
Il primo episodio crea il contesto per la coppa del mondo, il torneo dei tornei e, soprattutto, per la nazionale maggiore del Calisota, una squadra che, come ci raccontano gli autori, c'ha sempre provato ma con alterne fortune. In questo nuovo percorso, però, Paperino è presente come protagonista un po' marginale: papero tuttofare della nazionale, allenata da una vecchia conoscenza dei tornei nucciani.
Come è facile immaginare, già alla prima partita Nucci e Mastantuono mettono in difficoltà il Calisota, concedendo anche a Paperino una possibilità di riscatto dopo le glorie avute come coach del Calisota junior, ma per conoscere l'esito della partita di esordio dovremo aspettare il prossimo numero.
Invasione aliena
Su Topolino, però, si respira aria da The Brave and The Bold #28, datato marzo 1960, in cui Garnder Fox supportato ai disegni da Mike Sekowsky riunì alcuni degli eroi della DC Comics nella Justice League of America. In quell'occasione Wonder Woman e gli altri eroi affrontarono un'invasione aliena, anche se il termine è un po' improprio visto che l'avversario era una specie di gigantesca stella marina, Starro il conquistatore, dotato di poteri psichici e in grado persino di far evolvere quasi al suo stadio un paio di stelle marine terrestri.La Justice League, come ovvio, sconfisse Starro e da lì in poi affrontò centinaia di avversari, incluse alcune invasioni aliene propriamente dette.
E proprio quello storico albo sembra, in qualche modo, ispirazione per La non-curante cura zelante, nuova storia in due parti del SuperPippo di Andrea Malgeri e Andrea Maccarini.
I due autori introducono un nuovo interessante personaggio, il dottor Zelante, medico di fiducia di Pippo che, ben presto, lo diventa anche di SuperPippo, aiutandolo a controllare i suoi poteri all'inizio della carriera. E successivamente introducono altri supereroi del Calisota, anche loro aiutati dal dottor Zelante a migliorare il controllo sui propri poteri.
Dopo il flashback iniziale che pone queste basi alla storia, ecco arrivare la minaccia, che si sviluppa in tre fasi: la prima con la caduta su Toplinia di una nevicata di polline, che, si scopre presto, genera una specie di allergia in coloro che sono dotati di superpoteri, che progressivamente vanno a perderli; la seconda quando questo polline si rivela essere una specie di popolo spaziale arrivato sulla Terra per conquistarla; la terza quando si scopre che i supercriminali sono in computta con il polline spaziale.
La più che scontata vittoria finale arriva, però, attraverso il più classico percorso dell'eroe, guidato, come intuibile, dal buon dottor Zelante, mentre le pagine conclusive sembrano porre le basi proprio per la nascita di un supergruppo calisotiano, che però non ha nulla a che fare con il classico Club dei Supereroi ideato dalla scuola brasiliana. Da un lato è indubbiamente qualcosa di più emozionante (e si spera che questi nuovi supereroi verranno approfonditi in futuro), ma dall'altro c'è sicuramente un po' di delusione perché, al netto dello stile surrealista brasiliano (e di alcune scelte discutibili, come dare un'identità supereroica al commissario Basettoni), non sarebbe stata una cattiva idea riprendere proprio quel gruppo (magari senza PaperBat!).
Un altro pezzo del passato di Paperone
Come ben sappiamo la Saga di Don Rosa è diventata un punto di riferimento per gli autori disneyani che vogliono affrontare il passato di Paperone. Ed è così anche per Francesco Testi, che dopo aver ripreso le avventure di PKNA sulle pagine di Paperinik, continua a dimostrarsi un abile sceneggiatore con storie di retrocontinuity come P.d.P. Maxima, storia che prende le mosse da qualche parte tra il secondo e il terzo capitolo della Saga.Certo, ci sono alcune imprecisioni, come l'assenza del resto della famiglia nella scena iniziale, che riprende l'ultima pagina del primo capitolo della Saga, ma per il resto ritroviamo il Ciccio Dollaro, Cacciavite Pitagorico e soprattutto le atmosfere da gara fluviale della barksiana La Regina del Cotone.
E qui, forse, abbiamo il principale merito della storia: non si concentra più sul Klondike, ma, finalmente, va a raccontare altri periodi della vita di Paperone, andando su uno dei più intriganti, quello a Louisville. In quest'ottica, però, ciò che lascia perplessi è la scelta di disegnare Paperone con il maglione con cui è arrivato nella turbolenta città fluviale statunitense: di fatto siamo nel periodo in cui Paperone ha già in mano l'attività completamente da solo e dunque dovrebbe avere la blusa e il cappello da capitano. Ovviamente mancano l'ironia e tutte quelle soluzioni, anche grafiche, degne di Don Rosa. D'altra parte Nico Picone, pur essendo comunque un ottimo disegnatore, ha uno stile molto diverso da quello donrosiano, anche nel suo periodo iniziale alla Intini, e forse assegnare la storia a un disegnatore più "navigato" in grado di prendersi qualche libertà sulla sceneggiatura avrebbe potuto consegnare una maggiore verve donrosiana alla storia stessa, ma nel complesso si "parla" di semplici quisquilie, che nulla tolgono alla storia, bella e divertente, che si cala nel contesto della Louisville di fine Ottocento inizi del Novecento forse non con l'ironico realismo di Don Rosa, ma certo con soluzioni più che plausibili.
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