Oltre ai problemi di pubblicazione, la gestazione del post è stata sicuramente la più complessa di tutta la serie dedicata ad "Astro Boy". Il post che segue ha subito almeno un paio di riscritture a partire da un testo di base iniziale, che vi posso assicurare alla fine è risultato completamente stravolto. La versione alla fine pubblicata non mi ha comunque soddisfatto appieno, ma se avessi continuato a limare, probabilmente non avrebbe visto mai la luce e non avevo altre appendici da proporre sulle storie precedenti. Per cui... Buona lettura!
Come ricorda il critico nipponico
Gorot Yamada nella postfazione a
Pluto #6 di
Naoki Urasawa
Il più grande robot del mondo fu l'apice della popolarità della saga.
La sua serializzazione iniziò sulle pagine di
Shonen nel giugno del 1964 per concludersi nel gennaio del 1965 e a differenza di
Black Looks e de
L'armata di Hot Dog, mostra sin da subito la vera identità del nemico e le sue motivazioni. Infatti mentre in
Black Looks l'avversario di Atom si nasconde dietro delle maschere, in
Hot Dog Tezuka giocherà con il lettore, permettendogli di intuire l'identità dell'avversario che fisicamente attaccherà l'eroe e svelando invece le motivazioni del mandante solo dopo alcune decine di pagine. Ne
Il più grande robot del mondo, invece,
Pluto ci viene mostrato nella vignetta d'apertura in tutto il suo splendore mentre il suo padrone, il sultano
Chochi Chochi Ababa gli assegna la sua missione: distruggere i sette robot più forti del mondo, per potersi lui arrogare il diritto di re del mondo, in quanto suo padrone.
La storia è abbastanza lineare nello sviluppo: con un crescendo della drammaticità e della violenza robotica, Pluto affronta uno a uno i suoi 7 avversari, iniziando da
Mont Blanc, il robot svizzero, guida montana. A parte Mont Blanc e
Atom, titolare della serie, gli avversari di Pluto sono quasi tutti descritti come combattenti, più o meno tagliati su una stessa matrice, che sembra quella su cui sono in particolare basati
North 2,
Hercules e
Brando. Una leggera variazione c'è, invece, con
Gesicht, robot investigatore tedesco, che però Tezuka non descrive per le sue doti investigative ma per quelle da combattente. E' il primo che mette in reale difficoltà fisica Pluto in una scena epica dal sapore
western (che evidentemente ha influenzato il cinefilo
mangaka), tutta giocata sotto la pioggia, a sottolineare la drammaticità dello scontro.
Questa caratterizzazione abbastanza lineare se non in certi casi piatta suggerisce, in realtà, l'idea di una rappresentazione della guerra. Non a caso ciascun robot sfidato da Pluto proviene da una nazione differente. Lo stesso finale, con Atom che si chiede se mai questa violenza avrà fine, sembra un riferimento forte a questa prima chiave di
lettura antibellica della storia di Tezuka.