
Stomachion
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martedì 18 febbraio 2025
Darwin, Nevada

mercoledì 21 febbraio 2024
Sacco e Vanzetti: Una storia come a teatro

C'è una sedia al centro del palco. L'allestimento scenografico è pallido, il biancore lattiginoso evoca la sospensione della vita. Fuori, c'è tutto un mondo ad aspettare che qualcosa accada. Innanzitutto, il pubblico dei giudici e dei giurati, di coloro che hanno confermato il verdetto, con parole gonfie di vendetta o con il silenzio della paura, L'America castigata e benpensante del proibizionismo assiste.E proprio la location della presentazione del libro, la sala del teatro del circolo Arci La Scighera, ricorda questo allestimento descritto all'inizio del libro. Un allestimento in cui il pubblico lì convenuto chissà dove si andrà a collocare...
Il libro è Sacco e Vanzetti - La salvezza è altrove di Paolo Pasi. Pubblicato per elèuthera racconta, come intuibile dal titolo, della storia al tempo stesso drammatica e iconica di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici uccisi dalla "giustizia" statunitense per una rapina con omicidio cui non avevano partecipato.
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martedì 20 febbraio 2024
Portare l'ambiente a teatro

Ero presente perché, nonostante non sia membro del Circolo, faccio parte del gruppo di lettura, come mi pare vi ho anche scritto tempo fa, invitato a parteciparvi grazie a Roberto Rizzo, che è stato il vero motore dell'iniziativa, curando i rapporti con il teatro e con la giuria che ha selezionato le tre opere lette sul palco in maniera impeccabile da Maria Eugenia D'Aquino.
giovedì 7 ottobre 2021
Peter Pan

Rappresentata per la prima volta il 27 dicembre del 1904 al Duke of York's Theatre di Londra, ebbe fin da subito un successo tale da portarla già l'anno dopo a venire esportata, a New York.
La storia raccontata da Barrie è abbastanza nota a tutti, per cui non ripeto più di quanto già scritto. Ciò che, invece, vale la pena raccontare sono alcuni dettagli tecnici che possono risultare interessanti anche per chi non è addentro a queste questioni.
lunedì 11 febbraio 2019
Arsenico e vecchi merletti... o qualcosa del genere!

Arsenico e vecchi merletti è un capolavoro della risata di un grande regista come Frank Capra, famoso soprattutto per La vita è meravigliosa. Tratto dall'omonima commedia di Joseph Kesselring, ha avuto vari adattamenti in giro per il mondo fino ad arrivare all'italiano Frigor mortis, spettacolo andato in giro per il territorio nazionale e passato anche da Milano sul palco del Teatro della Cooperativa dal 29 gennaio al 10 febbraio 2019. Il cast salito sul palco, che contava anche la presenza del famoso comico di Zelig Giorgio Verduci, è riuscito a interpretare al meglio i vari caratteri presenti nel testo, anche in questo caso, come per il film di Capra, una trasposizione quasi fedele dell'opera originale, salvo i dovuti adattamenti all'epoca e alla cultura italiana. Ad esempio il personaggio interpretato da Verduci, infatti, si crede Marcello Lippi commissario della nazionale italiana di calcio in luogo del Theodore Roosevelt originale, mentre l'adorato nipote di cotali zie non è ancora sposato con la fidanzata a differenza di quanto fatto dal protagonista della commedia di Kesselring.
E come per il film, anche in Frigor mortis non si smette di ridere, riprendendo lo spirito originale dell'opera: essere una parodia intelligente e non banale del genere noir.
domenica 11 giugno 2017
Il senso del Lear
Ho avuto la fortuna (o la sfortuna, ancora devo capirlo bene anche io) di vedere (ormai un mese fa) il Lear di Edward Bond, libera e moderna riscrittura del più famoso Re Lear di William Shakespeare. E leggendo un po' di tempo fa un articolo di Alessandro Fusacchia che propone un intervento fatto a un auditorium pieno di studenti delle medie, arrivo in fondo e trovo il senso ultimo dello spettacolo di Bond:
non fidatevi di chi vi dice che per proteggervi bisogna costruire un muro alto, talmente alto da non riuscire più a vedere che cosa c’è dall’altra parta, e che noi dobbiamo rinchiuderci tutti al di qua, da questa parte. Di questi signori non vi fidate. Perché quel muro non serve a proteggervi. Serve solo ad impedirvi di scoprire qualcosa che non conoscete ancora: voi stessi.
sabato 12 novembre 2016
Monologo quantistico: portare la fisica a teatro
Gabriella Greison (@GREISON_ANATOMY) è un fisico, ma anche un'attrice e una divulgatrice. In questi giorni ha portato a Milano al Teatro Menotti lo spettacolo 1927. Monologo quantistico centrato intorno alla quinta conferenza Solvay. Non mi metto a riscrivere su argomenti di cui ho già scritto, per cui cercherò semplicemente di raccontarvi le impressioni dello spettacolo, cui sono andato ad assistere insieme con l'amico Giovanni giovedì sera.
Quello della fisica, attrice per l'occasione, è un racconto appassionato di un momento storico che ha visto la concentrazione dei punti di riferimento per molte generazioni di fisici dal 1927 in poi. E' un racconto sulla fisica, quella scoperta dai 29 scienziati riuniti nei pressi di Bruxelles, importante anche per il mondo di oggi così come lo conosciamo, ma anche un racconto sugli scienziati, la loro vita, le loro manie, persino le loro paure e preoccupazioni.
La storia procede spedita, con buon ritmo (nonostante qualche esitazione, evidentemente dovuta a un eccesivo uso della memoria, che è al tempo stesso amica e nemica dell'attore), pur se vive in una sorta di ambiguità, molto quantistica, tra l'essere una Ted lesson da un lato e un racconto leggero e teatrale dall'altro. In questo senso alcuni passaggi risentono della difficoltà di permettere al corpo di muoversi un po' di più sul palco (in questo senso apprezate un paio di battute improvvisate all'inizio del secondo capitolo, ad esempio, molto ben accompagnate dai gesti), mentre altri momenti sono squisitamente teatrali (come ad esempio il capitolo in cui Gabriella costruisce un percorso per un trenino seduta a piedi nudi sul palco) e altri ancora creano (o quanto meno provano a creare) una sorta di complicità e vicinanza con gli spettatori.
Personalmente, nonostante questi difetti, ho apprezzato sia il racconto in sé, sia il modo di presentarlo, che forse poteva essere migliorato grazie a un maggior apporto iconografico: infatti, come nelle migliori TED lesson, sullo schermo del palco venivano proiettate in alcuni momenti foto e citazioni. Forse questo espediente poteva essere utilizzato maggiormente, ma nel complesso siamo di fronte a uno spettacolo interessante e ben recitato, soprattutto perché traspare evidente la passione di Gabriella Graison nei confronti della fisica e di quei fantastici personaggi della conferenza Solvay del 1927 che hanno reso la fisica una protagonista (certo non sempre amata e apprezzata) dei nostri tempi.
Il palco alla fine dello spettacolo
Tra racconto apassionato e TED Lesson
Strutturato in capitoli, il racconto inizia con Benjamin Couprie, il fotografo della foto di gruppo di quella conferenza del 1927, la riunione con i più grandi cervelli del XX secolo. L'inizio, nonostante l'ottima interpretazione che vede Couprie parlare con la lapide di Paul Dirac, mi stimola cattivi pensieri a causa del ricordo di un altra opera dove l'attore ha interpretato tre personaggi distinti con tre monologhi distinti in una discesa sempre più inevitabile verso la noia. Sarà stato per la materia o per chissà che altro motivo, ma questo effetto è stato per fortuna scongiurato e il capitolo successivo inizia con la Greison che, sul palco, interpreta se stessa seduta a un tavolino, mentre si trucca, beve un bicchiere d'acqua e quindi inizia a parlare.Quello della fisica, attrice per l'occasione, è un racconto appassionato di un momento storico che ha visto la concentrazione dei punti di riferimento per molte generazioni di fisici dal 1927 in poi. E' un racconto sulla fisica, quella scoperta dai 29 scienziati riuniti nei pressi di Bruxelles, importante anche per il mondo di oggi così come lo conosciamo, ma anche un racconto sugli scienziati, la loro vita, le loro manie, persino le loro paure e preoccupazioni.
La storia procede spedita, con buon ritmo (nonostante qualche esitazione, evidentemente dovuta a un eccesivo uso della memoria, che è al tempo stesso amica e nemica dell'attore), pur se vive in una sorta di ambiguità, molto quantistica, tra l'essere una Ted lesson da un lato e un racconto leggero e teatrale dall'altro. In questo senso alcuni passaggi risentono della difficoltà di permettere al corpo di muoversi un po' di più sul palco (in questo senso apprezate un paio di battute improvvisate all'inizio del secondo capitolo, ad esempio, molto ben accompagnate dai gesti), mentre altri momenti sono squisitamente teatrali (come ad esempio il capitolo in cui Gabriella costruisce un percorso per un trenino seduta a piedi nudi sul palco) e altri ancora creano (o quanto meno provano a creare) una sorta di complicità e vicinanza con gli spettatori.
Personalmente, nonostante questi difetti, ho apprezzato sia il racconto in sé, sia il modo di presentarlo, che forse poteva essere migliorato grazie a un maggior apporto iconografico: infatti, come nelle migliori TED lesson, sullo schermo del palco venivano proiettate in alcuni momenti foto e citazioni. Forse questo espediente poteva essere utilizzato maggiormente, ma nel complesso siamo di fronte a uno spettacolo interessante e ben recitato, soprattutto perché traspare evidente la passione di Gabriella Graison nei confronti della fisica e di quei fantastici personaggi della conferenza Solvay del 1927 che hanno reso la fisica una protagonista (certo non sempre amata e apprezzata) dei nostri tempi.

Il palco alla fine dello spettacolo
lunedì 19 gennaio 2015
Torno indietro e uccido il nonno
Nonno! Dove va il tempo che passa?

Sul palco c'è ancora Andrea Brunello, che aveva incantato le mie accompagnatrici, mia sorella e AlbertaIsotta, due statistiche, con Il principio dell'incertezza, dove Brunello si è confrontato con la meccanica quantistica, che presenta un grado di statistica abbastanza elevato (si potrebbe concludere, dall'esito familiare dello spettacolo, che anche gli statistici sono in grado di comprendere la meccanica quantistica!). Questa volta è accompagnato da Roberto Abbiati, il nipote, che brilla per una comicità fisica dirompente, ispirata a Buster Keaton e a Stan Laurel, mentre la maggior parte del parlato cade sulle spalle di Brunello, che comunque riesce a non sfigurare nel confronto fisico con il collega sul palco.
Sempre basato su un testo del Jet Propulsion Theatre, Torno indietro e uccido il nonno si concentra proprio sul concetto del tempo, in una impresa decisamente più difficile da raccontare rispetto al precedente spettacolo. D'altra parte, come ho scritto nella recensione di OraMai, il tempo non è di semplice definizione. Persino Albert Einstein lo definiva come
Quella cosa che si misura con l’orologio.D'altra parte, come ricordano nello spettacolo, a differenza della luce, che vive solo nello spazio, noi viviamo nel tempo e, come tutto l'universo, subiamo gli effetti della freccia del tempo di Ilya Prigogine: l'evoluzione di un sistema viene, infatti, guidata dall'entropia. Ovvero un qualunque sistema termodinamico seguirà la strada che ne massimizza il valore (o, al meglio, che lo mantiene costante). In termini più semplici, un sistema tenderà al massimo disordine possibile.
Con questo concetto, risulta abbastanza difficile non immaginare, per esempio, come destino ultimo dell'universo, la sua così detta morte termica, senza alcuna possibilità di ritorno verso il punto di inizio, il big bang, a meno di un intervento dall'esterno, il che implicherebbe che l'universo sta evolvendo all'interno di un contenitore più grande. Ad ogni modo, dal punto di vista teatrale, la parte più interessante diventa proprio la spiegazione della freccia del tempo e dell'entropia, fatta con un esperimento sul palco: si getta in una boccia d'acqua un po' di colore rosso e si vede cosa succede (in effetti è chiaro ciò che succede, ma è utile per spiegare come funzionano l'entropia, i microstati e i macrostati). In effetti l'unico difetto, di difficile eliminazione visto il tema trattato, è il forte contenuto filosofico dello spettacolo, enfatizzato anche da alcune delle più note canzoni dei Radiohead.
In definitiva uno spettacolo interessante, meno efficace del precedente, ma che, giusto per non far uscire gli spettatori con il magone (emblematico il monologo in stile: se il destino dell'universo è la morte termica, allora tutto ciò che facciamo è vano), ecco poche frasi: c'è una speranza, per l'universo, grazie alla meccanica quantistica: è possibile che, in effetti, l'universo esista in un unico stato immutabile, un istante eterno non rilevabile da noi, piccoli, insignificanti abitatori, dotati di pensiero, certo, ma sempre piccoli e insignificanti.
martedì 4 novembre 2014
Il cielo con occhi diversi
Nell'ambito della serie di conferenze divulgative I cieli di Brera, mercoledì 12 novembre presso la Sala delle Adunanze dell'Istituto Lombardo nel Palazzo Brera in via Brera 28, Milano, Teresa Montaruli proporrà a chi vorrà andare ad ascoltara la conferenza dal titolo Guardando il cielo con occhi diversi:
Non si vive, però, di sole conferenze, ma c'è anche il teatro scientifico, che storicamente è stato proposto dal Teatro Oscar, ma quest'anno si propone anche il Libero, che inizia con un interessante spettacolo, in scena dal 4 all'11 novembre: Il principio dell'incertezza
Il Teatro Oscar, invece, propone dal al lo spettacolo Appuntamento al limite - lo spettacolo sublime:
Avreste mai immaginato di poter guardare le stelle dal fondo del ghiaccio antartico? Di poter installare degli "occhi elettronici" alla profondità di 2 chilometri sotto la superficie del ghiaccio al Polo Sud per svelare i segreti delle sorgenti più potenti dell'Universo? Questa è l'incredibile impresa di un gruppo di scienziati che ha costruito il telescopio di neutrini più grande del mondo, IceCube, un insieme di oltre 5000 "occhi elettronici" in un volume di 1 chilometro-cubo col mandato di scoprire i neutrini messaggeri dell’universo. Recentemente, IceCube ha finalmente scoperto i neutrini accelerati in sorgenti come gli shock di supernova o i jet dei buchi neri. Questa evidenza apre la strada a un modo nuovo di osservare il cielo che verrà descritto durante il seminario.

In scena si sviluppa l'esposizione del "professore" che si inerpica attraverso alcuni fra i più misteriosi concetti della meccanica quantistica (l'esperimento della doppia fenditura, il gatto di Schroedinger, i many-worlds di Hugh Everett III) per raccontare un meraviglioso mondo fatto di misteri e paradossi. Ma sotto si nasconde un'inquietante verità. La lezione si trasforma così in una confessione che mescola le teorie più evolute della meccanica quantistica, le teorie dei mondi paralleli, con i segreti del professore, spingendolo a prendere una decisione estrema.Poiché Brunello è anche un fisico teorico, il teatro ha pensato bene di organizzare degli incontri di approfondimento nei giorni 5, 7 e 10 novembre, dalle 17 alle 18.
A supportare il lavoro in scena di Andrea Brunello c'è il musicista Enrico Merlin. Si crea così un connubio fra voce, testo, suoni e musica, che porta lo spettatore a vivere una piena esperienza teatrale pur senza negare i rigorosi contenuti scientifici presenti nel testo.
Lo spettacolo prende le mosse dalla figura di Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965. È una vera e propria lezione di meccanica quantistica con un risvolto molto umano. Andrea Brunello, oltre ad essere attore professionista, possiede un Ph.D. in fisica teorica.
Il Principio dell'Incertezza nasce all'interno del progetto Jet Propulsion Theatre (JPT) - Laboratorio Permanente della formazione e della divulgazione scientifica in coordinamento con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento.
Il Teatro Oscar, invece, propone dal al lo spettacolo Appuntamento al limite - lo spettacolo sublime:
Il calcolo infinitesimale è una delle teorie matematiche che più ha arricchito la matematica moderna e determinato il progresso scientifico, in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento. Newton e Leibnitz ne sono indiscutibilmente riconosciuti come gli scopritori, ma per rintracciarne le origini bisogna risalire fino ai geometri greci dell’antichità, inoltrarsi nel progredire del concetto di numero sino ad arrivare alla sintesi tra geometria e algebra di Cartesio. Poi ancora bisogna conquistare il concetto di funzione, superare lo scoglio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, entrare d'un tratto nel concetto di limite. I matematici e i filosofi che hanno portato avanti le idee di Newton e di Leibnitz sono arrivati a offrirci una teoria ben costruita, logicamente ineccepibile, ma ancora ricca di frutti da cogliere. Davvero il calcolo infinitesimale è, come si diceva ancora sino al XIX secolo, il calcolo sublime nel senso etimologico del termine e cioè ciò che arriva sino alla soglia più alta. La nascita dell'analisi matematica coincide con il definitivo stringersi del legame tra matematica e fisica, quindi tra matematica e scienza moderna. Imparare un po' di analisi è quindi imparare un linguaggio necessario a comprendere la scienza moderna; è alfabetizzazione scientifica. Ed è anche importante conoscere qualche aspetto storico del nascere e dello svilupparsi del calcolo infinitesimale, grazie al quale sono entrati a far parte della matematica, in modo pervasivo, i procedimenti infiniti.Anche in questo caso viene proposto un incontro di approfondimento, ma questa volta a carattere astronomico per venerdì 21 novembre dalle 22: Gli infiniti mondi: lo spazio come laboratorio sociale con Stefano Sandrelli, INAF-Osservatorio di Brera e Angelo Adamo astronomo, musicista, fumettista.
Lo spettacolo Appuntamento al limite esplora questi temi in chiave teatrale, partendo dall'idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura, e i rapporti si trasformano: una soglia proibita che conduce a un mondo capovolto e magico dove, come nel teatro, "tutto è finto, ma niente è falso".
Giordano Bruno l'aveva detto: "non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi lampade luminose". Negli ultimi 19 anni sono stati identificati 1.138 sistemi planetari, per un totale di 1.760 pianeti. Con un po’ di fantasia, possiamo immaginare molti mondi abitabili e molte civiltà diverse, trasformando il cosmo in un laboratorio sociale: un altro mondo è possibile. Dove, però, non è dato sapere.Una bella serie di appuntamenti, quindi, e magari uno o due riuscirò anche ad andarli a vedere, di domenica, forse, che a quanto pare la scuola sembra impermeabile alle proposte (a meno che non mi attivi personalmente, ma ancora non so fino a quanto mi durerà la supplenza...)
domenica 16 febbraio 2014
Li tragici successi: una parodia di Romeo e Giulietta
Ogni tanto mi piace girovagare su JSTOR e giusto oggi mi sono imbattuto in A Comic Version of "Romeo and Juliette" di Winifred Smith che propone la traduzione e sintesi di una parodia, sempre teatrale, di Romeo e Giulietta. Li tragici successi è una breve rappresentazione in tre atti del commediografo italiano Flaminio Scala e venne pubblicata insieme ad altre piccole operette dello stesso autore ne Il teatro delle favole rappresentative, uscito per la prima volta nel 1611. Le immagini che seguono, che sono l'opera di cui sopra, sono tratte da Google Books (cliccare per ingrandire):
lunedì 30 dicembre 2013
I paralipomeni di Alice: Alice underground

Più che concentrarsi, però, su ciò che manca, converrebbe concentrarsi su ciò che c'è: seguendo quanto suggerito da Adele Cammarata nell'introduzione che quest'ultima ha scritto per la sua traduzione fatta per conto di Stampa alternativa, assume una certa importanza l'albero dotato di porta che Alice attraverserà per entrare nel giardino della Regina di Cuori, soprattutto perché completamente assente nel Paese delle meraviglie.
Seguendo, infatti, la tradizione celtica, si scopre che la quercia è uno degli alberi sacri dei druidi, simboleggiando un collegamento tra cielo e terra(1). In questo modo la quercia, che in celtico era identificata con duir, rappresenta una vera e propria porta che mette in collegamento gli uomini con gli dei da un lato, e la nostra parte interiore dall'altro. Diventa, in ogni caso, etimologicamente evidente come una porta intagliata in un tronco d'albero è un simbolo squisitamente celtico, utilizzato, seguendo sempre l'interpretazione di Cammarata, come simbolo per identificare il passaggio di Alice verso una fase più stabile dopo i cambiamenti di dimensione subiti fino a quel momento.
Questi cambiamenti di dimensione, alludono sia al passaggio all'età adulta (Alice, infatti, cerca di darsi un tono da piccola donnina), dunque in perfetta connessione con la simbologia druidica di poc'anzi, sia con le più classiche trasformazioni omotetiche, ovvero delle trasformazioni che, pur non modificando le proporzioni di una forma geometrica, ne modificano le dimensioni. Tutti questi cambiamenti restano immutati nel passaggio alla seconda versione, incluso l'incontro con il Brucaliffo, che continua a chiedere alla nostra Alice la fatidica:
Chi sei tu?
mercoledì 18 dicembre 2013
Gli studenti di storia
Nel lontano aprile 2013, parlai di questo libro di Alan Bennett qui, e adesso lo ripropongo anche nello spazio di mio fratello.
Lo faccio ora per un solo motivo: ieri finalmente abbiamo visto lo spettacolo a teatro. Che dire, stupendo! Attori molto giovani e bravissimi, scenografia perfetta e recitazione sublime, sono riusciti a trasmettere tutto ciò che c'è nel libro.
Ritornando al libro, Alan Bennett non delude mai, anche se è scritto come pièce teatrale e non come il solito racconto. Un intreccio di storie, amori, vita tra i banchi di scuola. Otto studenti di storia, che vogliono diplomarsi e andare nei college più rinomati, otto ragazzi con le loro idee, le loro vite e i loro pensieri. Otto vite che si incontrano e si scontrano, si intrecciano tra di loro e con le vite dei professori, che sono anche un po' maestri di vita.
Bella e interessante anche l'introduzione scritta da Bennett, in cui racconta come è nato questo libro e racconta anche un po' della sua vita, scolastica e non solo.
Libro da leggere e spettacolo da vedere!
Lo faccio ora per un solo motivo: ieri finalmente abbiamo visto lo spettacolo a teatro. Che dire, stupendo! Attori molto giovani e bravissimi, scenografia perfetta e recitazione sublime, sono riusciti a trasmettere tutto ciò che c'è nel libro.
Ritornando al libro, Alan Bennett non delude mai, anche se è scritto come pièce teatrale e non come il solito racconto. Un intreccio di storie, amori, vita tra i banchi di scuola. Otto studenti di storia, che vogliono diplomarsi e andare nei college più rinomati, otto ragazzi con le loro idee, le loro vite e i loro pensieri. Otto vite che si incontrano e si scontrano, si intrecciano tra di loro e con le vite dei professori, che sono anche un po' maestri di vita.
Bella e interessante anche l'introduzione scritta da Bennett, in cui racconta come è nato questo libro e racconta anche un po' della sua vita, scolastica e non solo.
Libro da leggere e spettacolo da vedere!
sabato 26 ottobre 2013
[764] La mia vita era un fucile carico

Ispirato dallo spettacolo, ho dunque provato a tradurre la poesia #764 e questo è l'umile risultato:
All'angolo - fino a che un giorno
Il proprietario passò - identificato -
E Mi portò via -
E ora Noi vaghiamo tra Boschi Sovrani(1) -
E ora Noi cacciamo la Cerva(2) -
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne rispondono all'istante -
E sorrido, come luce cordiale
Sopra la Valle fiammeggio -
E' come una faccia Vesuviana
Che si è permessa di esistere attraverso il piacere(3) -
E quando la Notte - finito il Nostro buon Giorno -
Io proteggo la Testa del Mio Maestro -
E ciò è meglio di un Vivo Cuscino
Di Somateria(4) - da aver condiviso -
Del Suo nemico - Io sono un nemico mortale -
Non uno si muove una seconda volta -
Sul quale io poggio un Occhio Giallo -
O un enfatico Pollice -
E anche se Io di Lui - possa vivere più a lungo
Egli è più necessario - di Me -
Per Me ho solo il potere di uccidere,
Senza - il potere di morire -
Emily Dickinson
giovedì 14 giugno 2012
Godot
Questa sera avremmo dovuto recitare, io e un gruppo di attori amatoriali cimentatisi, come lo scorso anno, in un corso di teatro. C'era gente dello scorso anno e c'era gente nuova. E avremmo dovuto recitare, dopo opportuni tagli e ricomposizioni, un pezzo di teatro abbastanza importante:
Succede, però, nella vita che gli imprevisti impediscano di portare a buon termine i compiti, e così quest'anno il corso finisce (circa) un mese prima della sua naturale conclusione e il saggio di fine anno salta. Però non salta la mia intenzione di scrivere un paio di cose sul testo di Beckett.
Abbiamo passato molto tempo, e non solo all'inizio del corso, per cercare di capire cosa raccontasse il copione. Le ipotesi sono state molte, ma alla fin fine l'interpretazione preferita è quella legata a un doppio filo abbastanza evidente, ovvero che sul palco abbiamo da un lato una rappresentazione teatrale nel vero senso della parola (ognuno dei protagonisti si comporta e si muove come se stesse recitando, e alcuni lo fanno in maniera esplicita, come ad esempio Pozzo e Lucky, quando è chiamato ad essere protagonista), dall'altro è anche una rappresentazione della vita, perché i personaggi stanno anche vivendo, una vicenda assurda (è il modo più semplice per classificare la storia scritta da Beckett), ma comunque una vicenda assolutamente plausibile, ovvero due persone, Vladimiro ed Estragone nel dettaglio, stanno aspettando un tale, Godot, per concludere un non meglio specificato affare (sembrerebbe un lavoro che quest'ultimo deve affidare ai due).
In effetti a un esame successivo si notano per quasi tutto il testo delle interazioni sostanzialmente di coppia: sul palco, infatti, salgono le due coppie Vladimiro-Estragone e Pozzo-Lucky, che poi interagiscono tra loro quando sono tutti e quattro sulla scena. Da questa semplice osservazione si comprende come la probabile enfasi l'autore voleva portarla proprio sulle interazioni tra gli individui, in particolare tra due individui, e su come queste interazioni sono (o dovrebbero essere) fondate su rapporti di rispetto, amicizia, affetto, altrimenti, ad esempio, non si spiega perché Pozzo non riesce a liberarsi di Lucky. C'è poi la coppia sottintesa, per certi versi, che è quella del ragazzo, messaggero di Godot, che per interagire con Vladimiro ed Estragone deve allontanarsi dal fratello. Le dinamiche di quest'ultima coppia, però, sono intuibili dalle domande che Vladimiro rivolge al ragazzo.
In Aspettando Godot, però, ci sono anche altri spunti interessanti e soprattutto alcune parti che reputo di rara bellezza. La prima in particolare che vorrei sottoporvi è una sorta di monologo che a un certo punto Pozzo, da primo attore navigato quale è, recita catalizzando su di sé l'attenzione (come se non lo facesse mai!):

In effetti a un esame successivo si notano per quasi tutto il testo delle interazioni sostanzialmente di coppia: sul palco, infatti, salgono le due coppie Vladimiro-Estragone e Pozzo-Lucky, che poi interagiscono tra loro quando sono tutti e quattro sulla scena. Da questa semplice osservazione si comprende come la probabile enfasi l'autore voleva portarla proprio sulle interazioni tra gli individui, in particolare tra due individui, e su come queste interazioni sono (o dovrebbero essere) fondate su rapporti di rispetto, amicizia, affetto, altrimenti, ad esempio, non si spiega perché Pozzo non riesce a liberarsi di Lucky. C'è poi la coppia sottintesa, per certi versi, che è quella del ragazzo, messaggero di Godot, che per interagire con Vladimiro ed Estragone deve allontanarsi dal fratello. Le dinamiche di quest'ultima coppia, però, sono intuibili dalle domande che Vladimiro rivolge al ragazzo.
In Aspettando Godot, però, ci sono anche altri spunti interessanti e soprattutto alcune parti che reputo di rara bellezza. La prima in particolare che vorrei sottoporvi è una sorta di monologo che a un certo punto Pozzo, da primo attore navigato quale è, recita catalizzando su di sé l'attenzione (come se non lo facesse mai!):
Abbiate pazienza. Non tarderà. Ma capisco benissimo, voi non siete di qui, non sapete ancora che cos'è il crepuscolo da noi. Volete che ve lo dica io?Non so quanto consapevolmente da parte dell'autore, ma questo monologo getta un ponte tra il cielo, quello astronomico che possiamo vedere a occhio nudo (in fondo Pozzo sta proprio facendo una tipica osservazione del cielo al tramonto a occhio nudo), e la Terra, il nostro pianeta. E' un modo come un altro per dire che, in fondo, i cieli non sono così tranquilli, come non è tranquillo nemmeno il nostro pianeta, del resto.
Sarò lieto di accontentarvi!
Un po' di attenzione, prego...
...
Cos'è più che dicevo?
Ah, sì, la notte!
Ma insomma, cercate di stare un po' più attenti, altrimenti non combineremo mai niente.
Guardate: che cos'ha di tanto straordinario? Come cielo, voglio dire?
E' pallido e luminoso come qualsiasi altro cielo a quest'ora del giorno.
A queste latitudini.
Quando fa bello.
Un'ora fa, circa, dopo averci inondato fin dalle... diciamo... dalle dieci del mattino, senza requie, di torrenti di luce rossa e bianca, ha cominciato a perdere il suo splendore, a impallidire, a impallidire pian piano, adagio adagio, fintantoché... Bum! Finito! Non si muove più!
Ma... ma dietro quel velo di dolcezza e di calma la notte galoppa e si getterà su di noi... pfttt! Così! Proprio nel momento in cui meno ce lo aspettiamo.
Ecco come vanno le cose su questa porca Terra!
venerdì 27 aprile 2012
Eclissi
La citazione del tweet qui sopra è tratta dal Re Lear di Shakespeare. La sua versione completa è qui sotto (completata usando la citazione pubblicata su twitpic con la versione presente su Google Books):GLOUCESTER: "Queste recenti eclissi del sole e della luna sono un cattivo presagio: La scienza della natura può ce twitpic.com/9dyrwl
— PACTA . dei Teatri (@PACTAdeiTEATRI) April 26, 2012
Glouchester: Queste recenti eclissi del sole e della luna sono un cattivo presagio: La scienza della natura può cercare spiegazioni razionali, ma la natura ne esce comunque sconvolta. L'amore si raffredda, i fratelli si dividono, vien meno l'amicizia. Nelle città, sommosse; fra i popoli, discordia; nei palazzi, tradimenti; infranto il sacro vincolo fra il padre e il figlio. Anche questa mia canaglia rientra nella profezia: ecco il figlio contro il padre. Il Re abbandona il corso naturale: ecco il padre contro il figlio. I nostri tempi migliori li abbiamo vissuti. Macchinazioni, vuoto, tradimenti e questa rovinosa confusione ci scortano, angosciosamente, verso la tomba. Trovami la canaglia, Edmund; non avrai da perderci. Procedi con cautela. E il nobile e fedele Kent, bandito per un solo delitto: l'onestà! E' troppo strano!Il Re Lear verrà rappresentato al Teatro Oscar dal 3 maggio fino al 3 giugno.
mercoledì 25 aprile 2012
ITIS Galileo
Io, all'ITIS Galileo, c'ho insegnato. E' una scuola in zona San Siro, vicino allo stadio. Una scuola difficile, per certi versi, e anche facile, per altri.
E poi lo spettacolo di Paolini l'ho visto. Quello spettacolo, ITIS Galileo, che sta trasmettendo La7, dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, quelli di OPERA e dei neutrini. L'ho visto quando è passato da Milano, dal Piccolo, per la precisione. E' un bello spettacolo. Parla di Galileo. Galileo Galilei. Anche di scienza. Anche di Copernico e Keplero. Anche di rivoluzioni (e di quell'unica rivoluzione permanente che la Terra si può permettere!). E parla del Galileo più umano, quello che ha ceduto, rinnegando se stesso a voce, per poi, in esilio, scrivere quei saggi e quei trattati che avrebbero rivoluzionato la scienza ancora di più di quelli che aveva già scritto, che lo avevano portato di fronte all'Inquisizione. Quei trattati che hanno fondato la scienza fatta sulla Terra. Senza, però, dimenticare un occhio verso il cielo. Verso i sogni.
Vedetelo. Lo spettacolo di Paolini. Lo trasmettono da sottoterra, da uno dei tanti posti dove si fa ricerca. Un posto fortunato, perché se ne parla, che ce ne sono altri di cui non si dice nulla. Vedetelo, che poi alla fine c'è anche una cavalcata, che forse è una citazione, e forse no. Chi lo sa...
E poi lo spettacolo di Paolini l'ho visto. Quello spettacolo, ITIS Galileo, che sta trasmettendo La7, dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, quelli di OPERA e dei neutrini. L'ho visto quando è passato da Milano, dal Piccolo, per la precisione. E' un bello spettacolo. Parla di Galileo. Galileo Galilei. Anche di scienza. Anche di Copernico e Keplero. Anche di rivoluzioni (e di quell'unica rivoluzione permanente che la Terra si può permettere!). E parla del Galileo più umano, quello che ha ceduto, rinnegando se stesso a voce, per poi, in esilio, scrivere quei saggi e quei trattati che avrebbero rivoluzionato la scienza ancora di più di quelli che aveva già scritto, che lo avevano portato di fronte all'Inquisizione. Quei trattati che hanno fondato la scienza fatta sulla Terra. Senza, però, dimenticare un occhio verso il cielo. Verso i sogni.
Vedetelo. Lo spettacolo di Paolini. Lo trasmettono da sottoterra, da uno dei tanti posti dove si fa ricerca. Un posto fortunato, perché se ne parla, che ce ne sono altri di cui non si dice nulla. Vedetelo, che poi alla fine c'è anche una cavalcata, che forse è una citazione, e forse no. Chi lo sa...
lunedì 27 giugno 2011
Astaroth
Come ricorderete, una settimana fa sono stato impegnato nel saggio di fine corso teatrale. E' dunque venuto il momento di raccontare più in dettaglio sullo spettacolo e soprattutto sulla parte che mi sono scelto. Partiamo,però, dall'inizio, anzi dalla sigla(1)!
Mia sorella si era iscritta a una associazione, l'Umanitaria (presente anche a Roma e Napoli) che organizza corsi diurni e serali per adulti, detti corsi del tempo libero. Si può scegliere tra molte discipline, o corsi, alcuni magari un po' strani come una qualche cucina etnica, o su cosmesi e quant'altro, ma in ogni caso in grado di coprire un po' tutti gli interessi possibili e immaginabili. Fattomi trascinare dall'entusiasmo di mia sorella, per questo anno scolastico appena concluso mi sono inscritto anche io, seguendo tra gli altri un corso di meditazione e soprattutto un corso di teatro.
Lo scorso anno il corso era costituito dalla scrittura e poi dalla messa in opera di una sceneggiatura teatrale. Quest'anno, invece, gli stessi insegnanti hanno deciso di andare su qualcosa di differente: far recitare a ciascun corsista un monologo tratto da un'opera teatrale. La difficoltà nel saggio finale, dunque, sarebbe stata rendere gradevole uno spettacolo che di fatto sarebbe stato un miscuglio di estratti senza alcun vero filo logico. La difficoltà nel corso, invece, è stata quella di apprendere quel minimo di basi che ci avrebbe resi credibili sul palco, che poi alla fine sono delle basi che potrebbero tornare utili anche nella vita quotidiana, anche solo per apprezzare in maniera differente i gesti semplici come camminare, mangiare, interagire con gli altri provando ad ascoltarli. Che tutto questo, alla fine, lo abbiamo compreso o meno, non saprei dirlo: mi piace pensarlo. In fondo non abbiamo fatto una cattiva figura sul palco e abbiamo anche preso gli applausi (facile, però, visto che in sala c'erano nostri invitati: non saprei, però, darvi un'ordine di grandezza né assoluto né percentuale), senza contare i complimenti degli insegnanti a fine spettacolo.
E parliamo della fusione dei monologhi: erano stati avanzati due contesti, uno infernale, in cui alla fine mi sarebbero cadute sulle spalle un po' di responsabilità (che però, alla fine, mi sono preso comunque), e uno ospedaliero, da ospedale psichiatrico. Alla fine ha vinto quest'ultimo è l'idea dunque doveva essere quella di mettere in scena una serie di pazzi che si alternano e raccontano la loro storia. Alla fine, però, il contesto non credo si sia compreso molto. Personalmente ho avuto la sensazione che alla fine abbiamo fatto una sorta di ibrido, vista la presenza del fantasma di Canterville, di uno che si uccide nelle quinte e delle mie tre apparizioni sul palco da una parte e della presenza di una pazza e di una assassina dall'altra. In un certo senso, se proprio vogliamo trovare una chiave di lettura allo spettacolo, semplicemente ha raccontato le sfumature, o almeno alcune sfumature dell'animo umano, con le paure, le preoccupazioni, le follie e i divertimenti che lo compongono. E in fondo anche il corso stesso ha cercato di insegnarci a riconoscere e vivere al meglio queste sfumature, possibilmente senza inibirle per pura convenzione. In fondo è una lezione importante che viene forse dal mondo che, fino a che non si attraversa la linea del palco, si intende come il regno della finzione. Un po' lo è, certo. Però è anche una scuola per essere in fondo un po' più sinceri e onesti soprattutto con se stessi.
Lo scorso anno il corso era costituito dalla scrittura e poi dalla messa in opera di una sceneggiatura teatrale. Quest'anno, invece, gli stessi insegnanti hanno deciso di andare su qualcosa di differente: far recitare a ciascun corsista un monologo tratto da un'opera teatrale. La difficoltà nel saggio finale, dunque, sarebbe stata rendere gradevole uno spettacolo che di fatto sarebbe stato un miscuglio di estratti senza alcun vero filo logico. La difficoltà nel corso, invece, è stata quella di apprendere quel minimo di basi che ci avrebbe resi credibili sul palco, che poi alla fine sono delle basi che potrebbero tornare utili anche nella vita quotidiana, anche solo per apprezzare in maniera differente i gesti semplici come camminare, mangiare, interagire con gli altri provando ad ascoltarli. Che tutto questo, alla fine, lo abbiamo compreso o meno, non saprei dirlo: mi piace pensarlo. In fondo non abbiamo fatto una cattiva figura sul palco e abbiamo anche preso gli applausi (facile, però, visto che in sala c'erano nostri invitati: non saprei, però, darvi un'ordine di grandezza né assoluto né percentuale), senza contare i complimenti degli insegnanti a fine spettacolo.

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lunedì 20 giugno 2011
Teatro
Le opere presenti nella raccolta sono 6:
La misteriosa scomparsa di W, una divertente storia di una bambina che viene seguita dagli spettatori dalla nascita fino a che non diventa una donna. E' un lungo monologo interpretato a teatro da Angela Finocchiaro.
Sherlock Barman è una presa in giro del giallo come solo Benni può fare, dove il barista si esibisce in una serie di definizioni che solo grazie al suo mestiere, che gli consente di vedere molti tipi differenti di persone, è in grado di fare. La breve opera è stata rappresentata al Teatro dell'Archivolto.
La signorina Papillon è una presa in giro del romanticismo alla francese, direi, i feulloton pieni di amori e tradimenti e contro-amori e contro-tradimenti, più ricchi di complotti della testa di un complottista medio! L'opera è stata rappresentata con la regia dello stesso Benni dagli attori Raffaella Lebboroni, Antonio Catania, Gigio Alberti e Maddalena De Panfilis.
La moglie dell'eroe è forse il monologo più attuale di tutti, dove la moglie di un comandante dell'esercito abbandonato dai suoi politici di riferimento viene ucciso in circostanze misteriose. Chi sarà il suo assassino? L'opera è stata interpretata da Lucia Poli.
Ed è sempre Lucia a interpretare La topastra, un breve testo che parla proprio del rapporto tra i topi e gli esseri umani!
L'ultima opera, che non è mai stata rappresentata,è Astaroth, dove protagonista è il diavolo che accoglie le anime nell'aldilà. Da questa ho tratto tre spezzoni che reciterò questa sera... E speriamo bene!
domenica 19 giugno 2011
L'Amleto secondo Grock
Nel caso de L'Amleto è stata una vera fortuna, ve lo posso assicurare. In scena ci sono 6 attori: Francesco Alberici, Francesca Dipilato, Andrea Lietti, Sabrina Marforio, Sarah Paoletti, Isabella Perego. Saltano, corrono su e giù per il palco, si cambiano in scena. Ognuno di loro interpreta più di un personaggio, anche se alcuni di loro sono identificabili con alcuni personaggi in particolare, come ad esempio l'attrice che interpreta, tra gli altri, Polonio, il padre di Ofelia, dandone una caratterizzazione al tempo stesso seria e divertente ma in ogni caso estremamente efficace. Stupendo, poi, il monologo più noto dell'Amleto, quell'essere o non essere in cui il principe di Danimarca si interroga sulla vita, l'universo e tutto quanto (e scusate la citazione che non c'entra nulla...). L'attore scelto per interpretare il monologo (Amleto è interpretato dai due attori maschi del gruppo andato in scena) entra con ancora indosso gli abiti della regina, che aveva inscenato giusto pochi secondi prima, e mentre si pone quei dubbi ormai passati alla storia come amletici si spoglia degli abiti precedenti per ritornare ad essere Amleto, l'amato e folle figlio di un Amleto tradito e ucciso dal proprio fratello. Il monologo. Emblema stesso della rappresentazione inscenata non già però dalla Compagnia ufficiale, ma dai giovani attori usciti dall'Accademia di Quelli di Grock. Loro bravi a interpretare un testo difficile guidati dalla regia di Susanna Baccari e Claudio Orlandini, giocando in scena, come detto, a scambiarsi le parti, usando addirittura la platea come appendice del palco stesso, e senza poi preoccuparsi tanto di dare le spalle agli spettatori, non era necessario visto che con Quelli di Grock ci si sente comunque partecipi, e ci si riesce a divertire anche con un dramma, come è giusto che sia quando il dramma, a scriverlo, è Shackespeare.
E veniamo alle cose nostre, perché il tempo, ormai, è giunto...
giovedì 21 aprile 2011
L'innocenza di Giulio
Aggiornamento. Aggiorno il post con una breve recensione piuttosto che scriverne uno nuovo.
Diciamo che con mia sorella siamo dei fan di Giulio Cavalli e quindi non poteva scapparci questo suo nuovo spettacolo, L'innocenza di Giulio, centrato sul suo quasi omonimo, quell'Andreotti che tanta, forse troppa influenza ha avuto sull'Italia.
Cavalli si presenta sul palco insieme con Cisco, l'ex-leader dei Modena City Ramblers, che realizza dal vivo gli intermezzi musicali. Come caratteristica ormai distintiva del teatro di Giulio (mi si permetta la non richiesta confidenza!), sulla parete nera e completamente spoglia di scenografia, vengono proiettati video e foto che intervallano e aiutano la narrazione.
Il racconto è cosa nota a tutti (o almeno dovrebbe): i collegamenti con la mafia, sempre negati anche di fronte a prove evidenti, l'assurdità di una sentenza questa sì politica, in cui Andreotti è dichiarato innocente a partire dal 1980, mentre prima è colpevole, ma tanto i reati sono in prescrizione e quindi nulla più importa a nessuno.
E poi i racconti degli omicidi Ambrosoli e Sindona, due argomenti che ricorrono spesso negli spettacoli di Cavalli, e la storia di Salvo Lima, il referente siciliano della corrente andreottiana.
Ci sono cose che vanno ricordate, ci sono fatti e persone di non proprio specchiata moralità, su cui si è fondata e continua a fondarsi l'Italia che non andrebbero dimenticate. Perché alla fin fine ciò che ci viene servito è figlio diretto di ciò che lo ha preceduto...
E', quindi, una piccola storia di una piccola Italia, ma non è alla fin fine solo la storia di un politico che, all'improvviso, dall'oggi al domani si ritrova come il capo della corrente più forte del suo partito (quando prima non lo era), è anche la storia di tutte le innocenze d'Italia, almeno di quelle che fanno comodo: che sono tali solo all'apparenza.
Nel complesso, comunque, lo spettacolo è divertente e molto interessante, anche se il siparietto comico migliore avviene alla conclusione, o meglio dopo la Fine, alla presentazione di questo video:
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