Stomachion

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martedì 22 aprile 2025

La nostra casa è in fiamme

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E' forse un po' esagerato considerarla l'autobiografia di Greta Thunberg, anche se questa scelta è di fatto un'operazione di marketing. Il libro, infatti, è per lo più scritto da Malena Ernman, la madre di Greta, con i contributi di Svante Thunberg, il padre. Le altre due autrici, la stessa greta e la sorella Beata, sono alla fine più che altro delle protagoniste del racconto, più che delle autrici. E più che l'autobiografia della sola Greta, La nostra casa è in fiamme è innanzitutto un racconto familiare di come i Thunberg hanno prima affrontato le malattie autistiche di Greta e Beata, e poi le sfide che la maggiore, Greta appunto, poneva al loro stile di vita.
Le intelligenti osservazioni di Greta e il suo modo di vedere il mondo, in cui non riesce a concepire le sfumature di grigio, ha in pratica imposto a una famiglia sostanzialmente agiata di ripensare i propri comportamenti. E in effetti leggendo il volume Malena e Svante si rendono perfettamente conto della loro condizione economica che permette loro di poter affrontare questa sfida nel modo migliore possibile. Non senza problemi in ogni caso. Problemi legati per lo più alla vita quotidiana, come l'accesso a un'istruzione adeguata, cosa difficile anche in Svezia per ragazze come Greta e Beata. Queste esperienze sembrano suggerire alla famiglia Thunberg che sia necessario un cambio di paradigma, di modo di approcciarsi al mondo, non solo per salvare il nostro posto sul pianeta, ma anche per migliorare i nostri rapporti interpersonali: i due aspetti, infatti, non sono altro che le due facce di una stessa medaglia.
E prima ce ne rendiamo conto, prima saremo in grado di cambiare rotta. E soprattutto più facile sarà questo cambio di rotta.

giovedì 26 settembre 2019

Un paio di grafici sul riscaldamento globale

All'interno delle iniziative della Week for future si sono inseriti i due Fridays for future del 20 e del 27 settembre. L'Italia ha scelto venerdì 27 per il suo venerdì per il clima, partecipando attivamente alla discussione in atto sul surriscaldamento globale di origine antropica scatenato dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg. In anticipo rispetto alla giornata di domani, visto che pur se pochi in giro ci sono comunque un numero sufficiente di negazionisti sulle cause umane del fenomeno, vi voglio proporre un paio di grafici. Il primo è realizzato dalla NASA e mette a confronto la temperatura media del pianeta con l'attività solare, mostrando come quest'ultima negli ultimi 80 anni circa è diminuita mentre la temperatura media del pianeta è aumentata.
Già questo sarebbe un forte indizio sul contributo antropico al riscaldamento globale, ma in un articolo del 2016 Philippede Larminat, combinando modelli climatici e osservazioni sperimentali, arriva alla conclusione che proprio il contributo antropico, che nella figura qui sotto ho indicato con una freccia rossa, è quello predominante nell'aumento di temperature degli ultimi 80 anni:
de Larminat, P. (2016). Earth climate identification vs. anthropic global warming attribution. Annual Reviews in control, 42, 114-125. doi:10.1016/j.arcontrol.2016.09.018
Credo che, nonostante il problema sia ben chiaro a una larga fetta della popolazione, sia importante ribadire come la certezza delle cause antropiche dell'andamento delle temperature degli ultimi decenni sia pressocchè unanime tra i climatologi e astronomi, in particolare i planetologi.
Abbiamo modificato il clima del pianeta con le nostre attività industriali grazie alla spinta del capitalismo e del consumismo. Invertire la rotta non sarà semplice, ma qualcosa bisognerà farla nell'immediato futuro, ed è questo che Fridays for future chiede ai governi mondiali, iniziando da quelli Occidentali. Il cambio di abitudini inciderà inevitabilmente sulla vita di ciascuno di noi e forse la soluzione sarà quella di andare verso una società più anarchica, quindi più ristretta nei metodi di produzione come suggerito da Yona Friedman.