri con e senza equipaggio; e infine il Saturn V impiegato anche per le missioni lunari.
Ogni missione del programma veniva identificata con una sigla fino alla AS204, rinominata Apollo 1 dopo la distruzione del modulo a causa di un incendio con conseguente morte dell'equipaggio, il 27 gennaio del 1967. Gli astronauti erano Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Dopo il successo dell'Apollo 11 con l'allunaggio di Neil Armstrong e Edwin Aldrin, il programma proseguì fino all'Apollo 17, ultima missione che portò degli esseri umani sulla Luna. L'equipaggio era composto da Eugene Cernan, Ronald Evans e, soprattutto, da Harrison Schmitt, fino a ora primo e unico scienziato ad aver mai messo piede sul nostro satellite.
Un geologo sulla Luna

Harrison Schmitt - via commons
Laureatosi in geologia presso il Caltech nel 1957, passò alcuni anni in Norvegia, all'università di Oslo, per poi tornare in patria dove ottenne il dottorato in geologia presso l'università di Harvard nel 1964.
Lavorò per un breve periodo presso il Geological Survey's Astrogeology Center di Flagstaff, in Arizona, svilupopando tecniche geologiche che sarebbero state successivamente utilizzate dagli equipaggi delle missioni Apollo. Venne quindi selezionato dalla NASA nel giugno del 1965 per far parte del primo gruppo di scienziati-astronauti: passò all'incirca un anno ad addestrarsi come pilota di jet per poi entrare nel gruppo degli addestratori degli astronauti. Il suo compito era istruire i componenti degli equipaggi a portare a termine osservazioni geologiche del suolo in orbita e sul modo corretto per raccogliere i campioni di roccia dal suolo della Luna. Inoltre dopo ogni missione con allunaggio, partecipava all'esame dei campioni riportati a Terra e aiutava gli equipaggi a stilare la parte scientifica del loro rapporto.

sabato 23 febbraio 2019

La fine dell'era dei dinosauri

Nella puntata precedente di questa serie dedicata a 01011001 degli Ayreon di Arjen Anthony Lucassen avevamo lasciato il popolo dei Forever con la necessità di trovare una nuova casa per il loro patrimonio genetico. Identificata nella Terra, hanno inviato una cometa con i semi della loro rinascita. Riprendiamo da The Fifth Etinction, il pezzo con cui si apre il secondo cd di 01011001 dall'eloquente titolo di Earth.
Estratti dal testo
Vediamo alcuni passi che ritengo in qualche modo significativi all'interno del testo della canzone.
Now the die is cast, the first step taken
A glimmer of hope lights up our lives
Questa coppia di versi mostra un elemento interessante: il termine die indica non solo morire come tempo verbale, ma anche dado come sostantivo. La scelta da parte di Lucassen di die e non, ad esempio, di dice verrà in qualche modo esplicata alcuni versi più tardi, anche se già
Remember all life has to give
è più che chiarificatrice degli effetti del viaggio della cometa da Y alla Terra. Il riferimento alla cometa e alla panspermia, ad ogni modo, è presente nel verso
Behold our target, a world to plant our seeds
Arriviamo ai versi, cantati dallo svizzero Steve Lee, che chiariscono molto bene la scelta di die:
There must be life
First remove any trace of doubt!
They may all die; don't you think we should check it out?
I Forever sono più che consapevoli di ciò che stanno facendo: generare una gigantesca estinzione di massa, che come vedremo più sotto non è nemmeno la più grossa avvenuta sul nostro pianeta. L'autogiustificazione per questa scelta viene affidata alla voce di Daniel Gildenlöw:
We have no choice, we waited far too long
This is our planet, this is where they belong

domenica 3 agosto 2014

Rischio e dissesto idrogeologico in Italia


Innanzitutto per farsi un'idea del territorio italiano: L'assetto idrogeologico del territorio italiano: risorse e problematiche di M. V. Civita, febbraio 2008 (pdf)
Quindi:
Floris, M., D'Alpaos, A., De Agostini, A., Stevan, G., Tessari, G., & Genevois, R. (2012) A process-based model for the definition of hydrological alert systems in landslide risk mitigation. Natural Hazards and Earth System Science, 12(11), 3343-3357
L'articolo prova a sviluppare un modello di allerta del rischio idrogeologico in particolare per la Val di Maso. Non è un articolo accademico, ma sembra realizzato con la stessa idea di una review. Interessante come, nel finale, citi l'esistenza di leggi apposite per prevenire i rischi idrogeologici.
Durante un congresso in Austria, poi, sono stati proposti una serie di lavori, trovati via scholar, di cui un paio mi sembrano interessanti:
Flash floods along the Italian coastal areas: examples from Pozzuoli city, Campania, Italy di Esposito, Giuseppe; Grimaldi, Giuseppe; Matano, Fabio; Mazzola, Salvatore; Sacchi, Marco
dove si studiano le inondazioni a Pozzuoli, in particolare per comprendere l'interazione tra i processi idrogeologici e le modifiche apportate al territorio nelle aree urbanizzate, come i Campi Flegrei.
Current problems in communication from the weather forecast in the prevention of hydraulic and hydrogeological risk di Fazzini, Massimiliano; Vaccaro, Carmela
In questo caso mi ha colpito in particolare l'attenzione sulla scarsa attenzione (gli autori parlano addirittura di assenza) nelle scuole riguardo i rischi ambientali del territorio italiano.

giovedì 29 dicembre 2011

Ritratti: Roald Amundsen

Victory awaits him who has everything in order - luck, people call it. Defeat is certain for him who has neglected to take the necessary precautions in time; this is called bad luck.
(Roald Amundsen)
Il 14 dicembre del 1911 la spedizione guidata da Roald Amundsen, esploratore norvegese, raggiunse il Polo Sud anticipando di 35 giorni, in una appassionantesfidatra i ghiacci, la spedizione concorrente guidata da Robert Scott. Insieme con Amundsen facevano parte di quella spedizione anche Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting e di quell'impresa e di quella sfida ricorrono proprio quest'anno i 100 anni, celebrati con varie mostre (anche in Italia).
Roald Engelbregt Gravning Amundsen nasce il 16 luglio del 1872 a Borge, vicino Oslo, e fino al compimento del 21.mo anno di età, quando la madre morì, cercò di mantenere la promessa fattale di tenersi lontano dal mare e dall'industria marittima di famiglia, al momento tenuta dal padre Jens, per indirizzarsi verso gli studi di medicina. Sentitosi sciolto dalla promessa con la morte della madre, Roald seguì il richiamo del mare, quasi come un tipico personaggio lovecraftiano, ispirato però da Fridtjof Nansen e dalla sua spedizione in Groenlandia.
Le quattro spedizioni principali per cui viene oggi ricordato sono: la prima spedizione in Antartide, guidata da Adrien de Gerlache, dove conobbe il medico statunitense Frederick Cook, che salvò la vitaa tutto l'equipaggio, bloccato in quelle lande ghiacciate dove la nave, la Belgica, si era trovata molto probabilmente per caso.

L'equipaggio della prima spedizione di Amundsen
Dopo una sorta di esplorazione casuale, però, Amundsen portò a termine la sua prima impresa di successo, l'apertura del Passaggio a nord-ovest, impresa compiuta tra il 1903 e il 1906. Lasciò Oslo a bordo della Gjøa ed ebbe una certa importanza non solo sotto l'aspetto esplorativo. Il Passaggio a nord-ovest, infatti, fu una sfida per gli esploratori europei a partire dalla fine del XV secolo, e la spinta per aprirlo era ovviamente di carattere commerciale. I tentativi precedenti furono condotti da gente del calibro di Francisco de Ulloa, John Davis, Henry Hudson, John Franklin. Quest'ultimo, in particolare, organizzò una spedizione molto ben equipaggiata che però perì per cause non meglio chiarite prima di raggiungere il proprio obiettivo. Probabilmente fu proprio per arrivarelà dove Franklin non riuscì che Amundsen decise di accettare una sfida che altri avevano già combattuto e perso. E durante l'esplorazione, il gruppo raccolse molti dati scientificamente rilevanti sul magnetismo terrestre e sull'esatta posizione del Polo, aggiungendo a questo anche delle preziose informazioni sui costumi e sulla sopravvivenza della popolazione locale dei Netsilik. Forse questi contatti furono preziosi per il successo finale della spedizione, ma certo sono da ritenersi un importante esempio positivo di cooperazione e di scambio tra culture differenti che troppo spesso nei tempi moderni dimentichiamo. Il grande successo di Amundsen, però, fu, come ricordato all'inizio, la conquista del Polo Sud in una spedizione partita nel 1910 a bordo della Fram, nave già usata da Nansen, un po' in sordina. Il norvegese, infatti, probabilmente scottato dal non essere riuscito ad arrivareper primo al Polo Nord, decise di non rivelare subito il suo vero obiettivo, lasciando che a farlo, il 2 ottobre, fosse il fratello Leon. Lo stesso equipaggio non venne informato immediatamente, ma solo una volta giunti a Madera, dove, constatato che tutti i suoi uomini erano disposti a seguirlo fino in Antartide, inviò un telegramma al suo principale contentende nella corsa all'Antartide, Scott:
Beg to inform you Fram proceedeing Antarctic
All'inizio del 1911 il gruppo di Amundsen approda alla baia delle Balene, ispirandosi al precedente tentativo di Ernest Shackleton, che avrebbe così costituito una sortadi guida per la prima parte del viaggio e rivelandosi alla fine un importante vantaggio rispetto alla sceltadi Scott di partire da capo Evans. Fu così che iniziarono i preparativi per il tentativo di conquista.
In effetti di vere e proprie spedizioni su terreno antartico Amundsen ne dovette realizzare 2, la prima partita l'8 settembre, naufragata però a causa di un improvviso abbassamento delle temperature. Grazie all'esperienza degli esploratori, tutti riuscirono a salvarsi dalle rigide condizioni meteorologiche. Questaprima spedizione, però, porta alla luce alcuni dissapori: Prestrud e Hanssen, infatti, accusano dei principi di congelamento ai talloni, e così si programma velocemente il rientro. Nelle avverse condizioni di quel periodo (una tempesta di neve), Johansen è costretto a trasportare Prestrud fino al rifugio di Framheim, dove accuserà Amundsen di aver sconsideratamente lasciato al suo destino il giovane. A quel punto Amundsen decide di modificare il gruppo che avrebbe portato a termine la conquista del Polo, escludendo sia Prestrud sia Hanssen dalla spedizione principale. A loro e a Stubberud assegnò il compito di esplorare la penisola di Edward VII: questo compito minore, unito con il fatto di aver assegnato la guida di questa spedizione al giovane Prestrud, spinse Hanssen al suicidio, una volta rientrato in patria.
Il gruppo principale, invece, partì il 19 ottobre forte di 4 slitte e 52 cani per giungere, con 16 cani (il resto venne ucciso per consentire la sopravvivenza degli esploratori), il 14 dicembre, 99 giorni dopo, al Polo Sud. Il racconto di questa spedizione è stato raccolto dallo stesso Amundsen nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the "Fram", 1910–1912, e potete consultarne una copia sul Project Gutenberg (versione audio sull'Internet Archive).