Iniziato nell'aprile del 1985,
Crisis on Infinite Earths (o
Crisi sulle Terre Infinite) fu un
crossover epocale per molti motivi, interni alla casa editrice, la DC Comics, ma anche esterni. In quest'ultimo caso la storia, sviluppata in 12 albi da
Marv Wolfman per i disegni di
George Perez, fornì un nuovo approccio al
crossover inteso come una mega storia cui le altre serie si dovevano in qualche modo adattare o con modifiche minime o con l'adozione di una sorta di punto di chiusura (come ad esempio avvenne con Superman nella storia
Che cosa è successo all'Uomo del Domani?) o assecondando il
crossover con l'uscita dei così detti
tie-in, storie collaterali a quella principale che ne arricchiscono la lettura, ma per lo più non sono essenziali per la comprensione degli eventi narrati nel
crossover principale.
Questo approccio divenne quello
standard per tutti i
crossover e soprattutto la tematica cosmica venne subito recepita dalla Marvel, che rispose nel 1990 con
Il guanto dell'infinito di
Jim Starlin e disegnato da
Ron Lim e, guarda un po', ancora una volta da Perez. Non è però della Marvel che voglio scrivere, quanto di uno degli effetti di
Crisis sul
DC Universe: un
reboot di quasi tutte le serie. Anche in questo caso, come era avvenuto con
New 52, l'approccio non fu univoco per tutti i personaggi: alcuni videro un vero e proprio azzeramento della
continuity, altri un tacito accordo tra gli autori e l'editore con un ringiovanimento dei personaggi e una scelta mai ben codificata di ciò che andava mantenuto e ciò che andava eliminato della
continuity precedente.