Stomachion

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venerdì 25 aprile 2025

La triste ironia degli anarco-libertari del twittero

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Un momento dalla manifestazione del 25 aprile a Milano
LibertariaNation è stato un progetto di comunicazione libertaria molto interessante, che ha concluso la sua storia senza lasciare quasi nessuna traccia, a parte quelle rimaste su archive.org. Ed è proprio grazie a questo inestimabile servizio che ho potuto recuperare un articolo uscito più di 10 anni fa e che, letto oggi, ma fa in qualche modo piangere il cuore per come sono andate le cose dopo l'invasione russa dell'Ucraina. L'articolo, Il nostro più grande avversario, "parla" di Aleksandr Gel'evič Dugin, ritenuto spesso il politologo di riferimento di Vladimir Putin.
L'articolo andrebbe letto tutto: è decisamente molto interessante e ci si andranno a ritrovare molte delle posizioni politiche espresse da Putin negli ultimi anni, ma vorrei soffermarmi un attimo su questi passaggi (che, vi ricordo, sono stati scritti nel giugno del 2014):

domenica 15 dicembre 2019

Pinelli, suicidato

La sera stessa della strage la polizia fermò 84 sospetti, tra cui Pinelli, invitato dal commissario Calabresi a precedere la volante della polizia in questura con il suo motorino per accertamenti.
Tre giorni dopo, il 15 dicembre, Pinelli si trovava ancora nel palazzo della questura. Erano abbondantemente scadute le 48 ore e il fermo era diventato illegale in quanto non convalidato dal magistrato. Durante un interrogatorio da parte di Antonino Allegra (responsabile dell'Ufficio politico della questura) e del commissario Luigi Calabresi, in presenza di quattro agenti della polizia in forza all'Ufficio Politico (Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli) e del tenente dei carabinieri (nonché agente del Sisdi) Savino Lograno, Pinelli precipitò dalla finestra dell'ufficio al quarto piano della questura in un'aiuola sottostante. Portato all'ospedale Fatebenefratelli, ci arrivò già morto.
da it.wiki

giovedì 9 aprile 2015

Educazione libertaria

sulla #scuola libertaria via @A_rivista_anarc
Su "A" #396 è uscito un bell'articolo di Maurizio Giannangeli sulle scuole libertarie, su cui avevo scritto tempo fa. Da quell'articolo estraggo un passaggio interessante che racconta cosa è l'educazione libertaria, che scopro di aver portato avanti con grande naturalezza o ottimi risultati, almeno nelle scuole (intese come presidi, vicepresidi e colleghi innanzitutto, e studenti in seconda battuta) dove era presente un ambiente adatto per portare avanti questo genere di fruttuoso discorso. A me, personalmente, fa pensare molto alla direzione intrapresa dalla scuola statale finlandese.
Sul sito della Rete per l'Educazione libertaria è possibile leggere e scaricare la proposta di un Manifesto per l'Educazione Libertaria che potrà modificarsi nel tempo e che, per ora, fissa alcuni aspetti che accomunano alcune esperienze autoeducative libertarie nate in Italia. In questo documento si trova descritto cosa si possa intendere per educazione libertaria: «L'educazione libertaria è un insieme di principi ed esperienze unite ad una pratica organizzativa di tipo democratico che riconosce ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze la capacità di decidere individualmente e in gruppo come, quando, che cosa, dove e con chi imparare e la capacità di condividere in modo paritario le scelte che riguardano i loro ambiti organizzativi. L'educazione libertaria fonda la relazione educativa adulto-bambino sul riconoscimento di tali capacità quali mezzi per lo sviluppo dell'autonomia e della libertà di scelta dei bambini. Il contesto da noi privilegiato per la messa in opera di principi e pratiche democratiche così intesi è la scuola.»
Questa possibile definizione indica già alcuni aspetti irrinunciabili:
  • principi ed esperienze sono strettamente collegate ad «una pratica organizzativa di tipo democratico» nella forma della democrazia diretta. Ciò consente ad ogni soggetto di partecipare concretamente alle scelte che riguardano gli «ambiti organizzativi» trovando riconosciuta nel collettivo la propria singolarità individuale;
  • ogni soggetto che prende parte al contesto educativo libertario viene considerato in grado di decidere, in piena autonomia, forme, tempi e modi della propria esperienza di autoapprendimento, sia da solo che insieme ad altri/e;
  • il contesto privilegiato si dice “scuola” e non istituzione scolastica, quindi di fatto esterna a qualsiasi istituzione formale riconosciuta che opera compiti educativi (Famiglia, Scuola e Chiesa).
Il primo aspetto, ossia l'unione indissolubile di principi e organizzazione è centrale. Il realizzarsi di relazioni paritarie, di scelte libere e autonome, di condivisione di regole e di attivazione di pratiche autoeducative non si dà se non grazie ad una forma di vita organizzata, anch'essa condivisa e partecipata, che ne consenta la realizzazione. Nelle esperienze educative libertarie non contano più di tanto i principi astratti quanto la loro concreta esperibilità.
Se il primo punto è ciò che rende possibile sul piano concreto le esperienze di educazione libertaria, il secondo aspetto è quello che di fatto gli attribuisce senso. Non è assolutamente possibile costruire contesti educativi libertari se non si parte dal riconoscimento che ogni essere è in grado da sé di decidere cosa per se stesso ha valore ed interesse. Questo riconoscimento vale per qualsiasi età, genere, cultura, aspetto, carattere, abilità, ecc...

venerdì 29 giugno 2012

Il lavoro come scelta

Dopo le polemiche sulle affermazioni, tradotte male, del ministro Fornero, vorrei però proporre questa citazione di Ayn Rand, libertaria, che personalmente riassumerei con il titolo del post

Il diritto al lavoro non esiste: quello che esiste è il diritto alla libertà di scambio, cioè il diritto di accettare il posto di lavoro se un altro decide di offrirlo. Analogamente non esiste il diritto alla casa, bensì solo il diritto alla libertà di scambio, ovvero il diritto di costruire o di acquistare una casa

(Ayn Rand via thx-1138)