
Dopo questo prologo, la storia si apre su Paperopoli, con Paperino e nipoti che vengono a scoprire della scomparsa dello zio al largo dell'Oceano Atlantico, oltre le famose "Colonne d'Ercole", ovvero lo Stretto di Gibilterra che separa il Mediterraneo dall'oceano. I nipoti si precipitano al deposito per reperire indizi, scoprendo le coordinate dove dovrebbe essersi recato Paperone. Paperino si lancia nell'impresa di cercarlo con entusiasmo, quasi sfrontatezza, sicuramente molta spacconaggine.
Stupisce un po' questo comportamento di Paperino, che però si rivela essere una semplice facciata quando i quattro ripescano dalle onde la fiancata della barca di Paperone: e qui Celoni mette in campo la capacità, già mostrata nelle storie da semplice disegnatore, di riuscire a raccontare le emozioni dei personaggi. Paperino, infatti, si ritrova travolto dal dolore: pur non avendone la certezza, inizia a sentire la perdita dello zione. E' una scena toccante che, peraltro, segna una rottura completa con l'atteggiamento tenuto prima della scoperta. Da quel momento in poi Paperino perde la sua spavalderia, ma guadagna in determinazione e appare come un marinaio credibile, a differenza della prima parte.
Una questione di fondazione
La storia, poi, è seguita da un interessante articolo di Francesco Vacca dedicato ad Atlantide (sul tema scrissi un articolo anni fa in occasione di una delle tante storie atlantidee di Casty), che ritroviamo più avanti come sceneggiatore de Il mistero del fondatore disegnata da Marco Mazzarello.Vacca, da grandissimo conoscitore non solo di storia in generale, ma anche di storie disneyane, prende spunto da due diverse avventure, L'effetto trasmutatore di Carlo Panaro e Giorgio Di Vita pubblicata su Topolino #2077 del 1995, e La scia delle torpedini di Giorgio Figus e Franco Valussi pubblicata su Topolino #1656 del 1987, per realizzare una storia sui due fondatori di Topolinia. Le due storie precedenti, infatti, proponevano due nomi differenti per il fondatore della città di Pippo e Topolino, ed è su questa ambiguità che Vacca si inserisce per realizzare una storia in cui non solo il classico bis-bis di Pippo gioca un ruolo fondamentale, ma che ha anche modo di passare al lettore un altro importante messaggio: la collaborazione.
Anche in questo caso Vacca correda la sua stessa storia con un altro interessante articolo di carattere storico dedicato, appunto, alle città, iniziando da Uruk, considerata la prima città della storia, e passando poi per Babilonia, Troia e, ovviamente, Roma.
Il resto del sommario
Ho, poi, trovato particolarmente interessante una vignetta nella pagina inziale de Il gomito del tennista di Marco Bosco e Francesco Guerrini, storia che racconta della nuova attività commerciale di Filo e Paperoga. I due, in questo caso, hanno dato vita a un'attività di corrieri (che ovviamente non possono portare a termine in maniera usuale!) che ha un insolito successo. Paperoga si prende i meriti per via della campagna pubblicitaria curata personalmente, e nella terza vignetta della prima pagina troviamo il volantino della loro ditta... al contrario!Questo mi ha fatto ripensare a una cosa che diceva sempre mio padre: in alcuni dei cartelli che appendeva sugli scaffali del bar per pubblicizzare alcuni dei suoi prodotti, c'era sempre un errore. Una vola gli chiesi come mai, e mi disse che l'errore attirava maggiormente l'attenzione dei clienti, aumentando la possibilità che chiedessero proprio quel prodotto lì!
Nel giardino d'inverno di Tito Faraci per i disegni del periniano (almeno per questa storia) Davide Percoco è una storia dal gusto alla Ai confini della realtà con Gambadilegno e Sgrinfia protagonisti. Lo spunto di base è in effetti così interessante, che è quasi un peccato che sia stato utilizzato per una storia breve.
Il numero si chiude con Lo sceriffo d'argento, nuova dinamica avventura di Paperino paperotto di Bruno Enna e Federico Butticè. Come sempre travolgente, la storia è una delle più lineari realizzate nell'ultimo periodo all'interno di questa serie da parte di Enna. Gli spunti interessanti sono nell'approfondimento del rapporto tra la maestra Witchcraft e lo sceriffo Marble, e dall'altro di come sia nato lo spirito anti-lavorativo di Paperino. Che poi questo spirito lo ha mostrato solo nelle storie post-barksiane questo è un altro paio di maniche (ma forse ci dovrei dedicare un articolo ai lavori barksiani di Paperino).
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