
Gangster, politici corrotti, il mondo apparentemente scintillante ma ricco di ipocrisie di Holliwood, le rivoluzioni del Centro America, dove è difficile alla fine capire quale sia la parte giusta, sono i temi trattati da Joe Kubert in un'opera che mette insieme l'avventura a un'attenta cosatruzione dei personaggi, senza dimenticare la ricostruzione storica abbastanza accurata.
Il protagonista, l'Abraham Stone del titolo, è un ragazzo che attraversa la storia forte dei suoi valori morali, ma segnato da una terribile tragedia: ha visto tutta la sua famiglia sterminata da piccoli gangster di città, abbastanza arroganti da ritenersi impuniti come avviene a casa loro.
Il punto forte dell'opera di Kubert sta, quindi, proprio nell'ambiguità dei personaggi, che così ne guadagnano in realismo: lo stesso Abraham, nonostante i suoi principi, accetta alcuni piccoli compromessi che gli permettono di poter sopravvivere in un ambiente, quello urbano, in cui è in qualche modo straniero. A fare la differenza alla fine sono le motivazioni di ciascuna delle persone che incontra Abraham e soprattutto come decidono di affrontare i loro drammi personali. Alla fine è un atto di accusa i soprusi del potere, come quelli di un piccolo criminale che tiene sotto controllo una città, o quelli di un politico che impone il suo volere a un'attrice in ascesa, o quelli di due eserciti che, al di là delle rispettive motivazioni, non trovano nulla di meglio da fare se non mostrarsi arroganti contro i civili, chiunque essi siano.
Abraham Stone è, alla fin fine, ci racconta di come si possa sopravvivere all'interno di un mondo che non fa sconti a nessuno senza perdere se stessi.
Ultima cosa: da quel che sono riuscito a capire da alcune ricerche online, sembra che il primo numero della miniserie sia uscito per la Malibu Comics, mentre il secondo e il terzo per la Epic, l'etichetta della Marvel Comics che, come la Vertigo, pubblicava fumetti adulti e creator owned.
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