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giovedì 4 aprile 2019

Cartoomics 2019: Nomen Omen

Marco B. Bucci e Jacopo Camagni sono due simpaticissimi fumettisti italiani che, grazie a Panini Comics, stanno realizzando un progetto abbastanza complesso, quasi alla francese: una serie di sei volumi. L'unica differenza rispetto a un tipico fumetto francese è la foliazione, abbondantemente più ampia rispetto alle 48 o alle 64 pagine del mercato franco-belga. Se a questo aggiungiamo che anche la tematica è abbastanza inconsueta per il mercato italiano, abbiamo un mix interessante.
Di tutto questo e di altro ancora i due autori hanno discusso in una interessante chiacchierata con Amedeo Scalese con il sottoscritto dietro la macchina da presa. Il tutto potete leggerlo e vederlo su LSB, mentre qui sotto vi metto il disegno di Becky che Camagni ha realizzato sulla copia stampa di Amedeo:

Ovviamente ho anche io acquistato, anche se con un po' di ritardo, i primi due volumi di Nomen Omen e avendo letto il primo volume, colgo l'occasione della segnalazione per scriverci su alcune considerazioni:
I colori della magia
L'ispirazione principale per Nomen Omen è inevitabilmente Neil Gaiman, maestro dell'urban fantasy, genere dentro il quale si classifica l'opera di Bucci e Camagni: la protagonista, una ventenne di nome Becky, scopre nel modo peggiore possibile di essere una strega. Nelle prime pagine del primo volume le viene strappato il cuore da quello che potremmo chiamare il re delle favole. Infatti a causa di una morte che i suoi poteri stanno rimandando, Becky viene catapultata in un mondo di magie colorate secondo l'iride e rappresentate ognuna da un personaggio leggendario, proveniente appunto dai miti celtici o dal mondo della letteratura.
Non c'è solo Gaiman in Nomen Omen, però: in particolare la parte finale della storia, ma in qualche modo la stessa caratterizzazione di Becky, fanno pensare al Bonerest di Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli, altra proposta italiana di impianto molto internazionale che evidentemente era troppo in anticipo sui tempi per raccogliere in maniera altrettanto efficace a Nome Omen un buon pubblico di lettori. Le due opere, tra l'altro, hanno molti punti in comune: uno stile di scrittura moderno, in grado di alternare con efficacia le scene più lente, ricche di informazioni ma mai pesanti grazie ai dialoghi brillanti e molto teatrali, a quelle più propriamente d'azione; la costruzione della pagina da parte dei due disegnatori, molto "americana" per dinamismo e struttura della griglia. Le differenze principali, però, sono proprio nello stile dei due disegnatori: se da un lato Camuncoli era molto più centrato sul contrasto chiaro-scuro e su uno stile quasi cartoonesco, Camagni può essere molto semplicemente accostato a Gabriel Rodríguez, disegnatore di Lock & Key, altro fumetto di successo che in qualche modo cattura tematiche non molto differenti. Come Rodriguez, Camagni propone un tratto rotondo e fortemente influenzato dal manga realistico anni Ottanta e Novanta del XX secolo, che si è imposto come standard del fumetto nipponico.
Il tutto contribuisce alla realizzazione di un prodotto divertente, appassionante e stimolante, che sono gli ingredienti essenziali per realizzare un'opera piacevole e in grado di fidelizzare i lettori.
Ovviamente la speranza è di poter scrivere in tempi non troppo lunghi (prima dell'uscita del terzo volume: ce la dovrei fare!) del secondo volume e dei materiali collaterali che Bucci e Camagni hanno messo a disposizione liberamente per i lettori della serie.

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