Ma in fondo cos'è la fantasia? La si può classificare? E soprattutto la si può rinchiudere e incanalare entro i confini del nozionismo?
La fantasia è un mescolare di generi, un sogno con una sua realtà. Essa diventa concreta nelle parole degli scrittori, ma anche nelle azioni degli esploratori, che portano a compimento sogni e progetti e avventure. Quando tutto questo si scorda, si scordano le fantasie e le avventure e le esplorazioni, si rischia di restare bloccati in un tempo organizzato da altri, solo apparentemente accettando le scelte operate da chi ci sta intorno: alla fine si vive male ogni giorno che passa, in una irrequietezza difficile da zittire o da tenere a bada.
E' su questi tre registri, quello dell'avventura fantastica, dell'esplorazione reale e del grigiore quotidiano, che gioca Guido Trombetti in Magellano e il magizete. Da una parte ecco un confronto e al tempo stesso una rappresentazione (teatrale o cinematografica ha poca importanza) tra gli esploratori, quelli veri, e gli scrittori, che i viaggi li hanno solo immaginati (a parte qualche eccezione) all'interno del Club degli Esploratori. A questa linea narrativa, ecco si sovrappone quella ambientata in una scuola, appartenente al passato rispetto all'azione fantastica nel Club, con Alice, Giuseppe, Giulio e Italo e la loro maestra Gina, la classica maestra più interessata al nozionismo che a stimolare la mente dei discepoli. E quindi ecco Giuseppe adulto, con un lavoro anonimo e poco stimolante in un paesotto più o meno sperduto, dove il suo capo pretende di controllargli ogni passo della sua vita, persino di trovargli moglie. In un certo senso Giuseppe arriva a sentirsi un po' come Alice con la maestra, chiusa in uno di quei dilemmi impossibili da risolvere, sempre ripresa senza mai realmente capire perché, fino alla reazione ultima della pagina bianca come disegno in classe.
E come si riparte dal foglio bianco?
