Stomachion

giovedì 15 gennaio 2026

Le grandi domande della vita: Più grande di quel che sembra

Una delle domande più interessanti sull'universo, che torna spesso in varie versioni (qui ne trovate una) è su quali siano le sue effettive dimensioni.
Secondo la teoria cosmologica più accettata, lo spaziotempo si è espanso e forse si sta ancora espandendo a una velocità superiore a quella della luce. Questo ha come conseguenza che ciò che chiamiamo "universo osservabile", ovvero quello che vediamo dell'universo, è solo una porzione dell'intero universo. Questa porzione, però, possiamo comunque provare a rappresentarla, per esempio con una iconica immagine artistica realizzata da Pablo Carlos Budassi:
20260115-entire-universe-pablo-carlos-budassi
Vorrei far notare che in questa immagine, realizzata utilizzando la scala logaritmica, la parte esterna è un ribollente anello colorato in maniera abbastanza accesa da cui emergono le prime galassie. Di fatto quello è il muro di fuoco che ci impedisce di vedere i primissimi istanti dell'universo. O in termini differenti è il "limite dell'universo osservabile", come viene chiamato in questa immagine, più scientifica, dell'universo realizzata per la wiki da Andrew Colvin:
20260115-entire-universe-andrew-colvin
C'è un aspetto che accomuna le due immagini, però: ci troviamo al centro dell'universo osservabile, come sotto certi aspetti è giusto che sia. Nell'immagine di Budassi c'è il Sole, mentre in quella di Colvin c'è il superammasso della Vergine, al cui interno da qualche parte si trova la Via Lattea.
L'immagine che, però, trovo più evocativa di tutte è quella realizzata dall'astronomo Brice Ménard, della Johns Hopkins University, e dal designer Nikita Shtarkman, ed è "la mappa dell'universo", The map of the universe:
20260115-map-of-the-universe
Questa immagine qui sopra, però, è solo un pezzo di una visualizzazione dell'universo più ampia e multimediale realizzada a partire da dai astronomici reali, in cui ogni puntino è una galassia effettivamente osservata.
Come ben specificato sul sito, è stata realizzata solo una fetta del nostro universo a partire dai dati raccolti in 15 anni di osservazioni dal telescopio presso l'Apache Point Observatory nel New Mexico. Anche in questo caso, essendo il nostro punto di osservazione, ci troviamo al centro, o per meglio dire al vertice di quello che, in termini relativistici, potremmo chiamare il nostro cono di luce del passato. E' proprio per questo che la reputo una visualizzazione evocativa e notevole: ci fa realmente capire che, per quanto vasta, quella che vediamo è solo una porzione di ciò che c'è là fuori.
P.S.: ovviamente è possibile realizzare una mappa perfettamente sferica dell'universo utilizzando tutti i dati osservativi, ma è fuor di dubbio che, nell'ottica della relatività di Albert Einstein è più interessante una mappa conica, proprio perché permette di comprendere il legame tra ciò che osserviamo e la luce che è stata prodotta da questi oggetti.

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