
Una possibile strada per aumentare tali temperature è quella di aumentare i gas serra presenti in atmosfera. Si potrebbero immettere gas serra artificiali, come i clorofluorocarburi. Il problema è che, secondo i calcoli, si dovrebbero trasportare su Marte quantità piuttosto rilevanti di fluoro, elemento scarso sul pianeta.
Un'alternativa più fattibile, invece, è quella di utilizzare le polveri già presenti sulla superficie marziana, composta principalmente da minerali ricchi di ferro. Il punto è che da sole queste polveri non bastano, come si sa bene già adesso, e dunque bisognerebbe modificarne la composizione in qualche modo. Per esempio, alcuni anni fa, un gruppo di ricerca dell'Università di Harvard e del Jet Propulsion Laboratory della NASA propose di utilizzare degli aereogel basati sul silicio.
Un po' più di recente, invece, un gruppo di ricerca dell'Università di Chicago ha proposto di utilizzare delle nanoparticelle.
Nell'articolo, il team ha esaminato, ovviamente solo dal punto di vista teorico, l'effetto sull'atmosfera marziana di nanoparticelle a forma di bastoncini, lunghi all'incirca nove micron, facilmente realizzabili con ferro e alluminio, presenti in abbondanza su Marte.
Tali bastoncini, la cui orientazione risulterebbe casuale per via del moto browniano, sarebbero in grado di disperdere e assorbire sia la luce solare, sia la radiazione infrarossa proveniente dalla superficie del pianeta, contribuendo al riscaldamento globale del pianeta. Inoltre resterebbero in atmosfera per periodi più lunghi (fino a 10 volte) rispetto alla polvere naturale marziana.
Ovviamente prima di poter procedere con progetti di questo genere, bisogna avere la volontà di arrivarci, su Marte.
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