Nel caso de L'Amleto è stata una vera fortuna, ve lo posso assicurare. In scena ci sono 6 attori: Francesco Alberici, Francesca Dipilato, Andrea Lietti, Sabrina Marforio, Sarah Paoletti, Isabella Perego. Saltano, corrono su e giù per il palco, si cambiano in scena. Ognuno di loro interpreta più di un personaggio, anche se alcuni di loro sono identificabili con alcuni personaggi in particolare, come ad esempio l'attrice che interpreta, tra gli altri, Polonio, il padre di Ofelia, dandone una caratterizzazione al tempo stesso seria e divertente ma in ogni caso estremamente efficace. Stupendo, poi, il monologo più noto dell'Amleto, quell'essere o non essere in cui il principe di Danimarca si interroga sulla vita, l'universo e tutto quanto (e scusate la citazione che non c'entra nulla...). L'attore scelto per interpretare il monologo (Amleto è interpretato dai due attori maschi del gruppo andato in scena) entra con ancora indosso gli abiti della regina, che aveva inscenato giusto pochi secondi prima, e mentre si pone quei dubbi ormai passati alla storia come amletici si spoglia degli abiti precedenti per ritornare ad essere Amleto, l'amato e folle figlio di un Amleto tradito e ucciso dal proprio fratello. Il monologo. Emblema stesso della rappresentazione inscenata non già però dalla Compagnia ufficiale, ma dai giovani attori usciti dall'Accademia di Quelli di Grock. Loro bravi a interpretare un testo difficile guidati dalla regia di Susanna Baccari e Claudio Orlandini, giocando in scena, come detto, a scambiarsi le parti, usando addirittura la platea come appendice del palco stesso, e senza poi preoccuparsi tanto di dare le spalle agli spettatori, non era necessario visto che con Quelli di Grock ci si sente comunque partecipi, e ci si riesce a divertire anche con un dramma, come è giusto che sia quando il dramma, a scriverlo, è Shackespeare.
E veniamo alle cose nostre, perché il tempo, ormai, è giunto...