Stomachion

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lunedì 31 agosto 2026

Com'era e come non era

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A proposito di una vecchia inchiesta di Report sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari, Luca Di Fino scriveva:
Così a occhio, con la mia esperienza di analisi dati, io non vedo nessun aumento di tumori correlato con l'aumento esponenziale dell'uso dei cellulari.
Quella puntata l'avevo vista e me ne ero anche occupato, provando a fare una raccolta di link sul tema dell'influenza delle onde elettromagnetiche, che però è andato perduto visto che il servizio su cui mi ero appoggiato è ormai chiuso da tempo (e peraltro quella raccolta è una delle poche irrecuperabile con la wayback machine).
Se non posso recuperare quella raccolta, posso però dire che da quella puntata in poi il mio rapporto con Report è decisamente cambiato: da allora non l'ho quasi più seguito e ho anche trovato complicato far passare il perché a chi era rimasto un fan della trasmissione. Non mi mostravano, tanto, obiezioni, quanto proprio una specie di effetto "orecchie da mercante", come se quanto raccontato non venisse nemmeno recepito: e sto parlando anche di persone acculturate!
Chiudo con un passo tratto da un articolo di Marco Viviani citato sempre da Luca in un suo post del 2017 (quando Sigfrido Ranucci era già diventato conduttore della trasmissione):
Credevo, onestamente, fosse un mio pensiero, invece a quanto pare l'abbiamo scoperto tutti, lo pensavamo tutti, o comunque in tanti. Andate a vederli: chilometri di commenti di professionisti di aeronautica, ambiente, alimentazione, ingegneria, che all'unisono denunciano "finché non hanno parlato del tema che conosco bene mi piacevano, poi quella volta che hanno parlato del mio ambito è stato un disastro". Tutti così.

domenica 5 maggio 2019

Topolino #3310: Genratori casuali di oroscopi

La storia d'apertura di Topolino #3310 segna l'esordio della nuova serie Papersera News. Ideata da Corrado Mastantuono, in questo primo episodio mette sotto i suoi occhi indagatori una delle presenze più assurde sui quotidiani di un'era come la nostra che forse dovrebbe essere un po' più scientifica di così: l'oroscopo.
Previsioni per non scegliere
Il Papersera, come al solito, è retto da una conduzione dilettantistica votata al risparmio dal suo proprietario nonché direttore, Paperon de' Paperoni, che pone ai suoi giornalisti di punta, Paperino e Paperoga, sempre nuove sfide per rianimare le vendite, ovviamente con costi bassi se non nulli, come nel caso dell'ingaggio di un oroscoparo. Occiamente i due nipoti non riescono a ingaggiare nessuno disposto a vaticinare gratuitamente, così il buon Paperoga idea un metodo sicuro e divertente: inserire spezzoni di frasi di senso compiuto all'interno di un'urna ed estrarle per comporre un oroscopo il più realistico possibile. La cosa divertente è che, alla fine del 2018, ho scoperto che una curatrice di oroscopi faceva scrivere gli stessi, in alcune occasioni, alla nipote quattordicenne, il che la dice lunga sulla cura con cui questo genere di vaticini viene realizzata.
E d'altra parte l'obiettivo di Mastantuono, evidente in una lettura non superficiale del finale, è proprio quello di puntare il dito contro le aspettative che spesso si pongono sugli oroscopi, che diventano un modo per sollevare se stessi dalla responsabilità delle proprie scelte. In tutto questo ne fanno le spesse Paperino e Paperoga, travolti dalla folla, come ovvio in situazioni dove il controllo sfugge dalle loro mani, ma a parte questo questa prima storia della serie presenta tutti gli elementi comici e irriverenti di quella che molto probabilmente sarà la serie nel suo complesso: una satira sulla società e i suoi difetti.

domenica 24 febbraio 2019

Topolino #3300: Di bastoni e barbabietole

Lo ammetto: non attendevo altro che il #3300 solo per la copertina di Andrea Freccero, che vorrei copertinista unico del Topo per almeno un paio di decenni. La bella copertina è, peralro, realizzata per introdurre Il bastone tubetano, storia esotica disegnata dal suo "allievo" Stefano Zanchi, che più passa il tempo, più diventa indistinguibile dallo stesso Freccero, il che forse non è proprio un punto di merito. Zanchi, però, è bravo quindi ha indubbiamente tutto il tempo per migliorare e magari introdurre elementi di distinzione nel tratto rispetto a quello di Freccero. D'altra parte fossero dello stesso livello gli epigoni di Giorgio Cavazzano forse non ci sarebbe ancora bisogno del maestro sulle pagine di Topolino.
Bando ai sentimentalismi, passiamo però alla storia d'apertura:
Un insolito sport
Con una storia dall'evidente gusto ciminiamo, Vito Stabile spedisce Paperino e Paperone nel Tubet, evidente riferimento al Tibet reale, in un villaggio sconsciuto da cui nessuno può più andare via a meno di non vincere una sfida nello sport locale: il wakayak, che può essere tradotto come football e che si gioca a cavallo di uno yak con un bastone legato a un piede con il quale colpire un pallone per farlo finire contro il gong dell'avversario.
Pur rilevando gli stessi difetti riscontrabili nella maggior parte delle storie di Topolino relativamente alla caratterizzazione abbastanza granitica e stantia dei personaggi disneyani, in particolare dei paperi, la storia di Stabile, ad ogni modo abbastanza fedele allo schema tipico delle avventure scritte da Rodolfo Cimino, risulta comunque una ventata di aria fresca, non solo per i riferimenti a altre saghe, come il flashback di mezza vignetta ambientato nell'universo di Paperino Paperotto, ma anche per un prefinale non scontato, che controbilancia il classico inseguimento tra zio e nipote con il quale si conclude la storia, senza dimenticare l'ottima caratterizzazione di Paperino durante la sfida di wakayak, che in qualche modo ricorda quella di Paperino ne L'odissea nello strazio di Nino Russo e Francesco Guerrini durante la sfida di rollerball.

martedì 12 febbraio 2019

Gomorra

Recupero un altro dei miei articoli usciti poco più di dieci anni fa su "Schock Addizionali": oggi Gomorra.
Distrutta in Genesi 19, insieme alla più famosa Sodoma, Gomorra è una delle città rase al suolo dal dio biblico a causa della corruzione dei suoi abitanti. Il titolo dell'inchiesta giornalistica di Roberto Saviano sulla camorra e sui suoi rapporti con Napoli e la politica italiana e napoletana non poteva quindi essere più opportuno.
Saviano racconta di come la camorra sia in affari con le locali comunità extracomunitarie, come sia implicata negli affari dell'alta moda e dell'alta finanza, come sia collegata con il problema della spazzatura nel capoluogo campano. Strettamente parlando Saviano non dice nulla di nuovo, raccogliendo in molte parti del suo libro atti giudiziari, inchieste giornalistiche, aggiungendo, comunque, testimonianze di prima mano: d'altra parte stiamo parlando di un'inchiesta giornalistica e non di un romanzo, come spesso viene classificato il poderoso libro di Saviano, parlando del quale spesso si dimentica una delle lezioni più importanti dell'anti-mafia, non lasciare che le attività criminali di mafia, camorra, 'ndrangheta in generale vengano dimenticate.

sabato 20 ottobre 2012

Scienziati e navigatori

Mentre Lucca Comics si avvicina, mentre c'è chi un network di blogger scientifici prova a progettarlo, i giornalisti italiani iniziano a interessarsi sempre di più al nostro rutilante mondo e in particolare il n.813 di D propone a pagina 107 il servizio Scienziati e giornalisti di Gina Pavone. Visto che nei pdf che si possono scaricare dal sito della rivista c'è la pubblicità, ho pensato bene di estrarre le pagine e proporvele: buona lettura (basta cliccare su ciascuna delle immagini per avere una versione leggibile)!

martedì 9 ottobre 2012

Comuinicare Fisica 2012: seconda giornata

E dopo i tweet più interessanti della prima giornata, passiamo a quelli della seconda (mentre lo storify è stato prontamente aggiornato!), che è stata accesa da animate discussioni, a quanto pare. La prima raccolta coinvolge l'editore Michele Luzzato, e il mondo accademico italiano potremmo dire ne esce con le ossa rotte:

venerdì 2 settembre 2011

Discussione sull'Higgs

Non è che non ho niente da fare la mattina. Almeno per un altro mesetto e mezzo ho certamente da fare. E poi mi da sempre fastidio uscire con due post (o articoli che dir si voglia) al giorno. Il fatto che, però, in questo periodo sto cercando delle soluzioni tecniche a un dato problema mi da modo di perdere (che poi non è mai tempo perso) un po' più tempo con la lettura delle cose interessanti. Ero andato da Peppe per vedere come procedeva una certa discussione sul suo blog quando leggo, fresco fresco, un articolo su uno degli ultimi e più eclatanti esempi di cattivo giornalismo scientifico, peraltro pubblicato su uno dei magazine giornalistici on-line più seguiti e apprezzati, Giornalettismo. L'articolo, firmato da Lou Del Bello, ha il titolo già di per sé indicativo di La particella di Dio non esiste.
Prima di tutto concentriamoci su alcuni errori di fondo dell'articolo della Del Bello: c'è un unico link, che rimanda al Washington Post, unica fonte dell'articolo, e ne riprende i difetti principali dell'articolo del giornale statunitense: nessun riferimento immediatamente verificabile con un click: non è chiaro se le dichiarazioni di Tonelli sono di prima mano da Robert Evans della Reuters (ancora le famigerate agenzie, e la Reuters anche dal punto di vista scientifico è una delle migliori!), magari prese da una conferenza stampa tenutasi alla conferenza citata nell'articolo, né c'è alcun riferimento al blog di Pauline Gagnon.
A questo ci sono da aggiungere altri gravi difetti. Innanzitutto un livello di approfondimento piuttosto basso (per aggiungere assurdo all'assurdo, Giornalettismo ha pubblicato, come redazione, un articolo sull'Higgs tutto sommato ben fatto, Alla ricerca della particella di Dio - 2, che però è una agenzia della ADNKronos!): mancano riferimenti verificabili a vista, come ad esempio dei grafici, o a gente che di Higgs ha parlato nell'ultimo mese (e tra poco li darò). Manca poi un pre-requisito fondamentale: la competenza da parte di Lou nel gestire la materia, come ha essa stessa affermato nei commenti, e che emerge ancora di più nella gestione dei commenti, dove giustamente i lettori hanno detto tutto e il contrario di tutto e Lou non ha risposto con una sola competente risposta, né dando riferimenti a blog più competenti sulla materia.
Iniziamo, però, a dare qualche riferimento. A fine luglio si è tenuta la conferenza Eps-Hep 2011 (che tra l'altro ha visto la consegna di prestigiosi premi ai fisici italiani) dove sono stati diffusi dei primi dati sull'Higgs. Ho provato a riassumere, usando come fonti dei grafici altri blog stranieri, la situazione proprio qui su DropSea (è per questo che non do ulteriori link riguardo la situazione di fine luglio). Da quella rassegna vi estraggo il grafico di ATLAS:

giovedì 2 giugno 2011

La prima guerra del football

More about La prima guerra del football e altre guerre di poveri In questo momento mi trovo a New York. Questo post è stato programmato in anticipo. Se posso scriverò qualcosa per raccontarvi della gita, altrimenti dovrete attendere il rientro.

Fa caldo. Faceva caldo. All'Hotel Metropol. A tropici. Quelli africani. Quelli del Ghana. Era il 1960 e Ryszard Kapuscinski iniziava la sua avventura come corrispondente dall'estero, seguendo la politica africana, seguendo uno dei primi, grandi leader politici africani, Kwame Nkrumah.
E intorno a lui che si stringe una nazione che vuole uscire dal colonialismo britannico, e intorno a figure come la sua, destinate inevitabilmente a fallire nella strada verso la liberazione completa, che le genti africane si stringono per uscire dal colonialismo europeo. Ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Europa ha le sue colonie in Africa. E questo genera personaggi di grande carisma, che cercano di essere simbolo di una rivolta, di un desiderio di rivalsa e indipendenza, gente come Patrice Lumumba o come Millinga. E attraverso gente come loro che il giornalista polacco descrive un intero continente, attraverso il quale ha viaggiato in lungo e in largo.
E scrive anche con uno stile molto colloquiale, oserei dire un blog ante-litteram, che non rinuncia alla precisione, come nel caso del Sud Africa e dell'apartheid e degli afrikans. Sono una razza particolare, e chiamarla razza è un favore, visto che si considerano più bianchi dei bianchi europei rimasti a casa. Sono intrisi di una dottrina fortemente messianica, ritenendo la loro presenza in Sud Africa come voluta dal loro Dio, in nome del quale sono disposti a fare di tutto, anche combattere contro altri bianchi, come per un certo periodo fecero contro i britannici. Tra afrikaners e inglesi, dunque, la vita degli africani, quelli veri, era dura e la colonizzazione estremamente pesante.
D'altra parte un po' tutti i paesi africani subivano colonizzazioni non da poco. Leggiamo cosa scrive Kapuscinski sull'Algeria:
L'immagine tipica di un paese coloniale è quella in cui si vede una moderna fabbrica di transistor tutta automatizzata, con accanto delle grotte abitate da gente che adopera ancora la zappa di legno. "guardate che splendide strade abbiamo costruito" dicono i colonizzatori. Sì, ma lungo la strada si snodano i villaggi i cui abitanti non sono ancora usciti dal paleolitico.
E sembra di essere in Algeria, mentre è al governo Ben Bella, che poi subirà un colpo di stato. E poi il giornalista, sopravvissuto a entrambi i governi, si sposta in Nigeria, un paese che brucia sin dagli anni Sessanta, un paese che costringerà il polacco a tornare in patria, dove resta fermo per poco, e quindi riparte, questa volta Centro e Sud America. Prima tappa il Salvador e la prima guerra del football, quella che da il titolo alla raccolta, quella scoppiata con l'Honduras a causa della qualificazione persa dalla sua squadra contro quella salvadoregna.
L'esaltazione del sud del mondo, delle passioni e dei conflitti di popoli oppressi dai paesi industrializzati, dalle guerre, anche da se stessi. Un racconto appassionante di tanti piccoli conflitti che, ancora oggi, continuano a non avere termine.

giovedì 31 marzo 2011

Dixit: Il risorgimento delle scienze

Corrado mi ha inviato il comunicato stampa riguardante una nuova trasmissione scientifica che si aggiunge a Cosmo (vedi recensione di ieri). Questa, però, verrà trasmessa da RaiStoria a partire da martedì 5 aprile, con la prima puntata dal titolo Il risorgimento delle scienze alle 21:30, per due ore (in replica al sabato alle 15:00) e per un totale di 60 puntate (e complessive 120 ore). Il programma, ideato da Aldo Bruno,
E' un rotocalco dinamico con diversi segmenti e con un nuovo volto alla conduzione televisiva: Paola Catapano, giornalista della Direzione Comunicazione del CERN di Ginevra.
Dixit Scienza, realizzato in diverse location su territorio nazionale secondo il tema della puntata, è arricchito da collegamenti via IP con i più prestigiosi laboratori scientifici internazionali e dalla collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
E' un viaggio alla scoperta dei personaggi e delle invenzioni che hanno segnato e rinnovato il dibattito scientifico nel nostro paese dal 1861 ad oggi.
Così come l'Unità politica dell'Europa è stata anticipata da grandi organizzazioni scientifiche europee, come il CERN, l'ESA e l'ESO, il sentimento unitario nazionale era già presente da tempo in Italia nelle comunità degli scienziati e dunque il DIBATTITO di questa prima puntata si svolge al CNR, nella storica sala Marconi. Ospiti del Dibattito condotto da Paola Catapano sono:
  • Luciano Maiani, Presidente del CNR
  • Carlo Bernardini, professore emerito alla Sapienza Università di Roma
  • Massimo Capaccioli, ordinario di astrofisica all’Università Federico II di Napoli
  • Luigi Mascilli Migliorini, ordinario di storia moderna all'Università Orientale di Napoli
  • Romano Gatto, storico della matematica, Università della Basilicata
Per SCIENCE STORY: Ernesto Capocci, patriota, scienziato astronomo, politico e fine umanista. Uno dei promotori del settimo congresso scientifico risorgimentale tenuto a Napoli nel 1845, considerato uno dei più importanti.
Per 10 DOMANDE AI PREMI NOBEL: Paola Catapano intervista Riccardo Giacconi, il padre dell'astronomia a raggi X, che nel 2002 ha ottenuto il Nobel per il suo pionieristico contributo all'astrofisica.
Della trasmissione ne hanno parlato Corrado su AstronomicaMentis, Annarita su Scientificando e Gravità Zero.

mercoledì 26 gennaio 2011

La telefonata del bambino

Mi ero ripromesso di non parlarne più, ma poi ho visto questo:

E questo è il commento di Paolo, che ho estratto dal suo post:
Ci sta anche che uno si senta offeso per quelle che potrebbero essere pure invenzioni. Ci sta che reagisca d'impulso e con toni veementi. E' una situazione dalla quale sembra impossibile uscire: ormai, tutto quello che riguarda il premier, da una parte è creduto al 100% e dall'altra è ritenuto una menzogna pure al 100%. Probabilmente si mescolano verità e menzogna, come in tutte le cose. Forse avremmo bisogno anche noi di osservatori imparziali, magari dell'ONU, perchè si riesca ad addivenire alla verità, qualunque essa sia.
Ovviamente il titolo si riferisce a quello che ho pensato subito dopo la telefonata: il punto è che se non fosse SB, probabilmente lo avrebbe pensato chiunque indistintamente dal tifo politico...

giovedì 15 luglio 2010

Travaglio alla Sapienza

Sto recuperando un po' di video di UniRoma TV. Diciamo che gli scarti finiscono qui: per scarti intendo quei video che non avrebbe molto senso ospitare su SciBack, ma che comunque è un peccato non sfruttare.
Oggi, come da titolo, è il turno di Marco Travaglio e del suo intervento di fine maggio alla Sapienza:

mercoledì 14 luglio 2010

Ispettori Onu in Italia

Si direbbe che gli ispettori dell'Onu non debbano venire in nessun paese occidentale men che meno l'Italia. O almeno una parte dell'Italia lo direbbe. Eppure gli ispettori, a causa dell'ormai tristemente famosa legge bavaglio, minacciano di arrivare sul suolo italico.
Frattini cade dalle nuvole, ma a cadere è soprattutto il sottoscritto, non per l'arrivo degli ispettori, ma perché la notizia è battuta dal Tg Com: un angolo di libertà di informazione nelle sue televisioni?

mercoledì 23 giugno 2010

Schifani vs Travaglio

Per maggiori dettagli, leggere Nonleggerlo, oppure saltate direttamente all'articolo di Travaglio, dove c'è il link per scaricare la sentenza di primo grado, che immagino che sarà l'ultima visto che il giornalista non ricorrerà in appello (cosa che forse avrebbe fatto Schifani in caso di sconfitta).

sabato 24 aprile 2010

Poverta'

A volte i titoli delle notizie che vengono date sui giornali mi fanno imbestialire. E' il caso di un titolo che oggi trovo su Repubblica: "Tragedia della poverta' a Genova. Muore a 12 anni, in casa tagliato il gas".
L'uso della parola "poverta'" spinge ad allontanare i problemi.... si sono poveri.... e quindi sono lontani, perche' noi siamo ricchi.... la poverta' e' vista come qualcosa che non ci appartiene, lontana nello spazio e nel tempo.
Quindi, questa notizia finisce tra la cronaca, si dimentica subito, a noi non accadra' mai:

mercoledì 19 agosto 2009

L'abusivo

More about L' abusivoA Napoli quasi tutti in lavori sono abusivi, in nero. Non stupisce quindi che anche il mestiere di giornalista, soprattutto all'inizio, è fatto soprattutto da abusivi. Chi scrive, Antonio Franchini, non lo è più; la persona che è protagonista, Giancarlo Siani, lo era ed è morta tale. L'abusivo è il racconto di come Siani sia stato ammazzato dalla camorra non per chissà quale inchiesta incredibile fatta contro qualche boss, ma per una frase che ha scritto, per una insinuazione lasciata tra le righe, qualcosa che un camorrista non poteva lasciare impunita.
C'è qualcosa di terribile e disarmante nel racconto di Franchini, dal modus operandi dei killer fino al movente stesso. Franchini, purtroppo, non si limita ad una raccolta di fatti e testimonianze, ma decide di introdurre il lettore all'atmosfera di Napoli, della Campania, del Sud: e così intervalla gli spezzoni dedicati a Siani, alla sua vita, alle testimonianze, all'inchiesta, con spezzoni della sua vita in famiglia, egli che ora è uno dei tanti emigrati al Nord per lavoro, una vita in cui troppo spesso mi sono ritrovato e che non ho amato leggere, perché la conosco, ne conosco le atmosfere e che, obiettivamente, è anche pesante da leggere alla lunga, rappresentando una ripetitività disarmante, cui solo l'andare via è un modo per sottrarvisi.
Ottimo il lavoro d'inchiesta, un po' meno quello autobiografico, che però si può e si deve sopportare anche solo per conoscere una vicenda terribile del nostro meridione. Una delle tante.