Stomachion

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sabato 17 aprile 2021

La misteriosa donna fantasma

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Come ho spesso scritto, Minetaro Mochizuki è uno dei miei mangaka preferiti sin dai tempi di Dragon Head. E Phantom Stalker Woman, uscita in volume unico nella serie Umami della Star Comics fa parte proprio del periodo stilistico da ascriversi a Dragon Head, sia per tratto e composizione della pagina, sia per tematiche.
La storia, infatti, è a metà tra un thriller psicologico e un horror: uno studente universitario, infatti, si ritrova tormentato da una donna all'inizio ossessionata dal suo vicino di casa. Il problema è che il minimo di gentilezza mostratagli, spinge la donna a spostare la sua ossessione su Hiroshi, il protagonista del volume. Date queste premesse, la storia di Mochizuki si sviluppa con una tensione e un'inquietudine crescenti e una sempre maggiore pericolosità da parte dell'ignota stalker, una donna alta e secca, con indosso un impermeabile e un baio di borse piene sempre dietro. Rispetto a lavori successivi, come ad esempio Chiisakobe, non solo il tratto è più sporco grazie a un'inchiostrazione più carica, ma anche la pagina risulta più ingombra di vignette, cosa che comunque risulta altrettanto efficace rispetto allo stile più chiaro ed essenziale di Chiisakobe o di Tokyo Kaido proprio grazie alla tematica ansiogena di Phantom Stalker Woman.
E' indubbiamente un manga interessante da recuperare, originariamente pubblicato nel 1993, sia per tutti gli amanti di Mochizuki, ma anche per gli appassionati del genere thriller horror, in cui la parte soprannaturale non è mai completamente spiegata e il lettore ha sempre il dubbio che magari, da qualche parte, ci sia una spiegazione razionale.
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domenica 28 febbraio 2021

Chiisakobe: Il mondo dell'edilizia

Minetaro Mochizuki è, sin dai tempi di Dragon Head, uno dei miei mangaka preferiti. L'autore, tra l'altro, dimostra di essere in grado di raccontare con altrettanta efficacia storie di genere differente, tutte con una più o meno preponderante cifra stilistica surreale. Dopo Tokyo Kaido e L'isola dei cani, ecco che arriva il turno di leggere e quindi in questa sede di raccontare Chiisakobe, opera in 4 tankobon tratta dall'omonimo romanzo di Shugoro Yamamoto ed edita in Italia dalla J-Pop.

sabato 7 dicembre 2019

L'isola dei cani

Uscito nel 2018, L'isola dei cani è il secondo lungometraggio in stop motion per Wes Anderson dopo Fantastic Mr. Fox del 2009. La storia è presto detta: nel 2038 un'epidemia colpisce la popolazione canina del Giappone. I cani, per evitare che la malattia passi all'uomo, vengono allontanati dai loro piccoli padroni per essere esiliati sulla così detta "isola dei cani". Per non dare adito a favoritismi, Kobayashi, sindaco di Megasaki, invia come primo cane sull'isola Spots, amico e guardia del corpo del nipote Atari, orfano dei genitori. Il bambino, però, dopo sei mesi, ruba un aeroplano per raggiungere l'isola dei cani e riportare a casa il suo amato Spots.
Inizia una lunga peregrinazione all'interno di questo ben strano ecosistema sociale che i cani hanno creato. In questo caso Anderson è attento alla caratterizzazione dei due mondi: mentre Atari e tutti gli altri esseri umani parlano il giapponese, i cani discutono tra loro in canino, reso nella nostra edizione in italiano e, ovviamente, in altre lingue nelle altre edizioni.
Ovviamente quella narrata da Anderson è una storia di amicizia, di sfida alle regole, di ricerca di una via alternativa per risolvere i problemi, di lotta contro la corruzione, di sopravvivenza, di comunità e non potrebbe essere diversamente, raccontata con il solito tocco di ironia tipico del regista. Non mi dilungo di più su un film di un anno fa, ma ne scrivo essenzialmente perché giusto qualche mese fa è arrivato in Italia il manga che ne porta su carta la vicenda. L'autore è Minetaro Mochizuki, uno dei miei mangaka preferiti, che però alla resa dei conti con questo volume risulta deludente per molti aspetti. Da un lato l'eccessiva semplificazione della storia, ridotta a una settantina di pagine, dall'altro il seguire una storia di altri di fatto impedisce a Mochizuki di adottare temi e stile a lui più consoni.
Altro aspetto un po' traballante sono i testi, che non sempre riescono a catturare l'essenza dei dialoghi di Anderson, mentre il ritmo narrativo risulta eccessivamente sostenuto. Infine si perde un po' l'importanza dei cuccioli in generale per la crescita dei bambini, se non attraverso il solo Atari, mentre il finale del film viene completamente ignorato. Certo c'è da dire che rispetto alla pellicola il messaggio di accoglienza nella storia di Mochizuki risulta decisamente esplicito, grazie a una delle ultime battute del manga:
Credo che sforzarsi di comprendere il prossimo sia la via giusta per diventare persone migliori.
E questo è un merito non indifferente.