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sabato 29 giugno 2019

L'uomo che cammina e altre storie

Delle due raccolte da edicola che sto portando avanti in questo periodo, ho pensato di provare a ritagliare uno spazio per la serie di volumi dedicati a Jiro Taniguchi (l'altra serie è asterix, giusto per la cronaca). La speranza è quella di riuscire a essere abbastanza regolare, considerando che la serialità delle uscite è settimanale, che alcuni volumi sono in più parti e che sono, come ovvio, in ritardo con le letture. Anche per questo ho pensato bene di iniziare dopo un paio di mesi dall'uscita dei volumi.
Il mio primo contatto con Taniguchi è stato sempre in edicola, grazie ai Classici del fumetto di Repubblica, dove veniva proposta una selezione di storie da Gourmet in cui il protagonista, durante il suo peregrinare per lavoro in Giappone, assaggia vari piatti tipici nipponici.
Andiamo, però, con ordine e concentriamoci sui primi due volumi della raccolta:
Vivere con calma
I primi due volumi della raccolta, L'uomo che cammina e Allevare un cane, sono un evidente inno alla slow life, oltre ad avere un forte legame narrativo. In entrambi i volumi i protagonisti sono una coppia sposata con un cane, tanto che si potrebbe facilmente ritenere le due opere parte integrante di un unico percorso narrativo. In effetti, però, le due coppie sono graficamente distinte, sebbene caratterizzate in maniera molto simile, anche se ulteriori considerazioni le farò con Al tempo di papà.
In particolare ne L'uomo che cammina il protagonista è il marito con le sue peregrinazioni per la città: spesso il buon uomo si perde alla ricerca degli angoli più tranquilli e più vicini al contatto con la natura, un modo per allentare la pressione dello stress dovuto al lavoro e alla costrizione della vicinanza con le altre persone. E per contro proprio questo modo più rilassato di affrontare la vita gli permette non solo di scoprire nuovi angoli di natura in piena città, ma anche nuovi punti di vista o di avvicinarsi alle persone in modi nuovi e inusitati, come con l'uomo con il quale intraprende una silenziosa camminata in compagnia o la donna con la quale condivide un piccolo angolo di giardino sotto un albero a contemplare il cielo.
Interessante, in alcuni racconti, la caratterizzazione della moglie, che pur non condividendo tutte le peregrinazioni cittadine del marito, ne condivide invece l'atteggiamento rilassato nei confronti della vita. Il tutto viene condito con una narrazione dilatata, fatta soprattutto di silenzi e di pagine ricche di illustrazioni realistiche su scorci di giardini e su quegli angoli della città che riescono ancora a convivere con la natura senza affogarla.
Qualcosa del genere avviene anche con Allevare un cane, dove la coppia protagonista è questa volta alle prese con il cane di famiglia, Tam. Non solo il nome, ma anche la razza e la stazza sono differenti rispetto al cane de L'uomo che cammina, oltre che la rappresentazione grafica dei due personaggi. Certo, nel corso dei racconti che compongono Allevare un cane il marito si trasforma leggermente fino a diventare sempre più simile a L'uomo che cammina, il che aiuta indubbiamente a confondere i due personaggi uno nell'altro. Inoltre anche la pazienza e l'approccio alla vita restano nel complesso molto simili. Taniguchi, poi, ci tiene a mostrare la rete di rapporti creati dalla coppia con persone di buon cuore e sincere. Il tutto viene enfatizzato non solo con la narrazione della storia di Tam, in pratica i suoi ultimi mesi di vita (storia ispirata dall'analoga fine del cane di Taniguchi), ma anche con i racconti successivi legati al rapporto della coppia prima con una gatta, Boro, che a loro insaputa risulta incinta, quindi con la nipote della moglie, che permette loro di sperimentare anche l'aspetto genitoriale che a loro manca, non si sa bene se per scelta o per qualche altro motivo.
In questo caso la forza dei personaggi di Taniguchi emerge dal rapporto con il mondo esterno e con le persone che vivono intorno a loro. Il mangaka usa un tratto quanto più realistico possibile, non solo per gli ambienti, ma anche per esseri umani e animali. Si concede alcune licenze poetiche nelle espressioni di questi ultimi per enfatizzare meglio aspetti del loro carattere e del loro rapporto con gli esseri umani. In alcune immagini, infatti, i cani sembrano quasi avere delle espressioni umane, probabilmente in virtù di un rapporto più stretto con gli uomini, mentre la gatta Boro sembra avere appena un paio di espressioni: diffidenza e distacco. In questo senso è interessante osservare come i suoi cuccioli sembrano, invece, essere più vicini agli uomini rispetto alla madre, anche se non tanto quanto i cani.
In alta montagna e altri racconti
I due volumi, però, sono arricchiti anche da altri racconti, più o meno lunghi. Degni di nota sono i tre con cui si conclude Allevare un cane.
Terra promessa è il racconto di un uomo che affronta la scalata dell'Himalaya, in particolare della cima dell'Annapurna, che raggiunge quota 8078 metri. Il protagonista affronta la cima a una decina di anni di distanza da quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima spedizione, come aveva promesso alla sua futura sposa. Quella spedizione fu in qualche modo sfortunata, non coronata dal successo finale e con la perdita di uno dei componenti, un amico del protagonista. Quella stessa spedizione, però, ha anche un valore mistico grazie alla visione del leopardo bianco che rappresenta lo spirito della montagna stessa. La scena dell'incontro tra l'uomo prossimo al congelamento e il leopardo che lo osserva un po' per proteggerlo un po' per spronarlo è in un certo senso il modo che Taniguchi ha trovato per visualizzare il rapporto stretto tra il protagonista e la montagna, quello stesso rapporto che lo porterà a tornare di nuovo sulla cima dell'Annapurna dopo una decina di anni, con il beneplacito della moglie.
La spada nell'ombra, la Luna nel mattino è una sorta di western dai toni noir con un samurai come protagonista giunto sulla frontiera statunitense per scoprire il fato del fratello che non dava più notizie da diverso tempo.
Un pedigree centenario torna al rapporto uomo-cane visto, questa volta, con gli occhi di una bambina. Inoltre è anche un modo non banale per osservare il Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ultima menzione per Notte di Luna, ne L'uomo che cammina, un piccolo paradosso temporale iniziato e concluso dal classico gatto nero!

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