Stomachion

venerdì 30 gennaio 2026

"Earth's Mightiest Duck": A un passo dalla fine

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Avevamo lasciato Paperino che si lanciava nel deposito per salvare lo zio, ma un urto tra i due aveva fatto cadere entrambi nelle mani degli avvoltoi extraterrestri (che a me sarebbe piaciuto chiamare "collezionisti", ma "intenditori" è più aderente all'appellativo originale di connoisseurs). Così all'inizio ci ritroviamo nuovamente nella mente di Paperone.
Il prologo, disegnato da Adam Kubert che nonoostante non sia avvezzo a questo genere di fumetti se la cava abbastanza bene (tratto non gradevolissimo, ma nel complesso l'ho apprezzato più dell'Esad Ribic del numero precedente), si apre con un Paperone impegnato nella più classica delle scene a esso legate: il tuffo e la nuotata nella vasca delle monete. Da qui inizia l'ultimo confronto con le sue identità del passato, mentre la sua memoria è sempre più piena di buchi.
Sì, sono io: Paperone!
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La storia, strutturalmente, è un'alternanza tra ciò che avviene nella mente di Paperone e ciò che avviene all'esterno. Jason Aaron forse in questo episodio mostra di aver compreso al meglio la lezione del fumetto disneyano: un mix di avventura e comicità (che forse è riuscito bene anche grazie agli altri due disegnatori dell'albo, ma ne scriverò più sotto). Per esempio è significativa la running gag sull'entità del pagamento di Paperino per le sue lucidature, che in quel contesto da fine del mondo risulta ancora più assurda di quanto non appaia normalmente, e quindi invece di essere un po' stantia ottiene anzi l'effetto di strappare un sorriso al lettore allentando la tensione.
Il lavoro su Paperone, invece, è più intenso e interessante: Aaron, infatti, ha spogliato Paperone di praticamente tutto tutto ciò che generalmente conta per lui: le monete e i ricordi a esse legati. In questo senso, in piccolo, Earth's Mightiest Duck sembra un'operazione di decostruzione della Saga di Don Rosa, che molti fan (ventenni soprattutto!) hanno eletto a "bibbia" paperoniana. E' significativa, a tal proposito, la battuta con cui uno dei suoi "ricordi" lo apostrofa poco prima di scomparire (il ricordo, non Paperone!):
I ricordi sono preziosi, ma non quanto la tua famiglia in penne e piume!
Il momento più basso, però, diventa anche il momento di reagire, di ritrovare la vera essenza di Paperone: un combattente che non si arrende mai.
Prima di passare ai disegnatori, un paio di curiosità. Innanzitutto quando Paperone, liberatosi dalle catente degli "intenditori", si riunisce con i nipotini, li confonde uno con l'altro. Potrebbe sembrare una conferma della memoria del nostro che non funziona, ma ancora una volta come ci ha raccontato Don Rosa in Occhio ai dettagli, l'unico che non li confonde mai è Paperino e persino Paperone a volte si confonde su chi sia chi.
E poi c'è una nuova citazione supereroistica. Prima di assaltare il deposito, infatti, i nipotini urlano:
Giovani Marmotte per sempre!
chiaro riferimento al motto degli Avengers (Avengers una volta, Avengers per sempre!), ma anche alle due miniserie Avengers Forever, la prima del 1998 scritta da Kurt Busiek e Roger Stern per i disegni di Carlos Pacheco, e la seconda scritta proprio da Aaron per i disegni di Aaron Kuder.
Sciarrone! Quello vero!
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E veniamo ai disegni. Nella recensione precedente avevo accostato Ario Anindito a Claudio Sciarrone, che effettivamente è il disegnatore delle scene "esterne" di questo terzo albo. Ovviamente Sciarrone non si discute: le sue qualità sono note a tutti gli appassionati disneyani e in un progetto di questo genere spiccano su tutti, vista la confidenza con questi personaggi. Riesce a farlo recitare con efficacia in ogni momento ottenendo un effetto comico nei momenti più opportuni della storia e, in effetti, contribuendo e non poco alla riuscita della storia.
La parte "interna" della vicenda è, invece, affidata a David Lafuente, disegnatore spagnolo noto in particolare per la sua collaborazione con Brian Michael Bendis sulle pagine di Ultimate Comics: Spider-Man (la serie con Miles Morales nel costume di Spider-Man). E dei disegnatori non disneyani visti fino a qui, Lafuente risulta quello che meglio di tutti è riuscito a interpretare la disneyanità, grazie all'adozione di un tratto morbido e rotondo che in qualche modo ricorda Mirka Andolfo, riuscendo così anche lui a contribuire a quel mix di avventura e comicità cui facevo riferimento sopra.

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