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domenica 11 gennaio 2015

The imitation game: quando il cinema manca di coraggio

In un post su Google+, +Marco Cameriero cita il riassunto che una spettatrice fa all'uscita dal cinema al marito tornato a prenderla:
Parla di uno scienziato pazzo che costruisce una macchina per tradurre i messaggi dei tedeschi, poi la usa quando dice lui perché si crede Dio. Però alla fine forse lo era visto che hanno vinto la guerra. Poi si scopre che era frocio così gli hanno fatto prendere gli ormoni e lui allora s'è ucciso con una mela avvelenata come Biancaneve
Si sta riferendo a The imitation game, il film che racconta di come Alan Turing vinse la seconda guerra mondiale.
Il gioco dell'imitazione
Il titolo del film pone enfasi su un gioco, noto anche come test di Turing, sviluppato dal matematico in un paio di articoli come test per determinare se una intelligenza artificiale è in grado di diventare indistinguibile da una umana:
[Il gioco] viene giocato da tre persone, un uomo (A), una donna (B) e l'interrogante (C), che può essere dell'uno o dell'altro sesso. L'interrogante viene chiuso in una stanza, separato dagli altri due. Scopo del gioco per l'interrogante è quello di determinare quale delle altre due persone sia l'uomo e quale la donna. Egli le conosce con le etichette X e Y, e alla fine del gioco darà la soluzione "X è A e Y è B" oppure "X è B e Y è A". L'interrogante può far domande di questo tipo ad A e B: "Vuol dirmi X, per favore, la lunghezza dei propri capelli?" Ora suopponiamo che X sia in effetti A, quindi A deve rispondere. Scopo di A nel gioco è quello di ingannare C e far sì che fornisca un'identificazione errata. La sua risposta potrebbe perciò essere: "I miei capelli sono tagliati à la garçonne, e i più lunghi sono di circa 25 centimetri". Le risposte, in modo che il tono di voce non possa aiutare l'interrogante, dovrebbero essere scritte, o meglio ancora, battute a macchina. La soluzione migliore sarebbe quella di avere una telescrivente che mettesse in comunicazione le due stanze. Oppure le domande e le risposte potrebbero essere ripetute da un intermediario. Scopo del gioco, per il terzo giocatore (B), è quello di aiutare l'interrogante. La migliore strategia per lei è probabilmente quella di dare risposte veritiere. Essa peò anche aggiungere alle sue risposte frasi come "Sono io la donna, non dargli ascolto!", ma ciò non approderà a nulla dato che anche l'uomo può fare affermazioni analoghe. Poniamo ora la domanda: "Che cosa accadrà se una macchina prenderà il posto di A nel gioco?" L'interrogante darà una risposta errata altrettanto spesso di quando il gioco viene giocato tra un uomo e una donna? Queste domande sostituiscono quella originale: "Le macchine possono pensare?"(1, 2)
Nel momento in cui Turing lo cita, all'interno del dialogo immaginario con l'altrettanto immaginario detective Nock sembra, in un certo senso, una difesa della sua diversità e con essa del diritto a sentirsi diversi di ciascun essere umano. Questa conclusione, però, non è esplicita e deve essere lo spettatore, per conto suo, a doverla estrarre dal contesto. La scena, infatti, si svolge nella sala interrogatori della polizia in una indagine che non parte esplicitamente per la sua omosessualità ma per una accusa di spionaggio che, tra l'altro, nella realtà non c'è mai stata, come ricorda Alex von Tunzelmann sul Guardian. Diverso, invece, sarebbe stato il peso della difesa di Turing in un'aula di tribunale mentre il matematico ribadisce, con distacco, la sua normalità di fronte a una giustizia ingiusta, proprio come, per esempio, hanno fatto Francesca Riccioni e Tuono Pettinato in Enigma, romanzo a fumetti che nel complesso ha il pregio di essere riuscito a trovare delle immagini emozionali più efficaci di The imitation game.
Il regista, Morten Tyldum, nel complesso ha portato a casa un semplice compitino, dirigendo un film per certi versi incompiuto, che non sa decidersi se essere una storia di guerra, una storia di spionaggio o un film romantico, risultando alla fine un mix, per altro non troppo ben fatto, di tutti e tre i generi. Il film nel complesso si regge sulla bravura degli attori, il protagonista in particolare, ma nulla più: dal punto di vista estetico, mentre la fotografia suggerisce le atmosfere di una spy story o di un giallo, sono completamente assenti guizzi registici che avrebbero potuto rendere il film interessante anche per un pubblico non interessato alla storia romantica. La scena della costruzione di Cristopher (per altro la sua macchina non aveva questo nome!) è lineare e, personalmente, poco emozionale: mi sono, infatti, chiesto come sarebbe stata resa da, per esempio, Ron Howard, o ancora meglio come la mente matematica di Turing sarebbe stata rappresentata da Ridley Scott e dal suo team di lavoro di Numb3rs.
Altro punto particolarmente delicato nella descrizione di Turing è la sua passione per la corsa e la cura del suo corpo: in particolare con la corsa Turing si concentrava, isolandosi dagli stimoli esterni, mentre nel film la corsa sembra essere utilizzata come un mezzo per scaricare le proprie colpe, come emerge dalla scena in cui Benedict Cumberbatch cade in ginocchio di fronte al sole al tramonto alla fine del suo allenamento. Cumberbatch è sicuramente un bravissimo attore, ma, seguendo la sceneggiatura, drammatizza eccessivamente una figura in cui i nodi drammatici sono probabilmente concentrati nell'inizio e nella conclusione della sua vita. In questo punto il film decide di non mostrare il suicidio di Turing, menzionato con delle didascalie nella scena finale.
Sia questa mancanza, sia l'assenza di una rappresentazione più coerente della diversità, anche sessuale, di Alan Turing, lasciata al massimo alla voce di Joan Clarke durante un litigio quasi sicuramente inesistente, mostra infine uno scarso coraggio da parte degli sceneggiatori, che evidentemente temevano di realizzare, alla fine, uno spot a favore della diversità.
E' parzialmente confortante osservare come queste critiche non siano troppo distanti da quelle di Andrew Hodges, biografo di Turing, sul cui lavoro si dovrebbe basare il film.
Spia e lascia spiare
Sempre riferendomi all'articolo di von Tunzelmann, altra licenza storica degli sceneggiatori è l'introduzione, all'interno del gruppo di lavoro di Turing, di John Cairncross, spia sovietica che non solo non lavorò con il matematico britannico, ma non ebbe nemmeno modo di conoscerlo:
La rigida separazione delle differenti unità rendeva il contatto con gli altri membri dello staff quasi impossibile, così non ho mai conosciuto nessuno a parte dei miei colleghi diretti.
Il ruolo di Cairncross in questo contesto è dunque evidente: insegnare a Turing la colpa di essere omosessuale, qualcosa che, come scritto poco sopra, Alan riteneva assolutamente normale. Non pensava di fare nulla di male, come affermò durante il processo.
Cairncross, però, assume anche un altro ruolo, ovvero quello di gettare Turing nel mondo delle spie in una sottotrama non ben sviluppata proprio perché completamente fittizia: le indagini di Nork su Turing, infatti, nascono dal sospetto del primo che il secondo fosse una spia sovietica. E questo sospetto rende ancora più ridicola l'affermazione di Nork durante l'interrogatorio:
Io voglio aiutarla
E qui c'è un sottilissimo errore della sceneggiatura: Turing sembra cogliere l'ironia dell'affermazione! Peccato che in precedenza nel film, quando viene mostrato l'inizio dei suoi lavori a Bletchley Park, ne fosse decisamente sprovvisto, tanto che gli risultava difficile raccontare una semplice barzelletta.
Ad aggravare la situazione in questo contesto spionistico è la caratterizzazione di Alastair Denniston, descritto come il grande nemico di Turing, quando invece il vero nemico in quel momento storico era Adolf Hitler, che viene trasformato in una figura storica marginale e non come una sorta di strega cattiva, per prendere in prestito l'efficace immagine utilizzata dai già citati Riccioni e Pettinato.
Macchine computazionali
I momenti topici per degli uomini che vinsero la guerra chiusi dentro dei capannoni sono quelli connessi con la progettazione e la costruzione della macchina computazionale, chiamata the Bombe e poi Victory e non certo Cristopher, licenza poetica cinematografica molto romantica ma per nulla aderente con la realtà. Del rapporto di Turing con le macchine, i momenti meglio rappresentati sono: la progettazione stessa, fatta di fogli su fogli di schemi e cavi; l'intuizione decisiva per far funzionare la Bomba prima e quindi l'attesa di fronte al suo sferragliare mentre decritta uno dei primi messaggi tedeschi della giornata; la drammatica carezza di un Turing distrutto dalla castrazione chimica alla macchina che avrebbe costruito in casa sua, durante un periodo della sua vita in cui, per inciso, aveva abbandonato gli studi sulle macchine. E', infatti, del 1952 l'articolo sulla morfogenesi (pdf), cui Turing si interessò ben prima del furto e delle accuse mossegli, considerando che l'arresto del matematico avvenne proprio nel 1952.
Bisogna fare attenzione, però, i momenti topici di cui sopra, per quanto efficaci, sono tutti delle semplificazioni all'interno di un film che scorre certo con un buon ritmo, ma non riesce a catturare la fatica e l'impegno intellettuale intorno al compito affidato ai crittografi, un lavoro che è, in ultima analisi, anche di gruppo.
Joan Clarke
In questo gruppo di accademici in guerra, l'altra grande figura presente in The imitation game è proprio la crittografa di Bletchley Park(3, 4) (o quantomeno una delle crittografe), per cui può essere interessante approfondire una figura che, nella migliore delle ipotesi, ha sempre vissuto all'ombra di Turing stesso. Nel caso specifico Kerry Howard, biografa della Clarke, concede agli autori un punto a favore del loro lavoro, innanzitutto riguardo la relazione tra Turing e Clarke:
Keira Knightley è un po' più sociale nel film rispetto a Joan. Joan era più riservata, ma aveva comunque un carattere caldo.
Ho molto apprezzato il film: ha creato una descrizione accattivante della relazione tra Alan e Joan. I cineasti hanno creato molte ragioni per cui essi si avvicinano e perché un matrimonio era possibile.
E poi riguardo la descrizione delle donne in quel contesto fortemente maschile:
Ci sono molte inesattezze storiche, ma il film ha un buon modo per illustrare il ruolo delle poche donne crittografe che eccellevano a Bletchley Park.
Joan Elizabeth Lowther Clarke nacque il 24 giugno del 1917 a West Norwood, Londra. Ebbe, come molte donne dell'epoca, le sue brave difficoltà ad entrare nel mondo accademico, nonostante le sue indubbie capacità, che le permisero di ottenere il Philippa Fawcett Prize nel 1939 e la borsa di studio Helen Gladstone nel biennio 1939-'40.
Il percorso che portò Joan a Bletchley Park passa per il suo supervisore del 1939 durante un corso di matematica avanzata a Cambridge: Gordon Welchman. Reclutato per lavorare come decodificatore presso la struttura governativa, avendo apprezzato le abilità matematiche della sua allieva, la fece assumere presso la Government Code and Cypher School (GCCS) a Bletchley. La ragazza viene descritta come timida, dolce e gentile, mai aggressiva e sempre subordinata ai suoi superiori maschi.
Il GCCS era un gruppo di lavoro che nasceva con l'obiettivo fondamentale di rompere il codice della macchina nazista Enigma, che crittava i messaggi militari tedeschi. Il contesto in cui Joan si trovò a lavorare era, dunque, estremamente segreto e iniziò la sua avventura nel sistema di decrittaggio britannico il 17 giugno del 1940 insieme con poche altre donne (rapporto 1:8 con gli uomini della base) al servizio di Sua Maestà il Re. La paga era bassa, 2 sterline alla settimana, ma Joan riuscì a fare carriera ottenendo anche successivi incrementi di stipendio (pur se questo rimase sensibilmente inferiore rispetto ai colleghi maschi con le stesse competenze e qualità), fino a che non venne inclusa nel gruppo di Alan Turing, costituito da Tony Kendrick e Peter Twinn. In particolare i quattro avevano l'obiettivo di scoprire il codice alla base dell'Enigma Navale, detto Dolphin, molto più complesso, per esempio, dell'Enigma della Luftwaffe.
Innanzitutto, erano state aggiunte due ulteriori rotelle così che c'era una scelta da tre a cinque portando a un totale di 336 possibili ordinamenti. In secondo luogo, per aggiungere sicurezza, venica applicato un secondo differente sistema di indicatori; invece di trasmettere gli indicatori direttamente, essi erano ulteriormente cifrati utilizzando tabelle di bigrammi.
Sciogliere l'Enigma Navale era, tra l'altro, fondamentale sia per permettere il trasferimento delle vettovaglie, sia per lo spostamento di uomini e mezzi: la forte presenza tedesca nelle acque internazionali era dunque una morsa da sciogliere senza indugio. Il problema era, però, dovuto alla gran mole di lavoro necessaria per sciogliere giornalmente il codice, che cambiava ogni giorno. Per risolvere il problema, la prima mossa di Turing fu l'ideazione di un nuovo metodo di decrittaggio, il banburismo, dal nome della località che produceva la carta utilizzata per i calcoli, Banbury
L'obiettivo di questo metodo era identificare le giuste manopola e rodella in modo da ridurre i possibili ordinamenti da 336 a circa 20. C'erano poche Bombe nel 1941 e con così tante differenti combinazioni delle ruote il tempo necessario era troppo. Il metodo di Turing sfruttò l'errore crittografico tedesco di avere differenti posizioni di rotazione per ogni ruota.
Ovviamente Joan divenne molto velocemente una dei pochissimi esperti di bamburismo dell'epoca. Il vero punto di svolta che, però, rese il metodo efficace fu con la cattura, tra il febbraio e il giugno del 1941, di alcuni pescherecci che trasportavano una serie di macchinari di cifratura, con annessi codici: una serie di dati estremamente preziosi per sciogliere il codice Enigma.
In tutto questo i rapporti tra Joan e Alan si fecero via via sempre più stretti:
Facevamo cose insieme, forse andavamo al cinema e cose così, ma certamente, fu una sopresa per me quando mi disse... "Prenderesti in considerazione l'idea di sposarmi?'
Ma sebbene ciò fu una sorpresa, io davvero non ho esitato a dire di si, e allora si inginocchiò di fronte alla mia sedia e mi baciò, anche se non abbiamo avuto molti contatti fisici.
Ora, il giorno dopo, suppongo siamo andati per una piccola passeggiata insieme, dopo pranzo. Mi disse che aveva queste tendenze omosessuali.
Naturalmente, ciò mi preoccupò un po', perché sapevo che era un qualcosa che era quasi certamente permanente, ma abbiamo continuato.
Se è possibile che uno dei motivi per cui Joan proseguì la relazione era per una certa vicinanza intellettuale tra i due, è anche possibile che una delle motivazioni fosse l'evidente difficoltà a trovare marito in quell'epoca così travagliata. Ad ogni modo i due, che mantennero la relazione segreta ai loro colleghi, decisero di chiudere consensualmente la loro relazione verso la fine dell'estate del 1941: motivo principale era l'idea di Turing che la sua omosessualità avrebbe portato il matrimonio al fallimento.
Ciò, per fortuna, non incise sui successi del gruppo guidato da Turing e Clarke, che riuscirono a decrittare una gran mole di informazioni utili nella costruzione delle strategie degli Alleati.
Dopo la guerra, superato il dolore del suicidio di Turing, Joan si affacciò con successo al mondo della numismatica con uno studio sulle monete dell'epoca di Giacomo III e Giacomo IV di Scozia.
(1) David Leavitt. L'uomo che sapeva troppo. Codice edizioni, Torino (2007). Trad. Carolina Sargian
(2) Turing, A.M. (1950). Computing Machinery and Intelligence, Mind, LIX (236) 460. DOI: 10.1093/mind/LIX.236.433 (pdf)
(3) Lynsey Ann Lord, Joan Elisabeth Lowther Clarke Murray su MacTutor
(4) Lee J.A.N. (2001). Biographies [Obituaries: John Weber Carr III & Joan Elisabeth Lowther Clarke Murray], IEEE Annals of the History of Computing, 23 (1) 67-7S. DOI: http://dx.doi.org/10.1109/mahc.2001.4497356

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