Stomachion

venerdì 5 giugno 2026

Persepolis, o del desiderio di libertà

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Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l'amore della sua vita.
Così riposta il Post comunicando la scomparsa di Marjane Satrapi. Fumettista iraniana trapiantata in Francia, è diventata famosa in tutto il mondo in particolare per Persepolis, la sua autobiografia a fumetti, pubblicata originariamente in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003. E' stata portata in Italia poco dopo da Rizzoli Lizard pubblicata sempre in quattro volumi tra il 2002 e il 2003 all'interno dei Tascabili Lizard (all'epoca era ancora solo Lizard prima di venire successivamente acquistata dalla Rizzoli nel 2008). Ed è questa la versione che ho avuto modo di leggere.
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Persepolis racconta la vita e le peregrinazioni della sua autrice, bambina nell'Iran al momento della rivoluzione islamica (khomeinista, per la precisione) che portò alla caduta della Persia e alla nascita della repubblica islamica ancora al potere.
Sono passati più di vent'anni da quando lessi Persepolis, che ha ricevuto diverse nuove edizioni, sia in Italia, sia nel resto del mondo, per cui inevitabilmente sono le sensazioni che ancora oggi ricordo quelle che voglio scrivere in queste righe. C'era, infatti, la parte storica, con il racconto della storia della Persia e della sua cultura; c'era l'umorismo con cui Satrapi raccontava le vicende di cui era protagonista, quella sua poca consapevolezza, all'epoca, di far parte di una famiglia privilegiata, e quindi in qualche modo mal vista dal nuovo regime; c'era quel crescere tra gli stimoli provenienti dal vicino occidente, come il rock, e le repressioni del regime alle libere espressioni, in particolare quelle delle donne.
In quest'ultimo caso è significativa una scena, peraltro presente anche nel trailer del film animato tratto da Persepolis, in cui Satrapi, tornata in Iran, dopo una prima esperienza in Europa, corre per andare a lezione. I poliziotti la fermano e le chiedono di non correre, a causa delle oscillazioni del suo di dietro. E con grande carattere lei risponde per le rime qualcosa del tipo Allora non fuardatemi il culo!
E poi c'erano le difficoltà ad ambientarsi, il dolore di abbandonare la propria terra d'origine, il rendersi conto che il proprio mondo si stava sgretolando, che la libertà che aveva avuto da bambina e quella in cui erano cresciute sua madre e sua nonna andavano erodendosi.
So che c'era molto di più (ingenuità, vergogna, scoperta del sesso e degli ideali femministi, giusto per aggiungere alcune cose che arrivano come flash più o meno improvvisi), ma fare un'esegesi di Persepolis, senza peraltro avere sottomano i volumi originali (ma non l'avrei fatta nemmeno in quel caso, altrimenti avrei atteso quest'estate per scrivere queste righe), mi sembra un po' eccessivo e forse persino contro lo spirito di quel che vogliono essere queste righe: delle impressioni di memorie, come in fondo sono le vite delle persone.
L'insegnamento che, però, è il più importante che dovremmo portarci a casa l'ho trovato (o ri-trovato) in un altro articolo del Post in cui si ricorda quello che scrisse Marjane Satrapi nell'introduzione a una delle edizioni italiane:
Credo che non si possa giudicare una nazione intera per gli errori di pochi estremisti.
La cosa che dispiace è che spesso, al giorno d'oggi, succede esattamente il contrario.
Potrei, ora, chiudere con considerazioni intelligenti sulle influenze di Maus di Art Speigelman per quel che riguarda lo stile narrativo o di David B. per quel che riguarda il tratto, o considerazioni sulle influenze dell'espressionismo tedesco, in particolare del cinema di Friedrich Wilhelm Murnau (il regista di Nosferatu, per citare il suo film più famoso), ma penso che sia più bello chiudere con questo passaggio tratto da un'intervista pubblicata vent'anni fa su The Beliver:
Credo davvero nelle brave persone. È semplice. Quelle cattive sono completamente pazze, fuori di testa, e il problema è che non servono molti pazzi per combinare un disastro. È questo che dà loro potere. Ma credo che siamo di più.

P.S.: c'è un'altra fumettisticamente interessante intervista di Robert Root che mi sento di segnalare; pubblicata sul Project Muse, può essere letta su Internet Archive Scholar

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