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lunedì 8 aprile 2019

Topolino #3306: Tra un bagordo e l'altro

L'intenso fine settimana di lavoro a Play, festival del gioco a Modena allo stand dell'Istituto Nazionale di Astrofisica dove, tra le varie attività, era presente anche la versione Edu di Kerbal Space Program, ha inevitabilmente influenzato la scrittura e la pubblicazione degli articoli e con essi anche la consueta recensione del numero settimanale di Topolino. Dopo aver festeggiato i 70 anni della versione tascabile del magazine disneyano con un lungo articolo Al Caffé del Cappellaio Matto, recupero la recensione del numero, in attesa, tra un paio di giorni, dell'uscita del #3307, che, lo scrivo sin da subito, propone una fantastica copertina a rischio censura.
Ritorno alle origini

La copertina del #3307, in effetti, è dedicata alla seconda puntata della saga Klondike scritta da Giulio D'Antona e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio. Con tutto il rispetto per le storie della serie Paperopoli Film Festival, questo Klondike è indubbiamente il primo e più complesso progetto di D'Antona e questo primo episodio sembra indubbiamente ben al di sopra della sua usuale produzione. Lo sceneggiatore riporta paperone nel Klondike, la terra che ha visto l'inizio della sua immensa fortuna, insieme con i nipoti Paperino e Paperoga, per l'ennesimo confronto con Rockerduck, in questo caso per ottenere la concessione completa dello sfruttamento minerario di tutto il Klondike. Fondamentalmente è una tipica storia disneyana, un po' barksiana, anche grazie al finale in cui un piccolo dettaglio consente a Paperone di trionfare, un po' tipicamente italiana visto il rapporto apparentemente non così idilliaco con i nipoti. La storia, dunque, presenta una serie di classici cliché che però D'Antona sembra pronto a rompere: a titolo di esempio è proprio il rapporto conflittuale tra Paperino e i cani da slitta che Paperone gli affida che, nel momento della missione e del pericolo si trasforma completamente.
Questa rottura del cliché è supportata anche da Pastrovicchio, che a differenza della media dei disegnatori, elimina i classici abiti per i personaggi disneyani per mettere loro addosso maglioni e cappotti imbottiti adatti per il rigido clima del Klondike.
In sintesi un ottimo inizio con un colpo di scena finale che chiude la puntata ma che non è così sorprendere considerando un paio di battute sparse nel corso della storia che al lettore di genere mistery potrebbero non essere sfuggite.

Convivere sotto lo stesso tetto

In qualche modo La convivenza inconveniente di Federico Rossi Edrighi si inserisce nella tradizione delle storie urbane brillanti degli sceneggiatori Abramo e Giampaolo Barosso: ricca di gag, la storia propone una convivenza difficile tra Topolino e Pippo, amici nella vita nonostante caratteri piuttosto differenti, ma soprattutto con abitudini e stili di vita molto diversi tra loro. In particolare quello strano, alla fine, risulta proprio Topolino: ha una bella casa, delle abitudini sane (forse anche troppo), ma un solo difetto, non sembra avere un lavoro regolare che gli permetta di avere questo tenore di vita.
Nell'attesa di avere finalmente qualcuno che possa spiegare tutto ciò, anche semplicemente affermando l'ovvio, ovvero che è un collaboratore della polizia regolarmente pagato per questo lavoro, proprio come avviene per i vari collaboratori dei serial polizieschi, non possiamo fare altro che goderci i paciosi disegni di Luca Usai e passare alla storia successiva.

Storielle d'asporto
Per questo numero speciale ho deciso di dare una nuova occasione alle storie brevi, tra cui è presente anche Silvia Ziche con una storia tutto sommato deludente, soprattutto in relazione con quanto ascoltato nella conferenza dedicata alle novità editoriali di Topolino. Tra le brevi, ad ogni modo, spicca Corsi e ricorsi di Giorgio Fontana per i disegni di Emilio Urbano. Il bravo scrittore italiano mette Paperoga a confronto con un iperrazionalista in una gag story di cui non devo anticipare il finale, che ogni conoscitore del personaggio può immaginare. L'unico difetto della storia è che, in fondo, non aggiunge nulla di nuovo al personaggio, ma per una breve non è, alla fine, un gran difetto visto che il suo obiettivo principale, divertire il lettore, lo raggiunge sicuramente.
Sarebbe il caso di darci un taglio
Con Il cimelio del fondatore Carlo Panaro mostra, ancora una volta, l'anacronismo dell'approccio classico ai personaggi disneyani e in particolare a Paperone: è abbastanza incredibile come nel terzo millennio Paperone paghi Paperino quanto (se non addirittura meno di) un raccoglitore extracomunitario e clandestino dell'Italia meridionale. Forse sarebbe il caso di ricordare agli sceneggiatori che Paperino, in qualche modo, deve pur sopravvivere e con un dollaro a giornata è piuttosto complicato. Inoltre la storia sarebbe stata più interessante senza Paperinik, visto che avrebbe costretto lo sceneggiatore ad adottare tecniche e strutture narrative più sottili e dunque più interessanti.
Buoni, ad ogni modo, i disegni di Giampaolo Soldati, in particolare dello scienziato pazzo introdotto da Panaro come avversario di Paperinik, che però in alcune vignette sembra più sovrappeso del suo alter ego Paperino!

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