Stomachion

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lunedì 27 marzo 2023

Topolino #3513: Un ritorno attorno al fuoco

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All'improvviso mi sono ricordato di questa recensione in sospeso
Un gran bel numero, il #3513, a modo suo celebrativo. Si presenta come un flipbook, e ognuno dei due lati celebra un evento. Il "fronte", con la copertina di Paolo Mottura, ci introduce a una nuova storia della serie de I racconti attorno al fuoco, mentre il "retro", con la copertina di Ivan Bigarella ci introduce alla seconda storia di One upon a Mouse... in the futur, serie che celebra i 100 anni della Disney.
Mentre a quest'ultima dedicherò un video in compagnia di Andrea Bramini, mi sembra giusto spendere invece qualche parola in più per La leggenda del console Paolo e della tenace Lucilla, storia sceneggiata da Tito Faraci a partire da quel che era rimasto di un layout di Rodolfo Cimino. Faraci sembra compiere un buon lavoro: confrontando le battute pubblicate con le poche originali presenti nell'articolo con le interviste, lo sceneggiatore ha alleggerito e reso più scorrevoli i dialoghi, anche se probabilmente questi erano ancora in una fase abbastanza iniziale. C'è da dire che, però, si ha la sensazione che manchi una tavola, visto che tra pagina 17 e pagina 18 manca qualcosa che permetta di capire come si è arrivati da Paperino e Paperone che dormono della grossa ai due che vengono inseguiti da Nonna Papera.
Anche Giampaolo Soldati, cui sono stati assegnati i disegni della storia, compie un ottimo lavoro di interpretazione sia nell'ambientazione storica (la nuova favola ciminiana è ambientata nell'antica Roma), sia nella caratterizzazione dei personaggi, senza dimenticare un tratto al tempo stesso gradevole, dettagliato ed espressivo.
In definitva: una bella storia nel segno di Cimino, ma con un carattere differente, suo personale.

martedì 14 febbraio 2023

San Valentino con i paperi

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Se l'ultimo numero di Topolino era poco valentino nonostante la cover, altre testate disneyane avevano a sommario diverse storie a tema. In particolare Paperino #512 presentava sia la storia special, sia un'altra storia a sommario, Le uscite con gli amici di Jacopo Cirillo e Stefania Fiorillo, con problemi sentimentali.
Invece su Paperinik #74, oltre alla storia d'apertura, la prima della seconda stagione di Diary of a wacky knight, troviamo Il colpo di fulmine di Bruno Sarda e Giulio Chierchini e soprattutto L'amore nell'oblio, che poi è la storia da cui mi appresto a incominciare.

domenica 1 settembre 2019

Topolino #3327: Ah, gli adolescenti!

Dopo aver esaminato la seconda storia a sommario, dove si affronta l'argomento dei computer quantistici, non resta che andare a vedere il resto delle storie lunghe. All'interno di queste, rispetto a quanto annunciato in precedenza, viene scartata dal sommario la storia in costume con i personaggi topolinesi, Minni e il gioiello dell'impero, per fare posto a Reginella e il crapulongo sbadigliante, che era saltata a causa della ristampa della prima storia di Topalbano, omaggio al recentemente scomparso Andrea Camilleri. Iniziamo, però, dalla nuova saga in 6 puntate che esordisce questa settimana:
Tempo di crescere!
Generalmente i tre nipotini sono protagonisti indiscussi delle storie solo quando indossano il cappello delle Giovani Marmotte. Di fatto le occasioni che gli autori si sono concesse per approfondire i nipotini al di fuori di questo contesto sono sempre state molto poche. Il problema di fondo, come affermava Luciano Bottaro e altri autori dopo di lui, è che spesso gli autori pensano ai nipotini come a i tre gemelli che si completano le frasi a vicenda. E questo li rende antipatici agli stessi autori disneyani. Eppure nel corso degli anni ci sono stati vari esempi di autori che hanno cercato di approfondire i tre personaggi. Il primo di tutti è stato ovviamente Carl Barks, sia dando loro un ruolo attivo nelle avventure di ampio respiro, sia con la creazione del corpo delle Giovani Marmotte. Al di fuori di questi schemi, però, lo stesso Barks tornava spesso alla caratterizzazione originale dei tre discoli.
Uno dei primi esempi di storie non banali che approfondiscono i tre personaggi in maniera distinta uno dall'altro è stato Il tempo delle mele di Massimo Marconi e Massimo De Vita. Ispirato all'omonimo film del 1980 di Claude Pinoteau con una giovane Sophie Marceau, di fatto affronta anch'esso i problemi della crescita attraverso uno degli eventi più importanti e spesso traumatici dal punto di vista dei maschi: l'amore. Marconi decide, infatti, di rompere l'idillio tra i tre nipotini facendo innamorare Quo di Paperella, nipote di Paperina appena arrivata in città. Le scene in bagno e il "rimambimento" generale di Paperino per Paperina che vediamo nella saga Young Donald Duck in corso di pubblicazione in queste settimane su Topolino sembrano ispirate proprio alle analoghe scene che compaiono ne Il tempo delle mele disneyano.
Un modo un po' più classico per approfondire il legame tra i nipotini e Paperino, ma anche le dinamiche all'interno del trio, è invece Il quarto nipotino di Nino Russo e di un ignoto autore del Comicup Studio. In questo caso Paperino si inventa l'esistenza di un quarto nipotino, più diligente rispetto a Qui, Quo, Qua, generando la reazione dei tre che iniziano a far impazzire lo zio interpretando a turno l'inesistente Que.
Più di recente ecco l'arrivo dei Whizz Kids di Vito Stabile ed Emilio Urbano sui Toplino ##3276, 3277, 3278 e 3279. In questo caso le dinamiche tra i nipotini vengono gestite dando loro tre superpoteri differenti, sfruttando il genere supereroistico, che sta spopolando al cinema. Non ripeto qui quanto scritto sull'efficacia dell'operazione, ma questa saga è indicativa di un fatto molto semplice: una maggiore attenzione sui nipotini e sulla possibilità di fornire loro caratterizzazioni leggermente differenti.
Una nuova saga in qualche modo non dissimile è Il grande gioco geniale di Bruno Enna, saga dedicata ai 500 anni di Leonardo da Vinci non esente da difetti ma con un pregio non indifferente, oltre agli omaggi a Leonardo: iniziare ad approfondire in maniera non banale Qui, Quo, Qua.

venerdì 4 maggio 2018

Le grandi domande della vita: Terra piatta, uova cubiche e altre facezie

La domanda sul destino degli astronauti che cadono dentro un buco nero mi ha spinto a riprendere la serie, ma con maggior calma rispetto al precedente esperimento. La speranza è quella di riuscire a mantenere il più possibile una cadenza mensile con la collocazione sul primo venerdì del mese, in modo tale da non uscire a ridosso con il Carnevale della Matematica, nel caso in cui l'articolo contenesse materiale per tale rassegna (cosa che direi abbastanza probabile!).
Per la ripartenza della serie, ho deciso di andare su un classico, la Terra piatta.
DiscoTerra!
La teoria della Terra piatta è vecchia quanto la civiltà: si trovano, infatti, tracce di tale modello nell'antico Egitto e in Mesopotamia. Si riteneva, infatti, che la Terra fosse un disco piatto sospeso su una massa d'acqua infinita. Tale immagine era particolarmente diffusa presso molte culture antiche, con qualche leggera differenza: ad esempio presso i cinesi era diffusa la credenza che la Terra fosse quadrata e non circolare.
Se c'erano molti filosofi (tra cui Democrito) che ritenevano la Terra piatta, ne esistevano altrettanti che erano certi della sfericità del nostro pianeta. Ad esempio i pitagorici, o Aristotele, o il più famoso di tutti, Eratostene, che fu il primo a determinarne la circonferenza.
Invece dallo studio degli antichi testi indiani è emerso come quella cosmologia sia stata in continuo divenire: sono infatti presenti riferimenti a una Terra piatta, ma anche a una concava o a una sferica non molto diversa da quella dei pitagorici.
Durante il medioevo ci fu un sempre maggiore passaggio dalla Terra piatta a quella sferica, nonostante la forte posizione di tale Sant'Agostino, strenuo sostenitore della prima tesi. Le prove a sostegno del fatto che il modello sferico fosse il più gettonato aumentano sempre più con il passare dei secoli a partire dal VI secolo circa: quella che può essere considerata la prova definitiva è il globo crucigero, una sfera con su posta una croce utilizzata come simbolo da re e imperatori sin dal V secolo.
Nonostante ciò a partire dal 19.mo secolo si diffuse il mito che durante il medioevo fosse dominante la credenza della Terra piatta. Il primo a sostenere tale tesi fu lo scrittore statunitense Washington Irving, secondo il quale Cristoforo Colombo dovette vincere l'opposizione degli uomini di chiesa, ritenuti sostenitori della Terra piatta, per ottenere i fondi necessari alla sua missione di esplorazione. Tra i sostenitori di tale tesi ci furono John William Draper e Andrew Dickson White, che la utilizzarono come elemento principale per sostenere l'esistenza di un conflitto duraturo tra scienza e religione. In realtà studi successivi scoprirono che molti studiosi del medioevo, inclusi quelli studiati da Colombo, ritenevano che la Terra fosse sferica.

giovedì 22 gennaio 2015

Il tetrabassotto

Il ritorno di Uncle Scrooge propone ai lettori d'oltreoceano una storia di Rodolfo Cimino e Romano Scarpa con una copertina di Giorgio Cavazzano: via alla news!

domenica 1 aprile 2012

Rodolfo Cimino: paperi, popoli e fantasia

Ho scoperto un paio di ore fa che Rodolfo Cimino ci ha lasciato ieri. Ero a Fà la cosa giusta, ieri, e non ho letto della notizia, diffusa da afNews e ComicUS. Matteo Stefanelli ha poi realizzato uno splendido post con poche parole e tanti frontespizi. Per quel che mi riguarda, ho deciso di pubblicare l'articolo che avevo scritto per "Rodolfo Cimino: Dalla tana del bestio" all'angolo dei salici, libro a cura di Paolo Castagno per il Premio Papersera 2007
Con l'arrivo dei crediti sulle pagine di Topolino, divenne sempre più facile riconoscere i grandi maestri della matita, gente come Luciano Gatto, Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano. Con gli sceneggiatori era (e per certi versi continua ad esserlo) molto più difficile riconoscere uno stile dall'altro senza leggere l'accredito. In effetti l'unico sceneggiatore immediatamente riconoscibile, già dalla prima pagina della storia era, Rodolfo Cimino.
Il passato è d'obbligo visto che la quadrupla d'apertura con il titolo ed un breve riassunto grafico della storia, una sorta di copertina per la stessa, ha ormai fatto scuola: non solo il giovane Casty oggi utilizza questo artificio narrativo, ma anche sceneggiatori d'esperienza come Nino Russo o Carlo Panaro. I segni distintivi di Cimino, però, sono all'interno della storia stessa: il linguaggio particolare, con l'utilizzo di parole spesso in disuso, e le complesse imprese, sia quotidiane sia avventurose, cui i paperi (suoi personaggi preferiti, a parte alcune incursioni in quel di Topolinia) spesso sono costretti dalla fervida inventiva del Maestro Cimino.
Nato a Palmanova, in provincia di Udine, Cimino inizia la sua collaborazione con la Mondadori e le storie Disney in Italia come inchiostratore di Romano Scarpa. La necessità di avere un maggior numero di sceneggiatori (solo con l'arrivo di Bottaro e Scarpa il lavoro di Martina inizia ad alleggerirsi) consente al giovane Cimino, all'inizio supportato dalla supervisione di Elisa Penna, di provare nella nuova veste di sceneggiatore, introducendo, lui per primo nelle storie Disney italiane, la tecnica dello storyboard.
Nelle avventure di ampio respiro, su cui ci concentreremo in questa sede, Cimino introduce giganteschi e polivalenti mezzi di locomozione, divenuti tipici delle sue storie (ed anche questi utilizzati da altri autori), la cui forma si ispira all'impresa da compiere (si hanno, ad esempio, enormi draghi, ciclopi meccanici, navi con le ruote) ed in grado di muoversi alternativamente sull'acqua o sulla terraferma o anche in grado di volare. In questo genere di imprese Paperone coinvolge immancabilmente Paperino e nipoti, senza farsi mancare la presenza di Battista, con tanto di bevande al seguito. La caccia al tesoro di Paperone, importante per i suoi affari e sempre e comunque per arricchirlo, porta spesso la compagnia dei paperi ad imbattersi in svariati popoli e civiltà: a volte sono discendenti decaduti di civiltà un tempo forti, o popoli che, in pratica, non hanno avuto alcuno sviluppo tecnologico o scientifico, ma hanno mantenuto una semplicità d'animo che Cimino non nasconde d'apprezzare, come nel caso di Paperon de Paperoni visir di Papatoa, disegnata da Romano Scarpa. In quest'avventura Paperone, per sfuggire alle angustie fiscali e bassottesche si presenta sulla sperduta isola di Papatoa dove ottiene facilmente, grazie alla semplicità della popolazione locale, la carica di gran visir dell'isola. Gli abitanti di Papatoa, pur nella loro esoticità, sono in effetti molto italiani, così come molte popolazioni dei monti o dei deserti incontrate dai paperi di Cimino: cresciuto in un ambiente fortemente contadino, il Maestro ha trasportato i valori e la cultura di questo tipo di società, per larghi tratti diffusa un po' in tutta l'Italia fino a pochi decenni fa, in molte delle sue storie e popolazioni.