Stomachion

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venerdì 22 maggio 2026

Cryogen: Europa, la regina di ghiaccio

Winter's end, she's Europa
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Europa è la luna più piccola e più leggera delle quattro lune galileiane di Giove, ovvero i satelliti scoperti da Galileo Galilei quando puntò il suo telescopio per osservare il gigante gassoso del nostro sistema solare. Grazie alle osservazioni compiute da strumenti molto più sofisticati di quello utilizzato dal fisico pisano, in particolare la sonda Galileo, abbiamo oggi maggiori informazioni sulla sua composizione e sulla sua superficie. In particolare le foto scattate dalla sonda nel 1997 mostrano una superficie ghiacciata solcata da diverse spaccature, che in colorazioni successive vennero evidenziate con il colore rosso.
Immaginate, quindi, di camminare sulla superficie di Europa, mentre l'atmosfera pullula di cristalli di ghiaccio spazzati dai venti e noi, con indosso una giacchetta rossa, che camminamo stretti stretti cercando di non congelare:
Through a polar desert wilderness
Europa è sostanzialmente composta da carbonio, azoto e acqua. Inoltre si trovano anche grandi quantità di anidride carbonica ghiacciata. Le striature rosse che vediamo nelle foto sono, in pratica, delle spaccature della superficie ghiacciata del satellite. Queste sono probabilmente composte da magnesio e ossidanti, come l'acido solforico.
Un ambiente che non sembra per nulla ospitale per la vita così come la conosciamo. Almeno in superficie.
Crystallise, freeze my blood into diamonds

mercoledì 18 giugno 2025

La Galassia dello Scultore come non l'avete mai vista!

In effetti la Galassia dello Scultore è un po' difficile da osservare alle nostre latitudini. Si trova, infatti, nell'area coperta dalla costellazione dello Scultore, una piccola costellazione dei cieli meridionali definita dall'astronomo francese Nicolas-Louis de Lacaille durante i due anni trascorsi a Capo di Buona Speranza proprio con lo scopo di osservare i cieli dell'emisfero australe.
In particolare la Galassia dello Scultore, classificata come NGC 253, è una galassia a spirale scoperta nel 1783 da Caroline Herschel. Nota anche come Galassia moneta d'argento o dollaro d'argento, fa parte di un gruppo di galassie gravitazionalmente legate denimonato Gruppo dello Scultore.
Ora, grazie al Multi Unit Spectroscopic Explorer (MUSE), uno degli strumenti in uso al Very Large Telescope (VLT) dell'ESO, un gruppo di astronomi è riuscito a ottenere un'immagine della Galassia particolarmente dettagliata, in cui sono presenti alcune migliaia di colori (o se preferite migliaia di sfumature dei colori a noi noti). Se dal punto di vista visivo ciò ci restituisce un'immagine spettacolare e di rara bellezza, dal punto di vista scientifico questo implica avere migliaia di informazioni relative alle stelle e ai gas presenti nella costellazione. E dunque preziose informazioni sulla sua struttura. Senza dimenticare che questa foto spettacolare è stata prodotta con uno strumento a terra e non con un telescopio spaziale!

domenica 27 febbraio 2022

Topolino #3457: tempo di sport

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Nonostante la situazione internazionale sia piuttosto complicata, non mi sembrava il caso di proseguire oltre il silenzio di contenuti, e così eccoci qui per l'usuale recensione settimanale del Topolino in edicola.
Cover story è la prima puntata della nuova storia di Casty disegnata da Alessandro Perina. La storia si presenta con uno spirito squisitamente barksiano visto che l'autore punta il suo occhio sarcastico sul dilagare tra le gente delle mode, in questo caso particolare quello della moda sportiva. Questa viene trainata da un nuovo accessorio, Le scambiascarpe smart, scarpe da corsa che possono essere agilmente controllate usando una semplice app sullo smartphone. E come in tutte le cose, quando le si usano eccessivamente, certe novità diventano da utili a schiavizzanti.
topolino3457-scarpe-smart
Al fianco dell'occhio satirico con cui la storia viene narrata, Casty propone anche il più classico dei misteri sull'azienda che produce queste scarpe, suggerendo al lettore che in realtà siano state ideate da un individuo incappucciato che si aggira tra le vignette allaricerca proprio dell'azienda produttrice. Non ci resta che aspettare il prossimo episodio per scoprire cosa ha in serbo per noi Casty.

venerdì 4 febbraio 2022

Stelle d'Inverno: Le mie videopillole

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Nella nuova diretta de Il cielo in salotto di EduINAF dedicata alle stelle d'inverno erano presenti due mie videopillole. Le ho da poco pubblicate sul mio canale Peertube in attesa dell'uscita delle stesse sul canale YT di EduINAF anche se ho in lavorazione una versione estesa che le unisce e che conto di far uscire sul mio canale YouTube.
Nella prima videopillola vi racconto di cosa sono le costellazioni e ve ne mostro alcune in 3D:

mercoledì 22 dicembre 2021

Costellazioni: miti e leggende

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Eravamo rimasti a Dante Alighieri, con CosmoBrain, ma non c'era solo quell'argomento in procinto di uscire, e oggi è uscita la puntata dedicata alle costellazioni!
E ve lo dico: è stato veramente divertente realizzarla, anche perché scrivere le schede delle costellazioni su EduINAF la trovo un'attività molto divertente e interessante. Forse anche perché sono cresciuto, tra gli altri, con il mitivo cartone di Pollon. Altra caratteristica che rende la puntata divertente, è l'uso di alcuni inserti musicali. Sono solo degli assaggi, ma è in effetti intorno a quelli che ho proposto a Ilaria e Laura la scaletta da cui siamo partiti per costruire la puntata.
Le storie che abbiamo raccontate sono effettivamente basate su testi che ho scritto qui su DropSea o su EduINAF, come ad esempio la storia sulle origini delle costellazioni, o Aldebaran o i miti su Orione.
Ci sono alcune cose che sono rimaste fuori, come Van Gogh e l'Orsa maggiore o lo spunto musicale ispirato a Dune.
Nel corso della puntata, poi, proviamo a farvi capire cosa sono le costellazioni, ma indubbiamente un video vale più di mille parole, ed ecco qui quello che la NASA ha realizzato proprio sulla costellazione di Orione:

mercoledì 3 novembre 2021

Alle origini delle costellazioni

Nella messa a punto del cielo del mese di novembre ha un piccolo spazio la storia delle origini delle costellazioni. Tutto sembra ruotare intorno ai graffiti che sono stati trovati nelle grotte di Lascaux. In particolare c'è un toro con sopra la spalla un gruppo di sette puntini. Sotto al toro troviamo anche tre puntini allineati e altri puntini si trovano all'interno del toro stesso. In molti pensano, vista la vicinanza delle tre costellazioni, che il toro rappresenti proprio l'omonima costellazione, che i sette puntini sopra la spalla siano le sette stelle delle Pleiadi, e che le tre stelle allineate siano la cintura della costellazione di Orione. D'altra parte sia la costellazione del Toro sia quella di Orione sono sicuramente di origine babilonese.
La prima era identificata come il toro del cielo, associato proprio a un mito babilonese. La dea Ishtar invia il Toro a uccidere Gilgamesh, che l'aveva respinta. Enkidu, però, affetta il didietro del Toro e lancia i suoi quarti nel cielo, dove diventano le stelle che compongono l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore. In questo senso secondo alcuni studiosi la costellazione di Orione rappresenterebbe Gilgamesh, altri invece con il Sole. Sta di fatto, però, che la costellazione di Orione è nota come il pastore celeste o come il vero pastore di Anu, con Anu il dio più importante del regno celeste.
Altra curiosità sul Toro del cielo è la sua associazione a Inanna, dea sumera del sesso, della fertilità e della guerra (e ci si chiede se le pratiche all'origine del mito del Minotauro non nascano proprio da questa associazione...).
Ad ogni buon conto, qui sotto l'immagine che ho realizzato per il cielo del mese linkato in apertura del post, dove, ispirato da questo articolo, ho sovrapposto al graffito degli estratti dalle mappe delle due costellazioni protagoniste, Pleiadi incluse:
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martedì 2 novembre 2021

Un busto nel cielo. All'incirca

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Marmor Sculptile è stata introdotta da William Croswell, un cartografo e un educatore di Boston, sulla sua mappa di Mercatore del 1810 sui cieli stellati. Croswell fu descritto in termini caritatevoli dal suo biografo, Robert W. Lovett, come uno "studioso eccentrico" che "provava a farsi un nome nelle scienze e nelle lettere americane". Mentre Croswell con la sua mappa si proponeva di mostrare solo le "costellazioni antiche (...) con quelle dell'emisfero sud, formate prima del 18.mo secolo", introdusse "alcune piccole stelle e costellazioni moderne (...) lì dove la mancanza sarebbe stata notevole". Queste "costellazioni moderne" includevano due delle sue costellazioni, Marmor Sculptile e Sciurus Volans (lo scoiattolo volante). Mentre, però, Croswell ha tentato una qualche giustificazione utilitaristica per introdurre quest'ultima, con il Busto di Colombo semplicemente "riempie il posto del Reticulum, che è anch'essa moderna". In breve, Croswell sostiene nel materiale introduttivo alla sua mappa che poiché le invenzioni di Nicolas Louis de Lacaille erano allo stesso modo "moderne", egli poteva sostituire una costellazione di Lacaille con la stessa giustificazione con cui Lacaille l'aveva creata per primo.
Barentine, J. C. (2016). Marmor Sculptile. In Uncharted Constellations (pp. 85-92). Springer, Cham.

mercoledì 17 febbraio 2021

Arrakis: un viaggio tra i miti e le stelle

Arrakis è il nome con cui è nota la stella binaria Mu Draconis, nella costellazione del Dragone. Il nome è di chiara derivazione araba: forse da ar-raqiş, il danzatore, o forse da al-Rāqiṣ, il cammello al trotto. Adogni modo è anche il nome del pianeta protagonista dell'esalogia di Dune di Frank Herbert.
In questo caso parliamo di un pianeta desertico che orbita intorno alla stella Canopo, nota anche come Alpha Carinae. Questa è la seconda stella più brillante del cielo notturno. Appartenente alla costellazione moderna della Carena, ha una magnitudine apparente di -0.74 e dista da noi all'incirca 310 anni luce.
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lunedì 2 novembre 2020

Un delfino e un'amicizia tra le stelle

Tra tutte le costellazioni, quella del Delfino è legata a una storia d'amicizia e di rispetto, quella tra Giuseppe Piazzi e Niccolò Cacciatore.
Le due stelle più brillanti di questa costellazione, Beta e Alpha Delphini, rispettivamente con una magnitudine apparente di 3.6 e 3.77, sono anche note come Rotanev e Sualocin. Questi sono i nomi che Piazzi ha assegnato loro in onore di Cacciatore, suo assistente nonché amico. Cacciatore, che nella sua carriera sarebbe stato anche direttore dell'Osservatorio Astronomico di Palermo, era anche noto con il nome latino di Nicolaus Venator. E se leggiamo al contrario i nomi delle due lettere, otteniamo proprio il nome latino di Cacciatore!
Come per tutte le costellazioni di origine classica, anche quella del Delfino ha una storia mitologica. In effetti ce ne sono due, di miti.
Nel primo la costellazione rappresenta il delfino messaggero di Poseidone, posto in cielo perché fu l'unico che riuscì a convincere Anfitrite, una delle Nereidi, a sposare il dio del mare.

mercoledì 15 luglio 2020

Cieli d'estate: Segnali da Babilonia

La città di Babilonia, capitale della Mesopotamia, nonostante da alcune evidenze sembrerebbe sorta dopo altre città come Kish, Uruk, Ur, ha di fatto identificato la civiltà mesopotamica anche come civiltà babilonese. E tra le punte di diamante di questa antica cultura c'era l'astronomia: d'altra parte il concetto di costellazioni ci deriva direttamente da Babilonia passando per gli Antichi Greci.
Buona parte delle costellazioni greche sono, infatti, di derivazione babilonese. Mentre per alcune i greci svilupparono dei miti indipendenti da quelli originali, per altre rimasero tracce e indizi, come ad esempio per due costellazioni del cielo primaverile ed estivo: Sagittario e Ofiuco.
Divinità celesti
Il Sagittario è un gruppo di stelle caratterizzato da un asterismo centrale a forma di teiera che al giorno d'oggi identifichiamo con un centauro dotato di un arco. Tale identificazione viene, però, contestata: ad esempio Eratostene faceva notare che i centauri non usano l'arco come arma da caccia, ma la clava. Per cui, secondo il matematico e astronomo, l'identificazione più corretta sarebbe con il satiro Crotus, figlio di Pan, e inventore del tiro con l'arco. Tra l'altro Crotus andava a caccia, sempre dotato di arco, in groppa a un cavallo.
Però nella tradizione babilonese la costellazione del Sagittario era probabilmente un centauro: il dio Nergal, infatti, viene a volte rappresentato proprio come un centauro dotato di ali e armato di arco e frecce.
Anche la vicina costellazione dell'Ofiuco potrebbe essere di derivazione babilonese. Lo studioso Gavin White ritiene che quella costellazione identifichi il dio Nirah, rappresentato con parte superiore umana e parte inferiore (in particolare i piedi) serpentina.
Questa immagine, in un certo senso, è rimasta, trasformata, nei due miti più antichi legati all'Ofiuco. Nel primo la costellazione viene identificata con Apollo che lotta contro il serpente posto a guardia dell'Oracolo di Delfi. Nel secondo mito, invece, lo si identifica con il troiano Lacoonte che sta lottando contro i serpenti di mare inviatigli dal dio Poseidone come punizione.
Se il mito più noto identifica l'Ofiuco con Asclepio mentre si confronta con i due serpenti che gli permetteranno di scoprire il segreto della resurrezione, personalmente il mito che preferisco è quello di Lacoonte, essenzialmente perché in questo modo fa dell'Ofiuco una delle costellazioni più drammatiche e dinamiche del cielo stellato.

giovedì 18 giugno 2020

Chirone, l'addestratore di eroi

Mettere a posto le costellazioni è piuttosto divertente: i testi di partenza, infatti, non sono sempre corretti, nonostante si possa pensare il contrario. E non è solo una verifica degli aspetti astronomici, che a volte devo riscrivere, ma anche di quelli mitologici, che spesso vanno sistemati quasi da zero. D'altra parte, da appassionato di mitologia, molte di quelle storie le conosco abbastanza bene (molte imparate nelle puntate di Pollon...), per cui mi salta subito al naso quando qualcosa non va. Nel caso del centauro Chirone il problema è sostanzialmente nella sua doppia identificazione, da un lato nella costellazione del Centauro, e dall'altro in quella del Sagittario. In quest'ultima, però, dovrebbe anche avere un arco teso pronto a scoccare una freccia, cosa che sembra strana a Eratostene, astronomo e matematico, che ci ricorda come l'arco non sia esattamente un'arma da centauri.
Del Sagittario scriverò più avanti, anticipando qualcosa della costellazione la cui uscita è prevista a luglio su Edu INAF, per cui andiamo subito su Chirone:

mercoledì 3 giugno 2020

Boote e i suoi cani da caccia

Abbiamo già incontrato la costellazione di Boote (da identificarsi in quell'occasione con Icario) a proposito di mitologica battuta di caccia. E visto che la costellazione si trova accanto a quella della Corona Boreale, vale la pena provare a raccontare più specificamente la sua storia.
Il custode dell'Orsa
La grande costellazione di Boote è strettamente legata a quella dell'Orsa Maggiore. Boote, infatti, era anche indicato come Arctophylax, che indica sia Sorvegliante dell'Orsa sia Custode o Guardiano dell'Orsa.
Questa tradizione avvalora, in particolare, il mito più noto legato alla costellazione, secondo cui questa rappresenta Arcas, figlio di Zeus e Callisto. La storia del giovane è piuttosto complessa e interessante. Iniziamo da Callisto: ancella di Artemide, era la figlia di Licaone, re di Arcadia. Un giorno Zeus andò a pranzo dal suocero (si autoinvitò!), ma quest'ultimo, non fidandosi dell'identità del suo commensale, decise di fare a pezzi il nipote Arcas e servirlo al suo ospite, che lo avrebbe certamente riconosciuto se fosse stato Zeus. E purtroppo per Licaone fu proprio così, visto che Zeus si incollerì subito uccidendo a colpi di fulmine i figli di Licaone trasformando quest'ultimo in un lupo. Alla fine di tutto il dio prese pazientemente tutti i pezzi del figlio dalla grigliata mista che aveva gettato a terra, li ricompose e diede il fanciullo alla Pleiade Maia per allevarlo forte e robusto.
E così, in effetti fu. Nel frattempo la madre di Arcas, la sventurata Callisto, era stata trasformata in un'orsa, non si sa bene se da Era, moglie di Zeus, che gli trasformava quasi sempre le sue amanti in qualche animale, o se da Artemide per punirla della perdita della verginità. A parte questo piccolo dettaglio, che però ci dice quanto vendicativi erano gli dei dell'Olimpo, Callisto vide Arcas e lo riconobbe. Cercò di andargli incontro, in fondo era suo figlio, ma avendo perso il dono della parola, la comunicazione tra i due non fu granché efficace, così Arcas iniziò a inseguire sua madre per ucciderla. Nel corso di questa drammatica battuta di caccia i due finirono all'interno di un tempio dedicato proprio a Zeus, dove però vigeva il divieto di ingresso, pena la morte. Così il dio finalmente decise di intervenire e pose madre e figlio in cielo per sottrarli al loro mortale destino.
Inoltre, a seguito di questa leggenda, secondo il poeta Arato di Soli è proprio Boote che costringe l'Orsa a muoversi intorno al polo nord celeste.
Come curiosità accessoria è interessante notare come per gli antichi babilonesi era identificata con il dio Enlil, il capo del loro pantheon. Per i nativi nordamericani, invece, la costellazione era nota come Taluyaq, la trappola per pesci.
I cani da caccia cui faccio cenno nel titolo gli vennero assegnati da Johannes Hevelius nel 1690: d'altra parte i cani da caccia più famosi erano già di Orione e in qualche modo anche Boote/Arcas aveva bisogno di un paio di cani per la sua caccia celeste all'Orsa.

lunedì 18 maggio 2020

Berenice, regina d'Egitto

La più famosa regina d'Egitto, immortalata nel kolossal del 1963 di Joseph L. Mankiewicz con l'interpretazione di Elizabeth Taylor e in alcuni memorabili albi di Asterix, è indubbiamente Cleopatra, dalla leggendaria bellezza. La regina che, però, resterà visibile fino a che i cieli notturni non cambieranno è, invece, Berenice II, moglie di Tolomeo III.
Secondo lo storico e astronomo Igino, intorno al 245 a.C. Tolomeo, divenuto re dell’Egitto da appena un anno, si era recato nell'odierna Siria per muovere guerra contro gli Assiri. Berenice, allora, ansiosa per la sorte del marito, fece voto di tagliarsi i capelli se il marito fosse tornato sano e salvo dalla campagna bellica. Quando Tolomeo tornò in Egitto, la regina diede seguito al suo voto e depose i suoi capelli nel tempio dedicato alla dea Arsione. Il giorno dopo, però, le trecce della regina erano scomparse.
Tolomeo, ovviamente, fu contrariato da quella che era una vera e propria profanazione. Chissà cosa avrebbe combinato se a un certo punto l'astronomo e matematico Conone di Samo non rilevò al suo re di avere scoperto un gruppetto di stelle nel cielo che, secondo lui, erano comparse subito dopo la scomparsa delle trecce della regina. La sua conclusione era, allora, che quelle stelle lì nel cielo altro non erano che la Chioma di Berenice.
Sebbene questa storia sia piuttosto vecchia, la Chioma di Berenice divenne una costellazione ufficiale solo nel 1551 ad opera del cartografo olandese Gerardus Mercator e successivamente inserita da Tycho Brahe nel suo catalogo stellare del 1602.
Infatti Tolomeo, pur citandola come "una massa nebulosa, chiamata il ricciolo", non la inserì tra le sue costellazioni.

mercoledì 19 febbraio 2020

Una battuta di caccia celeste

I cieli invernali sono dominati dalla costellazione di Orione, di cui ho già narrato la storia. Questi viene raffigurato nel cielo stellato nell'atto di scoccare una freccia contro la costellazione del Toro, posta a difesa delle Pleiadi. Orione, però, come ogni buon cacciatore, si accompagna da un bravo cane da caccia, forse due, come vedremo a breve. Infatti ai piedi del cacciatore sono poste tre costellazioni, il Cane Maggiore, il Cane Minore e la Lepre, che sembrerebbe la preda dei due cani, la cui storia, però, non è necessariamente legata a quella del mitico Orione.
I cani da caccia
La costellazione del Cane Minore era anticamente costituita da una sola stella, Procione, che in greco significa prima del cane, poiché sorge prima della costellazione del Cane Maggiore.
Solitamente identificato come uno dei cani da caccia di Orione, secondo il mitografo Igino la costellazione rappresenterebbe Mera, il cane di Icario, cui il dio Dioniso aveva insegnato a fare il vino. Questi fece assaggiare la nuova bevanda ad alcuni pastori, che si ubriacarono immediatamente: pensando, però, di essere stati avvelenati, uccisero Icario. Allora Mera, ululando, corse da Erigone, figlia del suo padrone, e la tirò per le vesti portandola fino al luogo dove giaceva morto il padre. Una volta giunti sul luogo, i due si suicidarono. A quel punto Zeus, per ricordare questi tragici fatti, decise di porre nel cielo i protagonisti della storia: Icario nella costellazione di Boote, Erigone in quella della Vergine e Mera in quella del Cane Minore. Inoltre, per riparare al tragico errore dei loro antenati, gli ateniesi istituirono una celebrazione annuale in onore di Icario ed Erigone.
Anche il Cane Maggiore viene associato con uno dei due cani da caccia di Orione: Arato di Soli, infatti, lo identifica con il preferito dei due, quello che lo sempre dappresso.
Secondo altri studiosi (Eratostene e sempre Igino), la costellazione in realtà rappresenta Lelapo, il più abile cane da caccia dell'antichità, talmente veloce che nessuna preda riusciva a sfuggirgli. Nel corso della sua mitologica vita Lelapo cambiò diversi padroni. In particolare la dea Artemide lo donò a Procri, moglie di Cefalo. Un giorno, mentre erano a caccia, Cefalo uccise accidentalmente la moglie grazie a un giavellotto che non manca mai il bersaglio. Così Lelapo rimase a Cefalo fino a che i due non incapparono nella Volpe di Teumesso, che non poteva mai essere catturata. Lelapo e la Volpe si inseguirono per tutto il bosco, dando vita a un paradosso irrisolvibile cui pose fine Zeus ponendo Lelapo e, forse, la Volpe nel cielo rispettivamente come Cane Maggiore e Cane Minore. Secondo altre versioni Zeus pose in cielo il solo Lelapo, per evitare l'inseguimento eterno.

venerdì 15 novembre 2019

Un cielo pieno di stelle

Rilasciata come terzo singolo dell'album Ghost stories del 2014, A sky full of stars è un'emozionante canzone dei Coldplay forse un po' banale, vista l'ovvia associazione, ma ovviamente a noi interessa per altro: le costellazioni!
Unire i puntini nel cielo
L'artwork del singolo, così come quello di Ghost stories, è realizzato dall'artista ceca Mila Fürstová, che per il cd realizza una serie di accurate illustrazioni in cui oggetti vari si incastrano uno sull'altro all'interno del bordo di una figura più grande come le ali di un angelo o una colomba. Per A sky full of stars, invece, la forma principale è quella della sfera, ma in questo caso le figure non riempiono la forma, ma, come in molti cataloghi celesti, come ad esempio l'Hevelius, queste immagini si sovrappongono sopra le stelle sullo sfondo, suggerendo così la forma dietro le costellazioni presenti nel cielo.
Le costellazioni, infatti, altro non sono che delle stelle prospetticamente vicine che, unite, costruiscono la forma stilizzata di un qualche personaggio dei miti. Gli antichi, infatti, greci ma non solo, guardando il cielo ricordavano le storie che vi erano rappresentate. Spesso, infatti, le costellazioni vicine erano legate una all'altra da un qualche racconto a base di eroi, dame in pericolo e divinità più o meno vendicative o dispettose, come ad esempio la leggenda di Perseo che, sul dorso di Pegaso, va a salvare Andromeda, o quella di Orione contro il Toro, ostacolo per il raggiungimento delle Pleiadi. In effetti, se potessimo vedere le costellazioni in tre dimensioni, ci accorgeremmo che molte di queste stelle sono decisamente molto distanti l'una dall'altra:

mercoledì 3 aprile 2019

L'Orsa Maggiore e le stelle di van Gogh

La Notte stellata sul Rodano, quadro notturno di Vincent van Gogh, vede protagonista del cielo la costellazione dell'Orsa Maggiore che, come scrivo su Edu INAF, è rappresentata con grande precisione dal pittore olandese. Per cui, come già fatto con l'Ofiuco, anche in questo caso spendo qualche riga per la leggenda occidentale dietro questa costellazione:
Senza mai riposo
La costellazione dell'Orsa Maggiore è presente in diverse culture, anche molto distanti tra loro, il che fa supporre a molti antropologi che l'origine di tale costellazione vada fatta risalire a tempi dell'ordine dei 30000 anni fa, quando in Europa era diffuso il culto dell'orso(1).
Il mito classico occidentale racconta di come Era, dopo l'ennesimo tradimento di Zeus, trasformò la ninfa Callisto in un'orsa poco prima che questa partorisse il figlio del dio, Arcas. Zeus e Artemide, però, decisero di porre i due in cielo, dando così origine alle costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore. Era ancora una volta ci mise lo zampino e chiese a Teti di scagliare una maledizione contro le due costellazioni, che furono costrette a muoversi continuamente nel cielo senza poter scendere mai a riposarsi sotto l'orizzonte. In questo modo gli antichi spiegavano il perché queste costellazioni erano circumpolari.

venerdì 19 ottobre 2018

Flying at the speed of light

cc @astrilari @Pillsofscience @lpitaly
Come scrivevo settimana scorsa, è stato difficile riprendere ad ascoltare i Linkin Park. Dopo aver ripreso, però, più o meno con lo stesso spirito con cui ho affrontato quattro delle più note canzoni degli Who, vorrei proporre un percorso non molto differente anche con i Linkin Park. Mentre nel caso degli Who il filo rosso era CSI, nel caso dei Linkin non ci sarà alcun legame particolare. Quest'oggi inizio con Waiting for the end, di cui ho utilizzato un verso per il titolo del post: