Stomachion

venerdì 16 gennaio 2026

Avventure nei dungeon

Il termine dungeon, reso famoso come ambientazione (claustrofobica) di molti giochi di ruolo e romanzi (rispetto ai primi, decisamente pochi) di genere fantasy, indica, in effetti, una prigione sotterranea. Se in quest'ultima accezione i romanzi di genere storico si sprecano, in quella fantasy il primo uso risale proprio al più famoso dei giochi di ruolo, Dungeons & Dragons del 1974.
Da allora i dungeon sono entrati in maniera sempre più diffusa nella cultura pop, tanto che ormai sono ritenuti un'ambientazione classica (e d'altra parte era entrata nel genere sin dai tempi de Il Signore degli Anelli). E proprio in due dungeon sono ambientati i due manga che vi racconto oggi, a loro modo entrambi innovativi.
L'importanza dell'alimentazione
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Diventato un fenomeno mediatico grazie all'anime su Netflix, Dungeon Food è sostanzialmente un dungeon classico, quasi ordinario. Il team, infatti, è abbastanza standard: eroe, maga, ladro con l'aggiunta di un quarto elemento piuttosto interessante nell'economia della storia. Un nano.
Detta così non sembra così originale, eppure è proprio con questìultimo personaggio che Ryoko Kui introduce l'elemento più interessante e innovativo nel genere. Senshi, il nano, è, infatti, il vivandiere del gruppo e attraverso questo personaggio la mangaka introduce il lettore alle caratteristiche essenziali per una buona alimentazione, e questo nonostante il cibo che il gruppo mangia sono gli stessi mostri che affrontano (e uccidono) nel corso della loro discesa dentro il dungeon.
Nonostante l'enfasi sul cibo, cosa che in effetti è poco sfruttata nel genere (generalmente il cibo, sia nei giochi di ruolo sia nei romanzi, è inteso in termini utilitaristici come recupero di energia, mentre in Dungeon Food c'è anche un intento didattico, oltre che un gusto per la buona tavola che si ritrova raramente, peraltro anche nei romanzi di altri generi), personalmente non mi ha catturato, e non credo che proseguirò con il recupero degli altri tankobon (Dungeon Food è, infatti, arrivato a conclusione con il 14.mo volumetto).
Diverso, invece, il discorso con il dungeon successivo.
Il fantasy secondo Nihei
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Fino a ora Tsutomu Nihei si era mosso all'interno della fantascienza, prima con Blame!, suo manga d'esordio, storia claustrofobica dal gusto post-apocalittico, e quindi con Knights of Sidonia, una space opera nella quale integra elementi sia di Blame!, sia di Biomega. Dopo quindi quasi 20 anni di manga fantascientifici, Nihei affronta il fantasy con il suo solito approccio innovativo (o quasi). Infatti, invece di avere un dungeon sotterraneo, Nihei propone al lettore un dungeon che si sviluppa verso l'alto (un po' come il videogioco Triglav, di cui forse scriverò in futuro): una torre di un'ottantina di livelli con l'obiettivo di salvare una principessa catturata da uno stregone.
Nihei in Tower Dungeon cattura quindi tutta l'essenza dei classici dungeon, integrando però anche elementi già esplorati nei suoi manga precedenti: per esempio lo slime gigantesco presente tra le pagine dei primi due tankobon che ho letto fino a ora ricordano i Gauna di Knights of Sidonia.
E' fuor di dubbio che il tratto e la composizione della pagina dell'esperto mangaka pongono già un'enorme differenza rispetto a un manga tutto sommato graficamente ordinario come Dungeon Food, ma anche lo stile narrativo, che ricorda non poco Knights of Sidonia, risulta decisamente più intrigante. Inoltre il protagonista, Yuva, un ragazzo dotato di una forza sovrumana, in questo inizio di caratterizzazione presente nei primi due volumetti, ricorda un po' un giovane Clark Kent, cosa che non è per nulla sgradita!
Una lettura caldamente consigliata non solo per i lettori di Nihei, ma anche per gli amanti del fantasy e più in generale delle buone storie.

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